lunedì 25 luglio 2011

Spider Truman non è un caso isolato: alla Camera come al Senato, lo sfruttamento infame dei collaboratori parlamentari

vi prego di far circolare.
Spider Truman

Mio marito, Leonida Maria Tucci, ha cominciato a lavorare presso il gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale, al Senato della Repubblica, nel lontano 1994.

Era un ragazzo, all’epoca, pieno di aspettative e con un’immensa fiducia nel futuro. Sin dall’inizio, il compito affidatogli era quello di addetto stampa all’interno dell’ufficio stampa. Ovviamente all’inizio non sapeva neanche cosa fossero le agenzie di stampa. Ma, ben presto, cominciò ad impratichirsi tanto che in breve tempo molti senatori si rivolgevano a lui (nonostante non avesse nemmeno una sua scrivania), piuttosto che ad altri, perché contenti e soddisfatti del lavoro che svolgeva. Ovviamente tutto ciò, a lungo andare, aveva scatenato le invidie di alcuni colleghi, che cominciarono a diffamarlo, mandando in giro maldicenze sul suo conto, lo emarginavano, tentavano di metterlo in cattiva luce agli occhi dei senatori e del presidente del gruppo di allora. Ma lui andava avanti perché avvertiva la stima da parte di molti parlamentari che, avendolo conosciuto, lo apprezzavano e gli volevano bene. Leonida lavorava dal lunedì alla domenica 12 ore al giorno. Non si fermava mai. Mi diceva sempre: "Lasciami seminare, lasciami seminare… un giorno raccoglierò i frutti del mio lavoro". Il suo era un investimento per il futuro. Aveva un progetto valoriale da seguire. La sua abnegazione per il lavoro faceva spavento. Io mi arrabbiavo con lui perché mi trascurava per colpa del lavoro. Mi definivo la "vedova bianca". Non c’erano sabati né domeniche. Non c’è stato neanche il viaggio di nozze. Addirittura quando nacque la nostra prima figlia, dopo un’ora dovette scappare per correre a scrivere un comunicato.

Il giorno prima del nostro matrimonio, lui stette al lavoro fino alle 22. Era sempre a disposizione. Anche quando era malato con la febbre a 39. E tutto questo cosa ha portato? Lavorava tanto nella speranza che un giorno venisse premiato. Invece quel giorno non è mai arrivato. Come è stato ripagato???

Leonida è stato spremuto come un limone per 14 lunghi anni, è stato usato fino alla consunzione e poi gettato via e calpestato come una pezza da piedi, stuprato nella sua dignità e nei suoi diritti umani e civili!!!

Gli uomini di AN, grazie al lavoro di Leonida, hanno intessuto relazioni, hanno acquisito considerazione e prestigio, hanno ottenuto incarichi, hanno fatto carriera politica, hanno guadagnato più soldi, hanno preso più voti. Quegli stessi uomini, insieme ai loro complici del Pdl, hanno ringraziato Leonida facendolo ammalare gravemente e buttandolo in mezzo ad una strada...

Ladri di idee, di valori, di ideali. Ladri di vita.

Leonida è stato sfruttato come giornalista, ma veniva sottopagato con contratti Co.co.co.. Contratti che gli furono rinnovati per ben 16 volte consecutive... !!!

In 14 anni, più e più volte gli era stato promesso di essere assunto come giornalista, come d’altronde era successo ad altri suoi colleghi. Andava avanti nella speranza che le promesse fattegli fossero mantenute. E intanto gli anni passavano e la famiglia si formava e cresceva: si sposava, nasceva la prima figlia e dopo qualche anno il secondo. Ma tutto rimaneva immutato.

Fu assunto soltanto il 1 aprile del 2006, ma non come giornalista bensì come impiegato di IV livello (sic!) e sbattuto in segreteria a imbustare lettere e rispondere al telefono... !!! E nonostante tutto, pure questo lavoro lo faceva bene... Durante i trent’anni di esistenza del gruppo MSI-AN, nessun dipendente aveva avuto la visita del medico fiscale. Chi è stato il primo? Ovviamente Leonida. Perché il tentativo principale era quello di farlo recedere dal suo posto di lavoro, sfiancandolo, vessandolo, perseguitandolo. Già nel 1998 si tentò di farlo fuori: colui che poi, nel 2006, sarebbe diventato il capo del personale, ed altri, andarono dall’allora presidente del gruppo a gettare fango su Leonida. Tanto che lo stesso capogruppo, senza neanche sentire ragioni, provò a mandarlo via. Solo grazie all’intervento di alcuni senatori, che avevano imparato ad apprezzare Leonida e sapevano come lui lavorava, con quale impegno e con quale passione, si riuscì a sventare questa ingiustizia. E solo davanti alle proteste di queste persone, il presidente del gruppo si vide costretto a tornare sui propri passi, ma lo spostò in un’altra sede (cioè in un "loculo" malsano presso il palazzo dell’ex Hotel Bologna, sempre di proprietà del Senato della Repubblica), anche se con le medesime mansioni: addetto stampa all’interno dell’ufficio stampa del gruppo.

