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lunedì 13 dicembre 2010

COLERA A HAITI: PREOCCUPA LA SITUAZIONE NELLE ZONE RURALI

Dallo scoppio dell’epidemia, Medici Senza Frontiere ha curato più di 51.000 pazienti.

Tra il 22 ottobre e il 5 dicembre, Medici Senza Frontiere ha curato più di 51.000 persone con sintomi da colera a Haiti, 1.100 al giorno nella scorsa settimana. MSF gestisce attualmente 40 centri per la cura del colera in tutto il paese con una capacità di 3.300 posti letto.

La situazione è particolarmente critica nel nord del paese, dove l’epidemia si è diffusa nelle scorse due settimane. MSF sta gestendo centri per la cura nelle cittadine di Cap Haitien e Port-de-Paix. Nel nord, MSF accoglie una media di 380 pazienti al giorno. A Port-de-Paix sono più di 100 i pazienti ricoverati ogni giorno, per questo MSF ha aumentato la sua capacità di ricezione a 130 posti letto.

Spesso vediamo solo la punta dell’iceberg perché sappiamo che ci sono persone che stanno morendo per il colera nelle comunità rurali”, spiega David Schrumpf, che coordina l’equipe di MSF che si occupa di estendere le attività nel nord del paese. “Cerchiamo di raggiungerli con macchine, motociclette o a volte a piedi, per installare punti per la reidratazione orale e centri di cura. Il nostro obiettivo è fornire alle popolazioni più remote un migliore accesso alle cure mediche ma anche permettere ai malati di reidratarsi durante il viaggio verso le strutture mediche”. 

Nella capitale Port-au-Prince, il numero di casi di colera rimane alto ma, complessivamente, quello dei ricoveri presso le 13 strutture di MSF si sta stabilizzando. Nella capitale, in totale sono state curate 14.000 persone, di cui 1.800 nella scorsa settimana. Nella regione di Artibonite, dove è iniziata l’epidemia, il numero di casi sta diminuendo: 870 nella scorsa settimana, per un totale di 21.000 pazienti.

Le equipe di MSF rimangono in allerta e monitorano la situazione epidemiologica nel paese per adattare al meglio le attività. A seguito di un aumento dei casi di colera nel sud del paese, MSF sta conducendo dei controlli e mettendo in piedi strutture per il trattamento del colera a Leogane, Jacmel, Les Cayes e Jeremie.

Nelle aree colpite più di recente, la popolazione è molto spaventata”, racconta Alan Lefebvre, coordinatore per l’emergenza di MSF. “Le persone temono che i centri per la cura del colera possano diffondere la malattia nella comunità. La sfida maggiore è informare, aumentare la consapevolezza delle persone e dimostrare che siamo lì per curare i malati e che le cure funzionano”.

Più di 4.000 haitiani lavorano insieme a 260 membri dello staff internazionale per rispondere all’epidemia di colera a Haiti. MSF ha inviato più di 770 tonnellate di materiale medico e logistico nel paese per rispondere all’emergenza.

Il lavoro prosegue nonostante il clima di insicurezza

A seguito delle violente proteste scaturite nella capitale haitiana per i risultati elettorali, MSF ha curato 26 feriti, 15 dei quali da arma da fuoco. Due ambulanze di MSF fanno la spola tra le strade della città per raccogliere i feriti e coloro che hanno bisogno di assistenza medica. Nonostante siano state erette diverse barricate in vari punti di Port-au-Prince, che limitano molto gli spostamenti, le equipe di MSF hanno libertà di movimento.

I veicoli di MSF sono tra i pochi che possono spostarsi per la città”, racconta Francisco Otero, capo missione di MSF. “I dimostranti aprono i passaggi che permettono alle ambulanze di circolare. Questo è fondamentale per garantire il trasferimento dei feriti e la continuazione delle nostre attività mediche”.

MSF ha diffuso messaggi radio per chiedere alla popolazione di permettere alle ambulanze di circolare liberamente e informare gli ascoltatori sulla disponibilità di cure mediche presso le strutture di MSF. In questo modo, coloro che necessitano di ricovero urgente e i pazienti affetti da colera, possono continuare ad essere trasferiti neii centri di cura di MSF.

