lunedì 3 dicembre 2012

MAI COSÌ TANTE GUERRE COME NEL 2011. E MAI COSÌ TANTI SOLDI SPESI PER GLI ARMAMENTI


Il Conflict Barometer è una pubblicazione annuale ad opera dell’Università di Heidelbergche descrive le recenti tendenze e gli sviluppi per quanto riguarda i conflitti e, più in generale, le situazioni di crisi in corso nel mondo. E’ suddiviso in cinque sezioni (una per ogni macroarea geografica) e offre delle schede dettagliate, corredate da didascalie, in cui sono presentate tutte le guerre accese, concluse e in corso in un determinato anno. L’approccio metodologico consiste nella definizione di conflitto e nella misurazione dell’intensità dello stesso.

Stando all’ultima edizione, nel 2011 sono state registrate 388 situazioni di conflitto armato. Il numero più alto dal secondo dopoguerra ad oggi.
Globalist ne offre una sintesi (da leggere per intero):

Dal 2010 al 2011 il numero totale di conflitti è passato da 370 a 388: 18 in più. Particolarmente significativo l’aumento nel numero di guerre: dai 6 casi del 2010 si è passati ai 20 del 2011. Un confronto storico con i dati in possesso dell’Heidelberg Institute, raccolti a partire dal 1945, dimostra che il 2011 è l’anno con il numero più elevato di guerre mai registrato dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sei guerre già registrate nel 2010 hanno mantenuto nel 2011 il medesimo livello di gravità: Iraq, Afghanistan, Pakistan, Sudan, Somalia e Messico. Altre 14 situazioni di conflitto sono esplose ex novo o degenerate in guerre aperte.
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“L’assetto economico è sempre stato decisivo nel contribuire a determinare il grado di conflittualità delle relazioni internazionali, sia per via dei conflitti che riguardanol’accaparramento di risorse strategiche (petrolio, acqua, terra) sia per le acute tensioni che si possono generare nelle relazioni tra creditori e debitori, all’interno del mercato internazionale.
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Negli ultimi 50 anni, la condivisione forzata dei bacini ha prodotto 37 conflitti violenti. “Oltre 50 paesi nei prossimi anni potrebbero entrare in dispute violente sulla gestione di laghi, fiumi, dighe e acque sotterranee” [ma ho già spiegato perché le guerre per l'acqua sono meno probabili di quanto si creda]. Negli ultimi 5-6 anni, il prezzo reale del cibo è sostanzialmente raddoppiato. L’indice del prezzo mondiale del cibo, pari a 107 nel 1990, è aumentato progressivamente, fino a raggiungere nel febbraio 2011 la vetta di 209.3. A febbraio 2012, l’indice era ancora molto alto (195.2).
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la principale causa degli aumenti di prezzo risiede nella “finanziarizzazione del mercato delle commodities“, ossia nel ruolo giocato dagli speculatori e dai mercati finanziari mondiali nel plasmare le politiche fiscali delle potenze mondiali e, perciò, il panorama macroeconomico dentro al quale ogni economia è costretta a muoversi.
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Nel 2011 la spesa militare aggregata a livello globale ha raggiunto i 1.630 miliardi di dollari. [...] Le democrazie nel mondo sono 77, con caratteristiche molto variabili e diversi gradi di rispetto dei diritti umani [...] ono invece 34 i paesi che vivono sotto regimi dichiaratamente autocratici o oligarchici. A cavallo tra i diversi sistemi politici ci sono 43 paesi definiti fragili
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Più di un miliardo di bambini e adolescenti (dati Unicef) vive in scenari di guerra; tra questi, circa 300 milioni hanno meno di 5 anni d’età (2009).
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Secondo i dati del Sipri di Stoccolma, la spesa militare aggregata a livello globale ha subito un incremento in termini reali di circa il 26% dal 2007 al 2011, raggiungendo i 1.630 miliardi di dollari, risentendo in modo limitato degli effetti negativi della crisi economico-finanziaria. “La spesa militare globale -evidenzia il rapporto- assorbe circa il 2,7% delle risorse mondiali.