Il 19 aprile del 2007, dentro la mia famiglia è stata sganciata una bomba che ha lasciato segni indelebili. Mi riferisco all’indegna, ignobile sospensione di 10 giorni dal servizio e dallo stipendio inflitta a Leonida, con l’accusa infamante di andare in giro a maltrattare e picchiare le colleghe. Questo colpo è stato letale. Questa sanzione disciplinare fu un vero e proprio atto di mobbing teso ad eliminare Leonida, una volta per tutte, dal posto di lavoro. Ovviamente tale sanzione disciplinare è stata impugnata e il 20 ottobre 2008 è stata emessa la sentenza che l’ha annullata, dichiarandola illegittima e ingiusta.

Le conseguenze furono e sono ancora oggi devastanti. Leonida ha avuto un tracollo psicofisico, è caduto in una profonda depressione, anche per aver preso coscienza che il suo lavoro, il suo seminare, la sua costanza, la sua passione, la sua dedizione, il suo sacrificio non lo avevano portato dove aveva sperato.

Leonida si è visto svanire tutto ciò per cui aveva lottato nel corso della sua vita: la dignità, la possibilità di poter provvedere egli stesso alla sua famiglia, ai suoi figli; la soddisfazione di vedersi e sentirsi integrato nella società come persona che è capace di dare un contributo. Ma tutto questo gli è stato tolto, e continuano perpetrando la tortura. Anche contando sulla complicità e sui tempi biblici, anti-umani della (mala)giustizia italiana.

D’altronde, quale era il disegno luciferino dei carnefici di Leonida? Quello di isolarlo, di emarginarlo, di calunniarlo, di umiliarlo, di renderlo ridicolo agli occhi degli altri, di indurlo ad una inattività forzata. Per farlo fuori, per distruggerlo psicologicamente. Miravano ad annientarlo dal "di dentro". E tutto questo, davanti agli occhi di colleghi spesso conniventi o vigliacchi. Il mobbing è un assassinio che non lascia né cadaveri né armi. Quando si uccide qualcuno, il morto diventa la prova di un reato sul quale gli organi competenti dovranno indagare per scoprirne i responsabili. Quando una persona è mobbizzata, è torturata psicologicamente, la si uccide, la si ammazza, la si trucida senza sporcarsi le mani di sangue.

Leonida è in cura, a tutt’oggi, presso un Dipartimento di Salute Mentale ed è seguito sia da uno psichiatra che da una psicoterapeuta.

Hanno dovuto imbottirlo di psicofarmaci.

Non paghi di tutto questo, il capo del personale lo ha pure querelato per diffamazione. Non dimenticherò mai quel giorno che suonarono i Carabinieri a casa per consegnare a Leonida la notifica. Mia figlia si spaventò e cominciò a piangere per paura che fossero venuti a portare via il padre. Una volta mia figlia mi chiese se il padre ci sarebbe stato il giorno della sua Prima Comunione. Io le chiesi perché mi faceva questa domanda. E lei mi rispose: "Ho paura che i "cattivi del lavoro" lo facciano morire"…

Il giorno in cui ci fu l’udienza a piazzale Clodio, il senatore che lo aveva querelato, e che si era opposto alla richiesta di archiviazione avanzata dal Pm (e poi accolta dal Gip), neanche si presentò. Non si era mai visto un querelato che si presenta in tribunale e sta in prima fila –pur stando a pezzi dentro- e un querelante che non si presenta e se la dà a gambe… !!! Al suo posto venne l’avvocato, anch’egli senatore, che conosceva molto bene Leonida, vista la quantità di comunicati che mio marito gli aveva scritto in 14 anni. Quella mattina non ebbe neanche il coraggio di guardarlo in faccia.