Fonte: MSF

venerdì 3 dicembre 2010

HAITI,UNICEF: NON SI ARRESTA L'EPIDEMIA DI COLERA

L'epidemia di colera che sta flagellando Haiti continua a mietere vittime e secondo gli esperti deve ancora raggiungere il suo apice.

Dal dipartimento di Artibonite, primo focolaio dell’epidemia, il contagio ha ormai raggiunto tutti i 10 dipartimenti in cui è suddiviso il Paese (clicca qui per ingrandire la mappa).

A oggi il bilancio dell'infezione è di 80mila contagi e 1.815 vittime. Ogni giorno nell'isola si registrano un migliaio di nuovi ricoveri e da 20 a 40 casi letali.   

Il tasso di mortalità sfiora il 4%, il quadruplo rispetto al livello medio di un'epidemia di colera posta sotto controllo. Nel dipartimento di Artibonite la letalità è addirittura del 7,5%

A complicare la situazione si sono aggiunti i disordini seguiti alle elezioni presidenziali del 28 novembre scorso, contestate da 12 dei 18 candidati in lizza, e l'ondata di violente dimostrazioni contro le Nazioni Unite nel Nord del paese, alimentate dalla psicosi che i Caschi blu della missione di peacekeeping (MINUSTAH) diffondano deliberatamente il contagio.

I disordini mettono a repentaglio la sicurezza degli operatori di tutte le organizzazioni umanitarie e rallentano gravemente la distribuzione degli aiuti.

Non sono da dimenticare inoltre le conseguenze dell'uragano Tomas, che a inizio novembre ha colpito il nord dell'isola provocando decine di morti e migliaia di nuovi sfollati.    


L'UNICEF in azione

Lo scenario tanto temuto nelle scorse settimane è ormai divenuto realtà: il contagio è arrivato nella capitale Port-au-Prince, rasa al suolo dal catastrofico terremoto del 12 gennaio scorso (220mila morti e 2 milioni di senzatetto), dove oltre un milione di persone vivono in strutture sovraffollate e in condizioni igieniche precarie, terreno estremamente favorevole alla diffusione della malattia.

«Stiamo mobilitando tutte le risorse e lo staff disponibili, rincorrendo l'evolversi dell'emergenza con le scorte costantemente ripristinate e sforzandoci di raggiungere il maggior numero possibile di bambini e madri» dichiara la Rappresentante dell'UNICEF nel paese, Françoise Gruloos-Ackermans, che ha appena ordinato il dispiegamento sul terreno di altri 65 operatori.

Dall'inizio della crisi l'UNICEF ha distribuito 14 milioni di compresse (Aquatabs) per la potabilizzazione dell'acqua, quasi 8 tonnellate di cloro per la disinfezione delle scorte idriche della capitale e di altre città, centinaia di migliaia di saponette, 2 milioni di bustine di sali reidratanti e forniture per l'igiene (inclusi bagni chimici) per gli ospedali e gli ambulatori di Port-au-Prince.

Ogni giorno, ad Haiti, l'UNICEF distribuisce alla popolazione (composta per metà da bambini e ragazzi) 7 milioni di litri di acqua potabile.

L'UNICEF sostiene la rete di 40 Centri per la terapia del colera diffusi in tutto il paese, vera e propria "trincea" contro l'avanzare dell'epidemia: sono 736 le tende fornite dall'organizzazione per ospitare i soggetti riconosciuti infetti, che devono essere immediatamente isolati dal resto dei pazienti.

Continuano anche le campagne di prevenzione sanitaria condotte con ogni mezzo (dalla radio ai poster ai megafoni).


L'UNICEF ha lanciato un appello alla solidarietà internazionale volto a raccogliere 25,2 milioni di dollari per gli aiuti di emergenza per contrastare l'epidemia di colera. Purtroppo, soltanto un decimo di questa somma è stato finora raccolto.

