domenica 12 settembre 2010
sabato 11 settembre 2010
Crisi: CGIL, ad agosto 650 mila in cig, da gennaio -3,1mld in busta paga

Dall’analisi della CGIL il ricorso alle ore di Cassa integrazione conferma il trend ‘fisiologico’ al ribasso relativo al mese di agosto sul mese precedente, sia per quella ordinaria che per quella straordinaria, ma registra il “continuo e pericoloso” aumento della cassa integrazione in deroga (Cigd), ovvero lo strumento che estende gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che finora non erano tutelati. Le ore di Cigd ad agosto, infatti, pari a 35.499.955 ore, aumentano su luglio del +5,77%, attestandosi al valore più alto degli ultimi 12 mesi, e del +195% sullo stesso mese dello scorso anno. Inoltre va sottolineato che da gennaio 2009 ad agosto 2010 sono state autorizzate 344.740.008 ore di Cigd, di queste 244.561.888 soltanto da inizio anno. Un monte ore che coinvolge 175.439 lavoratori dei 645.682 coinvolti dai processi di Cig.
“I dati - commenta il segretario confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere - sono ogni mese sempre più significativi e confermano le preoccupazioni che abbiamo espresso dall’inizio della crisi: il governo deve urgentemente porre al centro della sua agenda, partendo dalla nomina di un ministro per lo sviluppo economico, il lavoro e il rilancio del sistema industriale”. Secondo il dirigente sindacale, inoltre, “la mancanza di risposte emerge con chiarezza dai dati del nostro osservatorio: il paese versa in una situazione nella quale la fuoriuscita dalla crisi, nonostante i timidi segnali legati a poche imprese legate a meccanismi di esportazione, non è ancora vicina”.
Dati Cig - L’Osservatorio della CGIL sottolinea come il ricorso alla Cig nel mese di agosto segni, come ogni anno, una diminuzione delle ore di cassa rispetto al mese di luglio pari a -32,67% per un volume complessivo di 76.588.362 ore, mentre su agosto 2009, dove pure la crisi era già pesante, c’è stato un aumento del +40,11%. I primi otto mesi dell’anno registrano un aumento tendenziale del +60,54%, per un volume di ore di Cig autorizzate di 826.472.611.
Nel dettaglio la Cassa integrazione ordinaria (Cigo) ad agosto evidenzia un calo notevole su luglio del -67,52%, così come su agosto del 2009 la riduzione è sensibile, pari a meno -66% segnando il valore più basso degli ultimi 30 mesi. Per quanto riguarda il periodo gennaio-agosto, la riduzione sullo stesso periodo dello scorso anno è del -28,59%, per un volume di 249.802.726 ore di Cigo. Secondo Scudiere “questa riduzione è solo in parte sintomo di una piccola ripresa produttiva, perché il grosso della crisi, e della contestuale richiesta della Cig, si è spostato verso la Cassa integrazione straordinaria e in deroga, sia per effetto delle modifiche introdotte sull’uso della Cigo oltre le 52 settimane, sia perché probabilmente sono maturati i tetti previsti dei 36 mesi massimi nel quinquennio”. Per il segretario confederale CGIL “l’evoluzione si potrà vedere meglio nei prossimi mesi, già a partire da settembre”.
La Cassa integrazione straordinaria (Cigs) fa segnare, sempre ad agosto, una riduzione sul mese di luglio del -38,82% mentre sull’anno registra un aumento consistente del +121%. Anche nell’intero periodo gennaio-agosto l’aumento è rilevante con un +203,45%, per un volume di 352.107.997 ore di Cigs. I settori che registrano da inizio gli aumenti maggiori sono in parte gli stessi che registrano una riduzione delle ore di Cigo, ovvero quello metallurgico (+578,75%), dell’edilizia (+460,67%), del legno (+449,25%), la meccanica (+338,28%) e il settore del commercio (+218,39%).
