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giovedì 16 dicembre 2010

ITALIA: GLI ARCANI DEI "RIVOLUZIONARI LIBERAL-DEMOCRATICI"

Privatizzazioni, tagli della spesa sociale, competitività
L'assalto alla diligenza non è riuscito perchè il pallino continua a girare e il gioco delle tre sponde intercambiabili -destre-centri-"sinistre"- del "fronte colorato" mostra le terga, come il pavone quando forma la ruota. E' oscuro ed imperscrutabile il dopo, ovvero chi sarà il cocchiere e quale la sua rotta. Di esplicito non è stato detto nulla, tranne ecumenici riferimenti ad una imprecisata "rivoluzione liberal-democratica" che -ohibò- non sarebbe deceduta come le sue consorelle dell'altro secolo.

di Tito Pulsinelli
Stringi stringi, gli iniziati al redivivo "ismo" bofonchiano -in buona sostanza- che si basa su privatizzazioni, taglio della spesa pubblica, recupero della competività (dei banchieri o degli operai?). Siccome questi "rivoluzionari" non amano parlar chiaro, e si muovono come anguille nell'acquitrino, per capirne le intenzioni è preferibile guardare all'operato dei loro patners europei preferiti.

A Madrid, la "rivoluzione liberale" ha suonato la fisarmonica della libertà di licenziamento, abolendo de facto la giurisprudenza del lavoro, poi ha eliminato il sussidio di disoccupazione ai licenziati, e a fine gennaio si appresta ad innalzare l'età pensionabile. Ovviamente per migliorare la cosidetta competitività. 

In Gran Bretagna, decimazione radicale di tutte le voci del bilancio riguardanti gli investimenti sociali, con dosi da cavallo, senza anestesia e in tempi brevissimi. Giova ricordare che i governanti di Londra, l'anno passato batterono ogni record nello svuotare l'erario pubblico per fare trasfusioni alla banca privata e  poi -non domi- comprarono un ragguardevole stock di buoni del debito pubblico degli Stati Uniti. Il segno politico degli inquilini di Downing street è del tutto irrilevante, condividono la stessa fede che ispira i loro confratelli italici. In soldoni, e' lecito finanziare banchieri e bancarottieri, si devono socializzare le loro perdite, vanno annullate le politiche tese a sostenere la domanda con il rafforzamento del reddito sociale. 

In Islanda, Irlanda e Grecia -ma si tace sull'Ungheria, Romania, Polonia e i micro/Stati baltici- l'attacco frontale ai periferici anelli deboli del blocco europeo ha assunto i tratti dell'abolizione definitiva dello Stato sociale e della coesione interna alle società civili nazionali. Annichilimento d'ogni nozione di sovranità, sudditanza piena ai centri finanziari internazionali nelle mani delle élites anglosax.  Di cui, cui quelle continentali, targate UE e con il relativo coro dei ventriloqui ponpon"liberali", ambiscono essere spurie gemelle siamesi di secondo letto. 

La Banca Centrale Europea (BCE), comando operativo dell'UE-a-27, proibisce l'emissione di eurobond e abdica a favore del FMI. Le nazioni dell'UE non possono emettere titoli in euro destinati ai loro cittadini, nè questi possono scegliere se comprarli o no, perchè l'unico autorizzato in questa materia è il FMI. Questa è una strana "banca" che -a differenza di tutte le altre- non si limita a stabilire i tassi di interesse e i tempi dei prestiti. No, costoro stabiliscono dall'esterno quale deve essere la politica finanziaria, monetaria, fiscale, industriale e sociale del polo europeo, e di ogni suo singolo membro. Assumono prerogative e poteri sugli esecutivi europeo e nazionali, a cui sottraggono competenze e sovranità in ogni materia strategica, salvo l'ordine pubblico.       

Il FMI usurpa un potere che il suffragio universale conferisce ad altri attori istituzionali, abroga la democrazia rappresentativa, demolisce d'acchitto lo Stato sociale e la sovranità, per poi andare all'arrembaggio dei settori sani ed appetibili delle economie. Finalmente trasferisce il bottino ai centri finanziari di Wall street. Eppure hanno fallito la tombola, gli è imploso nelle tasche il Casinò globale, e l'esodo delle imprese verso il millenarista eldorado globale ha trasformato la Cina nella seconda economia reale.