In proposito, è inutile sottolineare che il mercato delle armi è forse l’unico business al mondo che non conosce crisi – droga e traffico di esseri umani a parte. Anche a causa di un (mancato) Trattato sul disarmo auspicato dalle Nazioni Unite ma che non si riesce a firmare. Tanti, troppi gli interessi contrari. 

NEONATO MORSO DAI RATTI IN UN OSPEDALE (VIDEO)


All'interno dell’Ospedale della Sacra Famiglia a Rawalpindi, in Pakistan, dei ratti hanno morso un neonato su tutto il viso.

Secondo fonti attendibili, dell’ospedale stesso, all'interno della struttura girano indisturbati un bel numero di ratti di grandi dimensioni, che a volte spaventano anche i gatti.
Il bimbo era stato sistemato in un lettino, nel reparto ginecologia, vicino ad un altro bambino morto, ed i ratti hanno aggredito entrambi. L’ospedale ha istituito una commissione per investigare il problema.

Alex Zanotelli: E' etico pagare il debito?



Ho riflettuto a lungo come cristiano e come missionario, nonché come cittadino, sulla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, e sono riandato alla riflessione che noi missionari avevamo fatto sul debito dei paesi impoveriti del Sud. Per noi i debiti del Sud del mondo erano ‘odiosi’ e ‘illegittimi’ perché contratti da regimi dittatoriali per l’acquisto di armi o per progetti faraonici, non certo a favore della gente.

E quindi non si dovevano pagare! “È immorale per noi paesi impoveriti pagare il debito,” -così affermava Nyerere, il ‘padre della patria‘ della Tanzania, in una conferenza che ho ascoltato nel 1989 a Nairobi (Kenya). “Quel debito - spiegava Nyerere - non lo pagava il governo della Tanzania, ma il popolo tanzaniano con mancanza di scuole e ospedali.” La nota economista inglese N.Hertz nel suo studio Pianeta in debito, affermava che buona parte del debito del Sud del mondo era illegittimo e odioso.

Perché abbiamo ora paura di applicare gli stessi parametri al debito della Grecia o dell’Italia? Nel 1980, il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di euro, nel 1996 era salito a 1.150 miliardi di euro ed oggi a quasi duemila miliardi di euro. “Dal 1980 ad oggi gli interessi sul debito - afferma F.Gesualdi - hanno richiesto un esborso in interesse pari a 2.141 miliardi di euro!” Lo stesso è avvenuto nel Sud del mondo. Dal 1999 al 2004 i paesi del Sud hanno rimborsato in media 81 miliardi di dollari in più di quanto non ne avessero ricevuto sotto forma di nuovi prestiti.

È la finanziarizzazione dell’economia che ha creato quella ‘bolla finanziaria’ dell’ attuale crisi. Una crisi scoppiata nel 2007-08 negli USA con il fallimento delle grandi banche, dalla Goldman Sachs alla Lehman Brothers, e poi si è diffusa in Europa attraverso le banche tedesche che ne sono state i veri agenti, imponendola a paesi come l’Irlanda, la Grecia…”Quello che è successo dal 2008 ad oggi - ha scritto l’economista americano James Galbraith - è la più gigantesca truffa della storia.”

Purtroppo la colpa di questa truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico dei governi allo scopo di imporci politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico. Queste politiche sono state imposte all’Unione Europea dal ‘Fiscal Compact’ o Patto Fiscale, firmato il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 capi di Stato della UE. Con il Fiscal Compact si rendono permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi, pensioni, a intaccare il diritto al lavoro, a privatizzare i beni comuni. Per di più impone ilpareggio in bilancio negli ordinamenti nazionali. I governi nazionali dovranno così attuare, nelle politiche di bilancio, le decisioni del Consiglio Europeo, della Commissione Europea e soprattutto della Banca Centrale Europea(BCE) che diventa così il vero potere ’politico’ della UE. Il potere passa così nelle mani delle banche e dei mercati. La democrazia è cancellata. L’ ha affermato la stessa Merkel: ”La democrazia deve essere in accordo con il mercato”. Siamo in piena dittatura delle banche.