Per quanto riguarda la Cassa integrazione in deroga (Cigd), le ore, pari a 35.499.955 ore, aumentano su luglio del +5,77%, attestandosi al valore più alto degli ultimi 12 mesi, e del 195% sullo stesso mese dello scorso anno. Inoltre va sottolineato che da gennaio 2009 ad agosto 2010 sono state autorizzate 344.740.008 ore di Cigd, di queste 244.561.888 soltanto da inizio anno. Un monte ore che coinvolge 175.439 lavoratori dei 645.682 coinvolti dai processi di Cig. I settori che da inizio anno segnano il maggiore ricorso alla strumento continuano ad essere quelli che non rientrano nella normativa attuale della Cigs. Tra i settori con più occupazione si segnala il settore dell’edilizia con un aumento sui primi otto mesi del 2009 del +1.589,93%, segue il Commercio (+526,37%) con 55.892.609 ore, il settore dei servizi (+427,08%). La piccola industria meccanica, con un incremento del +340,99%, ha in assoluto il volume più alto di ore pari a 69.549.460.
Causali di Cigs - I ricorsi alla Cigs, nel corso dell’anno e fino al 31 agosto, registrano oltre 4.451 decreti, con un aumento sui primi otto mesi dello scorso anno del +37,12%. I decreti riguardano oltre 6.100 unità aziendali e nello specifico segnalano un aumento delle crisi aziendali (+55,43%), che rappresentano ormai il 72,39% del totale dei decreti. Tra le altre causali significative per numero di decreti ci sono le domande di ricorso al fallimento (+15,63%), al ricorso al concordato preventivo (+16,67%) e in amministrazione straordinaria (22,86%). Aumentano i contratti di solidarietà (+5,25%), i quali rappresentano il 13,05% del totale dei decreti, mentre calano le domande di ristrutturazione aziendale (‐18,18%) e le conversioni aziendali (‐23,08%). Resta cioè, come segnala Scudiere, “ancora costante la tendenza negativa dell’aumento degli interventi di tipo passivo verso le imprese, mentre calano e continuano a restare pochi, con appena il 6% del totale dei decreti, gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale dell’impresa”.
Occupazione e lavoratori in Cig - Nel periodo che va da gennaio ad agosto di quest’anno, considerando un livello medio di ricorso alla Cig pari al 50% del tempo lavorabile globale, ovvero 16 settimane, si confermano in questo essere oltre un milione e duecentonovantamila i lavoratori in Cigo, in Cigs e in Cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore per tutto il periodo 2010, pari a 32 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 645.682 lavoratori di cui 175.439 in Cigd. Il rapporto denuncia “una situazione economica e sociale sempre più insostenibile per milioni di lavoratori” calcolando come nel corso del 2010 i lavoratori parzialmente tutelati dalla Cig abbiano perso già oltre 3.169.204.589 euro, pari a oltre 4.900 euro per singolo lavoratore a zero ore.
Ma è Scudiere, in conclusione, a lanciare l’allarme: “Con gli aumenti costanti della cassa in deroga e di quella straordinaria - afferma - aumentano contestualmente le preoccupazioni per la totale insufficienza dei fondi per la mobilità e del necessario e urgente finanziamento degli ammortizzatori sociali. Il ministro dell’Economia farebbe bene, invece di annunciare un autunno tranquillo, a spiegare al paese con quali fondi intende finanziare gli ammortizzatori e prevenire - conclude Scudiere - l’incremento della disoccupazione che senza questi ultimi sarà certa”.