Il FMI è stato sfrattato dall'ex "cortile di casa" dove poté alimentare la sua genetica bulimia, ed il blocco sudamericano fa passi avanti decisivi articolandosi sull'ascendente economia del Brasile, le materie prime ed energetiche del Venezuela e il gigantesco surplus alimentario dell'Argentina. Allora come riesce a recuperare terreno in Europa? Succhia vampirescamente una linfa che gli è vitale grazie ad un'èlite che sta facendo harakiri. Preferisce rincorre i mulini a vento di un'annaspante e instabile "grande mercato transatlantico", privo di materie prime e con una sopraproduzione che non si sa dove piazzare. Sembrano come quei patrizi romani che al decimo saccheggio dell'urbe erano ancora convinti che l'impero aveva solo un raffreddore.   

Il composito fronte dei "rivoluzionari liberal-democratici", per ora non può schierare in prima fila Draghi, nè richiamare dalla Grecia il pro-console fondomonetarista Padoa Schioppa, cui delegare l'esecuzione materiale delle privatizzazioni -quali?- taglio della spesa pubblica -dove, quanto e quale?- o per titillare la competitività (come?). Hanno solo abbozzato un  tentato-golpe contro l'ENI e Finmeccanica. Su tutto il resto preferiscono la politica del "non dire", cioè le vie di fatto della dittatura economica.     

Dai salotti buoni di Washington, a cui D'Alema si è guadagnato l'accesso dopo il bombardamento di Belgrado, ci fa sapere che "..abbiamo finalmente capito che l’idea che mercati autoregolati potessero continuare a lavorare senza regole era pura illusione..." Meglio tardi che mai. C'è solo voluto un disastro maggiore a quello del 1929, per smettere di reggere il moccolo alla globalizzazione. Ammette persino che è improprio che lo Stato finanzi le banche con le tasse dei cittadini (1). Bene, ma allora che si fa?  Per avere una "globalizzazione giusta" (sic), l'ex ministro degli esteri più amato dagli Stati Uniti, ammonisce che non si deve assolutamente tornare alla "ri-nazionalizzazione delle nostre politiche" (2). Sarà la sovranità nazionale? No. Quella del blocco europeo? Neppure, perchè la nuova governance dovrà garantirla -udite, udite!- la triade FMI-Banca Mondiale-G20. Ovvero: il medico sará quello che ha propagato l'epidemia che si vorrebbe sanare. 

L'unico problemino è che il FMI e la BM sono stati il braccio armato della globalizzazione finanziaria, del trionfo del capitalismo di Casinò, dell'eliminazione dello Stato sociale e della sovranità nazionale. E sta lavorando con lena alla fine dell'autonomia del polo europeo, della volontà popolare sovrana e della democrazia rappresentativa. In pratica, si riconsegna ai poteri forti globali il destino delle genti e delle nazioni. E' tempo di guardare con umiltà e cercare di impare dagli emergenti, cioè da quelli che  hanno limato gli artigli del FMI-BM o se ne sono liberati. E' tempo di prender atto che c'è bisogno di democrazia partecipativa, e questa non si ottiene artificialmente con i trucchetti di nuove leggi elettorali.    

Il trasferimento del potere reale dalle istituzioni legali a quelle parallele o occulte (nazionali e sovranazionali) impone di scrutare con attenzione oltre gli attori del cabaret romano e del circo mediatico. Se questa via rimane sbarrata, prenderà forza la protesta della piazza europea. Il fondamentalismo del BCE ha dimostrato che non c'è futuro con una moneta senza Stato. Non c'è mercato verace senza una reale sovranità economica, finanziaria e monetaria. Non c'è UE senza politica estera o con un esercito a mezzadria, comandato da forze che collidono o sono antitetiche agli interessi dei popoli d'Europa. Il FMI è una creatura nata dal trionfo bellico nordamericano del 1945, quando il 65% dei prodotti consumati nel mondo provenivano da lì. Oggi non rispecchia i nuovi rapporti di forza del mondo multipolare, men che mai la realtà della nuova Europa.  

(1) “..il casino capitalism” che emerse dall’era della deregulation è stato colpito da una catastrofe di proporzioni inaspettate. Piuttosto che esercitare autonomia, i contribuenti - attraverso il lavoro del tanto criticato Stato – sono stati costretti a sostenere quelle istituzioni finanziarie “troppo grandi per fallire”».      

