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giovedì 11 novembre 2010

Il Trani-gate al Parlamento europeo Va in scena il regime all’italiana

Le intercettazioni telefoniche fra B, l'ex commissario Agcom Innocenzi e il Dg della Rai Masi sono state trasmesse a Bruxelles fra lo sconcerto degli eurodeputati

“Quarant’anni fa, quando lavoravo come corrispondente della stampa radiotelevisiva di Ljubliana e del giornale Delo, i media italiani erano un esempio, per me e i miei colleghi, che avevamo vissuto un sistema di libertà limitate. Non posso dire che il giornalismo italiano sia ancora in grado di incoraggiare allo stesso modo pubblico e professionisti”. Dinanzi allo scandalo Annozero e all’inchiesta di Trani sulle pressioni del premier Silvio Berlusconi, l’eurodeputato liberale sloveno, Ivo Vajgl, parla apertamente di populismo politico.

Ieri il Trani-gate è arrivato a Bruxelles: le intercettazioni telefoniche tra Silvio Berlusconi, l’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi e il direttore generale della Rai Mauro Masi sono state trasmesse in un’aula del Parlamento europeo, tradotte in inglese, e accompagnate da un’animazione video, per un’audience internazionale. Un’iniziativa degli eurodeputati Idv Luigi De Magistris e Sonia Alfano, che hanno promesso di trasmettere le intercettazioni in tutta Europa: “Abbiamo portato queste intercettazioni in Europa per mettere in guardia l’Ue sul rischio che sta correndo: l’attacco alla libera informazione non è solo un caso italiano ma rischia di diffondersi come un virus in tutto il continente”, dice De Magistris che insieme ad Alfano promettono fermamente: “Manderemo questo video con le intercettazioni in tutta Europa per mostrare l’ingerenza del potere politico nell’informazione in Italia, uno dei 27 Paesi membri Ue”. Anche Juan Fernando Lopéz Aguilar, socialista spagnolo, presidente della commissione Libertà civili al parlamento europeo, s’è detto preoccupato del caso italiano: “Il pluralismo informativo è uno dei valori fondanti dell’Unione europea. Parlare dei problemi d’informazione in Italia, Bulgaria o Romania al Parlamento europeo è importante per l’Unione intera".

Anche tradotte in un’altra lingua, le pesanti invettive di Silvio Berlusconi a un membro dell’Agcom hanno raggelato l’atmosfera, nell’aula del Parlamento, gremita di persone. Annozero, trasmissione da sempre indigesta al leader del partito dell’amore, andava chiusa. A tutti i costi. Nemmeno l’animazione video ha attenuato l’effetto delle incredibili pressioni su un Innocenzi fattosi piccolo piccolo al telefono con il “grande capo”. Solamente gli insulti, in inglese, hanno fatto sorridere la platea internazionale, incredula di fronte a un evento che mai si penserebbe possa capitare in una democrazia occidentale: in un Paese Ue, appunto. 

All’incontro ha partecipato Antonio Massari, giornalista de Il Fatto Quotidiano e autore dell’inchiesta Trani-gate condotta dalla piccola procura barese nel marzo 2010. La storia è nota: un intreccio ai limiti del possibile tra potere politico, informazione e organi di controllo. Personaggi che mai avrebbero dovuto parlare tra loro, non in questi termini, almeno. Per mesi la procura di Trani ha ascoltato in silenzio le pressioni di un Berlusconi “sull’orlo di una crisi di nervi” fatte – o meglio: urlate – a Giancarlo Innocenzi, commissario Agcom, affinché intervenisse per chiudere una trasmissione televisiva che si occupava del caso Mills, della trattativa tra Stato e Cosa Nostra, del caso D’Addario, insomma di notizie che non dovevano esser date. “S’è fatto di tutto per attirare l’attenzione sul perché, della vicenda, si occupasse proprio la procura di Trani, oppure sulla fuga di notizie giudiziarie, mentre lo scandalo era nelle pressioni esercitate sulla Rai”, ha sottolineato il giornalista televisivo tedesco Udo Gumpel. Non sorpreso, invece, Loris Mazzetti, che nella sua lunga carriera, in Rai, ne ha viste delle belle. 

“Nove mesi dopo non è cambiato nulla: Annozero è ancora sotto attacco e due dei suoi più preziosi collaboratori, Marco Travaglio e il vignettista Vauro, lavorano da mesi senza un contratto”, denuncia Massari.

Non solo politici all’evento, ma tanti ragazzi e ragazze italiani venuti appositamente dall’Italia. Come Valeria Grasso, 40 anni, piccola imprenditrice di Palermo: “Queste intercettazioni per me sono una novità, non le avevo mai ascoltate in italiano. Portarle e parlarne in Europa è fondamentale per aiutare noi a restare in un’Italia libera e democratica".

di Alessio Leccese 11 Novembre 2010

mercoledì 10 novembre 2010

Emergenza informativa = Emergenza democratica

Un patto tra movimenti, società civile e media indipendenti per salvare la Democrazia

L'associazione A Sud denuncia insieme a centinaia di realtà, associazioni, comitati, reti, l'emergenza "informativa e democratica" nella quale è piombato il nostro paese in seguito alle scelte del governo Berlusconi. Mentre politici e media mostrano uno spasmodico interesse per la cronaca nera, i vizietti e le pulsioni del presidente del consiglio dei ministri, l'Italia sta letteralmente franando da tutti i punti di vista.

Un disastro annunciato da un decennio di denunce e di proposte dei movimenti, dei comitati e delle associazioni, avviene nel silenzio della grande informazione che omette continuamente avvenimenti che coinvolgono milioni di italiani e incidono giornalmente sulle loro vite. Basti pensare al disastro ambientale nel quale sprofonda il paese causato dall'incuria delle amministrazioni, dalla collusione con le mafie e le grandi corporation, e dai cambiamenti climatici che ormai si abbattano anche sul bel paese. Basti pensare a Terzigno e Boscoreale, alle menzogne sull'immondizia a Napoli, alla frustrazione dei cittadini lasciati soli davanti alla camorra ed ai tumori, o alle coste calabre riempite di rifiuti tossici. Basti pensare a quanto è avvenuto e avviene a l'Aquila, dopo mesi in cui è stato raccontato al paese che tutto era risolto. Decine di migliaia di cittadini abbandonati che chiedono giustizia, verità ed una ricostruzione sostenibile. Basti pensare ai tre milioni di disoccupati, a cui si sommano altri tre milioni di precari, in un paese dove le politiche del lavoro non esistono mentre la precarietà è l’unico futuro che ci viene offerto dagli schieramenti politici. Mentre tutto ciò avviene continua a crescere il numero di 'nuovi' poveri, la discriminazione contro i migranti diventa argomento da campgna elettorale e vengono privatizzati e ridotti a merce, nel silenzio dei media, i beni comuni che invece rappresentano un diritto inalienabile, primo tra tutti l'acqua. 

Ormai non ci confrontiamo su analisi e soluzioni possibili nell’interesse generale. L’interesse generale è diventato l’interesse particolare. La politica invece di essere tale ha tradito il suo mandato, cedendolo ad una cerchia di interessi particolari che continuano a disarticolare il paese, spaventandolo e ottenendo come risultato quello di renderlo ancor più egoista e triste. Come sul fronte lavoro, dove l’unico interlocutore che ci viene offerto è l'amministratore delegato Fiat, Marchionne. Lo stesso che usando il sistema pubblico televisivo con le sue ricette medioevali ha offeso e preso in giro gli italiani e le italiane, oltre alla storia stessa del nostro Paese, oggi in mano ad un compiacente e pericoloso revisionismo storico reso possibile dalla complicità del sistema informativo.

In piena crisi occupazionale, ambientale, energetica, migratoria, finanziaria, le risposte della politica sono state: meno diritti sul lavoro, tagli ai salari, privatizzazione dell'acqua e svendita dei territori, nessun sostegno alle famiglie, ritorno al nucleare, tagli di due terzi del bilancio del ministero dell'ambiente, tagli del 50% della cooperazione, tagli alla scuola, all'università, alla ricerca, discriminazione dei migranti, ronde, etnocentrismo padano, militari schierati sui mari e acquisto di nuove armi da guerra. Tutto ciò avviene mentre i mafiosi rimpatriano i loro capitali grazie allo scudo fiscale.

A fine novembre inizierà il vertice del COP 16 di Cancun, in Messico, dove si dovranno cercare soluzioni alla più grave minaccia per l'umanità: la crisi ecologica ed il conseguente “global warming”. La società civile ed i movimenti italiani ne stanno già parlando, mettendo insieme le questioni locali con quelle nazionali e globali, provando a costruire i nessi delle crisi e le risposte. In sostanza provano a ricostruire la società a partire dalla Democrazia e dalla difesa dei beni comuni. Denunciamo con sgomento che i media, il governo e la politica affrontino invece unicamente questioni legate alle vicende private del premier, sottraendosi ad una responsabilità storica ed umiliando la storia ed il ruolo che sul panorama internazionale l’Italia ha svolto in passato.

L’ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelski, parlando della separatezza della politica nei confronti del paese e della sua attuale incapacità ad affrontare le crisi, si riferiva proprio alla società civile, definendola qualcosa di importantissimo e vera risorsa e ricchezza dell’Italia. Sono proprio i movimenti, i comitati, le associazioni, il volontariato, le parrocchie, le reti, a rappresentare la parte migliore della società, che andrebbe messa al centro per un progetto di ricostruzione civile e democratica del tessuto sociale, prima che produttivo, italiano.

A questa parte del paese bisognerebbe dare voce, invece di silenziarla o ignorarne le capacità.

Oggi invece il governo ha pensato di silenziare e censurare non solo i movimenti e la società civile, ma l’intera informazione libera. Il governo infatti si appresta a chiudere tutti quei giornali privi di un padrone, che hanno fatto del diritto all’informazione la loro “missione democratica”. Ridurre il pluralismo informativo risponde alla necessità di continuare a rendere sempre meno responsabili e consapevoli i cittadini, privando il paese dei necessari luoghi e strumenti della partecipazione. Partecipazione e consapevolezza misurano il livello e la salute di una Democrazia. Sono moltissime le testate che rischiano la chiusura a causa dei tagli del governo. Non dobbiamo accettarlo e non possiamo accettarlo. È in gioco la Democrazia, non solo la possibilità di accedere ad un informazione ricca e plurale. La situazione è ormai insostenibile e allo stesso tempo intollerabile.

L’emergenza informativa misura l’emergenza democratica, e viceversa. Quello che accade a L'Aquila, con una città che è ancora macerie mentre la macchina della propaganda mistifica continuamente cifre, circostanze, opinioni è un chiaro sintomo dell'emergenza di cui parliamo. Per questo aderiamo e invitiamo alla massima partecipazione per la manifestazione nazionale convocata a L'Aquila il prossimo 20 novembre, come importante momento di costruzione del senso stesso della democrazia.

Per la stessa ragione sosteniamo tutti i giornali in difficoltà a causa delle politiche liberticide del governo, invitando e spronando l’opposizione istituzionale a fare il proprio dovere con ogni mezzo, affinché non si compia questo crimine del quale essa stessa sarebbe complice dinanzi alla storia.

Associazione A Sud

martedì 9 novembre 2010

In auto dalla periferia ad Arcore. Ecco come Mora portava le ragazze a B.

I video finiscono in rete mentre il Governo viene battuto alla Camera per tre volte con i voti di Fli

Sul sito di Oggi due filmati ripresi lo scorso luglio documentano i viaggi di Lele Mora, oggi indagato per favoreggiamento alla prostituzione, fino alla residenza del premier. In viale Monza, sotto la casa dell'impresario, tre uomini pattugliano la strada, accertandosi che non ci siano curiosi o persone sospette. Le ragazze arrivano in pieno giorno vestite in abiti da sera camminando su tacchi vertiginosi. Suonano al citofono di Mora e vanno nel suo appartamento. Dopo poco sono di nuovo in strada assieme all'impresario e alla "sua scorta". Poi salgono sulla mercedes scura di Mora e partono alla volta di Arcore. L'auto, arrivata a villa San Martino, varca i cancelli senza che i carabinieri la fermino o effettuino controlli. Una sequenza sconcertante che dimostra come, pur di fare festa, il presidente del Consiglio abbia fatto saltare tutte le regole in materia di sicurezza. Cooperazione Italia-Libia, governo battuto alla Camera.



Dal Veneto all’Aquila, il martedì nero di Berlusconi contestato ovunque

Il premier paga l'ennesimo pasticcio politico maturato ieri al vertice di Arcore. Con lui anche Bossi. I due hanno tenuto una conferenza stampa a Padova per fare il punto sulle alluvioni che hanno disastrato il nord est.
 
Alcuni manifestanti a Padova
 per l'arrivo di Berlusconi

Dal Veneto all’Aquila. Per Silvio Berlusconi solo contestazioni. Insomma, quella di oggi per il premier è stata una giornataccia. Per lui contestatori ovunque. Prima a Treviso le vittime dell’alluvione, poi a Padova studenti e ragazzi dei centri sociali e infine in Abruzzo con i terremotati. “Tu Ruby & Noemi, noi alluvoni & problemi” e “Voi donne & festoni. Noi fango & alluvioni” erano gli slogan stampati su alcuni cartelloni. Oppure: “Il nostro buco vale 40 milioni”, era scritto su un lenzuolo di alcuni universitari, mentre in Abruzzo i contestatori mostravano cartelli con scritto “Tu bunga bunga. Noi macerie macerie” e “lo Stato dei magnaccia torna all’Aquila per rifarsi una faccia”.

Il martedì nero del premier è iniziato questa mattina con un potente petardo scoppiato davanti alla Prefettura di Padova. Ecco come è stato accolto l’arrivo del presidente del Consiglio. Urla e slogan, lanciati da un centinaio di ragazzi dei centri sociali. “Dimettiti, mafioso”. Le forze dell’ordine hanno risposto con decisione rimuovendo uno striscione contro il governo. Il premier era in compagnia di Umberto Bossi. I due sono arrivati in città per l’emergenza maltempo che da giorni sta piegando il Veneto. E con il maltempo si sono portati dietro l’ennesimo pasticcio di governo, consumatosi ieri sera nel vertice di Arcore. Riunione da cui è uscita l’ennesimo rimpallo di responsabilità e un’apertura verso Fini. Una situazione di impasse politico che ha dato fuoco alle polveri della protesta. Contro i politici sono partiti slogan e insulti. Da Padova a Vicenza, dove altri manifestanti – circa una ventina di persone – avevano esposto cartelli con scritto “noi nel fango, tu nella mer…”, “Bossi, Berlusconi più soldi meno barzellette”, “Ghe penso mi… Più acqua per tutti”, “Piove, Governo ladro”. Inoltre invitavano il governo ad “andare a casa”. Dopo i vertici di maggioranza di ieri, Berlusconi paga pegno alla Lega ed è andato insieme all’alleato leghista nelle terre colpite dall’alluvione.

Superata la contestazione, il Cavaliere ha annunciato che “entro domani sera ci sarà la decisione sui fondi”.  Poco prima aveva detto: “L’aiuto dello Stato sarà sostanzioso e immediato. Verrà inserito nella finanziaria”. Promesse fatte agli amministratori dei Comuni veneti alluvionati. L’incontro ha avuto come teatro il paese di Monteforte D’Alpone (Verona), uno dei comuni più colpiti. Presenti oltra a Berlusconi e Bossi, anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, il goverantore del Piemonte Roberto Cota e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Che ieri ha lanciato la proposta di trattenere l’Irpef per finanziare la ricostruzione.

L’idea è piaciuta a Berlusconi: “Zaia – ha detto il premier – ha fatto bene a farla”. Nessun commento, invece, sulle sue parole spese dal governatore sull’affaire Pompei riportato. “Staremo a vedere la porcheria che sta venendo avanti in queste ore per la Casa dei gladiatori crollata a Pompei – ha dichiarato Zaia al Corriere del Veneto -. Stanno già parlando di un finanziamento di 250 milioni di euro sull’unghia per rimettere le rovine in maniera ordinata”.

Berlusconi ha anche assicurato che “stiamo preparando un elenco dettagliato dei danni” perché “l’Unione europea è in grado di partecipare con una percentuale dei danni che si sono verificati”. Ha aggiunto che “c’è anche la possibilità dei cosiddetti fondi strutturali”, circa 450 milioni di euro dal 2007 al 2013. E poi “c’è lo Stato”: “Domani a Roma la Protezione Civile si incontrerà con il ministro Tremonti e con il governatore del Veneto".

Intanto la Regione Veneto ha chiesto al presidente del Consiglio e al ministro all’economia e finanze Giulio Tremonti il ripristino straordinario del Fondo unico nazionale per le imprese per poter garantire un adeguato sostegno finanziario alle aziende venete pesantemente colpite nei giorni scorsi. Zaia, dopo l’incontro a Vicenza con il premier, si è detto “fiducioso sull’effetto che avrà sicuramente questa visita”. “Il presidente del Consiglio, il ministro Bossi, il presidente della Repubblica con il quale ho parlato ieri hanno garantito un sollecito intervento. In particolare Bossi mi ha garantito che sarà lui a garantire l’intervento”.

“Se non passa la finanziaria salta il paese”, ha detto Bossi al suo arrivo a Monteforte d’Alpone. Poi, a Vicenza, ha assicurato che “il governo darà gli ‘sgheì”: “Vi ho portato qua Berlusconi e su quello che ha detto potete stare sicuri. Zaia controllerà tutto, Tremonti è Veneto e non vi dovete preoccupare”.

Nel tardo pomeriggio il premier è arrivato all’Aquila, dove doveva consegnare delle onoreficienze della Protezione civile per l’emergenze terremoto e anche qui c’è stato modo di parlare dell’emergenza in Veneto. Berlusconi ha annunciato che “l’Abi (associazione bancaria italiana, ndr) ha deciso di stanziare 700 milioni di euro che facilmente potranno arrivare al miliardo, in prestiti per imprese e famiglie colpite dai disastri in Veneto” e che “l’Unione europea invierà sabato una commissione per vedere i disastri, prevedendo di stanziare il 25% dei fondi per le calamità naturali per gli aiuti alle popolazioni”. Domani invece sarà il governo a decidere “lo stanziamento di un importante contributo che sarà immediatamente utilizzabile dalla Regione Veneto e dai sindaci dei comuni coinvolti”. “Credo di aver degnamente rappresentato come rappresentante del governo il popolo italiano” ha detto il presidente del consiglio facendo riferimento alla situazione post-terremoto.

Fonte: il fatto Quotidiano