Metro C di Roma, 5 miliardi senza stazioni - Intervista a Paolo Gelsomini
Cos'è la Metro C
-Buongiorno, sono l’Arch. Paolo Gelsomini e sono Presidente dell’Associazione Progetto Celio, un rione del centro storico a due passi dal Colosseo, ma quello che vi sto per raccontare: la Metro C di Roma e in particolare le tratte centrali del centro storico, vanno ben oltre le dimensioni di un piccolo rione, noi crediamo che il problema della Metro C sia un problema nazionale e tra poco cercherò di spiegarvi il perché. La Metro C è una grande opera che prese avvio nel 1995, quando si pensò a una grande arteria capace di unire la zona Sud-Est di Roma e quindi quella parte di raccordo anulare con la parte Nord, quella che va oltre lo stadio Olimpico, la Farnesina, l’Auditorium. E questo tracciato passava sotto il centro storico con numerosissime stazioni, inoltre questa tratta che all’epoca costava 3 miliardi di Euro in linea con gli standard europei che sono 175 milioni di Euro al Km, questa metropolitana aveva anche delle diramazioni e erano diramazioni verso le zone dei pendolari.Tutte le zone che stanno tra la via Prenestina e la Via Tiburtina che venivano raggiunte per essere portata al primo grande nodo di scambio che era quello di San Giovanni, dove si incontrava con la linea A. Rimaneva una grossa incognita che era quella della tratta centrale, per la presenza di archeologie, non c’è bisogno di ricordare il ricco patrimonio archeologico del sottosuolo del centro storico di Roma. Lo stesso documento del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici elenca tutte le incognite, poi aggiunge che saranno brillantemente superate dalle tecnologie avanzatissime e da luminari della scienza delle costruzioni. Pur aggiungendo questo non nasconde tutte le difficoltà, i rischi che ci sono sotto dei palazzi che, non scordiamocelo, soprattutto quelli della zona di Celio, sono stati costruiti con edilizia povera. Stiamo parlando del 1880/1883 e quindi non si stava a guardare molto per il sottile, fu costruito tanto e in fretta.
La tratta aveva inizialmente nei primi anni 90 una sua logica, è stata scelta dall’allora Sindaco Rutelli insieme alle Ferrovie dello Stato la soluzione pesante. Sottoterra passa un convoglio lungo 107 metri con una portata di 1200 persone, con un passaggio periodicamente stimato nei 3/4 minuti nelle ore di punta. Le gallerie debbono essere scavate molto in profondità, passano anche 30 metri sotto le fondazioni dei palazzi, non sono intrusive per l’archeologia perché si scava sotto e non da sopra, ma possono essere causa dove ci ricorda il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dei pericolosissimi cedimenti differenziati quando si incontrano tra di loro i terreni differenti, questi terreni hanno dei comportamenti diversi e quindi uno può cedere di una certa misura, l’altro può cedere di più o di meno.
Indifferenti all'impatto ambientale
La falda idrica, la linea della metropolitana, perché abbiamo esaminato tutte le sezioni idrogeologiche, l’attraversa sicuramente, il momento più problematico è quando si fanno le stazioni e i cosiddetti pozzi di areazione o di fuga rapida per la sicurezza naturalmente, cosa succede?Piantano nel terreno i 4 lati di una scatola, fino ad arrivare al primo strato impermeabile che sta 50 metri sotto e che è il fondale del pliocenico e quindi è la parte più impermeabile. La Sovrintendenza ha già imposto l’estrema attenzione nello scavo, quasi con le pale e quindi vi lascio immaginare i tempi, fermo restando che la Sovrintendenza si è rogata il giusto diritto di fermare i lavori in caso di ritrovamenti, questo ovviamente non sarà un caso o una probabilità, ma sarà una certezza. Qui già degli scavi che affiorano a Piazza Venezia, questi scavi sono dappertutto, laddove si costruiscono tutte le stazioni, pensate che una è sotto il Colosseo all’inizio di Via dei Fori Imperiali, sicuramente si troveranno dei reperti archeologici. Ma non solo, andando avanti la stazione Argentina, dove è il Teatro Argentina, la stazione è stata già abolita, la stazione davanti all’oratorio dei Filippini che è il grande complesso dell’Arch. Borromini, il grande complesso seicentesco di Borromini, per ragioni di sicurezza, di staticità non si fa più neanche quella e la stazione vicino al Tevere, arrivando proprio al Tevere non c’è più neanche quella. Sul rapporto costi – benefici: una metropolitana quando è che giustifica l’enorme spesa? Quando si interseca con altre linee della mobilità, non solo metropolitana, ma anche tram, strade e quando incontra dei parcheggi di scambio. Per esempio qui a Piazza Venezia la metropolitana doveva incontrarsi con la linea D, che è un’altra grande linea che spacca il centro storico, un’altra linea purtroppo radiale e non tangenziale di ricucitura, la linea D non c’è praticamente, dovrebbe essere immessa nella Legge Obiettivo, quella legge che in un certo senso facilita il finanziamento anche di alcune opere, per esempio la linea C è inserita nella Legge Obiettivo.