(2)Abbiamo bisogno di una Europa più unita e integrata in un mondo nel quale la spinta politica dovrebbe essere data da un triangolo composto da agenzie dell’Onu, dagli organismi internazionali (inclusi il FMI, il WTO e la Banca Mondiale), e dal G20».

di Tito Pulsinelli

sabato 27 novembre 2010

G-20: IL DECLINO DELL'OCCIDENTE

L’ultimo G20 ha dimostrato che siamo lontani da una governance mondiale. E’ evidente che gli interessi nazionali, anche se interdipendenti, hanno priorità differenti e che è già passata l’era nella quale l’Occidente poteva imporre la sua volontà ai paesi emergenti. Piuttosto bisognerebbe riflettere su un paradosso che sorge: la globalizzazione può ridurre il peso dell’Occidente più del previsto. di Roberto Savio  
Come ha espresso il direttore dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, oggi è più caro inviare un container da Marsiglia ad Avignon che da Bangok a Marsiglia. E ad ogni modo, in Occidente ormai non sono i governi gli attori principali, ma le finanze, che ogni giorno insegnano interessi totalmente diversi a quelli dell’economia reale.

I governi hanno un certo controllo sull’economia reale. Invece le finanze, sia a livello locale che globale, nessuno le controlla. Il simbolo di questa situazione potrebbe essere il presidente statunitense Barak Obama.

Obama ha avuto un momento difficile a Seul. Non è riuscito a raggiungere un accordo di libero commercio con la Corea del Sud, perché non può fare nessuna concessione sapendo che il nuovo Congresso non accetterà nulla che non rappresenti un trionfo per gli USA, condizione che non aiuta ad ottenere accordi internazionali.

Il G20 ha ignorato la sua richiesta per un accordo su un equilibrio tra le esportazioni e importazioni a livello globale. Inoltre, ha dovuto ascoltare un coro di critiche alla decisione della Federal Reserve Bank di stampare 600.000 milioni di dollari di denaro fresco.

L’UE, dalla voce di Angela Merkel, considera che questo significa aumentare ancora di più il valore dell’euro, con la conseguente riduzione delle esportazioni tedesche. La Cina ritiene che gli USA difficilmente possono chiedere correzioni nella loro moneta, quando non sono capaci di controllare la sua. E il Brasile, a nome degli emergenti, guarda preoccupato questa nuova massa monetaria, che si dirigerà ai paesi dove i tassi d’interesse sono più alti, come nel suo caso, con la conseguente rivalutazione del reale e flussi di capitale speculativo, che distorcono l'economia.

Questa rivolta non ha precedenti: Il mondo era abituato al fatto che gli USA ogni volta che avevano una crisi trovavano la soluzione stampando moneta. Questo perché il dollaro era la divisa di riferimento delle riserve internazionali e gran parte di questo denaro finiva all’estero per acquistare beni o in investimenti finanziari.

Come risultato, oggi ci sono 22 dollari nel mondo per ogni dollaro statunitense. Ma, finito l’equilibrio della guerra fredda e la “minaccia rossa”, il leader del mondo è rimasto senza protezione. Gli USA non possono pensare di risolvere i loro seri problemi economici esportandoli.         

Oggi gli elettori vogliono tasse basse, uno dei motivi di questo grande agglutinamento eterogeneo che è il Tea Party, che ha riunito cittadini bianchi di ogni parte degli USA, che vogliono che non sparisca il sogno americano. Basta tasse- e con un governo forte che si occupi dei cittadini-. C’è bisogno di un presidente che torni a mettere gli USA nel loro posto di leader mondiale e che finisca l’angoscia che oggi affrontano i cittadini di fronte ad una disoccupazione di intorno il 12%, una riduzione continua del livello di vita e ad mondo che cospira contro il destino manifesto degli USA, che è quello di essere la locomotiva e il leader mondiale. 

Quello che non è in discussione, è che gli USA, così come l’UE, non possono continuare a vivere al di là delle loro risorse. Nel 1960, il debito personale era del 55% delle entrate nazionali. Nel 2007 è stato del 33%- Oggi le tasse sono intorno al 19% del Prodotto Nazionale Lordo (PNL), ma hanno stabilito un limite per spendere circa un quarto del PIL.  

Come risultato, il debito federale, che era del 41% due anni fa, secondo l’Ufficio della Finanziaria del Congresso arriverà al 90% del PIL nel 2020. Solo gli interessi sul debito saranno di 900.000 milioni di dollari all’anno.    

Tutti i paesi occidentali hanno vissuto al di sopra delle loro risorse, ma a nessuno importava. La novità è che- da Ronald Reagan, prima, e Bill Clinton dopo- si sono smantellate le regole imposte da Franklin Delano Roosevelt dopo il crack di Wall Street del 1929. Il risultato è che il mondo è percorso da un enorme flusso di capitali speculativi, che non hanno nessun controllo reale.     

