sabato 31 luglio 2010

Scuola. Studenti disabili: forse a settembre qualcosa di nuovo


Con il nuovo anno scolastico ci potrebbero essere interessanti novità per gli studenti con disabilità. È quanto emerge da un incontro di FAND e FISH con i massimi dirigenti del Ministero dell’Istruzione. Sarebbe un ottimo risultato, tenuto conto anche del lungo silenzio di quel Dicastero su questi aspetti.

Numerose le istanze avanzate dalle delegazioni delle due Federazioni, proposte che, su rassicurazione del Ministero, dovrebbero produrre risultati operativi a partire dal prossimo settembre.

La prima questione è quella della composizione delle classi, uno dei temi più sentiti negli ultimi anni e oggetto di una serrata azione delle associazioni in occasione della Manovra correttiva. Vi sarà un più stretto rispetto del numero massimo di 20 alunni nelle prime classi (e quindi progressivamente in quelle successive) ove sono presenti bambini con disabilità. Inoltre, si eviterà la presenza di due bambini con disabilità per classe.

Un altro importante impegno è sulla formazione sia dei dirigenti scolastici che di tutti gli insegnanti sui temi e le soluzioni per l’inclusione scolastica. I dirigenti regionali e scolastici saranno poi sensibilizzati e richiamati all’inderogabilità della tutela dell’inclusione scolastica e delle Linee-guida sulla qualità della stessa, emanate dal Ministero e ancora scarsamente conosciute ed applicate in molte scuole.

FAND e FISH hanno accolto in modo positivo l’esito dell’incontro sia per l’attenzione finalmente dimostrata alle proprie istanze, sia per le apprezzabili proposte operative avanzate dal Ministero.

Le due Federazioni seguiranno, ovviamente, con vigile attenzione l’attuazione degli impegni assunti.

Contribuenti.it: in 3 anni, chiuse 52mila botteghe artigiane

In tre anni hanno abbassato la saracinesca quasi 52mila botteghe artigianali, con una perdita di 108mila posti di lavoro. A fare i conti della crisi è Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello del Contribuente monitora costantemente i riflessi della crisi economica sul mondo produttivo.. Per quanto riguarda il settore artigianato, nel periodo 2007- 2009 le iscrizioni sono state 187.460, mentre le cancellazioni sono state 239.990: 52.440 botteghe artigianali in meno, con una perdita di oltre 100mila posti di lavoro.

Al primo posto tra regioni dove si è registrato il maggiore decremento troviamo il Friuli V-Giulia, seguito dalla Campania, Valle d’Aosta, Molise, Sicilia, Abruzzo, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto, Lazio, Puglia, Calabria, Liguria, Umbria, Trentino-A.Adige, Sardegna, Basilicata, Piemonte e Marche.

Per Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, occorre operare per una rapida inversione di tendenza agendo soprattutto sulla leva fiscale, sull'accesso al credito, sugli ammortizzatori sociali e soprattutto sui piani commerciali che debbono valorizzare e premiare l’artigianato, lustro del made in Italy nel mondo.

Di fronte alla chiusura di 52 mila botteghe artigianali” - commenta Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - ''è impensabile che il governo non intervenga con una moratoria fiscale per gli artigiani, inserendo anche il comparto artigianale tra quelli in crisi, prevedendo inoltre l’estensione al settore delle arti e delle professioni degli ammortizzatori sociali e di tutte le misure straordinarie”.


Fonte:Contribuenti.it

Medici Senza Frontiere: Colombia, i civili tre volte vittime del conflitto

Nuovo rapporto di MSF sulle gravi conseguenze della violenza sulla popolazione colombiana. Necessario migliorare l’assistenza alla salute mentale delle persone

La popolazione in Colombia non solo è vittima delle conseguenze dirette del conflitto, ma è anche vittima dell’abbandono e dello stigma sociale e istituzionale in cui è costretta a vivere. Medici Senza Frontiere (MSF) pubblica il rapportoTre volte vittime” ("Three time victims. Victims of violence, silence and neglect. Armed conflict and mental health in the department of Caquetá, Colombia”) in cui mostra come questa tripla violenza abbia un impatto negativo sulla salute mentale dei civili che vivono nel dipartimento del Caquetá, Colombia meridionale. Nel rapporto, MSF chiede che i servizi di salute mentale disponibili vengano adattati a questa popolazione particolarmente vulnerabile.

I nostri operatori umanitari sono testimoni della sconvolgente realtà sopportata dalla maggior parte della gente del Caquetá”, spiega Teresa Sancristóval, responsabile dei progetti di MSF in Colombia. “Da un lato i civili sono esposti alla violenza perpetrata dai diversi gruppi armati e dall’altro le autorità e la società non garantiscono loro l’assistenza di cui hanno una reale necessità. Questa situazione ha gravi conseguenze sulla salute mentale delle persone che vivono terribili sofferenze psicologiche alle quali le autorità dovrebbero dare una risposta”.

Tra marzo del 2005 e settembre del 2009, MSF ha visitato 5.064 persone all’interno del progetto di salute mentale nel Caquetá. Il 49,2% di questi pazienti ha vissuto il conflitto direttamente sulla propria pelle: intrappolati negli scontri fra i gruppi armati, vittime di violenze con minacce, ferite, reclutamento forzato, sfollamento, restrizioni della possibilità di movimento e uccisione di membri della propria famiglia. Oltre a sopportare le conseguenze dirette del conflitto, i civili devono affrontare lo stigma da parte della società. “Lo stigma sociale e la marginalizzazione che circondano la popolazione colpita dal conflitto in Colombia, costringono le persone a restare in silenzio e a non parlare della propria sofferenza e ciò impedisce la loro inclusione sociale e il loro senso di appartenenza alla comunità”, dice María Cristóbal, esperta di MSF in salute mentale. Tutto ciò ostacola il loro accesso a lavoro, casa, educazione e salute.

Le vittime del conflitto sono spesso escluse dai servizi sociali erogati dallo stato. L’abbandono da parte delle istituzioni è evidenziato dal fatto che il fenomeno dello “sfollamento forzato” non è riconosciuto a sufficienza in Colombia. “Il Governo colombiano dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e rispondere ai bisogni di questa gente”, aggiunge Teresa Sancristóval. “La nostra esperienza nel Caquetá ci dice che è possibile offrire assistenza mentale con poche risorse, anche in contesti di conflitto, e che tale assistenza migliora le condizioni dei pazienti”.

MSF lavora in Colombia dal 1985 e garantisce assistenza medica e psicologica a migliaia di persone colpite dal conflitto. L’organizzazione risponde anche in caso di catastrofi naturali ed epidemie. Attualmente, circa 370 persone lavorano nei progetti che MSF ha attivato nei 13 dipartimenti.

Dal 1999 MSF lavora nel dipartimento del Caquetá, dove realizza attività di salute mentale dal 2005. Attualmente le equipe di MSF visitano regolarmente le aree di Cartagena del Chairá e San Vicente del Caguán dove sono stati aperti progetti di promozione della salute mentale e attività di prevenzione e dove sono state allestiti ambulatori all’interno degli ospedali municipali. La salute mentale è inclusa nell’assistenza fornita da MSF attraverso le cliniche mobili nella zona rurale dei municipi di Cartagena del Chairá e San Vicente del Caguán. MSF ha anche lavorato per 4 anni al centro di salute mentale di Florencia, capoluogo del dipartimento: le attività di salute mentale nel centro sono gestite dalla Open National University da maggio del 2009.

Fonte:MSF

I Na’vi di Avatar a Londra per fermare la miniera della Vedanta


Due Na’vi di Avatar, il celebre film di James Cameron, si sono presentati oggi all’Assemblea Annuale della compagnia Vedanta Resources, a Westminster.

I Na’vi hanno partecipato a una manifestazione organizzata da Survival International in segno di protesta contro la miniera di bauxite che la compagnia progetta di scavare sulla montagna sacra della tribù dei Dongria Kondh.

All’Assemblea ha partecipato anche il parlamentare britannico Martin Horwood, presidente del gruppo parlamentare bipartisan sui popoli indigeni.

I Dongria Kondh sono divenuti famosi come la “vera tribù di Avatar” perché la loro battaglia presenta delle straordinarie somiglianze con quella degli alieni del film.

Il proprietario di maggioranza della Vedanta Resources è il miliardario Anil Agarwal.

Il mese scorso la Vedanta ha incassato tre duri colpi a causa dei suoi progetti minerari. Il Ministro indiano per l’ambiente e le foreste ha ordinato un’indagine sui diritti dei Dongria sulle loro foreste; un’altra indagine sullo stesso tema è stata predisposta dal Segretario di Stato di Odisha (ex Orissa), mentre la più importante società d’investimenti olandese, la PGGM, ha annunciato di aver venduto le sue quote azionarie Vedanta per gravi preoccupazioni in materia di rispetto dei diritti umani.

Tra i grandi azionisti che hanno ceduto le loro azioni si contano anche la Chiesa d’Inghilterra, il Governo norvegese e la fondazione Joseph Rowntree Charitable Trust.

Survival ha realizzato un filmato sulla resistenza dei Dongria. L’edizione italiana si intitola Mine. Storia di una montagna sacra ed è narrata dall’attore Claudio Santamaria, testimonial dell’associazione.
http://www.survival.it/film/mine

Fonte:Survival

Escono dalla foresta per dimostrare la loro esistenza


Alcuni Indiani appartenenti alla piccola tribù degli Awá hanno deciso di uscire dalla foresta per tre giorni, dal primo al 3 agosto, per dimostrare la loro esistenza e chiedere la protezione della loro terra dalle invasioni.

L’evento, denominato “Noi esistiamo: terra e vita per i cacciatori-raccoglitori Awá”, è stato organizzato dall’organizzazione brasiliana CIMI, dalla Chiesa cattolica e da numerosi gruppi indigeni.

Gli Awá che prenderanno parte alla protesta dovrebbero essere un centinaio. Molti di loro usciranno dalla foresta per la prima volta.

La manifestazioni si svolgerà a Ze Doca, nei pressi del territorio awá: una cittadina dello stato del Maranhão, nell’Amazzonia orientale, le cui autorità continuano a negare l’esistenza della tribù.

Gli Awá sono uno dei due soli gruppi di cacciatori-raccoglitori nomadi sopravvissuti in Brasile. Oltre 60 membri della tribù non hanno mai avuto alcun contatto con l’esterno e sono gravemente minacciati dal taglio illegale della foresta.

Nonostante la terra degli Awá sia stata legalmente riconosciuta, gli Indiani vivono sotto la minaccia costante di malattie e violenze per mano dei taglialegna, che stanno spianando strade nella loro foresta, e dei coloni, che cacciano la selvaggina da cui la tribù dipende per sopravvivere.

Nel giugno del 2009 un giudice federale aveva ordinato l’allontanamento di tutti gli invasori entro 180 giorni. Tuttavia, l’ordinanza resta tuttora sospesa e le invasioni e la deforestazione continuano ad aumentare.

Negare l’esistenza di Indiani incontattati è solo un modo per aggirare il problema e perpetuare dinamiche colonialiste” denuncia Stephen Corry , direttore generale di Survival. “Ma è anche un crimine: nega la loro esistenza e loro cesseranno davvero di esistere!
Scompariranno esattamente come è successo a tantissime altre tribù brasiliane. Se il Brasile vuole davvero essere considerata una nazione influente, le sue autorità non dovranno più tollerare violazioni come queste
.”

Fonte:Survival

venerdì 30 luglio 2010

Attivisti di Greenpeace tagliano piante di mais OGM in Friuli



Dopo aver ottenuto da un laboratorio accreditato le prove dell’esistenza di un secondo campo di mais transgenico in Friuli, venti attivisti di Greenpeace hanno tagliato, isolato e messo in sicurezza la parte superiore delle piante di mais OGM, che produce il polline, responsabile della contaminazione su vasta scala. Il campo di mais geneticamente modificato, precisamente MON810 brevettato dalla statunitense Monsanto, si trova nelle vicinanze di Vivaro (in provincia di Pordenone).

«Greenpeace sta facendo quello che le autorità hanno rimandato per settimane: bloccare la fonte della contaminazione transgenica. Siamo di fronte ad un atto assolutamente irresponsabile - denuncia Federica Ferrario, responsabile della campagna OGM di Greenpeace - anche in questo campo il mais è fiorito e sta già disseminando il proprio polline sulle coltivazioni circostanti».

Questo è il secondo campo di mais transgenico identificato da Greenpeace in pochi giorni. A questo punto non possiamo escludere che, oltre al campo di mais di Fanna identificato ieri, esistano anche altre coltivazioni di mais OGM in Friuli. È quanto mai necessario che la pubblica autorità provveda oggi stesso a isolare e distruggere entrambi i campi OGM di Fanna e Vivaro già identificati, e che inizi immediatamente una scrupolosa campagna di campionamenti e analisi a più ampio raggio.

«Basta perdere tempo! La Procura di Pordenone ponga fine – continua Ferrario - a questa contaminazione illegale e incrimini i responsabili e tutti i suoi possibili complici. Il rischio di una contaminazione di tutto il mais del Friuli deve essere scongiurato».

Alla luce di questi avvenimenti, Greenpeace si appella al Governo italiano affinché respinga la recente proposta della Commissione europea: semaforo verde agli OGM in cambio della possibilità di un divieto nazionale basato su promesse legislative indifendibili in tribunale quando le aziende biotech ricorreranno contro tali decisioni. La Commissione, infatti, chiede di velocizzare le autorizzazioni degli OGM, diminuendo i margini di sicurezza ambientale dei medesimi, ma non intende concedere agli Stati membri la possibilità di vietare OGM per motivi legati alla salvaguardia della salute pubblica e dell'ambiente.

La stessa valutazione della Commissione ha concluso poi che la proposta causerebbe un "impatto negativo per gli agricoltori NON-Ogm" poiché non si potrebbe far fronte ai problemi di contaminazione che scaturirebbero negli Stati membri che decidessero di avviare coltivazioni transgeniche.

Greenpeace aderisce alla “Task Force per un'Italia Libera da Ogm” che ha convocato per oggi un Presidio della Legalità, alle ore 12, presso la Prefettura di Pordenone, per richiedere la distruzione dei campi OGM e severi provvedimenti nei confronti dei responsabili.

Greenpeace: bloccata dalla polizia azione nel campo OGM in Friuli


I venti attivisti di Greenpeace, che questa mattina all’alba sono entrati nel campo illegale di mais Ogm nella provincia di Pordenone, sono stati bloccati e fermati dalle Forze dell’Ordine per arbitraria invasione di terreno agricolo. L’intervento delle Forze dell’Ordine è in corso e gli attivisti rischiano l’arresto.

«Hanno bloccato un lavoro di decontaminazione dell’area – sostiene Federica Ferrario, responsabile della campagna OGM di Greenpeace – che avrebbero dovuto effettuare loro già settimane fa. Queste piante OGM sono in fioritura e il loro polline sta contaminando il mais dei campi circostanti. Adesso chi pagherà i danni agli agricoltori friulani?».