Il tragitto iniziale era di 42 Km, a oggi è di 25,5 Km tutto il tragitto dalla zona di Centocelle oltre Borghesiana fuori dal raccordo anulare, fino a Ottaviano. La tratta centrale, quella dopo San Giovanni che arriva al Colosseo, sono appena 2 chilometri e mezzo, costa 1.300.000.000 Euro.
Insieme a altre associazioni importanti abbiamo chiesto la riapertura della valutazione dell’impatto ambientale, l’impatto ambientale è un documento obbligatorio che il soggetto che fa la progettazione deve dare alla Regione, la Regione deve approvare questa valutazione, ebbene è stata fatta, ma è stata fatta nel 2003, nel frattempo sono cambiati gli ambiti progettuali, sono cambiati gli ambiti strategici e sono cambiati tutti i riferimenti antropici e naturastilici con l’ambiente. Si invadono dei pezzi di territorio che prima non erano toccati, si toccano falde idriche con tecnologie di scavo diverse, per cui l’acqua che viene compressa probabilmente potrebbe allagare soprattutto in prossimità del Tevere tutte le cantine dei palazzi che sono lì intorno, quindi ci sono tutta una serie di problemi. La Regione Lazio ha il dovere istituzionale di riaprire la valutazione dell’impatto ambientale con il concorso partecipativo dei cittadini, cosa che finora è mancata, finora abbiamo avuto un Sindaco ha le vesti di commissario straordinario per la mobilità e non è Alemanno. Il ruolo fu dato a Veltroni proprio perché la mobilità era un’emergenza, continua a essere un’emergenza, ma questo vuole dire velocizzazione degli appalti, decisioni, al riparo di ogni verifica delle istituzioni come quelle della Regione, per cui si pensa che non ci sia bisogno di una nuova valutazione dell’impatto ambientale.
Metro senza stazioni: 5 mld di Euro
Se in un’opera pubblica non viene giustificata la bontà del rapporto costi – benefici, l’opera pubblica non si può fare perché vuole dire che si spende danaro pubblico, anzi si sperpera danaro pubblico per una cosa che non serve, una linea centrale che va da San Giovanni al Colosseo e che poi prosegue fino a San Pietro senza stazioni è una cosa che se la fa uno studente, non universitario, ma di una scuola per geometri viene bocciato, è una cosa incredibile! Vorrei che veramente i cittadini, non solo gli ingegneri e gli architetti riflettessero su questa anomalia, non esistono in Italia linee senza stazioni della metropolitana, quindi è un passante sotterraneo che non serve a nulla, che non si interseca con nessun'altra arteria della mobilità, né di parcheggio di scambio. Sono state abolite stazioni importanti come quella dell’anello ferroviario che è verso la zona nord di Tor di Quinto, la Farnesina, l’Auditorium che è un polo culturale importantissimo non c’è più la stazione, lo stadio Olimpico, la zona che dovrebbe ospitare i Giochi Olimpici non ha più stazioni, anzi non c’è più neanche la linea, quindi si ferma a Ottaviano dove già c’è la linea A. Si configurano gli estremi di una vera truffa, non esitiamo a usare questo parolone!
Ma è materia di studio anche della Corte dei Conti, il Cipe ha stanziato per la tratta centrale T3, quella che va da San Giovanni al Colosseo la somma di 800 milioni di Euro, ne servivano 1.300.000, quindi gli altri 500 milioni non si sa dove li abbiano risparmiati. E' un altro grande mistero e comunque questi 800 milioni non erano 800 milioni cash, sono 800 milioni di debito che con mutui trentennali noi scaricheremo sulle spalle dei nostri figli e nipoti per un’opera inutile.
Tanto per avere dei paragoni: il ponte sullo Stretto di Messina costa 4,5 miliardi, la linea della metropolitana che è utile fino a San Giovanni, parzialmente utile, ma diciamo che va bene fino a San Giovanni ne costa 5 miliardi e probabilmente se tutto dovesse andare per il verso giusto per i lor signori, si fermerà al Colosseo perché secondo noi qui a Piazza Venezia non arriverà mai per ragioni archeologiche insormontabili e non lo dico io. Non è il mio mestiere quello dell’archeologo, né quello del geologo, ma noi siamo abituati a parlare dopo aver sentito delle competenze alte di ingegneri trasportisti, di geologi e di archeologi, ecco perché oggi noi con molta convinzione e determinazione, consideriamo questa della Metro C una battaglia civile, sociale e politica, non è sul tanto non sotto casa mia, però può passare sotto casa di un altro, è veramente un’opera faraonica, inutile, fatta a misura per un’oligarchia finanziaria e di costruttori che purtroppo sembra che prenda la mano anche all’autorità comunale che mi pare che ormai, compresa l’opposizione, non ha più una ragione, una critica rispetto a questo tipo di intervento.