È il potere finanziario che ha imposto come presidente della BCE, Mario Draghi, già vicepresidente della Goldman Sachs, (fallita nel 2008!) e a capo del governo italiano Mario Monti, consulente della Goldman Sachs e Coca-Cola, nonché membro nei consigli di amministrazione di Generali e Fiat. (Monti fa parte anche della Trilaterale e del Club Bilderberg). Nel governo Monti poi molti dei ministri siedono nei consigli di amministrazione dei principali gruppi di affari della Penisola: Passera, ministro dello Sviluppo Economico, è amministratore delegato di Intesa San Paolo; Fornero, ministro del lavoro, è vicepresidente di Intesa San Paolo; F. Profumo, ministro dell’istruzione è amministratore di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia; P.Gnudi, ministro del Turismo, è amministratore di Unicredit Group; Piero Giarda, incaricato dei Rapporti con il Parlamento, è vicedirettore del Banco Popolare e amministratore di Pirelli. Altro che ‘governo tecnico’: è la dittatura della finanza!

Infatti sotto la spinta di questo governo delle banche, il Parlamento italiano ha votato il ‘Patto Fiscale’, il Trattato UE che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del PIL in vent’anni. Così dal 2013 al 2032, i governi italiani, di destra o sinistra che siano, dovranno fare manovre economiche di 47-48 miliardi di euro all’anno, per ripagare il debito. “Noi italiani siamo polli in una macchina infernale - commenta giustamente F.Gesualdi - messa a punto dall’oligarchia finanziaria per derubarci dei nostri soldi con la complicità della politica”. E ancora più incredibile è il fatto che sia stato proprio il Parlamento, massima istituzione della democrazia, a mettere il sigillo “a una interpretazione del tutto errata della crisi finanziaria, ponendola nell’eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale - così pensa L. Gallino. La crisi, nata dalle banche, è stata mascherata da crisi del debito pubblico”.

Il problema non è il debito pubblico (anche se bisogna riflettere per capire perché siamo arrivati a tali cifre!), ma il salvataggio delle banche europee che ci è costato almeno 4mila miliardi di dollari, a detta dello stesso presidente della UE, Barroso (Sembra che il salvataggio delle ‘banche americane’ fatto da Obama sia costato su 14mila miliardi di dollari!) .

È chiaro che non possiamo accettare né il Patto fiscale della UE, né la sua ratifica fatta dal Parlamento italiano, né la modifica costituzionale dell’articolo 81, perché a pagarne le spese sarà il popolo italiano.

C’è in Europa una nazione che ha scelto un’altra strada: l’Islanda. La nostra stampa non ne parla. L’Islanda pittosto che salvare le banche (non avrebbe neanche potuto farlo, dato che i suoi debiti si erano gonfiati fino a dieci volte del suo PIL!), ha garantito i depositi bancari della gente ed ha lasciato il suo sistema bancario fallire, lasciando l’onere ai creditori del settore piuttosto che ai contribuenti. E la tutela del sistema di welfare, come scudo contro la miseria per i disoccupati, ha contribuito a riportare la nazione dal collasso economico verso la guarigione. È vero che l’Islanda è un piccolo paese ma può aiutarci a trovare una strada per tentare di uscire dalla dittatura delle banche.

Per questo suggeriamo alcune piste per una seria riflessione e conseguente azione:

1. Richiesta di una moratoria per il pagamento del debito pubblico;

2.Indagine popolare (audit) sulla formazione del nostro debito pubblico allo scopo di annullare la parte illegittima, rifiutando di pagare i debiti ‘odiosi’ o ‘illegittimi’, come ha fatto l’Ecuador di R. Correa nel 2007;

3.Sospensione dei piani di austerità che, oltre essere ingiusti, fanno aumentare la crisi;

4.Divieto di transazioni finanziarie con i paradisi fiscali e lotta alla massiccia evasione fiscale delle grandi imprese e degli straricchi;

5. Messa al bando dei ‘pacchetti tossici’ e della speculazione finanziaria sul cibo;

6. Divisione delle banche ‘troppo grandi per fallire’ in entità più controllabili, imponendo una chiara distinzione tra banche commerciali e banche di investimento;

7.  Apertura di banche di credito totalmente pubbliche,

8. Imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie per la ‘tracciabilità’ dei trasferimenti e un’altra sui grandi patrimoni;

9.Rifondazione della BCE riportandola sotto controllo politico (democratizzazione), consentendole di effettuare prestiti direttamente ai governi europei a tassi di interesse molto bassi.