Per sostenere questa azione umanitaria, fai oggi stesso la tua donazione online.

Fonte: UNICEF

sabato 27 novembre 2010

COLERA A HAITI : MSF HA CURATO 29.000 PERSONE

In un mese MSF ha curato circa 29.000 persone affette dal colera o con sintomi riconducibili alla malattia

MSF ha allestito 27 centri per il trattamento del colera (CTC) in tutto il paese – di cui 13 a Port-au-Prince – e i team assistono 700 nuovi casi al giorno. La capacità ospedaliera ha ormai raggiunto i 2.500 posti letto, di cui mille a Port-au-Prince. 

Nella regione di Artibonite, l’epicentro dell’epidemia, MSF ha preso in carico circa 16.000 casi di colera. Il numero di ammissioni sembra essersi stabilizzato. Nella regione di Port-au-Prince, sono state curate 8.700 persone e questa settimana il numero delle ammissioni è doppio rispetto alla settimana precedente.

Nel Distretto Nord, a Cap Haitien e nelle zone limitrofe, 2.200 casi sono stati curati dalle équipe di MSF, di cui 1.200 solo nell’ultima settimana. Nel Nord-Ovest (Port de Paix e nelle aree circostanti), MSF ha curato 2.100 persone, di cui 1.300 solo negli ultimi sette giorni.

Fonte: MSF

lunedì 22 novembre 2010

HAITI: E GLI "AIUTI" INTERNAZIONALI? MANCO L'ACQUA!

                                                      DI TITO PULSINELLI
                                                      SelvasBlog

Dopo le promesse e gli aiuti -esibite e gridati urbi et orbi- è arrivato il colera. Dopo il via vai di star, preminobel, ong, ministri, celebrità, autorità, bellimbusti, filibusta internazionale e rockstar, nell'incantevole e tragica isola è scoppiata con virulenza la peggiore delle epidemie. Censurato il numero delle vittime.

Erano promesse di marinaio, lunghe liste di impegni subito dimenticati, cinico protagonismo della buona coscienza internazionale, abilissima a sfruttare mediaticamente tutte le disgrazie, però notoriamente incapace di sborsare mediamente più dell'1% di quel che promette.

Haiti è la tragica riprova della criminale condotta "occidentale" e degli organismi internazionali che domina e rivolta come calzettini, come e quando vuole: non hanno garantito nemmeno l'acqua potabile. Per questo Bill Clinton è il boss unico dell'assistenza? Gli haitiani continuano a sopravvivere nelle tende, sottoalimentati, senza lavoro, con un livello immunologico troppo basso, dove persino l'emigrazione è loro preclusa. E la cosiddetta "comunità internazionale" non garantisce neppure l'acqua potabile o impianti per purificarla.


Gli Stati Uniti hanno dislocato più soldati che infermieri, l'Italia ha speso di più per inviare l'incrociatore Garibaldi che per garantire medicina d'emergenza, bonifica o altro. L'ONU investe più per gli stipendi dei contingenti militari, che nelle iniziative civili della FAO o dell'Unesco sull'isola. I caschi blu sono una vera e propria truppa d'occupazione, disprezzata perchè difende lo status quo. Da quando il presidente Aristide venne fatto prigioniero dai militari USA e deportato in Africa, l'ONU è la mano militare che legittima il golpe contro la sovranità e la volontà degli haitiani che lo elessero. Sono i difensori di quella elite eternamente piegata agli interessi stranieri, che non ha esitato a trucidare tutte le istituzioni del Paese. Il suo motto è "Muoia Sansone con tutti i filistei", guai a chi attenta ai suoi privilegi castali.

Ogni intervento straniero in Haiti allunga la catena di tragedie infinite. Che si tratti delle truppe inviate dalla Francia per restaurare il colonialismo, o delle incontabili invasioni USA in difesa delle sue multinazionali agro-alimetari, la sostanza è sempre la stessa. Il colera testimonia che anche l'intervenzionismo mascherato con caschi blu si muove sulla stessa funebre scia. Gli attacchi alle basi militari dell'ONU sempre più frequenti e aperti, dimostrano che la rabbia e la sopportazione della popolazione ha raggiunto limiti pericolosi.