Fonte: Blog di Beppe grillo
venerdì 10 settembre 2010
Barricate dei Penan contro la deforestazione

Esattamente un anno fa, i Penan avevano eretto un’altra serie di barricate che costrinsero l’industria del taglio del legname a fermarsi. I blocchi furono poi smantellati dalla polizia e dai funzionari governativi.
Una delle compagnie che operano nell’area è il contestato gigante malese Samling che il mese scorso il governo norvegese ha annunciato di aver escluso dai suoi fondi pensione sulla base di valutazioni di tipo etico.
Dopo lo smantellamento dei blocchi del 2009, il deputato dello stato del Sarawak Lihan Jok promise di aiutare i Penan a incontrare le autorità per discutere dei loro diritti territoriali e fornire loro fondi per lo sviluppo delle comunità. Tuttavia, le promesse non sono state mantenute e nel dicembre dello scorso anno Lihan Jok ha addirittura dichiarato al quotidiano malese Star che i Penan devono “smettere di vivere nella giungla”.
“Non volevamo sciogliere i blocchi” ha dichiarato a Survival una donna Penan di Long Nen, “ma mentre andavamo ad incontrare Lihan Jok è arrivata la polizia in elicottero e ha smantellato il blocco. Sono arrivati più di dodici veicoli a quattro ruote motrici con polizia e guardie forestali, e lo hanno forzato”.
“I blocchi dell’anno scorso li avevamo eretti innanzitutto per chiedere al Governo dello Stato del Sarawak di riconoscerci il diritto di prendere le nostre decisioni sui nostri NCR [diritti nativi consuetudinari]” ha dichiarato la scorsa settimana Panai Ayat, dell’Associazione Penan del Sarawak, “e in secondo luogo per chiedere l’immediata sospensione del taglio del legname e delle invasioni nella nostra terra soggetta ai NCR, per prevenire la fame.”
“Molti di noi sono finiti in prigione per aver difeso i nostri diritti su questa terra. E continueremo a difenderli per il resto delle nostra vita”.
Assicurazioni. Le tasse italiane sulle polizze sono le più care d'Europa

Contro il caro tariffe subito l'armonizzazione delle imposte tra i pesi UE
Adiconsum: "Lo Stato non può essere complice delle imprese svuotando le tasche degli assicurati"
Il caro-tariffe delle polizze assicurative italiane è sostenuto in larga misura dal peso rappresentato dall'imposizione fiscale.
Tasse che variano dal 12 al 25% per singola voce che difficilmente possono essere sostenute dalle famiglie.
Adiconsum chiede un’armonizzazione a livello europeo dell’imposizione fiscale sulle polizze assicurative.
Il carico fiscale su questi prodotti rappresenta una situazione che non riguarda solo il ramo Rc Auto, ma anche i rami Incendio, Rc Generale e Merci trasportate, penalizzando la competitività del nostro Paese e disincentiva la sottoscrizione di polizze complementari da parte dei cittadini.
Nel 2009 il solo ramo Incendio ed Elementi Naturali ha incassato premi per 2,3 miliardi di euro, per un gettito fiscale di oltre 500 milioni di euro.
L’introduzione di forme di esenzione, deducibilità o un semplice adeguamento ai Paesi più evoluti, libererebbe importanti risorse per incentivare e trainare coperture come quella sulle calamità naturali.
Adiconsum chiede al Ministro Tremonti un incontro volto ad analizzare e superare l'abnorme dislivello fiscale esistente tra Italia e UE su questi prodotti.
Fonte:Adiconsum
30 anni in volo tra le nuvole a Bergamo e Bolzano

Si tratta di una data importante per i 70 piloti che praticano il volo in deltaplano e parapendio nelle fila di questo sodalizio e per i tanti che vi hanno militato, molti ancora in contatto con i colleghi di oggi.