Basta segnalare che il totale delle speculazioni in borsa è dieci volte superiore al volume di tutta la produzione dell’economia reale di beni e di servizi, il cui obiettivo è di produrre e vendere. Le finanze, invece, hanno per obiettivo guadagnare il più possibile nel minor tempo possibile.

I due terzi delle operazioni in borsa sono realizzate attraverso pc ad alta velocità- Ogni giorno ci sono nuove invenzioni, che nulla hanno a che vedere con l’economia, ma sono solo giochi ad alto rischio. Questo ha causato la crisi del 2007, che ha significato 5.000 miliardi di dollari di manovre difensive in tutto il mondo e con 100 milioni di nuovi poveri, secondo l’ONU.      

Particolarmente scioccanti sono i dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sul destino dei giovani, che questa agenzia specializzata dell’ONU chiama una generazione persa. La metà di essi sono cittadini dell’UE, che guadagnano meno di mille euro al mese, con contratti a breve termine. Non potranno contare su un' assicurazione sociale seria, nè potranno acquistare una casa e quando arrivano alla pensione ne avranno una in media di 460 dollari.    

L’istituto italiano di analisi economica Progetica calcola che la stragrande maggioranza di loro arriverà con la pensione al 18° giorno del mese. I più sfortunati arriveranno solo al 12°.

L’evidenza che l’Occidente è in fallimento, non proviene certamente dalla classe politica, ma da quattro agenzie di rating, tutte statunitensi, che si sono dedicate a dare indicazioni agli speculatori su quali sono i più fragili, perché vadano lì a cercare la loro preda. Le quattro agenzie sono finanziate dalle aziende che devono valutare e adesso si sono dedicate a valutare i paesi. 

Il mondo finanziario è convinto che l’euro è fragile, perché l’Europa è paralizzata nella sua governabilità e per mancanza di una visione comune. La Grecia, che ha presentato falsi bilanci per molti anni, per godere dei sussidi europei, è stato il primo bersaglio della speculazione. Una gigantesca manovra europea l’ha salvata dal fallimento. Ma la ricerca della speculazione continua, e avrà sotto controllo tutti i paesi, in particolare la Spagna, Portogallo e Irlanda.

La reazione del mondo della politica è stata uguale su tutti i lati dell’Atlantico: una fuga dalla realtà. Negli USA è sorto dal nulla, e realmente dalla gente, un movimento popolare, il Tea Party, che ha rafforzato la rimonta repubblicana.

La fuga degli USA    

Il tema di fondo è quello di ridurre il deficit fiscale. Nessuno si preoccupa del deficit sociale, che sta portando gli USA a situazioni del centroamerica. L’1% dei nordamericani più ricchi concentra quasi il 24% delle entrate nazionali, contro un 9% nel 1976. Nel 1980, un amministratore di una azienda guadagnava 43 volte più di un impiegato medio. Nel 2001, questa differenza si moltiplicava per 531 e adesso siamo a quasi 800 volte in più.

In termini semplici, dal 1980 (inizio del mandato di Reagan) fino al 2005, circa l’80% del reddito totale degli USA sono andate al potente 1% più ricco.

Il partito repubblicano oggi è diviso in due ali: una che vuole continuare a boicottare a Obama affinchè perda le prossime elezioni presidenziali tra due anni, e un’altra che è disposta a lavorare con lui, a condizione che egli accetta la piattaforma repubblicana.

Ad ogni modo entrambi i settori repubblicani- e anche alcuni democratici- non accettano il piano di Obama di porre fine alle riduzioni fiscali introdotte da George W. Bush.

Obama propone di pagare a partire da $ 250.000. Questo significa colpire il fatidico 1%. Non facendolo, lo Stato perderà 900.000 milioni di dollari in 10 anni.

Perché una parte importante delle vittime del deficit sociale difende i privilegi di questo 1%?

Per lo stesso motivo per il quale vogliono eliminare la riforma della sanità. Lo Stato non deve immischiarsi nella vita dei cittadini, in un paese costruito con il lavoro dei suoi cittadini e non con l’aiuto statale. Gli USA non sono l’Europa che è “socialista”. Il capitalismo puro gli ridarà la gloria del passato. In questa fuga dalla realtà, le voci della ragione sono vane. Thomas Friedman, dal New York Times, chiedeva che si capisse che se gli USA non tornano allo sforzo dell’educazione e della ricerca che gli è proprio, non sarà in grado di mantenere il suo posto nel mondo.     