Capii sin dall’inizio che io sarei dovuta essere la "roccia" su cui Leonida si appoggiava, perché sapevo che questa volta non ce l’avrebbe fatta. Sapevo che mi sarei dovuta armare di forza e di pazienza. Che avrei dovuto sorridere, quando lui piangeva. Sostenerlo, quando lui si lasciava andare. Placarlo, quando l’ansia lo pervadeva. Sapevo cioè che avrei dovuto portare avanti io la sua/nostra battaglia. Dovevo farlo anche per i nostri bambini (6 e 9 anni). Per trasmettere loro un insegnamento di vita: non chinare la testa di fronte alla violenza del sopruso e della sopraffazione; non cedere, non arrendersi alla protervia, all'arroganza, alla prepotenza, alla menzogna; combattere affinché la verità e la giustizia vengano ripristinate.

Ed è per questo motivo che ho fondato su Facebook quattro gruppi ("IL MOBBICIDIO DI LEONIDA AL SENATO GRIDA VENDETTA AL COSPETTO DI DIO!!!", "MIO FRATELLO LEONIDA", "MA COME FANNO A DORMIRE I CARNEFICI DI LEONIDA?" e "CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DEL SENATORE ORESTE TOFANI") e una pagina fans ("Leonida Maria Tucci (il coraggio di denunciare)"), che, in totale, hanno superato i 20.000 iscritti!!! Ogni giorno riceviamo toccanti manifestazioni di solidarietà e di affetto da parte di tante persone che ci incoraggiano ad andare avanti, a non mollare. Ma i soldi non ci sono e non sappiamo più come campare.

Tutto ciò, come si può ben immaginare, è ricaduto sulla famiglia e soprattutto sui bambini (doppio mobbing) che vedevano e vedono il padre stare male, addirittura piangere.

Lo stato di prostrazione di Leonida è talmente profondo che, spesso, non riesce neanche ad alzarsi dal letto. Sta tutto il giorno lì, sotto le coperte, con le persiane abbassate. Non ride mai. E’ diventato come un vegetale, un "cadavere vivente". E’ stato ucciso nell’anima. La cosa, poi, è andata addirittura peggiorando quando è stato licenziato per ben due volte nel giro di circa 6 mesi, senza neanche regolare lettera di licenziamento: la sua unica colpa era quella di aver vinto la causa e di non aver ceduto allo scandaloso ricatto in base al quale avrebbe dovuto rinunciare ai 14 anni di pregresso (cioè ai suoi diritti), in cambio di un posto di lavoro che già aveva… Quindi alla depressione, dovuta alle infamie subite, si è aggiunta la preoccupazione economica, giacché questo doppio licenziamento illegale, illegittimo, ingiusto, discriminatorio e ritorsivo ha gettato sul lastrico la mia famiglia, che non ce la fa più ad andare avanti.

Ci hanno affamati, addirittura impedendoci inizialmente di poter fruire del sussidio di disoccupazione. Siamo dovuti andare al Monte della Pietà ad impegnarci la fedina di fidanzamento, le crocette che avevano regalato ai bimbi per il battesimo. E le abbiamo perse. Perché non abbiamo avuto i soldi per riscattarle. Spesso non so come mettere insieme il pranzo con la cena.

E tutto questo per cosa? Perché Leonida era un dipendente "scomodo", un dipendente che lavorava, bene e tanto, mettendo così in luce –giocoforza- la mediocrità e il fancazzismo di altri; un dipendente che non ha mai leccato il culo a nessuno; un dipendente che ha sempre rivendicato il rispetto dei suoi diritti e della sua dignità umana e professionale. Una colpa gravissima, evidentemente, agli occhi dei (pre)potenti del Palazzo.

Tutto ciò è successo in un gruppo parlamentare, al Senato della Repubblica, tempio in cui si fanno le leggi, si inneggia alla legalità, alla solidarietà e alla meritocrazia... La cosa poi intollerabile è che Leonida ha lavorato per gente appartenente ad un partito che si diceva, e si dice tuttora, vicino alle famiglie, che difende la famiglia, che addirittura partecipa al "Family day" o organizza Conferenze nazionali sulla famiglia e convegni con titoli come "La persona prima di tutto". Ma la famiglia di Leonida e la persona Leonida sono state disintegrate.