La data testimonia pure quanto il volo libero, entusiasmante disciplina che sfrutta come motore l'energia del sole e delle correnti d'aria ascensionali, conseguenza dell'irraggiamento del suolo, sia solidamente attestato tra le attività sportive e del tempo libero in provincia, come nel resto d'Italia.
Le prealpi Orobiche e le valli bergamasche sono una palestra invidiabile per la pratica del volo libero, attività che qui annovera club e scuole: a Caprino Bergamasco, ad Albino, in Val Gandino ed a Rovetta.
Per i 30 anni del Volo Libero Bergamo si attendono piloti, amici e semplici curiosi un pò da tutta la regione. Dopo il ritrovo verso mezzogiorno, dai decolli in Roncola e sul Monte Linzone inizieranno i voli che culmineranno nel vasto atterraggio di Palazzago con una gara di precisione. Seguiranno
premiazioni e buffet.
Difficile stabilire orari precisi: il volo libero è fortemente legato alle condizioni meteo ed ai capricci del tempo che condizionano ogni programma.
Contemporaneamente il Falken Club di Falzes (Bolzano) festeggerà il 35° anno di attività, il 17, 18 e 20 del mese.
Per la ricorrenza presso Campo Tures, avrà luogo un Air Show con varie pattuglie acrobatiche, dimostrazioni di aeromodelli, aerei ed elicotteri, paracadutismo, alianti, palloni aerostatici ed ovviamente parapendio e deltaplani, presente per questa specialità il campione del mondo Alex Ploner, l'azzurro che detiene il titolo mondiale. A coronare il tutto un festival di musica country al Palazzetto dello Sport.
venerdì 3 settembre 2010
FISCO, CONTRIBUENTI.IT: EVASIONE, 2 MORTI SU 3 SI TUMULANO DA SOLI.
Lo rileva un’indagine di Contribuenti.it, l’Associazione contribuenti italiani, condotta su dati divulgati dalle polizie tributarie dei singoli stati Ue.
Dopo l’Italia, nella lista nera figurano la Romania con il 41,6%, la Bulgaria con il 38,3%, l’Estonia con il con 37,4%, la Slovacchia con il 32,4%. Fanalino di coda l’Inghilterra con il 11,9%, il Belgio con il 10,3% e chiude la Svezia con il 7,6%.
In Italia i principali evasori risultano essere gli industriali (32%), bancari e assicurativi (28%), seguiti da commercianti (12%), artigiani (11%), professionisti (9%) e lavoratori dipendenti (8%).
A livello territoriale, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali nei primi 7 mesi del 2010, troviamo la Lombardia, con +10,1%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 9,2% e alla Campania +8,0%. A seguire la Valle d’Aosta con +7,3%, il Lazio con +7,1%, la Liguria con +6,3%, l'Emilia Romagna con +6,1%, la Toscana con +5,4%, il Piemonte con +5,2%, le Marche con +5,0%, la Puglia con +4,5%, la Sicilia con +4,5% e l’Umbria con +4,4%.
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell'evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nei primi sette mesi, di circa il 12,8%.
E poi c’è poi la sorpresa delle pompe funebri. Due decessi su tre registrati all’anagrafe sono sconosciuti dal fisco.
«Dall’analisi degli studi di settore – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - delle aziende funerarie nel nostro Paese 2 morti su 3 si tumulano da soli. Tariffe molto alte, quindi, che molto spesso però non lasciano traccia».
«Dai dati è inoltre emerso – continua Carlomagno – che solo un cittadino su cinque sa perché paga le tasse, mentre quattro su cinque si considerano sudditi di un’amministrazione finanziaria troppo burocratizzata, che non eroga i servizi sociali dovuti, violando i diritti dei contribuenti».
«Di fronte a un fenomeno così pervasivo – conclude Carlomagno – servono strategie fiscali diverse. Bisogna puntare sulla tax compliance anziche’ sui tradizionali strumenti di repressione. È necessaria un’illuminante politica di collaborazione con le associazioni rappresentative dei contribuenti per generare una autentica cultura antievasione».
Fonte: Contribuenti.it