L’Accademia Nazionale ha pubblicato il 23 settembre un rapporto nel quale, parlando del declino statunitense, si chiariva che questo paese era il sesto nella competitività basata sulle innovazioni, ma era 40° nel tasso di modernizzazione dell’ultimo decennio, 11° tra i paesi industrializzati dal numero di diplomati , 16° nell’indice di universitari, 22° nell’accesso alla banda larga, 24° nell’aspettativa di vita, 27° in numero di studenti in scienze o ingegneria, e 48° in qualità matematica ed educazione scientifica. Nella popolazione nera, il livello di salute è solo leggermente superiore a quello del Nicaragua.     

La fuga dell' UE

In Europa, la fuga dalla realtà ha preso la strada della xenofobia e della caccia all’immigrato. Secondo l’ONU, l’Europa ha bisogno di almeno 20 milioni di immigrati per mantenere la competitività internazionale e poter finanziare le pensioni per i cittadini dell’UE.  

Ma, i partiti xenofobi hanno condizionato la politica in paesi simboli della tolleranza e della civiltà, come Olanda e Svezia, e sono al governo in altri paesi così variegati come Italia e Ungheria.   

In Germania un libro scritto da un membro della Banca Centrale, ha venduto un milione di copie. La tesi del libro è che i mussulmani sono inevitabilmente di una cultura inferiore e non possono essere integrati, mentre l’espulsione dei rom in Francia è solo la punta più visibile di misure continue e crescenti contro lo straniero.

Sotto il perverso sguardo delle agenzie di rating, la classe politica ha deciso di tagliare i deficit fiscali, senza alcuna considerazione sociale. Negli USA si preparano tagli che colpiranno tutta la struttura del paese. L’UE l’ha già fatto. Siamo entrati in un’era di lotteria fiscale. Se queste misure porteranno anche ad una ripresa dell’economia la lotteria sarà vinta.  

Ma cosa succede se una riduzione del livello di vita significa minori entrate per lo Stato?
Si continuerà con altre manovre di tagli fiscali? 

In questi giorni gli istituti di statistica della Spagna, Grecia, Irlanda e Lituania, tra gli altri paesi che hanno introdotto tagli importanti, ci segnalano che la crescita economica si è ridotta fortemente. E gli avvoltoi del mondo delle finanze già cominciano a girare intorno: la tassa di collocazione di buoni statali ormai è di sei punti superiore a quelli della Germania.  

Jean Claude Juncker, primo ministro e ministro del Tesoro di Lussemburgo, ha detto qualcosa di molto rivelatore: “Sappiamo tutto quello che dobbiamo fare, ma se lo facciamo perdiamo le prossime elezioni".  

Quello che bisognerebbe fare è eliminare la speculazione, affinchè i paesi riescano gradualmente a portare i cittadini verso un’economia più giusta, che riduca i consumi e lo stile di vita. Su questo, non c'è una sola voce.

Neanche la minaccia di un pianeta anche- ecologicamente malato ha ottenuto un consenso per l’azione. Su questo, Obama ha dichiarato: “non sarà il prossimo anno, e neanche quello seguente, in cui si potrà parlare di un trattato del controllo climatico”. 

Come ha dichiarato Bush padre, quando lanciò la prima guerra nel Golfo: “lo stile di vita americano non è negoziabile”. Bene, prendiamo un aspetto di questo stile di vita: i carceri nel 1973 avevano meno di 400.000 prigionieri. Nel 2000 avevano raggiunto i due milioni e quest’anno si è arrivati a 2.5 milioni di detenuti. Il costo della giustizia penale è passata da 33.000 milioni di dollari a 216.000 nel 2010: un aumento del 660%. La giustizia penale è oggi il terzo più grande datore di lavoro negli Stati Uniti. Ogni stupro costa 448.532 dollari, ogni omicidio 333.7333, ogni furto 41.228 dollari. Solo i 18.000 omicidi registrati nel 2007 costeranno allo Stato 300.000 milioni di dollari.

Indira Gandhi diceva che un ottimista è un pessimista senza tutti i dati. Con questi dati, non è il momento di cominciare a discutere di come ridurre il deficit sociale, aprendo un dibattito su una società più giusta, con consumi equilibrati, invece di cavalcare le angosce dei cittadini, dire la verità: non possiamo continuare come prima?

L’Occidente non può più pagare i suoi deficit grazie allo sfruttamento delle altre regioni del mondo. Questo ha funzionato per 5 secoli. Ma non funzionerà più. 

Roberto Savio è giornalista, fondatore e presidente Emerito di IPS.


Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA