giovedì 22 settembre 2011

VOLO LIBERO: APPUNTAMENTI D'AUTUNNO IN LOMBARDIA, FRIULI E LAZIO

Dopo un'estate di gloria con l'Italia campione del mondo di deltaplano e la medaglia d'argento nel mondiale di parapendio, l'autunno propone interessanti appuntamenti per i cultori di queste discipline.

Domenica 25 settembre a Palazzago il Volo Libero Bergamo ha organizzato un raduno di parapendio e deltaplani in occasione del suo 31° compleanno, rimandato al 2 ottobre in caso di maltempo. E' prevista una gara di precisione in atterraggio e rinfresco per gli intervenuti.

Ad Albino (Bergamo) il club Ali Orobiche organizza per domenica 16 ottobre e recupero il 23 in caso di meteo avversa il tradizionale Albino Meeting. Come di consueto, i piloti decolleranno dal Monte Rena per atterrare in frazione Bondo.

La 10.a edizione della Festa del Brutto Tempo si terrà nei giorni 30 settembre, 1 e 2 ottobre al campo volo di Cercivento (Udine), organizzata dal gruppo volo Nido delle Fate. Nonostante il nome non sia del migliore auspicio per chi pratica il volo, la manifestazione comprende un'esibizione internazionale di parapendio, deltaplano, paramotore e modellismo.

Presente la nazionale italiana di deltaplano, campione del mondo in carica. Concerti musicali e danze faranno da contorno all'evento.

L'associazione Free Wings è lieta di annunciare che il 15 e 16 ottobre a Tivoli (Roma) Damiano Zanocco terrà un corso di meteorologia. Laureato in Scienze Forestali e istruttore di parapendio, Zanocco è autore di uno straordinario volume fotografico intitolato Sulle Nuvole. Spettacolari i due DVD commessi all'opera, con riprese accelerate 100 volte sul mutare delle formazioni nuvolose.

A Poggio Bustone (Rieti) dal 14 al 16 ottobre l'Aeroclub Prodelta darà vita a due manifestazioni contemporanee: il Trofeo Cerroni, gara di parapendio, e Tutto in Volo, concorso video-fotografico aperto ai piloti di parapendio e deltaplano che realizzeranno video o foto durante il volo. Una giuria eleggerà l'azione più spiritosa e bizzarra valutando anche l'originalità e la modalità di ripresa.

giovedì 15 settembre 2011

15 OTTOBRE UN MILIONE DI INDIGNATI AL PARLAMENTO. APPELLO E PRIMA RIUNIONE ORGANIZZATIVA

15 OTTOBRE TUTTI A ROMA! GIORNATA EUROPEA DELL'INDIGNAZIONE POPOLARE.

Gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!” 

Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita. 

Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti più schiavi.

Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.

Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale. Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.

Vogliamo una vera alternativa di sistema.
Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione.
Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza.
Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione.
Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari.
Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme.
In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo.
In tanti e tante, diversi e diverse, uniti.
E’ il solo modo per vincere.

Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte

PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO

COORDINAMENTO 15 OTTOBRE

Si è costituito il Coordinamento 15 ottobre, luogo aperto di tanti e plurali attori sociali impegnati a costruire la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale di mobilitazione.
La giornata del 15 vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone.
Il Coordinamento si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni.
Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.
La prossima riunione del Coordinamento 15 ottobre è convocata a Roma, mercoledì 21 settembre, alle ore 10, in via dei Monti di Pietralata 16


mercoledì 31 agosto 2011

SCUOLA, CONTRIBUENTI.IT: 2 EDIFICI SU 3 NON A NORMA.

Mettere subito in sicurezza il 66% delle scuole italiane. Lo chiede Contribuenti.it - Associazione dei contribuenti italiani, che ha commissionato uno studio alla KRLS Network of Business Ethics per conto di “Contribuenti.it Magazine”, dal quale emerge che in Italia solo il 45% delle scuole ha il certificato di agibilità statica, contro il 97% della Germania, il 94% della Francia, il 92% dell'Inghilterra, l'88% della Spagna, il 77% della Polonia, il 71% del Portogallo, il 62% della Romania, il 58% della Bulgaria e il 52% della Grecia che chiude la classifica.

"Prima di chiedere ulteriori sacrifici economici ai contribuenti bisogna far comprendere agli italiani come vengono spesi i loro soldi. Tre contribuenti su quattro chiedono di investire sui giovani e sulla pubblica istruzione affinché tutti gli edifici scolastici siano a norma" afferma il presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno. In occasione del convegno sulla 'Tax compliance' tenutosi stamane a Ostuni, è infatti emerso che in Italia, due scuole su tre non sono a norma. Appena il 34% degli edifici, infatti, ha il certificato di agibilità statica, quello di agibilità igienico sanitaria, nonché il certificato prevenzione incendi.