L'unica cosa sana che la "comunità internazionale" dovrebbero fare è cancellare il debito estero di Haiti o -perlomeno- smettere di gravarli con ulteriori interessi. Invece la Francia continua ad incassare tuttoggi per il delitto di ribellione, perchè furono scacciati dall'isola. Lo trasformarono in "risarcimento danni" per indennizzare la fine prematura dello sfruttamento coloniale. Il resto degli "occidentali" continua ad agire allo stesso modo. Se gli "aiuti" sono questi, meglio essere dimenticati e non essere aiutati.

Leggi anche:
 
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Fonte: Voci Dalla Strada
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sabato 20 novembre 2010

HAITI: L'EMERGENZA COLERA NELLA TESTIMONIANZA DI UN MEDICO

Si sta espandendo a macchia d’olio l’epidemia di colera, che secondo un ultimo bilancio ha provocato 1186 morti, 76 in più rispetto a ieri.

Haiti. L'epidemia di colera si espande
Fonti mediche della MISNA ad Haiti sottolineano che il numero riportato è ufficiale, ma che quello reale è sicuramente ben più alto. Ora, sottolineano le stesse fonti, si pone anche il problema della gestione dei cadaveri delle vittime di colera, altamente contagiosi, che per legge non devono essere restituiti alle famiglie ma raccolti da un apposito servizio, statale, per essere depositati in fosse comuni speciali.

Questo virus è fulminante. Alcuni ammalati muoiono soltanto tre o quattro ore dopo aver manifestato i primi sintomiha detto alla MISNA padre Gianfranco Lovera, missionario camilliano, il cui ospedale ‘Foyer Saint Camille’ alla periferia di Port-au-Prince accoglie al momento una ventina di pazienti affetti di colera.

Per lottare contro la malattia e resisteredice alla MISNA padre Loveraè fondamentale la reidratazione, ma come sempre l’accesso all’acqua potabile ad Haiti resta un grande problema”.

Stamani non si sono registrate tensioni a Port-au-Prince, né nella città settentrionale di Cap-Haitien, teatro ieri di disordini, espressione di un malcontento popolare contro i caschi blu della Minustah, la locale missione dell’Onu, presente dal 2004.

Con l’avvicinarsi delle elezioni generali del 28 Novembre, i disagi della povertà, di una ricostruzione post-terremoto che non sembra prendere piede, il dilagare di una preoccupante epidemia di colera, sulle cui origini permangono ancora molti dubbi, fanno crescere alle stelle l’esasperazione della gente. Un’esasperazione, secondo alcuni osservatori, che potrebbe facilmente essere strumentalizzata a fini politici.[CC]

Fonte: MISNA

COLERA A HAITI: MSF CHIEDE ALLE ORGANIZZAZIONI E ALLE AGENZIE UMANITARIE DI AUMENTARE I LORO INTERVENTI

Con la propagazione del colera, il lento dispiegamento degli aiuti rappresenta il principale problema.

Port-Au-Prince — Gravi carenze nel dispiegamento di misure efficaci per contenere il propagarsi del colera stanno minando gli sforzi per arginare l’epidemia in corso a Haiti, denuncia oggi l’organizzazione medico-umanitaria indipendente Medici Senza Frontiere.

A Haiti, nonostante la grande presenza di organizzazioni e agenzie umanitarie, la risposta all’emergenza colera fino ad oggi è stata inadeguata per fronteggiare i bisogni della popolazione. Secondo le autorità nazionali, l’epidemia ha già causato più di 1.100 morti e ha colpito 20.000 persone in tutto il paese.  