A loro non importa niente se a casa c’è una famiglia che sta morendo di fame. Loro usano le loro poltrone non per fare il bene comune, ma per annientare, massacrare, distruggere un lavoratore con la sua famiglia. Gente colpita dal delirio di onnipotenza che pensa di essere al di sopra della legge e di ogni forma di etica e di rispetto umano, convinta com'è di poter fare quello che le pare solo perché seduta su quegli scranni. E poi questi personaggi vanno in televisione a farsi belli e a riempirsi la bocca di parole suadenti sulla famiglia e sui "valori". E tutto questo solo per estorcere dei voti!!!

E vogliamo parlare, infine, di quelle tre arpie che hanno infamato, calunniato Leonida e che, nonostante abbiano perso la causa, non sono state in alcun modo punite? Anzi, hanno avuto tutte e tre scatti di livello, sono state premiate, hanno fatto carriera, guadagnano più soldi. Se ne vanno in giro contente e felici per il Senato, fregandosene del fatto che, anche per colpa delle loro menzogne, un padre di famiglia muore ogni giorno di più. Che le loro bugie sono ricadute sui nostri figli, costretti a vivere quotidianamente un’atmosfera di mestizia, di tensione, di inquietudine, di preoccupazione, di dolore, di rabbia, di rovello, di parole ripetute ossessivamente. E Leonida? Lui, nonostante abbia vinto una causa civile e una penale, sta a casa, disoccupato e malato e distrutto psicologicamente. Ed è questo che mi spinge a combattere: fino a quando non ci sarà giustizia non mi darò pace. Combatterò al suo fianco per fare in modo che la verità venga ristabilita e che sia restituita a Leonida la dignità che gli hanno strappato.

Chi è costretto a combattere questa battaglia ardua, improba e proibitiva si ritrova da solo, abbandonato a se stesso, senza amici e, spesso, anche senza famiglia.

VERITA’, GIUSTIZIA E DIGNITA’ PER L’UOMO LEONIDA E PER IL LAVORATORE LEONIDA!!!

Giulia Ruggeri
http://www.facebook.com/group.php?gid=136865620363&ref=mf

Tratto da: http://isegretidellacasta.blogspot.com

venerdì 22 luglio 2011

ROMA, PROSTITUTA A 15 ANNI: ABORTO E ANCORA IN STRADA

L'hanno messa sulla strada a prostituirsi a 15 anni, è rimasta incinta e l'hanno fatta abortire per poi rispedirla sul marciapiede il giorno dopo.

È solo uno degli orrori compiuti ai danni di una decina di minorenni romene e scoperto dagli agenti del Gruppo Sicurezza Sociale e Urbana (Gssu) della Polizia di Roma Capitale che, dopo tre mesi di indagini, hanno arrestato due pregiudicati, anch' essi romeni, di 25 e 27 anni con l'accusa di riduzione in schiavitù, sfruttamento di minorenni e induzione alla prostituzione su strada.

Le investigazioni, coordinate dal Sostituto Procuratore Francesco Polino, si sono svolte anche mediante intercettazioni telefoniche e videoriprese. Le vittime dei soprusi erano ragazze poco più che bambine. Venivano rese maggiorenni con falsi documenti per poi essere trascinate a prostituirsi sulla via Aurelia. Le condizioni delle piccole schiave erano terribili: dietro minacce di ogni tipo, fisiche e psicologiche, gli aguzzini le obbligavano a prostituirsi. Per ognuna di loro era già tutto deciso: quanti rapporti, di quale tipo e le relative tariffe. Le ragazze hanno trovato presso gli uffici del Gssu dei vigili urbani anche il conforto di un supporto psicologico grazie alle agenti della Polizia di Roma Capitale. L'indagine ha fatto emergere un giro di affari che fruttava una cifra stimabile nell'ordine del milione di euro all'anno. Parte di questi proventi era investita in Romania per l'acquisto di immobili, il resto del denaro serviva a sovvenzionare altre attività criminali a Roma gestite da persone dell'Est Europeo.

mercoledì 20 luglio 2011

dentro un orchestra di pianisti, fuori tante voci isolate: UNIAMOCI E LOTTIAMO!