Sono solo dei suggerimenti per preparare un piano serio ed efficace per uscire dalla dittatura delle banche.

Per chi è interessato alle campagne in atto per un’altra uscita dal debito, consulti: smonta il debito, www.cnms.it.; rivolta il debito, www.rivoltaildebito.it; no debito, www.nodebito.it.

Se ci impegniamo, partendo dal basso e mettendoci in rete, a livello italiano ed europeo, il nuovo può fiorire anche nel vecchio Continente.

Da parte mia rifiuto di accettare un Sistema di Apartheid mondiale dove il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse: un pianeta con un miliardo di obesi tra i ricchi, e un miliardo di affamati tra gli impoveriti, e dove ogni minuto si spendono tre milioni di dollari in armamenti e nello stesso minuto muoiono per fame la morte di quindici bambini.

Il mercato, la dittatura della finanza si trasformano allora “in armi di distruzione di massa”, dice giustamente J. Stiglitz, premio Nobel dell’economia. “Il potere economico-finanziario lascia morire - afferma F. Hinkelammert - e il potere politico esegue…. Entrambi sono assassini.”
Diamoci da fare perché vinca invece la vita!
Alex Zanotelli 

DIGITALE? NO, GRAZIE


Da qualche giorno sul web gira un articolo apparentemente innocuo e ottimista ma che nasconde delle previsioni tutt'altro che positive...Si parla di un crollo della moneta unica e successivamente di una nuova Lira, nuova in quanto digitale. Molti subito obietteranno : "cosa c'è di strano?" A loro io rispondo : non solo è un qualcosa di "strano" ma di decisamente pericoloso!

Mi spiego : fin da tempi non sospetti l'uso della moneta digitale viene sponsorizzato come status simbol mentre l'uso del contante viene etichettato come metodo antiquato, rischioso per un eventuale furto, anti - igienico ed infine "sospetto" in quanto si associa la moneta fisica ad evasione fiscale - riciclaggio ecc.

Un individuo senza denaro è scollegato dalla società e non può assolutamente far parte di essa dato che un semplice strumento di scambio come la moneta è diventato una vera e propria merce.

Nel mondo occidentale la privatizzazione dell'emissione monetaria rende il 99% della popolazione succube del potere bancario ormai insediatosi nei punti nevralgici dei massimi sistemi governativi, un potere che può spostare (meglio dire "prestare") con un click miliardi in qualsiasi parte del mondo appropriandosi della patria potestà delle masse ignoranti.

Ancora per poco possiamo tenere con noi i frutti del nostro lavoro senza doverli consegnare nelle grinfie di una banca che possiede "virtualmente" i risparmi dei suoi clienti ma in realtà sono finiti chissà dove (e chissà a chi).

Con la moneta elettronica saremo costretti ad avere un conto corrente presso una banca, praticamente ogni nostra operazione sarà spiata da terzi di cui non sappiamo assolutamente niente, inoltre credo sia decisamente più semplice il furto virtuale piuttosto che la manomissione di una cassaforte, ergo, la cyber moneta non è affatto sicura in quanto risparmi di una vita potrebbero sparire in qualsiasi momento tramutando un cittadino medio in un clochard.

Altro mito da sfatare : l'uso obbligato della carta fermerà l'evasione. A questo non ci credo minimamente, l'evasione, quella vera, non è provocata dal lattaio sotto casa bensì da coloro i quali guardano i popoli (con disgusto) dall'alto - poco tempo fa un giornalista greco è stato arrestato per aver mostrato una lista di 2000 super evasori!

Senza mezzi termini non siamo più liberi di far nulla, ma la cosa più assurda è la totale flemma della gente che accetta di buon grado questa dittatura "dolce".

Troppe volte siamo stati presi in giro dai governi che decantavano (e continuano a farlo) le virtù della moneta unica, del mercato libero e globalizzato, tutte idee rivelatesi fallimentari per il popolo ma incredibilmente efficaci per la convergenza di risorse e ricchezze nelle mani di una cricca intoccabile e impunibile.