MSF chiede a tutte le organizzazioni e alle agenzie umanitarie presenti a Haiti di aumentare il volume e la velocità dei loro sforzi per assicurare una risposta efficace ai bisogni della popolazione a rischio di contrarre il colera,” dichiara Stefano Zannini, capo-missione di MSF ad Haiti. “Sono necessarie più organizzazioni per curare i malati e dispiegare azioni preventive, specialmente adesso che i casi stanno drammaticamente aumentando in tutto il paese: non c’è più tempo da perdere in riunioni e dibattiti. Il tempo di agire è ora.”            

Devono essere avviate immediatamente le seguenti azioni:        

Rassicurare la popolazione spaventata da una malattia che è completamente sconosciuta nel paese, anche comunicando pubblicamente il basso rischio e gli effetti positivi di avere dei Centri specifici per il trattamento del colera vicino alle comunità

Fornire acqua potabile e clorata alle comunità colpite e a rischio in tutto il paese, oltre a distribuire sapone

Costruire latrine e rimuovere regolarmente i rifiuti

Assicurare la gestione e lo smaltimento dei rifiuti nelle strutture mediche per prevenire la contaminazione

Installare dei siti per lo stoccaggio dei rifiuti vicino alle aree urbane in ambienti controllati e appropriati

Installare dei punti-acqua per la reidratazione orale nelle aree in cui si registrano casi di colera

Mantenere attiva una rete sicura ed efficace per l’invio dei pazienti colpiti dal colera agli specifici Centri per il trattamento della malattia

Assicurare la rimozione e la sepoltura dei cadaveri 

Dall’inizio dell’epidemia, MSF ha allestito più di 20 strutture per il trattamento del colera nella capitale, Port-au-Prince, nella regione di Artibonite e nel nord di Haiti. Le equipe di MSF lavorano 24 ore su 24: dal 22 ottobre al 14 novembre hanno curato 16.500 persone colpite dal colera (in totale, a Haiti, si sono registrati 20.000 casi).   

Nel paese MSF ha portato più di 240 tonnellate di materiali medici e logistici.  

L’organizzazione dispone di 1.000 operatori haitiani e 150 internazionali impegnati completamente nell’emergenza colera.

Il colera è una malattia che si può prevenire facilmente”, afferma Caroline Seguin, Coordinatrice medica dell’emergenza per MSF. “Se il colera è una novità per Haiti, le procedure di prevenzione e trattamento della malattia sono invece conosciute e definite da tempo. Senza un immediato aumento di tutte le misure necessarie da parte delle organizzazioni, delle agenzie internazionali e del governo di Haiti, noi da soli non possiamo contenere il propagarsi della malattia”.

A Port-au-Prince, il numero di pazienti affetti da colera trattati nelle strutture di MSF e in quelle che MSF supporta è passato da 350 nella prima settimana di novembre a 2.250 nella seconda. Nel nord del paese, le strutture mediche hanno accolto 280 pazienti nella prima settimana, diventati 1.200 nella seconda.

MSF dispone di più di 3.000 operatori haitiani e internazionali, sia sanitari che non sanitari, impegnati negli attuali progetti di assistenza alla popolazione. MSF gestisce 7 ospedali che garantiscono assistenza sanitaria di secondo livello e supporta 2 strutture del Ministero della Sanità a Port-au-Prince, con 1.000 posti-letto nella capitale. Fuori dalla capitale, MSF supporta l'ospedale del Ministero della Sanità nella città di Jacmel con 80 posti-letto. A Leogane, MSF da gennaio dispone di un pronto soccorso, sostituito a settembre da un ospedale-container con 120 posti-letto.


 
Fonte: MSF

venerdì 19 novembre 2010

HAITI, DILAGANO COLERA E VIOLENZA. L'UNICEF INTENSIFICA GLI AIUTI

Continua ad aggravarsi l’epidemia di colera che sta flagellando Haiti dal mese scorso,

Dal dipartimento di Artibonite, primo focolaio dell’epidemia, il contagio ha ormai raggiunto in 7 dei 10 dipartimenti in cui è suddiviso il Paese (clicca qui per ingrandire la mappa). A oggi si registrano circa 19mila casi di infezione e  oltre 1.100 vittime. 