"Basta con il teatrino della politica. Bisogna iniziare a risolvere i problemi di tutti i giorni. Il governo deve dimostrare di saper spendere i nostri soldi in opere utili, riconquistando la fiducia dei contribuenti italiani. I dati statistici - ricorda Carlomagno - dicono che solo un cittadino su quattro capisce perché paga le tasse. Solo con la tax compliance si può combattere l'evasione fiscale".

venerdì 26 agosto 2011

CGIA: CON STRETTA BANCHE RISCHIO USURA ATTANAGLIA IL SUD

Campania, Molise, Calabria , Puglia e Sicilia sono le Regioni più esposte. Bortolussi: “Per artigiani e commercianti sono le scadenze fiscali a spingere molti operatori a ricorrere agli usurai”.

La crisi economica e la conseguente stretta creditizia attuata in questi ultimi anni dalle banche e dagli istituiti finanziari a cittadini ed imprese, hanno peggiorato ancor più la situazione. Il rischio usura attanaglia sempre più il Mezzogiorno, mentre nel Nord la situazione presenta un quadro molto differenziato: a Nordovest è in forte calo, a Nordest, pur essendo ancora a livelli più contenuti dell’ex triangolo industriale, tende ad aumentare. Il responso giunge dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre: la Regione con il livello più alto di rischio usura è la Campania. Segue il Molise, la Calabria, la Puglia e la Sicilia. A Nordest, invece, abbiamo l’area meno interessata, o quasi, da questo fenomeno. Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige, infatti, sono tra le Regioni italiane meno investite dalla piaga dello “strozzinaggio”, anche se nell’ultimo anno, come dicevamo più sopra, il fenomeno è in ripresa anche in questi territori.

Sulla base di un’elaborazione in cui sono stati messi a confronto alcuni indicatori regionalizzati riferiti al 2010, quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito, la CGIA di Mestre ha individuato l’indice del rischio usura attraverso la combinazione statistica di tutte quelle situazioni potenzialmente favorevoli al diffondersi dell’azione dei “cravattai”.

Dimensionare l’usura solo attraverso il numero di denuncecommenta il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussinon è molto attendibile perché il fenomeno rimane in larga parte sommerso e risulta quindi leggibile con difficoltà. Per questo abbiamo messo a confronto ben 8 sottoindicatori per cercare di dimensionare con maggiore fedeltà questa piaga. Ma quello che forse pochi sanno, - conclude Giuseppe Bortolussi - sono le motivazioni per le quali molti cadono nelle mani degli strozzini. Oltre al perdurare della crisi, per artigiani e commercianti sono le scadenze fiscali a spingere molti operatori economici a ricorrere a forme di finanziamento illegali. Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie o infortuni.”

Ritornando alla metodologia di calcolo di questo indicatore, si evince che nelle aree dove ci sono più disoccupazione, alti tassi di interesse, maggiore sofferenze, pochi sportelli bancari e tanti protesti, la situazione è decisamente a rischio. Ebbene, rispetto ad un indicatore nazionale medio stabilito dagli esperti dell’associazione artigiani mestrina pari a 100, il tasso di usura rilevato in Campania, a cui spetta la maglia nera, è di 166,1 (pari al 66,1% in più della media Italia), segue il Molise con il 158,3 (58,3 punti in più rispetto al dato medio nazionale) la Calabria con il 146,3 (46,3% in più rispetto la media Italia), la Puglia con 146,1 (46,1% in più della media Italia), la Sicilia col 134,9 (34,9% in più della media nazionale). Mentre i meno aggrediti dai “cravattari”, o quasi, sono il Trentino A.A., con un indice di rischio usura pari a 46,7 (53,3% in meno della media nazionale). Segue la Valle d’Aosta con 69,8 (30,2% in meno della media Italia), il Veneto con 72,5 (27,5% in meno della media Italia) e il Friuli Venezia Giulia con 74,7 (25,3% in meno del dato medio Italia).

Se, invece, si analizza il risultato emerso dal confronto con l’anno precedente, al Sud la crescita è stata molto evidente: Molise + 43,3; Puglia +3,1; Calabria +2,3; Sicilia +1,9. Tra le grandi realtà del profondo Sud, solo la Campania, ha ridotto la sua esposizione (-7,9 punti). Bene il Nordovest: in Valle d’Aosta si è registrato un calo del rischio usura pari a –10,2; in Liguria del –5,7; in Piemonte del –5,1; in Lombardia del -0,3. A Nordest, invece, a fronte di una riduzione registrata nel Trentino Alto Adige (-3,3), in Veneto il rischio usura è aumentato di 1,5 punti; in Emilia Romagna di +2,7 punti, mentre in Friuli V.G. addirittura di +8,7 punti.