I precari della scuola, poi i comitati antidiscarica, poi gli operai dell'Irisbus, poi gli studenti, poi i pensionati, poi i terremotati, poi gli animalisti, poi i poliziotti, poi gli ospedalieri.
Fuori montecitorio arrivano ogni giorno un gruppo di cittadini indignati, a volte centinaia, a volte migliaia, ma sempre divisi, ognuno a cercare una risposta parziale per un singolo problema. poi arriva sempre il politico di turno, esce dal palazzo, promette, si impegna, arringa. poi arrivederci e grazie.
Dentro il palazzo invece sono tutti uniti: lo hanno dimostrato nell'ultima settimana in occasione della finanziaria, ma l'unità loro la praticano tutti i giorni: nell'aula ognuno recita la sua parte, ma poi in transatlantico, alla buvette, al ristorante, sorrisi e abbracci, sotto braccio l'uno all'altro discutono di affari, di accordi e di festini.
Mi arrivano decine di mail di appuntamenti di lotta e di denuncia contro la casta.
Ancora una volta però sempre divisi.
Bisogna indicare una data, una qualsiasi data, che sia il 15 ottobre o qualsiasi altro giorno, per radunarci tutti uniti sotto i palazzi del potere e pretendere QUE SE NE VAYAN TODOS!

di Spider Truman



Dentro il palazzo un'orchestra sinfonica di pianisti, fuori tante voci isolate e stonate: UNIAMOCI E LOTTIAMO (parte 1)

E' bastato poco per farli intimorire.
Tante voci isolate di indignazione non fanno paura, ma se diventano un coro unico e assordante, allora i potenti iniziano a tremare.
In questi giorni il vento sta cambiando, ora forse è giunto finalmente il momento che - per citare Thomas Jefferson - "non sono più i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli".

Spider Truman c'entra poco e nulla.
E' la loro tracotanza che ha provocato quest'ondata di indignazione.
Hanno deciso, in modo unanime, di rispondere alle aspettative degli avvoltoi della finanza internazionale con la stessa intensità con la quale hanno ignorato e continuano a ignorare le aspettative e i bisogni del popolo.
Hanno deciso di rastrellare 70 miliardi dalle tasche della povera gente: tagli alla spesa sociale, alle pensioni, agli stipendi, senza intaccare minimamente nè i loro privilegi, nè le rendite stramilionarie loro e dei loro amici, di quella "casta" di intoccabbili che pagano meno tasse di un pensionato al minimo, avendo conti correnti, yacht e titoli azionari nei loro sicuri e protetti paradisi fiscali. 

In questi giorni sgomitano davanti alla televisione per dire che loro sono sempre stati contro i privilegi, il solito fumo senza arrosto: la proposta di riforma del ministro Calderoli è l'ennesima dimostrazione della loro ipocrisia.
Questi signori tentano di truffare e imbrogliare, sperando di far leva sull'ignoranza, ma contro la potenza orizzontale della comunicazione telematica possono far poco e nulla.
In sintesi: visto che non vogliono tagliare i loro stipendi, propongono di tagliare i parlamentari.
Un poco di penoes in meno, per calmare le acque.
C'è uno squallido tentativo di confondere i costi della politica con i costi della democrazia: il problema non è il numero dei deputati, ma quello che fanno (o meglio quello che non fanno) e quello che guadagnano per questo "servizio" sempre meno pubblico e sempre più privato.
Vogliono giocare sull'indignazione popolare per favorire un ulteriore svolta autoritaria: "basta con 630 fannulloni che rubano lo stipendio, bastano pochi e buoni, anzi ne basta anche uno solo!", capovolgendo una battaglia per la trasparenza e la democrazia, in una battaglia per il plebiscitarismo autoritario di cui questo paese ha già avuto, in tempi passati e in tempi recenti, modo di saggiare i disastri che comporta.
Caro Calderoli non è questo il punto: non è tanto un problema di quantità dei deputati, ma della quantità delle loro indennità (e dei loro privilegi) e ancor più della loro qualità.
C'è una degenerazione nella classe politica parlamentare del nostro paese che non trova fine: io sono sempre stato affascinato dai nostri padri costituenti, gente semplice ma anche colta, senza frinzoli per la testa se non i loro ideali di qualunque colore politico, gente che viaggiava di notte nelle cuccette dei treni per raggiungere Roma e non nelle auto blu, che prima di sedere in parlamento ha combattutto sui monti con le armi in pugno per la democrazia, che ha vissuto il carcere, l'esilio, la lotta clandestina.
Oggi siamo a un parlamento di nominati la cui forza è data dalla compravendita dei proprio voto, dalle tangenti che riescono a incassare e dalle clientele che riscono a dispensare, dai favori sessuali che al vecchio potente depravato riescono stomachevolemnte a regalare alle guerre delle "tessere" dei partiti che riescono a scatenare.
Il problema non è ridurre i parassiti in parlamento da 1000 a 500: certamente questo comporterebbe un risparmio di svariati decine di milioni di euro, ma la vera "ciccia" (i 70 miliardi di euro tanto per intenderci) la continueranno a pagare i poveri e non i ricchi.
Insomma 500 o 1000, cambia poco e niente: noi li vogliamo cacciare via tutti, a calci nel sedere.
Que se ne vayan todos, come gridavano nelle piazze argentine dopo il fallimento del paese nel 2002. Que se ne vayan todos, prima che sia troppo tardi.
Ancor più ridicola la seconda parte della proposta Calderoli, dove pretende di agganciare le indennità all'effettiva partecipazione ai lavori parlamentari.
In questo caso non siamo più al vecchio detto "fatta la legge, trovato l'inganno", perchè qui l'inganno già c'è e nemmeno troppo velato.
Nel prossimo post appunto vi racconto i trucchi del mestiere del pianista.

di Spider Truman

IL DIFFICILE MESTIERE DEL PIANISTA.

Parlare della proposta di riforma costituzionale di Calderoli è sicuramente una perdita di tempo, visto l'iter legislativo particolarmente complesso che richiede una riforma del genere.

Ma a Calderoli piace recitare al "teatro montecitorio" e finito lo sketch teatrale sul trasferimento dei ministeri a Milano, eccone pronto uno nuovo.

Nello specifico colpisce l'ipocrisia di Calderoli quando parla di un' "indennità in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori parlamentari".

Già esiste allo stato attuale il taglio dell'indennità in base alle assenze giornaliere.

Ma non solo esiste già la norma, ma già esiste anche l'inganno.

Lo conosciamo tutti, abbiamo visto tutti le foto dei deputati che votano su due, se abbastanza scaltri, anche su tre diversi scranni parlamentari.

Non devono nemmeno farlo tutto il giorno, basta il 30% delle votazioni giornaliere, per fare in modo che non venga decurato di duecento euro lo stipendio parlamentare del deputato assente.

In pratica un deputato in aula può "coprire" 5 colleghi parlamentari, se abbastanza scaltro addirittura 8! inizia su due o tre scranni, poi va su altre due o tre scranni, e finisce su altri due o tre: 33%, 33%, 33% e il gioco è fatto.

Per votare però devi inserire il mitico "tesserino parlamentare" (di cui tratteremo in un altro posto sul suo potere magico) nello scranno, altrimenti non funziona la postazione.

Lo stesso tesserino che però ti serve da mostrare al controllore dell'Alta Velocità o in aereoporto per viaggiare gratis. Come risolvere quest'impasse?

Niente di particolarmente complesso.

A disposizione all'entrata dell'emiciclo ci sono i tesserini parlamentari giornalieri: se il deputato "per caso" non hai il tesserino con sè, ecco un tesserino usa e getta a sua disposizione (alcuni portaborse ne hanno una collezione di tutte le legislature, io dovrei averne qualcuno da qualche parte, domani lo cerco e lo scannerizzo).

Per cui quando leggete che i deputati hanno lavorato solo 500 ore quest'anno, oppure 67 giorni, dovete prendere questo dato e dividerlo per 6 o per 9!

Ora io non sò se di questa storia dei tesserini giornalieri ci sia traccia in rete, in qualche libro o su qualche articolo di giornale. Se l'avete già letta da qualche parte e mi mandate il link, ve ne sarei particolarmente grato.

di Spider Truman



martedì 19 luglio 2011

FISCO/CONTRIBUENTI.IT: ITALIA, PARADISO FISCALE PER I CINESI

L’Italia è al primo posto in Europa per evasione fiscale da parte dei cinesi. Tra le maggiori imposte evase dalla comunità cinese figurano l’IRES, IRAP, IRPEF, l’IVA, oltre alle imposte locali.

L'evasione fiscale stimata e' di circa 35 miliardi di euro.

A Prato, su un campione di 100 dichiarazioni dei redditi presentate da confezionisti cinesi per il 2010 è emerso che a fronte di 200mila euro di imposte da pagare, l’Agenzia delle entrate non ha riscosso nulla, mentre a Napoli, in un noto quartiere dove si combatte una faida di camorra, sono state rilevate ben 9.300 imprese, tra individuali e società di capitali, su un totale di 15.000 esistenti e la gran parte di queste sono riconducibili a imprenditori cinesi, che gestendole tramite prestanome, non pagano regolarmente le tasse.