L’uragano Tomas, che ha colpito il nord dell'isola caraibica tra il 5 e 6 novembre, oltre a provocare decine di morti e migliaia di nuovi sfollati, ha favorito la diffusione dell'infezione: molte persone infatti hanno bevuto acqua contaminata a causa degli allagamenti.

A complicare la situazione si è aggiunta da lunedì scorso un'ondata di violente dimostrazioni contro le Nazioni Unite, alimentate dalla psicosi che i caschi blu della missione di peacekeeping (MINUSTAH) diffondano deliberatamente il contagio.

A seguito dei disordini, l'ONU ha dovuto cancellare diversi voli umanitari per Cap Haitien e Port Paix. Un magazzino del Programma Alimentare Mondiale (WFP) ha subito il saccheggio di oltre 500 tonnellate di aiuti alimentari ed è stato dato alle fiamme.

Numerosi centri sanitari stanno esaurendo le scorte essenziali per la cura del colera e sempre più pazienti non sono in grado di raggiungerli per via del caos e dei blocchi stradali.

L'UNICEF in azione

«La nostra più grande paura è che l'epidemia si espanda nelle aree rurali più remote, negli slum e nelle tendopoli di Port-au-Prince, nella miriade di scuole e centri di accoglienza per gli sfollati del terremoto sparsi nel paese, dove sarebbe molto difficile combattere la malattia» sottolinea Françoise Gruloos-Ackermans, Rappresentante UNICEF ad Haiti.

«Stiamo mobilitando tutte le risorse e lo staff disponibili, rincorrendo l'evolversi dell'emergenza con le scorte costantemente ripristinate e sforzandoci di raggiungere il maggior numero possibile di bambini e madri».

Dall'inizio della crisi l'UNICEF ha distribuito milioni di compresse (Aquatabs) per la potabilizzazione dell'acqua, tonnellate di cloro per la disinfezione delle condutture idriche della capitale e di altre città, migliaia di saponette, scorte di acqua e forniture per l'igiene (inclusi bagni chimici) per gli ospedali e gli ambulatori di Port-au-Prince.

Proseguono senza sosta l'assistenza di UNICEF e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ai Centri per la terapia del colera diffusi in tutto il paese, come anche le campagne di prevenzione sanitaria condotte con ogni mezzo (dalla radio ai poster ai megafoni).

In particolare, l'UNICEF sta rifornendo di acqua potabile, sapone e attrezzature igieniche a 5.000 scuole, e organizza corsi di educazione all'igiene per insegnanti di 22.000 scuole.


L'UNICEF ha lanciato un appello alla solidarietà internazionale volto a raccogliere 25,2 milioni di dollari per gli aiuti di emergenza per contrastare l'epidemia di colera.

Per sostenere questa azione umanitaria, fai oggi stesso la tua donazione online.
 
Fonte: UNICEF

mercoledì 17 novembre 2010

COLERA AD HAITI, MSF: L’EPIDEMIA NON SI ATTENUERÀ PRESTO

L’epidemia non si attenuerà presto. MSF chiede l’intervento di altre organizzazioni e agenzie umanitarie già presenti sul posto.

Medici Senza Frontiere (MSF) ha finora curato più di 12.000 persone per il colera e sintomatologie affini, ma prevede che la diffusione del batterio non si affievolirà presto. MSF ha dispiegato 150 operatori internazionali che lavorano al fianco di 1.000 haitiani per gestire i programmi di cura del colera, con una capacità di 1.000 posti letto in tutto il paese.



“Le organizzazioni attualmente coinvolte nella risposta all’emergenza colera non possono farcela da sole. Serve un maggiore coinvolgimento di tutti gli attori presenti sul posto”, dichiara Stefano Zannini, capo missione di MSF a Haiti. “Le previsioni a breve e lungo termine indicano che la situazione peggiorerà ancora prima di migliorare".

Secondo le autorità haitiane, sono quasi 1.000 i decessi ufficiali. In diverse zone del nord e in altre parti del paese, gli ospedali continuano a ricoverare casi sospetti di colera nonostante siano ormai pieni. Bisogna però ancora sviluppare l’accesso a fonti d’acqua potabile, oltre ai sistemi di gestione dei rifiuti e a sepolture sicure, per rendere efficace la prevenzione e la cura.

“Quando le persone terminano il trattamento e lasciano i centri sanitari – prosegue Zannini - tornano in aree potenzialmente infette. Qui a Port-au-Prince, 1.400.000 persone vivono ancora nei campi sfollati dove l’igiene e l’acqua potabile scarseggiano: dipendono interamente da chi distribuisce aiuti umanitari per l’accesso a fonti di acqua potabile. Le infrastrutture sono carenti ed è molto difficile fornire assistenza medica e acqua pulita a tutte queste persone”.


La situazione nel nord del paese rimane estremamente seria. Il personale che lavora nella regione è travolto dalle richieste di soccorso perché ogni giorno arrivano nuovi pazienti a Cap Haitien, Port de Paix, Gonaives, e Gros Morne. Persiste la paura all’interno delle comunità, inclusa Port-au-Prince, riguardo la vicinanza dei Centri per il trattamento del colera (CTC) ai luoghi di diffusione della malattia, nonostante questi siano fondamentali per una risposta immediata all’epidemia.   

Pochi minuti possono fare una grande differenza nella cura del colera”, dichiara Danielle Ferris, coordinatrice di MSF dei progetti a Martissant, uno degli slum più grandi di Port-au-Prince. “Abbiamo curato una bambina di circa due anni. La sua famiglia era stata nella regione di Artibonite e lei era molto malata quando è stata ricoverata. L’abbiamo curata con una flebo intravenosa e nel giro di quattro ore stava molto meglio, vigile e attiva, il che ci dimostra quanto sia curabile il colera se preso in tempo”.

Nella regione di Artibonite, l’epicentro dell’epidemia, i Centri di MSF lavorano a pieno regime. I ricoveri continuano ad aumentare e alcune aree remote sono ancora difficili da raggiungere. Per questo motivo MSF in alcuni casi è dovuta ricorrere al lancio di materiali dagli elicotteri per rifornire alcuni centri sanitari locali.

A Port-au-Prince la situazione rimane caotica e problematica. Il quartiere di Cité Soleil, uno slum molto esteso, è essenzialmente il focolaio dello scoppio di colera nella capitale. Nell’ospedale Choscal, gestito dal Ministro della salute e supportato da MSF, si stanno compiendo numerosi sforzi per aumentare la capacità di ricovero a 250 al giorno. I pazienti che presentano i sintomi più gravi vengono trasferiti nelle strutture di MSF vicino ai quartieri di Sarthe e Tabarre.

“Abbiamo poco spazio a disposizione”, dice Javid Abdelmoneim, un medico di MSF che lavora a Cité Soleil. “Con il permesso del direttore dell’ospedale abbiamo occupato il parcheggio dell’ospedale di Choscal e approntato lì il centro per il colera. Era l’ultimo spazio disponibile da utilizzare nell’ospedale, isolato dal resto della struttura, elemento cruciale per contenere l’infezione”.

Rimangono diversi fattori di rischio, come il fatto che la gran parte dell’acqua utilizzata a Cité Soleil non è purificata. MSF fornisce nello slum circa 280.000 litri d’acqua pulita al giorno a circa 14.000 persone, quantità molto al di sotto delle reali necessità della popolazione che vive nell’area. Poche altre organizzazioni fanno lo stesso.

I centri di MSF per il trattamento del colera a Sarthe (70 letti), Tabarre (200 letti), e Carrefour (112 letti) sono già pieni. Si stanno progettando nuove strutture a Sarthe (altri 320 letti), St. Louis (18 letti), e Delmas 33 (100 letti). È stato anche sviluppato un piano per incrementare la capacità dell’ospedale a Bicentenaire da 75 a 370 posti letto, se necessario. Per fortuna al momento la situazione nel sud del paese non è ancora diventata seria.
Aerei cargo di MSF sono atterrati a Haiti domenica e lunedì con forniture di materiale medico.

Fonte: MSF
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domenica 24 ottobre 2010

HAITI, UNICEF: LOTTA CONTRO IL TEMPO PER FERMARE L'EPIDEMIA DI COLERA

Non c'è tregua per la popolazione di Haiti. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato ufficialmente che quella esplosa in questi giorni nell'isola caraibica è un'epidemia di colera, e del tipo più pericoloso.

Al momento si contano oltre 200 morti, con un numero di ricoveri dieci volte superiore. Il 30% delle vittime sono bambini, i soggetti più vulnerabili alla morte per disidratazione da diarrea acuta.

Le autorità e le organizzazioni umanitarie nutrono gravi preoccupazioni per l'eventualità che l'epidemia si estenda dalla città di Saint Marc, nella regione di Artibonite (vedi mappa), verso sud, la zona colpita dal terribile terremoto del 12 gennaio scorso.

Oggi sono stati segnalati i primi 5 casi di colera nella capitale Port-au-Prince, dove 1,3 milioni di senzatetto vivono in condizioni igieniche precarie in tendopoli e centri per sfollati,

Si tratta di persone che hanno contratto l'infezione in due altri dipartimenti e poi si sono spostati nella capitale, dove hanno manifestato i primi sintomi,

Un killer rapidissimo

"La situazione a Saint Marc è spaventosa, l'ospedale locale non è più in grado di curare le oltre 1.500 persone che vi si sono riversate" racconta Jean-Claude Mubalama, responsabile per i programmi sanitari dell'UNICEF Haiti. "La gente qui, anche i medici e le infermiere, non hanno esperienza con questo genere di nalattia. I genitori portano i loro bambini in ospedale troppo tardi, spesso quando non c'è più niente da fare per salvarli."

La variante di colera responsabile dell'epidemia (sierotipo 01, il più letale), ha un decorso rapidissimo. Se non adeguatamente curato, un neonato può morire nel giro di 3-4 ore dal momento in cui i sintomi (vomito e diarrea profusa) si manifestano con improvvisa violenza.

L'80% dei decessi avviene in casa, spiega il dottor Mubalama, mentre il tasso di sopravvivenza è molto più elevato per coloro che vengono portati tempestivamente in ospedale.

I protocolli per la terapia del colera dell'OMS prescrivono un immediato ripristino dei liquidi (reidratazione con soluzione salina) e degli elettroliti (sodio, potassio e altri minerali), per via orale o nei casi più gravi tramite flebo.

Contrastando in questo modo la violenta disidratazione dell'organismo, ci sono fondate speranze che i malati recuperino la salute: nei casi trattati tempestivamente in ospedale il tasso di mortalità è di circa l'1%, mentre in assenza di cure oscilla tra il 30 e il 50%.

Non esiste un vaccino per prevenire il colera.

L'UNICEF in azione

Per scongiurare nuovi contagi, l'UNICEF e le organizzazioni partner stanno distribuendo sostanze per disinfettare l'acqua, antibiotici, kit speciali per la cura della diarrea infantile, bustine di sali per la reidratazione orale. L'ufficio haitiano dell'UNICEF ha richiesto alla Supply Division - il dipartimento logistico dell'organizzazione - l'invio rapido di nuove scorte di farmaci.

Le cause dell'epidemia non sono state ancora individuate, ma sembra che non vi sia una diretta connessione con il terremoto di gennaio, che causò circa 300mila morti, la più grave emergenza umanitaria dai tempi dello tsunami dell'Oceano Indiano del dicembre 2004.

La zona di Saint Marc non è tra quelle colpite dal sisma, anche se qui si sono stabiliti numerosi senzatetto provenienti da altre aree del dipartimento. Ci sono fondati timori che il fiume Artibonite sia inquinato dal batterio: le autorità sanitarie stanno esaminando le acque per sincerarsene.

Haiti non conosceva episodi di colera da oltre un secolo. In queste settimane, il colera sta flagellando (38mila casi, oltre 1.500 morti) la Nigeria, dove l'infezione è endemica

Fonte: UNICEF