Il denaro rappresenta la prova materiale del nostro impegno quotidiano per cui la digitalizzazione di esso consegnerebbe nelle mani di esseri senza etica ne morale, tutta la nostra vita.

L'essere umano è una riproduzione in scala dell'universo, noi non siamo digitalizzabili, noi non diventeremo mai marionette con un click.

DIGITALE? NO, GRAZIE

Di Spadaccinonero 

Superstipendi per 7 dirigenti



Non solo nomine e occupazione di poltrone fanno il bravo gestore del potere capitolino. Anche i lauti stipendi e gli aumenti potrebbero essere parte di un’appendice di quel manuale Cencelli ben noto al mondo politico. E come scriveva ieri un autorevole quotidiano, anche al sindaco Alemanno questa pratica non sfugge.

Sette dirigenti infatti, con un “tocco di delibera”, hanno beneficiato di superstipendi. Eccoli: Umberto Broccoli, Errico Stravato, Francesco Coccia hanno ricevuto per il 2011 euro 171.037; a Simone Turbolente ben 167.892 euro, a Mario Defacqz, Luigi Di Gregorio e Paolo Loria139.732.

La decisione fu presa nel 2010, ma il bello è constatare che la delibera 238 si preoccupi di coprire anche le retribuzioni per i primi otto mesi di quest’anno. Superstipendi da favola per dirigenti, spesso fedelissimi del sindaco, che non avevano e non hanno bisogno di gratificazioni economiche. 

domenica 2 dicembre 2012

BANCHE: LA CRISI SISTEMICA FA CRESCERE I PIGNORAMENTI E LE ESECUZIONI IMMOBILIARI CHE METTONO IN MEZZO AD UNA STRADA OLTRE 46.000 FAMIGLIE.


INVECE DI AIUTARE FAMIGLIE E PMI IN CRISI,COI  274 MLD DI PRESTITI TRIENNALI BCE TASSO 1%, LE BANCHE SPECULANO PER PAGARE I DIVIDENDI A FONDAZIONI.

Le banche italiane, dopo aver ricevuto 274,6 miliardi di prestiti triennali al tasso dell’1% dalla Bce, invece di dare ossigeno a famiglie e PMI strozzate ed usurate per far ripartire l’economia,  usano quella massa monetaria per abbellire i bilanci e pagare i dividendi ai loro azionisti, in particolare alle esose Fondazioni Bancarie, mettendo  in mezzo ad una strada migliaia di consumatori impossibilitati a pagare le rate dei mutui a causa della crisi prodotta dai banchieri.

Se tra il 2008 e il 2011 i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono aumentati di circa il 75%,  arrivando a sfiorare i 38.000, Adusbef stima che per il 2012- secondo i dati raccolti nei principali Tribunali alla data del 30 settembre 2012 e proiettati al 31.12.2012-, ci potrebbe essere un boom ulteriore con un più 22.8%, sfiorando così il 100% nel quinquennio 2008-2012, con circa 100.000 case mandate all’asta ed altrettante famiglie gettate nella disperazione, da banche spietate quando devono mandare in mezzo ad una strada coloro che non riescono più a pagare le rate dei mutui.

Dopo l’aumento fisiologico dell’ultimo anno, con un + 5,2%, si impennano i pignoramenti  nel 2012, che passano da 37.347 nel 2011 a 45.859,con un aumento di 8.512 pignoramenti pari al 22,8% - secondo il settimo rapporto Adusbef- che con fatica e spesso reticenza – è riuscita ad ottenere in forma verbale o scritta sull’andamento dei pignoramenti nei principali Tribunali, alla data del 30 settembre (con proiezioni stimate a fine dicembre).

Nel monitoraggio su 37 principali Tribunali, Prato registra la crescita percentuale maggiore, con un + 50,7% e + 108 pignoramenti (da 213 a 321);  seguita da Bolzano con un + 44,3%; terza Cagliari con un + 41,1%; quarta Roma, con + 32,6%; quinta Torino con + 31,8%; sesta Como con + 31,7%; settima Taranto + 31,4%; ottava Modena + 30,4%; nona Monza + 27,7%; decima Lecce + 23,4 per cento.

In termini assoluti a Milano l’aumento maggiore con + 981 e 6.130 pignoramenti stimati nel 2012; seguito da Roma, con + 884 e 3.591 stimati nel 2012; terza Torino, con + 837 e 3.471 pignoramenti; quarta Monza (+403 e 1.857; quinta Verona + 398 e 2.472 pignoramenti; sesta Bari con + 260 e 1.650 pignoramenti; settima Lecce, con + 359 e 1.890; ottava Como, con + 356 e 1.479 pignoramenti; nona Bergamo con + 250 e 1.701 pignoramenti stimati; decima Cagliari, con + 240 e 824 pignoramenti stimati nel 2012.

Se tra il 2006 e il 2007- data della prima rilevazione sui principali Tribunali italiani- la crescita dei pignoramenti è stata in media del 23%, con aumenti superiori al 20% nelle principali città italiane, a cominciare da Roma e Milano, con aumenti che sfioravano il 29% in centri come Napoli e Venezia e un picco del 41% a L'Aquila, con procedure immobiliari pari, secondo le stime Adusbef, al 3,5% del totale dei mutui, corrispondente, in valori assoluti, a circa 120 mila casi su 3,5 milioni di mutui erogati, la crisi e la riforma della legge fallimentare hanno accentuato questa tendenza, con un incremento che sfiora il 100% a partire dal 2008.

Se vengono sommati gli aumenti dei pignoramenti dal 2006 (+23%); 2007 (+19%); 2008 (+22,3%); 2009 (+ 15,7%); 2010 (boom del + 31,8%); 2011 (+5,2%); 2012 (+22,8%), arriviamo ad un incremento del + 139,8 per cento in sette anni, con la sparizione totale di una città (a scelta) come Udine, Andria, Arezzo o Ancona, e la disperazione di centomila famiglie che dopo aver fatto sacrifici, colpite dalla crisi sistemica prodotta dall’avidità dei banchieri, si ritrovano nella più totale disperazione spesso per il continuo stillicidio di posti di lavoro falcidiati, ma anche per la riforma Fornero, che ha generato decine di migliaia di esodati, senza stipendio né pensione.

Elio Lannutti (Adusbef) Rosario Trefiletti (Federconsumatori) 

sabato 1 dicembre 2012

PRIMO RAPPORTO SULLO STATO DEL PAESAGGIO ALIMENTARE ITALIANO


Lo stato del territorio italiano prosegue nel suo lento peggioramento. I fenomeni meteorologici violenti sono sempre più frequenti. Solo tra quelli accaduti in queste ultime si può ricordare la Toscana messa in ginocchio dalle esondazioni o a Liguria con numerose strade interrotte per allagamenti.

Mettere in sicurezza il nostro territorio costerebbe oltre 40 miliardi di euro, secondo il ministro dell'Ambiente Clini. Il numero dei Comuni in aree ad elevato rischio idrogeologico, straordinariamente cresciuto, è passato a 6.631, equivalente al 10% della superficie territoriale italiana (29,5mila kmq), e quello dei Comuni a rischio sismico è salito a 2.893, il 44% del territorio complessivo (131mila kmq). La popolazione italiana esposta a rischio idrogeologico e sismico supera i 27 milioni di persone. 

Le cause. La cementificazione, l'urbanizzazione, l'abusivismo edilizio, il disboscamento, la mancata manutenzione dei corsi d'acqua stanno rendendo i suoli italiani più poveri e quindi più vulnerabili agli agenti atmosferici. C'è poi la piaga degli incendi boschivi che indeboliscono la capacità statica dei terreni. Secondo i dati del Corpo Forestale dal 1970 al 2012 sono andati in fumo circa 4.451.831 Ha di territorio, il 46% di superficie boscata ed il 64% di superficie non boscata.  

La spesa in costante crescita. Dal 1944 ad oggi il Paese ha speso circa 242,5 miliardi di euro per fronteggiare i danni provocati da terremoti e da eventi franosi ed alluvionali: circa 3,5 miliardi all'anno. Tra il 1944 e il 1990, la media è stata di circa 2,8 miliardi all'anno. Tra il 1991 e il 2009, circa 4,7 miliardi all'anno; mentre negli ultimi anni (dal 2010 ad oggi) la media è addirittura cresciuta a 6,8 miliardi all'anno.  

Le "Ecomafie" sempre più attive. Aumentano i reati ambientali intercettati dalle autorità di controllo: nel 2011 ne sono stati scoperti 33.817, 93 al giorno, con un incremento di circa 9,7 punti percentuali rispetto al 2010 e di 18,8 punti percentuali rispetto al 1997. Illegalità che si conferma più diffusa nelle regioni meridionali, ma anche al Nord si registra un trend crescente.

Il ruolo del Corpo Forestale. In questo contesto l'azione di contrasto del Corpo si è concentrata sui reati più gravi e dannosi per l'ambiente e il paesaggio. I reati accertati sono stati quasi 96mila negli ultimi 6 anni, 60.547 le persone denunciate, 19.406 i sequestri penali, 443 arresti, 2.945 le perquisizioni, 86 i fermi. L'aumento percentuale degli arresti (+11%) e delle perquisizioni (+51%) insieme alla diminuzione del numero dei reati commessi da persone non identificate (dal 55% al 52%) indicano una maggiore capacità di identificazione delle persone responsabili del reato e di individuazione degli obiettivi da monitorare. I settori maggiormente interessati dell'attività operativa del Corpo nel 2011 sono stati 7, nei quali si è concentrato il 92% dei controlli: Tutela del Territorio (41%), Tutela della Fauna (18%), Controllo Coordinato del Territorio (9%), Aree Protette (8%), Discariche e Rifiuti (7%), Tutela della Flora (5%), Incendi (3%). L'attività di prevenzione nei confronti degli incendi sta dunque dando i suoi frutti. 

La sicurezza agroalimentare. Dal 2011, uno degli obiettivi primari dell'attività del Corpo forestale dello Stato è la lotta alle frodi e alle contraffazioni alimentari. La sicurezza alimentare costituisce un tema di grande attualità per l'Italia ed investe essa stessa molteplici aspetti legati al valore della qualità del cibo, della salute umana, alla difesa dell'ambiente e del territorio contro l'abbandono e il degrado. Questione alimentare, ambientale ed energetica sono strettamente interconnesse. Mantenere sul territorio quelle produzioni agricole tipiche della filiera agroalimentare di eccellenza del Made in Italy, capaci inoltre di generare alte remunerazioni in termini economici, elevati redditi per gli agricoltori, costituisce un'azione prioritaria ai fini della valorizzazione e della difesa dell'ambiente e dei servizi indotti sul territorio. Secondo le stime del Corpo forestale dello Stato, i pirati agroalimentari ogni anno sottraggono all'Italia 60 miliardi di euro di valore di cibo contraffatto e spacciato nel mondo come Italian sounding. 

Il cibo italiano e la bilancia dei pagamenti. Secondo le stime elaborate nel Rapporto Agromafie realizzato dall'Eurispes, il settore agroalimentare è al secondo posto in termini di fatturato, dopo quello metalmeccanico, e riveste un ruolo determinante in ambito comunitario contribuendo per il 13% alla produzione agricola totale dell'Europa. La quota di export agroalimentare italiano sul commercio mondiale si attesta da diversi anni ad una cifra superiore al 3,5%, l'esportazione dei prodotti tipici vale circa 24 miliardi di euro sulla bilancia dei pagamenti del nostro Paese.

L'enogastronomia italiana è quindi un tratto distintivo dello stile italiano, uno dei fattori di successo e di identificazione del Made in Italy: per questo i prodotti dei cibo italiano sono spesso oggetto di sofisticazioni alimentari. Sulla base del giro di affari complessivo della criminalità organizzata stimato dall'Eurispes in 220 miliardi di euro, quello dell'Agro-mafia viene calcolato pari a 12,5 miliardi di euro, equivalenti al 5,6% del totale, di cui 3,7 miliardi di euro da reinvestimenti in attività lecite e 8,8 miliardi di euro da attività illecite.