In quasi tutte le ditte cinesi controllate nel primo semestre del 2011 sono state trovate irregolarità che hanno portato a sanzioni amministrative ed in mote di queste sono state riscontrate anche violazioni penali.

Questo è quanto risulta dalla nuova inchiesta condotta dal’Associazione Contribuenti Italiani, elaborando dati della Polizia tributaria, dell’Amministrazione finanziaria, delle Camere di Commercio e de Lo Sportello del Contribuente, presente nelle principali città d’Italia.

Le aziende cinesi operano in tutti i settori industriali, tra cui l'abbigliamento, la produzione di detersivi e giochi. Insomma, altro che tessile di Prato, meccanica fine di Vicenza e Treviso, mobile della Brianza.

'Le statistiche - spiega Vittorio Carlomagno, presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani - poi, fanno il resto. Analizzando i dati emerge che nei distretti dove la comunità cinese è maggiormente presente, e' stato rilevato un indice di evasione fino al 98%. Bisogna subito rafforzare i poteri di verifica e controllo fiscali conferendo poteri di Polizia tributaria ai Vigili urbani ed ai Carabinieri. Da sola la Guardia di Finanza, che da tempo opera con successo sul fronte dell'evasione fiscale, non può fronteggiare un’evasione così diffusa'.

Per arginare tale fenomeno, l’Associazione Contribuenti Italiani propone di non rinnovare il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati che non risultano in regola con il pagamento di imposte e contributi.

CRISI: CHE FINE HANNO FATTO GLI ESPOSTI INVIATI ALLA PROCURA DI ROMA ?

La Procura di Roma,consolidato Porto delle nebbie attenta a non disturbare troppo cricche e sistemi gelatinosi di rapporti,come dimostrato dall’inchiesta della Procura di Firenze sul G8, ha espresso scetticismo sulle indagini aperte sulle Agenzie di rating da parte della Procura della Repubblica di Trani. “ E' un fatto, però, che a piazzale Clodio si è scettici rispetto all´inchiesta dei colleghi di Trani che procedono, sulla base di una denuncia presentata da Adusbef e Federconsumatori, per market abuse (manipolazione del mercato) e insider trading dopo le valutazioni negative sull´Italia e sulla manovra correttiva. Ipotesi di reato, quelle pugliesi, che non trovano riscontro nelle carte su cui lavora la capitale: al momento non c´è alcun elemento per sostenere che le agenzie di rating Moody´s e Standard and Poor´s abbiano deliberatamente diffuso notizie false per alterare il mercato. Almeno non a Roma. Già pochi giorni fa, la Procura di Roma si era espressa a favore del regolamento con cui la Consob (pur non attuando un vero e proprio blocco come fece invece in un altro momento di speculazione nel 2008) ha imposto un obbligo di trasparenza alle vendite allo scoperto”.

La scettica Procura di Roma,i cui sostituti aggiunti sono adusi ad inseguire teoremi privi di qualsivoglia consistenza giuridica per alimentare macchine del fango ed arrecare discredito a soggetti pericolosi per le cricche ed i ptentati economici, dica che fine abbiano fatto gli esposti denunce inviati da Adusbef e Federconsumatori in data 10 maggio 2010 (sul report Moody’s), 25 maggio 2011 (sul report di Standard & Poor’s) ed 11 luglio 2011 (ad integrazione delle precedenti denunce in merito ai croli dei mercati di venerdi 8 e lunedi 11 luglio 2011) ed i motivi di tale inerzia rispetto ad attacchi speculativi delle agenzie di rating, indagati da altre Procure della Repubblica.

Ci auguriamo che tali esposti, non abbiano fatto la stessa fine di analoghe denunce,inoltrate alla Procura di Roma sui bond argentini ed altri fenomeni di risparmio tradito, nel lontano 2004, il cui fascicolo nel 2010, contenente soltanto la denuncia e la richiesta di archiviazione,senza aver prodotto in sei anni, alcun atto d'indagine ed attività investigativa, senza neppure la dovuta richiesta di proroga delle indagini prevista dal codice di procedura penale dopo ogni sei mesi, abbandonato a se stesso giacché si sarebbe dovuto indagare sulle banche e sulle modalità di piazzamento indiscriminato di titoli ad alto rischio al "parco buoi" dei risparmiatori.