CENSIS E UNIPOL:GIOVANI VULNERABILI, PATRIMONI DELLE FAMIGLIE A RISCHIO

Solo il 28% dei nuclei giovani (con persona di riferimento fino a 35 anni) riesce a risparmiare, il 42% non ha nessun patrimonio immobiliare, il 40% vive in affitto.

Le famiglie giovani riescono sempre meno a risparmiare. L’indebolimento economico dei lavoratori più giovani è ormai un fenomeno di lungo periodo. E questa tendenza è destinata inevitabilmente a mettere a rischio la solidità patrimoniale delle famiglie italiane, erodendo la tradizionale propensione al risparmio.

Secondo i risultati del primo anno di lavoro del progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali» di Censis e Unipol, sono le famiglie con persona di riferimento più giovane quelle che meno delle altre sono riuscite a risparmiare nel corso dell’ultimo anno. Solo il 28,6% dei capofamiglia fino a 35 anni indica che la sua famiglia è riuscita a mettere da parte qualcosa, rispetto a una percentuale più alta (il 38%) riferita ai capofamiglia di 45-54 anni. Sono infatti le famiglie più giovani quelle che in quota maggiore spendono tutto il loro reddito mensile (il 58,4% contro la media del 52,5%) e che sono costrette a indebitarsi (il 5% contro la media del 3,7%).

Dall’osservazione dell’assetto patrimoniale delle famiglie italiane emerge in modo netto la debolezza dei nuclei più giovani, particolarmente marcata in oltre la metà dei casi. L’8% non può contare su nessun genere di patrimonio, e a queste si aggiunge il 42,6% che non ha nessun patrimonio immobiliare (contro il 16,8% medio).

Circa il 20% delle famiglie giovani (rispetto al 40% circa del totale delle famiglie) può contare esclusivamente sulla prima casa (3,7%) o sulla prima casa e un conto in banca (19,1%). Il possesso di altri immobili o di investimenti e rendite riguarda circa il 23% di esse, contro il 36% riferito alla totalità delle famiglie italiane. Oltre il 40% delle famiglie giovani vive infatti in una casa in affitto. E una ulteriore testimonianza della loro fragilità patrimoniale proviene proprio dall’analisi della condizione abitativa. Considerando l’insieme delle famiglie che non possiedono la casa in cui vivono, di nuovo sono le famiglie più giovani a risultare le più svantaggiate. L’83% di esse è in affitto da un privato (contro il 73,5% del totale delle famiglie non proprietarie), il 15,9% vive in una casa di un parente, e solo l’1% usufruisce di un affitto da un ente, che generalmente prevede canoni agevolati, a fronte del 9,5% del totale delle famiglie non proprietarie (percentuale che sale invece al 15% circa per i nuclei con persona di riferimento con 55 anni e più).

Nel dibattito pubblico le risorse rappresentate dal risparmio e dai patrimoni delle famiglie vengono frequentemente citate come un elemento di solidità del sistema economico nazionale. Ma questo discorso è destinato a essere sempre meno vero, se i giovani lavoratori, sulle cui spalle ricade prevalentemente il peso dell’incertezza economica, spesso senza alcun genere di ammortizzatori, non sono nelle condizioni di accantonare risorse per il futuro. E anzi mostrano, diversamente dai loro padri, una maggiore tendenza (e necessità) a indebitarsi.

domenica 14 agosto 2011

La lettera della BCE

La colpa è tutta della lettera della Bce inviata dal presidente Jean Claude Trichet e da Mario Draghi al governo italiano. Misure mai prese in 150 anni di Storia italiana sono state "decretate" in 48 ore per una missiva di cui ufficialmente non si sa nulla.

Boss(ol)i ha detto "Temo che la lettera sia stata fatta a Roma, temo che ci sia un tentativo di far saltare il governo". Bersani è di parere opposto "Quella lettera l'hanno scritta loro, Lega e Pdl, che hanno governato otto degli ultimi dieci anni compresi gli ultimi tre. Il senso di quella lettera se lo son cercato loro, inutile che vadano a cercar complotti". 

I giornalisti arrivano sempre prima sulle notizie, anche se poi difficilmente le danno. Il Corriere, che deve essere nell'indirizzo di posta dell'Eurotower, ha spiegato per filo e per segno il contenuto della lettera, dai tagli, alle tasse al mercato del lavoro, con una minaccia finale: "Se l'Italia disattende il merito della lettera, può scordarsi l'aiuto della Bce per i titoli di debito del Tesoro".

Di Pietro ha tuonato "Se Bossi ha la lettera della Bce ha il dovere di depositarla in Parlamento e renderla pubblica, altrimenti viola il principio di confidenzialità". Insomma Boss(ol)i ha scritto la lettera, l'ha attribuita a qualcuno "de Roma" e poi l'ha pure nascosta, ma prima l'ha passata a De Bortoli.

Diavolo di un padre di avanotto. Boss(ol)i deve avere qualche problema di sdoppiamento della personalità, infatti ha aggiunto in merito alle richieste della lettera scritte per mandare a casa il governo "Noi ci eravamo già mossi prima della Bce". Ha poi passato la parola a Tremorti: "Giulio, parla tu", che ha risposto "Non parlo!"... "sconfitto tornavo a giocar con la mente i suoi tarli e la sera al telefono tu mi chiedevi a Gemonio: "Perché non parli?"" 

La confidenzialità della lettera è stata difesa da Gianni Letta, non a caso responsabile per il governo dei servizi segreti "La lettera della Bce è strettamente confidenziale e chi la riceve non può diffonderla". Si, ma almeno si può sapere chi l'ha ricevuta questa lettera? Nessuno vuole parlare. Ci sono anche tentativi di giustificare l'omertà. 

Tremorti, ormai commercialista prestato alla Settimana Enigmistica (con tutto il rispetto per il glorioso settimanale) ha detto "Di prassi, è chi manda la lettera che la diffonde". Frase che fa il paio con "E' l'aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende". Dove sarà ora questa lettera? 

La lettera rubata di Poe, cercata ovunque, era sempre rimasta lì, in bella vista, sul caminetto. La lettera della Bce sono anni che fa mostra di sé alla Camera. Insieme alla distruzione del tessuto industriale e a un debito pubblico che ha superato i 1.900 miliardi. Sulla busta vi è scritto, grosso e in stampatello: "Italia: istanza di fallimento".

Ora stiamo vendendo l'argenteria, poi bruceremo i mobili di casa. "Di prassi è chi manda la lettera che decide se comprare ancora i nostri titoli di Stato o se farci fallire". Non è così, Tremorti?

sabato 13 agosto 2011

FERRAGOSTO SICURO: IL VADEMECUM PER MUOVERSI NEL RISPETTO DELL'AMBIENTE

I consigli del Corpo forestale dello Stato per trascorrere in sicurezza le gite all'aria aperta.Per ogni tipo di emergenza ambientale si ricorda il numero 1515 del Corpo forestale dello Stato.  

Ferragosto è il giorno di vacanza per eccellenza. Un giorno da passare al mare, oppure da sfruttare per un breve pic nic nel verde o un'escursione in montagna. Per tutti quelli che cercheranno un contatto con la natura, ecco alcuni consigli del Corpo forestale dello Stato per non avere problemi:

1. Programmare percorsi in base alle proprie capacità tecniche, di allenamento e al tempo che si ha a disposizione per tornare indietro;

2. Dotarsi di attrezzature idonee e curare l'abbigliamento che deve essere comodo e sportivo, con calzature adeguate come scarpe da trekking;

3. In caso di escursione lunga, portare con sé cibo e acqua per non incorrere in calo di zuccheri e malesseri dovuti alla fame;

4. Prima di iniziare l'escursione, accertarsi che il cellulare sia carico e memorizzare i numeri di soccorso e quello del Corpo forestale dello Stato 1515;

5. Se non si è pratici del posto, affidarsi a guide esperte oppure studiare l'orografia del territorio;

6. Munirsi di carte dei sentieri che si intendono percorrere, reperibili gratuitamente presso le Proloco o nelle Agenzie turistiche;

7. Lasciare detto dove si va a chi resta alla base, per accelerare in caso di bisogno, le attività di soccorso;

8. Individuare lungo il percorso punti di riferimento importanti per l'orientamento;

9. In caso di maltempo non sostare in prossimità di alberi o di pietre ed oggetti acuminati che potrebbero agire da parafulmine, ma tenersi ad una distanza di 200-300 metri. Meglio trovare riparo presso anfratti e grotte;

10. E'consigliabile accendere fuochi solo dove esistono aree appositamente attrezzate e ricordiamo che, in ogni caso, ogni fuoco è un potenziale pericolo per tutte le aree verdi;

11. Non sostare sui prati con le automobili e rimanere su percorsi asfaltati;

12. Rispettare l'ambiente non gettando carte o rifiuti dopo il pic-nic.