lunedì 27 gennaio 2014

Marine Le Pen Distrugge Mario Draghi - Censurata Dalle TV Italiane!

GUARDIAN: IN GRECIA UN PROGRAMMA DI SPESA SUSSIDIATO DALL'EUROPA PER TIRARE AVANTI E POTER DIRE CHE L'AUSTERITÀ FUNZIONA

Mark Weisbrot sul Guardian parla del progetto di un'autostrada greca da 7 miliardi sovvenzionato dall'Europa: un po' di ossigeno per mantenere in vita una Grecia spolpata e distrutta e cercar di frenare l'avanzata dell'euroscetticismo.
 
Una donna riceve un pasto gratis in una cucina da campo organizzata da un gruppo umanitario greco ad Atene,
Syntagma square. Fotografia: Kostas Tsironis/AP
Il piano di austerità del FMI non ha funzionato. La possibile ripresa della Grecia dipende da un programma di ricostruzione volto a stimolare l'economia.

Sono passati quasi quattro anni da quando il governo greco ha negoziato l'accordo con il FMI per un duro programma di austerità, in apparenza progettato per risolvere i suoi problemi di bilancio. Molti economisti, appena visto il piano, si sono immediatamente resi conto che la Grecia stava cominciando un lungo viaggio nel buio che sarebbe durato per molti anni. Questo non perché il governo greco avesse vissuto al di sopra dei propri mezzi o avesse mentito sul suo deficit di bilancio. Queste cose avrebbero potuto essere corrette senza passare attraverso più di sei anni di recessione. Bensì proprio a causa della stessa "soluzione" adottata.

Quattro anni dopo, la Grecia ha visto un calo di circa un quarto del suo reddito nazionale pre-recessione - uno dei peggiori esiti di una crisi finanziaria dal secolo scorso, paragonabile alla fase peggiore della Grande Depressione degli Stati Uniti. La disoccupazione ha superato il 27 %, e quella giovanile è oltre il 58 % . Ci sono meno greci che lavorano di quanti non ve ne siano mai stati negli ultimi 33 anni. E la spesa sanitaria pubblica è stata ridotta di oltre il 40 % proprio nel momento in cui la gente avrebbe più che mai bisogno di un sistema sanitario pubblico.

Il FMI è il partner subordinato della "troika" (che comprende anche la Banca centrale europea e la Commissione europea), che ha preso le decisioni sull'economia greca negli ultimi quattro anni, ed è quello incaricato di fare i conti. Il FMI ha ripetutamente previsto una ripresa dell'economia, prima per il 2011, poi per il 2012 e il 2013, ripresa che non si è mai materializzata.

Ora il FMI prevede una crescita economica per il 2014. E forse, questa volta, probabilmente alla fine avranno ragione. Ma è di vitale importanza che riusciamo a capire il perché.

Il mese scorso il parlamento greco ha approvato un programma di stimolo all'economia per la costruzione di un'autostrada, che è di ampia portata. Secondo il Ministero delle infrastrutture, dei trasporti e delle reti, la spesa totale per questo progetto sarà di € 7,5 miliardi nel prossimo anno e mezzo. Ciò equivale a circa il 2,7 % del PIL diquesto periodo. Per fare un confronto, lo stimolo del bilanciofederale degli Stati Uniti che ci ha aiutati ad uscire dalla nostragrande recessione del 2008-09 (dopo esserci sottratti alle politiche di bilancio restrittive dei governi statali) è stato inferiore all'1 % del PIL.

Questo stimolo probabilmente farà la differenza tra la crescita e un altro anno di recessione. La maggior parte dei finanziamenti proviene da sovvenzioni comunitarie, in modo da non appesantire il debito della Grecia.

In altre parole, l'economia greca è destinata a crescere quest'anno a causa di una significativa inversione di politica economica. L'austerità, o stretta di bilancio, in sostanza sta volgendo al termine.

Perché questo è così importante? Perché coloro che hanno progettato o sostenuto la politica degli ultimi quattro anni, quando l'economia greca comincerà a riprendersi, sosterranno che l' "austerità ha funzionato". Ma persino la stessa analisi del FMI sull'economia greca confuta questa affermazione. L'austerità può "funzionare" (se se ne accetta il costo umano oscenamente alto) solo se la disoccupazione di massa spinge verso il basso i salari abbastanza da fare in modo che l'economia diventi più competitiva e in grado di trovare la sua via d'uscita dalla recessione attraverso le esportazioni. Il FMI ha previsto un calo del 20 % dei salari e degli stipendi per il periodo 2010-2014; ma questo non è stato abbastanza per rendere le esportazioni greche più competitive in maniera significativa, secondo le ultime (luglio) revisioni del Fondo.  Le esportazioni sono rimaste deboli e non si sono nemmeno avvicinate a compensare i tagli della spesa pubblica e la riduzione della domanda privata interna. La strategia della "svalutazione interna" non ha ancora funzionato, né per la Grecia, né - secondo i dati e le analisi del FMI - per la zona euro nel suo complesso.

Naturalmente, la Grecia è ancora lontano dall'essere fuori dai guai. Con un rapporto debito/PIL del 176 % (era a circa il 115 % quando in Grecia ha avuto inizio l'austerità), e di fronte a tassi di interesse elevati in caso ritornasse a finanziarsi sui mercati, la crisi potrebbe ripartire e potrebbe essere necessaria anche un'altra ristrutturazione del debito. E anche se il ritorno alla crescita quest'anno convincesse gli investitori a mettere i loro soldi in Grecia, ci vorranno anni perché la disoccupazione ritorni a livelli umani.

Ecco perché è così importante comprendere le cause del ritorno alla crescita della Grecia, se dovesse davvero accadere (potrebbe ancora deragliare a causa di shock avversi) . La tragedia umana degli ultimi cinque anni in Europa, così come le crisi finanziarie ripetute e i danni per l'economia mondiale causati dalla cattiva politica europea – come hanno sostenuto molti economisti - si sarebbero potuti evitare.


L’APPELLO DEI MEDICI DI FAMIGLIA: “ITALIANI, DOVETE BERE DI PIÙ”. IDRATAZIONE INSUFFICIENTE PER 7 RAGAZZI SU 10. E I VOTI NE RISENTONO

Gli abitanti della Penisola sanno che la quantità indicata è due litri al giorno, ma si fermano al 50%. Il dott. Cricelli, Presidente SIMG: “La nostra indagine ha rilevato usi e costumi errati, riservando anche sorprese. La buona notizia? Il consumo di zucchero è sotto la soglia critica


Poco più di un litro al giorno. Ecco la quantità media di liquidi che gli italiani introducono nel loro organismo. Un valore decisamente troppo basso, inferiore del 50% rispetto alle raccomandazioni mediche, che minaccia soprattutto la salute dei più piccoli. Il 66% dei bimbi italiani, infatti, non beve a sufficienza prima di sedersi sui banchi di scuola. Le conseguenze sono prestazioni cognitive rallentate, fino al 14% in meno rispetto ai coetanei idratati correttamente. “Ma assumere pochi liquidi è un aspetto comune a tutte le età. La conferma viene dallo studio LIZ, condotto per la prima volta su 2mila pazienti in tutto il territorio – spiega il dott. Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) –. Un’indagine unica nel suo genere, che ha analizzato anche il consumo di zuccheri nella popolazione”. La ricerca è stata realizzata come progetto di collaborazione tra SIMG e Nutrition Foundation of Italy (NFI). “I dati che emergono da LIZ sono una nitida fotografia della popolazione reale – aggiunge il dott. Andrea Poli, Presidente NFI, nel corso del Media Tutorial SIMG/NFI organizzato oggi al Circolo della Stampa di Milano – perché la ricerca è stata condotta su un campione di persone estratto, con un processo rigorosamente casuale, dalle liste dei pazienti dei medici di famiglia. Eravamo molto interessati a rilevare anche il reale introito di saccarosio e di dolcificanti tra i cittadini. Abbiamo avuto la conferma che, in media, non siamo di fronte ad apporti elevati: si tratta infatti di 68 grammi al giorno per gli uomini e di 66 grammi per le donne. Questi dati forniscono un’informazione basilare: è difficile immaginare di risolvere il problema del sovrappeso nella Penisola comprimendo semplicemente il consumo di zucchero”. “Ecco perché le proposte di tassazione e/o limitazione delle bevande gassate, magari virtuose negli intenti, appaiono ingiustificate: non tengono conto della realtà – commenta il dott. Ovidio Brignoli, Vicepresidente SIMG –. Sono ben altri i fattori che incidono sull’obesità, una patologia che colpisce ormai il 10% degli italiani: un paradosso, nella patria della dieta mediterranea. Come SIMG stiamo pianificando campagne specifiche, perché si tratta di un problema esplosivo a tutte le età, con risvolti importanti per la salute, soprattutto dei più giovani, ma anche della popolazione adulta e degli anziani. Intervenire e modificare questa tendenza rappresenta per noi, come per tutti gli operatori nel settore salute, una priorità”. È proprio sull’eccesso di peso e sulle capacità di evitare questa condizione che si gioca una buona parte della sostenibilità dei Servizi Sanitari, già messi in sofferenza dalla crisi economica e dal fardello delle patologie croniche. “La prevenzione primaria è la chiave per riuscire a garantire, in futuro, l’accesso universale alle prestazioni mediche – aggiunge il dott. Brignoli –. Ed è in questa direzione che ci stiamo muovendo. Innanzitutto, dobbiamo formare i nostri membri perché comunichino in modo corretto i concetti ai pazienti: stiamo preparando una serie di schede descrittive sui cibi, sulle loro caratteristiche, sulle modalità di cottura, ecc. che faciliteranno la comprensione per tutti i nostri assistiti, anche i più anziani. È già pronto un network di 500-600 camici bianchi per assolvere questi compiti, con l’indicazione di raccogliere a ogni visita i dati relativi ai cittadini, per inserirli poi in un database strutturato. L’obiettivo è raggiungere i 30 milioni di persone, un progetto mai realizzato prima”. 


“Sondando le conoscenze e i comportamenti del pubblico abbiamo scoperto aspetti sorprendenti, confrontando soprattutto quello che le persone intervistate dichiarano di fare e, invece, mettono realmente in pratica – sottolinea il dott. Poli –. Il 45% dei maschi e il 33% delle femmine, ad esempio, non presta attenzione alle calorie che introduce, correndo ai ripari solo quando il grasso ha già iniziato ad accumularsi”. “Ecco perché il medico di famiglia deve essere uno dei protagonisti di questo cammino, assolutamente necessario, verso la prevenzione – conclude il dott. Cricelli – Conosciamo più di chiunque altro il paziente, la sua storia umana e clinica, il contesto familiare e sociale in cui vive. Inoltre, rappresentiamo la congiunzione tra territorio e ospedale. È nei nostri ambulatori che il cittadino deve trovare una risposta efficace alle proprie esigenze”. 

A CUBA GIÀ CREATI QUATTRO VACCINI CONTRO IL CANCRO, MA LE AZIENDE FARMACEUTICHE LI IGNORANO PERCHÉ A LORO NON CONVENGONO !!!

Che Cuba abbia sviluppato già quattro vaccini contro altrettanti differenti tipologie di tumori è senza dubbio una importante notizia per l’umanità., e se teniamo presente che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno muoiono nel mondo, per queste infermità, circa 8 milioni di persone. I grandi mezzi internazionali hanno ignorato il fatto quasi completamente.


Nel 2012 Cuba testava il primo vaccino terapeutico contro il cancro al polmone avanzato a livello mondiale, la CIMAVAX-EGF. E nel gennaio 2013 è stato annunciato il secondo, la cosìdetta Racotumomab. Sperimentazioni cliniche in 86 paesi dimostrano che questi vaccini, sebbene non curino l’infermità, ottengono la riduzione dei tumori e permettono una tappa stabile dell’infermità, aumentando le speranze e la qualità di vita.

Il Centro Immunologico Molecolare de la Habana, appartenente allo Stato Cubano, è l’artefice di tutti questi vaccini. Già nel 1985 venne sviluppato il vaccino della meningite B, unica al mondo, e più tardi altre, come quelle contro l’epatite B o il deng. Inoltre opera da molti anni per sviluppare un vaccino contro l’HIV-SIDA. Altro centro statale cubano, il laboratorio Labiofam, sviluppa medicamenti omeopatici anche contro il cancro: è il caso del VIDATOX, elaborato partendo dal veleno  dello scorpione azzurro.

Cuba esporta questi farmaci in 26 paesi, e partecipano in imprese miste in Cina, Canadà e Spagna. Tutto questo rompe completamente uno stereotipo molto diffuso, rafforzato dal silenzio mediatico sui successi di Cuba e di altri paesi del Sud: che la ricerca medico-farmaceutica di avanguardia si produce solo nei paesi cosìdetti “sviluppati”.

Indubbiamente, lo Stato cubano ottiene una rendita economica dalla vendita internazionale di questi prodotti farmaceutici. Senza dubbio, la sua filosofia di ricerca e commercializzazione è agli antipodi della pratica imprenditoriale della grande industria farmaceutica.

Il Premio Nobel della medicina Richard J. Roberts denunciava recentemente che le aziende farmaceutiche orientano le proprie ricerche non verso la cura delle infermità, ma lo sviluppo di farmaci per dolenze croniche, molto più remunerativi. E segnalava che le malattie proprie dei paesi più poveri – per la loro bassa redditività non venivano investigate. Per questo, il 90% dei finanziamenti per le ricerche viene destinato verso le malattie del 10% della popolazione mondiale.

L’industria pubblica medico-farmaceutica di Cuba, sebbene sia una delle principali fonti di entrate per il paese, di regge su principi radicalmente opposti.

In primo luogo, le sue ricerche vanno dirette, in buona parte, a sviluppare vaccini che proteggono dalle malattie e, di conseguenza, abbassano il costo dei medicamenti sulla popolazione.

In un articolo della prestigiosa rivista Science, i ricercatori dell’Università di Stanford (California) Paul Drain e Michele Barry assicuravano che Cuba ottiene migliori indici nella salute che gli Stati Uniti con un costo venti volte inferiore. La ragione: l’assenza – nel modello cubano – di pressioni e stimoli commerciali da parte delle aziende farmaceutiche, e una riuscita strategia di educazione della popolazione nella prevenzione.

Inoltre, le terapie naturali e tradizionali – come la medicina verde, l’agopuntura, l’ipnosi e molte altre, pratiche poco redditizie per i produttori di farmaci, sono integrate da molti anni nel sistema sanitario pubblico gratuito dell’isola.

Dall'altro lato, a Cuba i farmaci vengono distribuiti, in primo luogo, nella rete ospedaliera pubblica nazionale, in modo gratuito o altamente sussidiato.

L’industria farmaceutica cubana, inoltre, destina praticamente nulla in pubblicità, mentre nel caso delle multinazionali, è superiore al costo dell’investimento stesso della ricerca.

Per ultimo, Cuba spinge alla produzione di farmaci generici che mette a disposizione di altri paesi poveri e dell’Organizzazione Mondiale della Salute, a un prezzo molto inferiore a quello della grande industria mondiale.

Per questi accordi, alieni alle regole del mercato, generano forti pressioni dall’industria farmaceutica. Recentemente, il governo dell’Ecuador annunciava l’acquistoda Cuba di un numero importante di farmaci, in reciprocità alle borse di studio fornite a studenti ecuadoriani sull’isola e per l’appoggio di specialisti cubani al programma “Manuela Espejo” per persone diversamente abili.

Le proteste dell’Associazione dei Laboratori Farmaceutici Ecuadoriani si sono commutate immediatamente in campagne mediatiche, diffondendo il messaggio della insinuata cattiva qualità dei farmaci cubani.

Dall’altro lato, numerosi analisti vedono dietro il colpo di Stato in Honduras, nel 2009, la grande industria farmaceutica internazionale, dato che il governo del deposto Manuel Zelaya, nel quadro degli accordi ALBA, pretendeva sostituire l’importazione di medicamenti delle multinazionali con farmaci generici cubani.

Il blocco degli Stati Uniti a Cuba impone importanti ostacoli per la commercializzazione internazionale dei prodotti farmaceutici cubani, però pregiuduca anche direttamente la cittadinanza degli Stati Uniti. Ad esempio, le 80.000 persone diabetiche che soffrono in questo paese ogni anno dell’amputazione delle dita dei piedi, non possono accedere al farmaco cubano Heperprot P., che propriamente le evita.

Il Premio Nobel della Chimica Peter Agre affermava recentemente che “Cuba è un magnifico esempio di come si possa integrare la conoscenza e la ricerca scientifica”. Irina Bokova, direttrice generale dell’UNESCU, dichiarava di sentirsi “molto impressionata” dai successi scientifici di Cuba e mostrava la volontà di questa organizzazione delle Nazioni Unite per promuoverli nel mondo. La domanda è inevitabile: conterà sulla collaborazione imprescindibile dei grandi media internazionali per diffonderli?

Josè Manzaneda – Coordinatore CubaInformazione.



venerdì 24 gennaio 2014

Protezione Civile, Gabrielli: il Governo la inserisca tra le materie scolastiche

Il paese ideale è quello che non ha bisogno della protezione civile. Un paese nel quale non esistono emergenze e tutti sono adeguatamente informati. Purtroppo la realtà è un’altra: l’Italia ha un alto tasso di rischio sismico e alluvionale e spesso siamo costretti a fronteggiare eventi eccezionali. Come quello della Costa Concordia, che a due anni dal naufragio ne rappresenta l’esempio più evidente e concreto. Senza contare gli eventi sismici degli ultimi anni che hanno colpito Abruzzo ed Emilia o le alluvioni ed il maltempo che in questi giorni stanno mettendo in ginocchio il Paese.  Non potendoci quindi augurare l’impossibile, restiamo coi piedi per terra. In questo contesto, la vera buona notizia che speriamo di poter scrivere nel 2014 è l’inserimento della protezione civile tra le materie scolastiche.

ContinuaProtezione Civile, Gabrielli: il Governo la inserisca tra le materie scolastiche

SICUREZZA AGROALIMENTARE:SEQUESTRATE 52 MILA UOVA IN PUGLIA

Sono 52 mila le uova sottoposte a sequestro dai Forestali del Nucleo Tutela Regolamenti Comunitari e della Sezione di Analisi Criminale del Comando Regionale Puglia

L'operazione è avvenuta nel corso dell'attività di controllo per la sicurezza e tutela dei prodotti agroalimentari effettuata in due aziende di produzione, centro di imballaggio e commercializzazione di uova situate nella Provincia di Barletta-Andria-Trani.

Nella prima ditta sono state sequestrate circa 41 mila uova e il rappresentante legale, un uomo di 58 anni, è stato denunciato all'autorità giudiziaria per frode in commercio, per aver messo in vendita uova di origine e qualità diverse da quella dichiarata. Dalle indagini è emerso che l'azienda svolgeva attività fraudolenta nella vendita dei prodotti avicoli. Infatti venivano messe in commercio falsamente uova rosse, dichiarate come allevate nello stesso stabilimento, e uova bianche di galline allevate in impianti a terra. Le indagini invece hanno accertato esattamente il contrario. Sono in corso ulteriori indagini per verificare la provenienza delle uova sequestrate in considerazione del fatto che la ditta importa prodotti avicoli spagnoli e polacchi. 

In una seconda azienda la Forestale ha sequestrato circa 11 mila uova perché l'attività era sprovvista di un sistema di tracciabilità dei prodotti. Sulle uova non erano presenti indicazioni di provenienza né cartelli attestanti il giorno di produzione. Alla stessa ditta è stata elevata una sanzione amministrativa pari a 1.500 euro.



OPERAZIONE "PHARMA BLUFF"

Arrestate quattro persone tra medici, farmacisti e loro collaboratori, per associazione per delinquere e truffa ai danni del servizio sanitario nazionale. oltre un milione di euro il giro d'affari illeciti.


Dall'alba di oggi il personale del Corpo forestale dello Stato di Vibo Valentia, in collaborazione con il Comando Provinciale della Guardia di Finanza e la Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza della locale Procura della Repubblica, con l'ausilio di un elicottero del Corpo forestale dello Stato del COA di Lamezia Terme, sta eseguendo quatto ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di medici, farmacisti e loro collaboratori, accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Nel mese di ottobre del 2012 gli uomini del Corpo forestale dello Stato nella frazione di Caroniti di Joppolo a Vibo Valentia, avevano infatti rinvenuto, abbandonate ai margini di una strada provinciale, un considerevole numero di confezioni di medicinali, perfettamente integre ed ancora in corso di validità. Durante la prima fase delle indagini sono stati eseguiti precisi riscontri documentali per mezzo del sistema di tracciabilità del farmaco e l'analisi di oltre 25.000 ricette mediche, per  ricostruire il percorso di ogni singolo medicinale, riconoscendo così sia il medico che ne aveva curato le prescrizioni che la farmacia dispensatrice. Le successive indagini, svolte sotto la direzione della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, attraverso numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso di accertare l'esistenza di un sodalizio criminale, costituito da farmacisti e studi medici compiacenti, incline a commettere più reati ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. 

Il modus operandi era così strutturato: la farmacia erogava i farmaci ai propri assistiti in assenza di prescrizione medica, mentre la regolarizzazione avveniva solo in un secondo momento tra medico e farmacista. In questa fase, quindi, onde garantirsi maggiori introiti, le ricette mediche venivano liberamente "gonfiate", mediante l'applicazione di una o più fustelle (bollini autoadesivi); il passo conclusivo consisteva nel disfarsi delle confezioni ingannevolmente commercializzate che finivano con l'essere abbandonate, previa separazione del loro contenuto dalla scatola. In ultimo il farmacista si adoperava per richiedere i rimborsi all'Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia relativamente a farmaci che non erano mai giunti nelle mani degli assistiti. La locale Procura ha disposto inoltre il sequestro probatorio della farmacia al fine di quantificare il danno cagionato allo Stato stimato in circa un milione di euro nell'ultimo triennio. L'attività  è il frutto della proficua ed intensa collaborazione tra le forze di polizia vibonesi e la Procura del capoluogo nel settore degli illeciti che recano danno alla spesa sanitaria nazionale.


ANTIBRACCONAGGIO: OPERAZIONE "FREE DUCK" A TUTELA DELL'AVIFAUNA MIGRATORIA NEL CASERTANO

Denunciate 21 persone, sequestrati fucili, munizioni e richiami. sanzioni per oltre ventimila euro


Ventuno persone denunciate, fucili e centinaia  di munizioni sequestrati così come uccelli imbalsamati illegalmente e utilizzati come richiami, 50 "vasche" ovvero postazioni fisse situate al margine di terreni appositamente allagati passate al setaccio, sanzioni per oltre 20mila euro.

Questo il risultato della vasta attività antibracconaggio condotta nel casertano dal personale del Comando Regionale per la Campania del Corpo forestale dello Stato, unitamente al personale del Nucleo Operativo Antibracconaggio di Roma e del Comando Provinciale di Caserta.

L'attività di caccia dell'avifauna migratoria, in particolare trampolieri e anatre, si concentra prevalentemente nei comuni di Grazzanise, Castelvolturno, Villa Literno, Mondragone e viene praticata con il supporto di richiami acustici e con l'ausilio di  postazioni fisse, situate al margine di terreni appositamente allagati, le cosiddette "vasche".

Gli uccelli che percorrono la direttrice migratoria tirrenica per tornare nei luoghi di riproduzione vengono attratti nelle vasche, attraverso l'utilizzo di richiami vietati che ne riproducono i versi tipici del corteggiamento. Sono proprio i richiami che hanno reso possibile scoprire i bracconieri, ai quali sono stati contestati diversi reati, tra cui l'attività venatoria praticata con mezzi non consentiti come i richiami acustici a funzionamento elettromagnetico e i fucili modificati in modo da ottenere una maggiore potenza di fuoco, illecito quest'ultimo sanzionato penalmente anche dalla normativa in materia di armi.
Al successo dell'operazione ha contribuito anche il supporto logistico fornito dal Comando Militare Esercito Campania della Caserma "Calò" e la collaborazione dell' Ente Mediterraneo Protezione Animali e del WWF Italia.

L'operazione testimonia come nella "Terra dei Fuochi" la Forestale continui a svolgere un'attività di tutela ambientale di ampio raggio, non solo per fronteggiare il fenomeno dei roghi e dello smaltimento illegale di rifiuti, ma anche in altri settori, dall'agroalimentare alla protezione dell'avifauna, tutelando l'ambiente nella sua integralità. 


giovedì 23 gennaio 2014

CLIMA, UE PRESENTA LIBRO BIANCO CLIMA-ENERGIA 2030. LEGAMBIENTE: “PREOCCUPANTE RETROMARCIA, OBIETTIVI INSUFFICIENTI"

 - 55% di emissioni, - 40% di consumo energetico, + 45% di energia rinnovabile entro il 2030 i target necessari.

Il libro bianco Clima-Energia 2030 adottato oggi dalla Commissione europea rappresenta una preoccupante e pericolosa retromarcia rispetto agli impegni assunti finora dall’Europa per contenere il riscaldamento globale sotto i 2°C. Gli obiettivi comunitari al 2030 proposti oggi - 40% di riduzione delle emissioni di CO2 e l’aumento non vincolante per gli Stati membri al 27% di rinnovabili - purtroppo non consentono all’Europa di mettere in campo una forte e coerente azione climatica in grado di invertire la rotta.

Per contenere il surriscaldamento sotto i 2°C ed evitare la catastrofe climatica, l’Unione europea deve impegnarsi a ridurre almeno del 55% le emissioni interne entro il 2030dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezzae contemporaneamente impegnarsi a raggiungere il 45% di energia rinnovabile e tagliare il consumo di energia del 40% per portare avanti una reale transizione verso un sistema energetico a zero emissioni di carbonio.Sono obiettivi che il nostro governo deve sostenere con forza – prosegue il presidente di Legambiente - per giocare da protagonista l'importante ruolo che è chiamato a svolgere nei prossimi mesi, a partire dal Consiglio Europeo del prossimo 21 marzo, e soprattutto con il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea”.

Il livello di ambizione comunitario degli obiettivi climatici ed energetici deve essere coerente con la traiettoria di riduzione delle emissioni di gas-serra di almeno il 95% al 2050, in grado di contribuire a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto alla soglia critica dei 2°C. Abbiamo tutti gli strumenti e ancora tempo per farlo, mentre ci stiamo avventurando verso un surriscaldamento del pianeta di oltre 4°C con scenari apocalittici. Serve un’inversione di rotta come evidenzia il nuovo rapporto dell’IPCC. Gli scienziati del panel intergovernativo dell’ONU sui cambiamenti climatici avvertono che non è più possibile continuare su questa strada. 

Per Legambiente servono obiettivi legalmente vincolanti sia per la riduzione delle emissioni di gas-serra, che per le rinnovabili e l’efficienza energetica. Il solo obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas-serra non è sufficiente a stimolare i necessari investimenti per le rinnovabili e l’efficienza energetica. Per raggiungere gli obiettivi climatici europei è indispensabile una forte trasformazione del sistema energetico con una significativa riduzione dell’uso di energia e una forte espansione delle fonti rinnovabili. Questi tre obiettivi centrali della politica energetica europea sono complementari e non possono essere sottoposti a compromessi politici di basso profilo che ne limitino l’efficacia.

Il processo verso un’economia europea a basse emissioni di carbonio - come evidenzia il rapporto sulla competitività dell’economia europea presentato oggi dalla Commissione insieme al libro bianco Clima-Energia 2030 - può creare nuove opportunità economiche dal punto di vista dell’occupazione, dell’innovazione e dello sviluppo di tecnologie pulite. “Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire – conclude Cogliati Dezzae rispetto alla quale la posizione assunta dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, che insieme ai suoi colleghi tedesco, inglese, francese, olandese e spagnolo, ha chiesto formalmente all’Unione europea di fissare al 40% il taglio delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030, ci pare un importante e positivo passo avanti. Mentre ci auguriamo che il ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato riveda, in base a quanto accade realmente, il suo punto di vista rispetto alla perdita di competitività delle imprese che egli attribuisce agli obiettivi sulle rinnovabili e sulla riduzione di CO2”.


RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SULL'EGITTO: TRE ANNI DOPO LA "RIVOLUZIONE DEL 25 GENNAIO", LA REPRESSIONE SU VASTA SCALA PROSEGUE SENZA SOSTA

In un nuovo, duro rapporto pubblicato alla vigilia del terzo anniversario della "rivoluzione del 25 gennaio", Amnesty International ha dichiarato che le autorità egiziane stanno usando ogni mezzo a loro disposizione per sopprimere il dissenso e violare i diritti umani.
La polizia rimuove un poster di sostenitori di Morsi da piazza Rabaa al-Adawiya , 
al Cairo © REUTERS/Mohamed Abd El Ghany

Il rapporto, intitolato "La roadmap verso la repressione. Nessuna fine in vista per le violazioni dei diritti umani", Amnesty International dipinge un quadro sconfortante sulla situazione dei diritti e delle libertà in Egitto dalla deposizione, nel luglio 2013, del presidente Morsi.

"Negli ultimi sette mesi, l'Egitto ha assistito a una serie di dannosi colpi ai diritti umani e a una violenza di stato senza precedenti. Tre anni dopo, le richieste di dignità e diritti umani della 'rivoluzione del 25 gennaio' restano più lontane che mai.  Parecchi dei promotori sono dietro le sbarre mentre repressione e impunità sono all'ordine del giorno" - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. 

Da ogni punto di vista, le autorità egiziane hanno stretto la morsa intorno alla libertà d'espressione e di manifestazione. Hanno introdotto leggi repressive per poter ridurre più facilmente al silenzio le voci critiche e stroncare le proteste. Le forze di sicurezza hanno avuto via libera per agire al di sopra della legge e senza timore di essere chiamate a rispondere del loro operato.

"Con queste misure in essere, l'Egitto ha intrapreso decisamente la strada verso un ulteriore periodo di repressione e di scontro. A meno che le autorità non cambieranno orientamento e prenderanno misure concrete per dimostrare il loro rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto, a iniziare da subito col rilascio incondizionato dei prigionieri di coscienza, è probabile che le carceri del paese si riempiranno di persone detenute illegalmente e i suoi obitori e ospedali di un numero ancora maggiore di vittime dell'uso arbitrario della forza da parte della polizia" - ha proseguito Sahraoui.

Lo scorso fine settimana il presidente Adly Mansour ha dichiarato che la nuova costituzione egiziana favorirà la costruzione di un paese che "rispetta le libertà e la democrazia e rende i diritti e la giustizia una modalità di lavoro e di vita".

"Nella realtà, la situazione attuale dei diritti umani è spaventosa. Il governo egiziano sarà giudicato non dalle sue parole, ma dalle sue azioni. Le assicurazioni verbali resteranno prive di senso se la repressione sul terreno continuerà ad aumentare e se basterà un tweet per finire in prigione. Le autorità devono allentare la presa sulla società civile e consentire le manifestazioni pacifiche così come altre forme di espressione del dissenso. Le politiche in vigore sono il tradimento delle aspirazioni a pane, libertà e giustizia sociale della 'rivoluzione del 25 gennaio'" - ha commentato Sahraoui. 

Negli ultimi mesi, la violenza ha raggiunto livelli senza precedenti: le forze di sicurezza hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani, ricorrendo regolarmente alla forza eccessiva, a volte letale, nei confronti di manifestanti dell'opposizione e di proteste nei campus universitari.

Dal 3 luglio 2013, 1400 persone sono state uccise nel corso delle violenze politiche, la maggior parte delle quali a causa della forza eccessiva della polizia.

Nessuna indagine adeguata è stata aperta sulla morte di oltre 500 sostenitori di Morsi in occasione dello sgombero, col ricorso alla forza eccessiva, del sit-in di Rabaa al-Adawiya dell'agosto 2013. Non un solo membro delle forze di sicurezza è stato incriminato per quel bagno di sangue senza precedenti. 

"Invece di tenere a freno le forze di sicurezza, le autorità hanno di fatto fornito loro il mandato per la repressione. Ancora una volta, in Egitto, è stata usata la retorica della 'lotta al terrorismo' per giustificare ampie repressioni senza distinguere tra attacchi violenti e legittima espressione del dissenso. Le forze di sicurezza dovrebbero rispondere delle violazioni dei diritti umani.

Invece, consentendo loro di agire impunemente, le autorità le hanno incoraggiate. Il ciclo di abusi sarà spezzato solo quando lo stato di diritto si applicherà nei confronti di tutti, a prescindere dal ruolo gerarchico o dall'affiliazione politica" - ha sottolineato Sahraoui.

Dalla "rivoluzione del 25 gennaio", giusto una manciata di agenti delle forze di sicurezza di basso rango è stata condannata per la morte di manifestanti.

Nei mesi successivi alla rimozione dal potere del presidente Mohamed Morsi, posti di blocco dell'esercito, personale di sicurezza ed edifici governativi sono finiti sempre più sotto l'attacco di gruppi che le autorità chiamano "terroristi". Sebbene il governo egiziano abbia il diritto e il dovere di proteggere la vita e processare i responsabili di tali reati, i diritti umani non dovrebbero essere sacrificati nel nome della "lotta al terrorismo".

Alla vigilia del terzo anniversario della rivolta il ministro dell'Interno Mohamed Ibrahim ha messo in guardia che le prigioni e le stazioni di polizia sono state protette con armi pesanti. In un'esibizione di forza, che dimostra tutta l'attuale baldanza delle forze di sicurezza, egli ha sfidato chiunque a provare la loro potenza.

Il più grave giro di vite è stato nei confronti della libertà di espressione e di manifestazione. Migliaia di presunti sostenitori e membri della Fratellanza musulmana sono stati arrestati per aver contestato la deposizione di Mohamed Morsi. Non sono stati risparmiati donne, uomini e bambini che esprimevano pacificamente la loro opposizione alle forze armate.

A dicembre, la Fratellanza musulmana è stata ufficialmente definita "organizzazione terrorista" e ciò ha reso ancora più facile la repressione del gruppo. Il 23 dicembre, almeno 1055 associazioni caritatevoli affiliate alla Fratellanza musulmana si sono viste congelare i conti. 

Durante le proteste e gli scontri sono state arrestate anche centinaia di studenti. A novembre la polizia antisommossa ha usato gas lacrimogeni e armi da fuoco all'interno del campus universitario del Cairo, uccidendo lo studente 19enne Mohamed Reda.

Attivisti e studenti non appartenenti a gruppi religiosi sono stati presi a loro volta di mira, nel tentativo apparente del governo di stroncare ogni forma di dissenso lungo tutto l'arco politico. Noti attivisti della "rivoluzione del 25 gennaio" sono in carcere per aver osato chiedere diritti umani e la fine dell'impunità.

La nuova legge che limita i raduni pubblici e le manifestazioni costituisce una grave minaccia alla libertà di riunione e concede alle forze di sicurezza la licenza di ricorrere alla forza eccessiva nei confronti di dimostranti pacifici. Ne è derivata la formalizzazione della repressione di stato e il via libera agli abusi delle forze di sicurezza.

A tutto questo si aggiungono gli attacchi ai giornalisti e alla libertà di stampa, le irruzioni nelle sedi delle Organizzazioni non governative e le restrizioni alle loro attività.

"È in atto un tentativo concertato di ridurre al silenzio ogni osservatore indipendente, dagli attivisti ai giornalisti fino alle Organizzazioni non governative, che rende più difficoltoso operare in Egitto e continuare a documentare e denunciare le violazioni dei diritti umani" - ha chiarito Sahraoui.

Le autorità hanno anche cercato di utilizzare il sistema giudiziario come strumento di repressione

"La magistratura è usata per punire gli oppositori mentre agli autori delle violazioni dei diritti umani si permette di camminare liberi" - ha concluso Sahraoui.



IL GRANDE INGANNO DELL'EVASIONE FISCALE; ECCO COSA DOVETE SAPERE (E DIVULGARE)

LA FACCIA TOSTA DI QUESTO PERSONAGGIO E' ALLUCINANTE!!! MA IL PROBLEMA VERO, è CHE MOLTI GLI CREDONO PURE... 


La realtà è che in un momento come questo ci sono commercianti e piccoli imprenditori che sopravvivono solo grazie all'evasione fiscale, e che se non eludessero al fisco qualche centinaia di euro, sarebbero costretti a CHIUDERE, ingrassando le fila dei disoccupati e SMETTENDO TOTALMENTE DI VERSARE CONTRIBUTI ALLO STATO;

Inoltre consideriamo che se una persona evade 100€ e li impiega, per esempio, mettendo 50€ di benzina e 50€ di spesa, una parte di questi soldi rientra comunque nelle casse dello stato al passaggio successivo, con le accise benzina e l'IVA sugli acquisti... COSA CHE NON AVVIENE PER LA GRANDE EVASIONE, LA "FUGA" DEI CAPITALI VERSO I PARADISI FISCALI, dai 98 MILIARDI EVASI DALLE LOBBY DELLE SLOT AI 2 MILIARDI ELUSI E SCOPERTI IN QUESTI GIORNI DALLA "PALAZZINARA" CHE PER OLTRE 10 ANNI HA "NASCOSTO" 1243 IMMOBILI AL FISCO;

SIAMO IN TREPIDANTE ATTESA DI SAPERE QUANTO DOVRA' PAGARE QUESTA SIGNORA PER REGOLARIZZARE LA SUA POSIZIONE; purtroppo in casi come questo, solitamente anziché fargli pagare TUTTO + penali/interessi/multe molto spesso l'evasore se la cava con MENO DI QUANTO AVREBBE DOVUTO PAGARE...

Ricordiamo - UN ESEMPIO TRA TANTI - la storia di Valentino Rossi;

inizialmente gli furono richiesti 112 milioni di euro (vedi:

DOPO L'ACCORDO, NE HA DOVUTI PAGARE SOLO 20 (vedi:
http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/sport/valentino-evasione/fisco-rossi/fisco-rossi.html)

IN PRATICA AI RICCHI CONVIENE EVADERE E ASPETTARE CHE IL FISCO VADA A BUSSARGLI, PER ACCORDARSI IN SEGUITO!!!!!

LO STATO IN QUESTO MODO NON SOLO 'AGEVOLA' MA PERSINO 'INCENTIVA' LA GRANDE ELUSIONE FISCALE!!!

Ai politici piace prendere spunto dagli USA per molti aspetti, ma per quanto concerne l'evasione fiscale no, visto che in America chi non paga le tasse per grandi cifre e viene scoperto oltre a rischiare il carcere, pagherà MOLTO PIU' del dovuto; per esempio il campione di boxe Mike Tyson ne sa qualcosa...

MA IN ITALIA PREFERISCONO METTERE IN SCENA "COLPI DI TEATRO" COME I CONTROLLI A TAPPETO (per 1 giorno...) FATTI A CORTINA D'AMPEZZO E ALTRE SCENEGGIATE SIMILI.
QUANTO VALE LA ''GRANDE EVASIONE'' ?

SOLO i 98 miliardi delle slot machine valgono quanto le ultime 4 manovre finanziarie; sarebbero stati una grande boccata d'ossigeno per le casse dell'erario, una cifra che vale ben 1.637,50€ per ogni cittadino, bambini e anziani compresi [(98.250.000.000 diviso 60.000.000 di abitanti) se invece dividiamo la somma per il numero dei contribuenti - 38 milioni - la cifra si attesta a 2585,52€ ciascuno]

In una situazione in cui lo Stato è in difficoltà persino per trovare 400 milioni di euro per finanziare la cassa integrazione, REGALARE quella cifra a chi ha EVASO IL FISCO è PURA FOLLIA!!!!! (inoltre non è l'unico regalo fatto alle lobby, anche se è il più sostanzioso:
http://www.nocensura.com/2012/06/ecco-tutti-i-regali-alle-lobby-delle.html)

IL TESORETTO DEI GRANDI EVASORI IN SVIZZERA MAI RECUPERATO:

Nel 2011 diverse nazioni europee tra cui Germania, GB e Austria, hanno siglato accordi con la Svizzera per fare un "prelievo forzoso" sui conti correnti occulti in Svizzera dei loro cittadini; il nostro paese avrebbe potuto recuperare un "tesoretto" - anzi, un vero e proprio TESORO - di CIRCA 50 MILIARDI DI EURO (vedi: http://www.nocensura.com/2012/05/monti-potrebbe-facilmente-incassare-50.html) ma IL GOVERNO MONTI, che era a caccia di soldi, RINUNCIO' IGNOBILMENTE A QUESTA POSSIBILITA', che è stata più volte annunciata (cosa che ha portato molti correntisti a trasferire immediatamente i propri soldi in altri paradisi fiscali più "sicuri"...) e poi NON NE HANNO FATTO DI NIENTE, anche se nel giro di pochi mesi la somma che era possibile recuperare è vertiginosamente diminuita; una misura di questo tipo doveva essere fatta IMMEDIATAMENTE, insieme alle altre nazioni che hanno fatto questa scelta, rendendo la manovra nota solo a cose fatte. CON QUEI 50 MILIARDI IL GOVERNO MONTI AVREBBE POTUTO TROVARE BUONA PARTE DEI FINANZIAMENTI CHE HA RASTRELLATO CON MISURE LACRIME E SANGUE, IMPOVERENDO MILIONI DI ITALIANI, FACENDO CHIUDERE L'ATTIVITA' O COMUNQUE PERDERE IL LAVORO A CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ITALIANI, MANDANDONE IN FALLIMENTO DECINE DI MIGLIAIA, FACENDONE SUICIDARE SVARIATE CENTINAIA.

Politici & media nel frattempo predicavano la necessarietà delle misure lacrime e sangue, "dobbiamo (dovete) fare sacrifici, non ci sono altre possibilità" dicevano. E qualcuno gli credeva pure, tanto che il massone bilderberghino-trilateralista ha preso persino il 10% dei voti! Assurdo e allucinante, se conoscete qualcuno che difendeva l'operato del governo Monti, fategli leggere questo articolo, ma sicuramente qualcuno troverà il modo per giustificare anche questo!

POTREI CONTINUARE CON L'ELENCO DEI MAXI-SPRECHI INDEGNI E DEI REGALI ALLE LOBBY AMICHE PER ORE, senza considerare gli 80-90 MILIARDI annui che paghiamo di INTERESSI SUL DEBITO PUBBLICO frutto di una politica monetaria TRUFFALDINA gestita dai banchieri privati; la BCE crea il denaro dal NULLA e lo presta alle banche private ad un tasso che attualmente è dello 0.25% (in passato è stato dello 0.75% e 0.50%) e queste lo prestano alle nazioni (ovvero investono sui titoli di stato) PRETENDENDO UN TASSO DI INTERESSE DEL 4-5 PERSINO DEL 6% NEL PERIODO IN CUI LO SPREAD ERA SULLA SOGLIA DEI 500 PUNTI; QUESTA è LA VERA, UNICA CAUSA DELLA CRISI, O QUANTOMENO LA MAGGIORE: NEGLI ULTIMI 30 ANNI ABBIAMO PAGATO BEN 3.100 MILIARDI A CAUSA DI QUESTO "GIOCHINO" (vedi: http://www.nocensura.com/2013/07/litalia-in-20-anni-ha-pagato-3100.html) UNA CIFRA SUFFICIENTE NON SOLO AD ESTINGUERE IL DEBITO PUBBLICO TRUFFA, MA AVANZEREBBERO ANCHE PIU' DI 1.000 MILIARDI DI EURO, oltre al fatto che gli 80/90 miliardi di euro annui che versiamo di interessi, sarebbero sufficienti per innalzare le pensioni minime - magari integrando le entrate con una sforbiciata alle mega-maxi pensioni, che arrivano fino a oltre 90.000€ mensili - e finanziare il "reddito di cittadinanza" per sostenere chi perde o non trova un posto di lavoro.

CHI ATTRIBUISCE ALLA PICCOLA EVASIONE FISCALE I PROBLEMI DEL PAESE è UN BUGIARDO, MENTE SAPENDO DI MENTIRE (questo vale per i politici, che al di là dei proclami sanno bene come stanno le cose; tra i cittadini invece c'è una parte di ignoranti che gli crede, e questi è nostro dovere aiutarli a comprendere come stanno davvero le cose.

LA VERA EVASIONE, quella DELETERIA E DANNOSA è QUELLA DELLE GRANDI LOBBIES, CHE SOTTRAGGONO AL FISCO GRANDI CAPITALI E LI OCCULTANO NEI PARADISI FISCALI SOTTRAENDOLI ALL'ECONOMIA DEL PAESE.

E' importante cercare di "svegliare" coloro che ancora oggi credono a queste fandonie; divulgate al massimo questo articolo, pubblicatelo nelle vostre pagine/gruppi/blog e nei vostri profili, invitando alla lettura i vostri amici. Se avete la possibilità, stampatelo e distruibuitelo ai vostri amici, nelle sale d'attesa, nei bar, nei vostri negozi.

CERCHIAMO DI CONTRASTARE LA DISINFORMAZIONE DEL SISTEMA, SEMPRE PIU' DITTATORIALE E SENZA SCRUPOLI... loro hanno MILIARDI, hanno decine di migliaia di giornalisti al loro servizio, hanno il monopolio televisivo, se non ci rimbocchiamo le maniche noi cittadini, le cose non cambieranno MAI; nonostante da questo punto di vista negli ultimi anni ci siano stati dei miglioramenti, c'è ancora molto da fare, e una fetta consistente di popolazione, in primis gli anziani, non si informa sul web, unica fonte di VERA INFORMAZIONE, nonostante anche qui le principali fonti di informazione siano gestite dai "signori del tubo catodico" e della carta stampata... 


di Alessandro Raffa per Nocensura.com 

mercoledì 22 gennaio 2014

Ddl Omofobia, emendamento del senatore Giovanardi equipara gay e pedofili

La proposta di modifica di Ncd al decreto in discussione al Senato: "Tutti gli orientamenti sessuali siano tutelati dalle discriminazioni". E tra questi cita la pedofilia. Il M5s: "Segnaleremo il caso al Consiglio d'Europa"


Omosessuali e bisessuali come i pedofili. A equipararli è il senatore Carlo Giovanardi che in un emendamento presentato al ddl Omofobia, in discussione domani in Commissione giustizia al Senato, chiede che “tutti gli orientamenti sessuali siano tutelati dalle discriminazioni”. E tra questi cita la pedofilia. La modifica al testo la firmano oltre al senatore Nuovo centrodestra, anche gli onorevoli Bianconi, D’Ascolta, Torrisi e Chiavaroli. Nel testo presentato dal senatore infatti, si chiede di sostituire l’articolo 1 (Disposizioni in materia di contrasto a varie forme di discriminazione) con l’espressione: “o fondate sull’odio ovvero disprezzo o comunque palese ostilità tesa concretamente a ledere l’incolumità, la dignità e il decoro delle persone che manifestino anche solo apparentemente, ancorché non apertamente, orientamenti omosessuali, bisessuali, eterosessuali, pedofili, se tali condotte discriminatorie siano poste in essere a motivo del loro orientamento sessuale e siano espressione di violenza o ostilità verso la persona e non di pensiero verso l’orientamento sessuale e lo stile di vita in sé”.
La denuncia arriva dal gruppo del Movimento 5 Stelle al Senato. “Ci siamo accorti di questo scandalo”, ha dichiarato la senatrice Nunzia Catalfo, “esaminando il testo. Non ammettiamo questo genere di assurdità e non finisce qui: ho intenzione di segnalare il caso al Consiglio d’Europa e soprattutto ho già avvertito il garante per la privacy”. Della stessa opinione Paola Taverna, ex capogruppo al Senato che al fattoquotidiano.it dice: “Siamo senza parole. E’ una vergogna. Giovanardi riesce sempre a fare gaffe, ma questa volta l’ha combinata davvero grossa”.


INCONTRO DI PILOTI A BASSANO DEL GRAPPA (VICENZA) E COPPA DEL MONDO DI PARAPENDIO

Il prossimo 8 febbraio a Bassano del Grappa (Vicenza), presso la sala convegni Alp Station, si terrà un importante incontro per gli appassionati di volo libero, il volo che si pratica in parapendio e deltaplano.

Ospite dell'appuntamento, organizzato dall'Aero Club Montegrappa in collaborazione con Alp Station Bassano, è l'alto atesino Peter Gebhard che lo scorso anno ha partecipato con ottimi risultati alla sesta edizione della Red Bull X-Alps, una maratona in parapendio lungo l'arco alpino, da Salisburgo in Austria fino a Montecarlo, 1031 chilometri percorsi volando con questi mezzi privi di motore oppure a piedi.

A partire dalle ore 19, Gebhard, con l'aiuto di foto e video spettacolari, racconterà la sua esperienza, gli allenamenti, le strategie e le tante difficoltà incontrate. Sarà coadiuvato dagli assistenti che hanno fatto parte del suo team, Heidi Insam e Gerald Demetz.

Nel frattempo 18 piloti italiani sono impegnati nella finale della Coppa del Mondo di parapendio che si sta disputando a Governador Valadares, città sulle sponde del Rio Doce nello stato del Minas Gerais in Brasile. Tra essi gli attuali detentori del titolo, Nicole Fedele di Gemona del Friuli ed Aaron Durogati di Merano.

La località è nota in tutto il mondo per le ottime condizioni aerologiche favorevoli alla pratica del volo libero. Governador Valadares offre un decollo in località Ibituruna, una montagna isolata alta 1120 metri con un dislivello di quasi 1000 metri sulla pianura. Tutto intorno un panorama collinare, tipicamente tropicale, con una vegetazione rigogliosa e pochissima civiltà. L'area di volo  offre una vasta scelta di percorsi che fino ad oggi si sono attestati tra i 70 e gli 80 chilometri o poco più. Le gare di parapendio assomigliano alle regate veliche: i piloti dal decollo devono toccare punti salienti del territorio e confermare l'aggiramento tramite il GPS in dotazione prima di raggiungere l'atterraggio. Vince chi impiega meno tempo.


La manifestazione si giocherà su dieci prove, tempo permettendo, e si chiuderà il prossimo 25 gennaio. Al momento, dopo quattro manches convalidate, l'Italia è seconda nella classifica per nazioni dietro la Francia; nell'individuale l'alto atesino Joachim Oberhauser è secondo dietro lo svizzero Stefan Wyss, quato il trentino Luca Donini. Si difende bene Nicole Fedele, terza nella classifica femminile. Attardato Aaron Durogati al 25° posto su 119 piloti presenti in rappresentanza di 25 nazioni. 

martedì 21 gennaio 2014

CODICE ANTIMAFIA: PERCHE’ GLI APPARTENENTI ALLA “CUPOLA BANCARIA”, SONO ESONERATI ?

CODICE ANTIMAFIA: PERCHE’ GLI APPARTENENTI ALLA “CUPOLA BANCARIA”, SONO ESONERATI ? DOVREBBERO ESSERE PROPRIO LE BANCHE E BANKITALIA AD APPLICARE IL CODICE ANTIMAFIA.

Il Codice Antimafia, aggiornato a Legge di Stabilità 2013 di cui  al DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011 n. 159 (in Suppl. Ordinario n. 214 alla Gazz. Uff., 28 settembre, n. 226). – Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136, testo

stabilisce che per dare un giro di vite alla criminalità organizzata negli enti pubblici e nelle imprese private, tutti i soggetti economici, banche comprese, sono soggette alla sua applicazione.

Ma i banchieri, che come noto hanno molto da nascondere in tema di trasparenza e legalità, essendo spesso premiati quando rinviati a giudizio per crimini odiosi come la frode fiscale, non gradiscono di sottoporsi al codice antimafia, adusi a farsi confezionare norme sull’onorabilità a loro uso e consumo, rifiutano  il codice antimafia appellandosi ad un vecchio decreto del ministero dell’Economia del 1988, meno stringente sulle cause di decadenza.

Secondo il decreto del Tesoro,  per far decadere un banchiere (o per sospenderlo temporaneamente) è necessaria una pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, mentre secondo il codice Antimafia, basta una condanna confermata dalla Corte di Appello per sospenderlo dalle sue funzioni, arrivando al paradosso che vengono nominati commissari di banche soggetti accusati di usura per aver applicato tassi di interesse superiori alle norme imperanti la legge n. 108 del 1996, annoverandolo come titolo di merito.

Qualche anno fa infatti, un Governatore della Banca d'Italia, aveva nominato commissario della Ber (Banca Emiliana Romagnola) un soggetto F.D.F. con gravissimi problemi giudiziari, tra i quali  l'accusa del delitto di usura, come risulta dagli atti della Procura della Repubblica presso il tribunale di Ascoli Piceno n. 1603/05/RG "Notizie di reato modello 21", relativamente al periodo in cui ricopriva la carica di direttore generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, banca Tercas, tra il 1998 ed il 2005.

Bene fa il ministero degli Interni ad insistere, nella lettera messa per iscritto, nella quale è stato chiaramente spiegato che i requisiti di onorabilità - indicati nel decreto del Tesoro del 1998 - non «soddisfano» quanto previsto dal pacchetto antimafia, e fanno molto male i banchieri a chiedere  l'esonero dal «Codice antimafia», sostenendo che le regole del settore sul rispetto dei cosiddetti requisiti di onorabilità, siano sufficienti a evitare infiltrazioni mafiose ai vertici degli istituti.

Non si capisce perché a banche e banchieri, che rappresentano la “vera cupola” devono essere sempre confezionate norme antimafia ad hoc, che a forza di esoneri producono le più sofisticate malefatte a danno di risparmiatori, utenti e degli interessi collettivi.


Elio Lannutti (Presidente Adusbef)

lunedì 20 gennaio 2014

NUOVO RAPPORTO SCOPRE PICCOLI MOSTRI NEI VESTITI DEI BAMBINI

Sostanze chimiche pericolose sono state trovate in vestiti e calzature per bambini di grandi marchi come Disney, Burberry e Adidas, secondo il nuovo rapporto reso noto oggi da Greenpeace Asia dal titolo “Piccoli mostri nell’armadio”.

I test sono stati condotti su prodotti di 12 note aziende tra cui American Apparel, GAP, Puma e Nike. I risultati mostrano che non vi è grande differenza tra le concentrazioni di sostanze chimiche nei vestiti per bambini – un gruppo che è più vulnerabile all’inquinamento – rispetto a quelle riscontrate nei vestiti per adulti che sono stati analizzati in precedenti analisi condotte dall’associazione.

“Un vero incubo per i genitori che desiderino comprare vestiti che non contengano sostanze chimiche pericolose” afferma Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia. “Questi piccoli mostri chimici li troviamo ovunque, dai vestiti di lusso a quelli più economici, e stanno contaminando i nostri fiumi da Roma a Pechino. Le alternative per fortuna ci sono e per questo l’industria dovrebbe smettere di usare i piccoli mostri, per il bene dei nostri bambini e delle future generazioni”.
Tutti i marchi testati hanno almeno un prodotto nel quale sono state rilevate sostanze chimiche pericolose. Le concentrazioni, ad esempio, di PFOA (acido perfluorottanico) in un costume Adidas erano molto più elevate del limite previsto da Adidas stessa nella sua lista di sostanze proibite, mentre una maglietta per bambini di Primark conteneva l’11 per cento di ftalati.
Alti livelli di nonilfenoli etossilati sono stati trovati invece in prodotti di Disney, American Apparel e Burberry.

PFOA, ftalati e nonilfenoli etossilati sono interferenti endocrini, sostanze che, una volta rilasciate nell’ambiente, possono avere potenzialmente effetti dannosi sul sistema riproduttivo, ormonale o immunitario.

“Grazie alla pressione dei genitori e dei consumatori in tutto il mondo, alcuni dei maggiori marchi hanno già aderito all’impegno Detox che abbiamo proposto loro, e molti di loro hanno già iniziato un percorso orientato alla trasparenza e all’eliminazione delle sostanze tossiche dalla loro filiera, ma non basta” spiega Campione.

La Cina rimane il maggior produttore al mondo di tessile e Greenpeace chiede al governo di bandire le sostanze pericolose dall’industria. È importante che il governo pubblichi una lista nera di sostanze da eliminare e chieda alle imprese di agire immediatamente rendendo pubbliche le informazioni sulle sostanze impiegate, per facilitare un processo di trasparenza e pulizia  dell’intera filiera.

Greenpeace chiede alle imprese di riconoscere l’urgenza e di comportarsi da leader sulla scena globale, impegnandosi a non rilasciare sostanze chimiche pericolose entro il  1 gennaio 2020. Dal lancio della campagna di Greenpeace “Detox” nel luglio 2011, 18 importanti aziende del settore dell’abbigliamento – tra cui Valentino, Mango e Zara - si sono già impegnate pubblicamente.

I 12 marchi i cui prodotti sono stati testati da Greenpeace per la ricerca “Piccoli mostri nell’armadio”: Adidas, American Apparel, Burberry, C & A, Disney, GAP, H &M, LI-Ning, Nike, Primark, Puma, Uni-qlo.

I 18 marchi che hanno sottoscritto l’impegno Detox: Benetton, C&A, Canepa, Coop Svizzera, Esprit,G-Star Raw, H&M, Inditex, Levi's, Limited Brands, Mango, Marks & Spencer, Puma, Fast Retailing, Valentino, Adidas, Li-Ning, Nike.

Leggi il rapporto “Piccoli mostri nell’armadio” (ininglese):


ECCO IN DETTAGLIO COSA PREVEDE L'ACCORDO TRA BERLUSCONI E RENZI (LA GRANDE PIALLATA DEI PARTITINI RICATTATORI) - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

ECCO IN DETTAGLIO COSA PREVEDE L'ACCORDO TRA BERLUSCONI E RENZI (LA GRANDE PIALLATA DEI PARTITINI RICATTATORI) - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

DUE SETTIMANE DI EURO IN LETTONIA, E I PREZZI DEI FARMACI RINCARANO DEL 10% (IL 60% DEI LETTONI E' CONTRARIO ALL'EURO) - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

DUE SETTIMANE DI EURO IN LETTONIA, E I PREZZI DEI FARMACI RINCARANO DEL 10% (IL 60% DEI LETTONI E' CONTRARIO ALL'EURO) - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

sabato 18 gennaio 2014

Su La Testa!: PAROLA D'ORDINE IN ATTO: DIMEZZARE LA POPOLAZIONE ...


Napolitano amabilmente accanto al criminale internazionale Henry  Kissinger 
Tecnocrazia significa che il reale governo degli Stati non è in mano a coloro che sono stati eletti con i criteri della democrazia rappresentativa, bensì è detenuto da una ristretta cerchia di oligarchi (Rockefeller & Rothschild), proprietaria di banche, risorse energetiche, industrie farmaceutiche, e mass media, la quale resta nell’anonimato perché espressamente questo chiede ai direttori dei propri giornali e reti televisive "pubbliche" (sic!) e private, che, ad esempio, non debbono parlare criticamente delle riunioni del Bilderberg e della Trilateral Commission, nonché sfiorare le decisioni a porte chiuse del Codex Alimentarius, della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea, e così via.  

Questi organizzazioni terroristiche a cui sono affiliati anche i vertici delle autorità italiane (in primis il presidente del consiglio dei ministri Enrico Letta, come lui Monti, Prodi, e tantissimi altri ben integrati ai piani bassi dell'organigramma), del nuovo ordine mondiale ritengono che un eccesso di popolazione minacci il loro potere. E così gli obiettivi malthusiani vengano perseguiti dalla élite favorendo le guerre, la sterilità, le malattie, soprattutto il cancro.

di Gianni Lannes 


giovedì 16 gennaio 2014

SOLDATI ALL’URANIO IMPOVERITO

Alcuni nostri soldati sono morti per esposizione all'uranio impoverito? Sul caso indaga una commissione parlamentare e la Procura di Rimini. A documentarlo, numerose testimonianze di soldati ammalati, molti dei quali già morti. I dati dell’Osservatorio Militare riferiscono di 305 casi di soldati morti per esposizione all’uranio impoverito, ma il sospetto è che non sia solo questo l’agente killer per i nostri militari.

L’aumento di malati di linfomi e leucemie, in modo particolare, anche tra chi non ha mai messo piede in missioni internazionali, fa pensare che siano anche altre le cause di questa impennata di casi di tumore. Il numero di malati oncologici tra i militari raggiunge i 70 mila casi. Un numero impressionante se pensiamo al dato per cui le persone scelte per la carriera militare sono selezionate di norma anche in virtù di uno stato di salute ottimale.

Quel che è certo, e che rappresenta un’anomalia da sanare, è che gli arruolati vengono sottoposti a cocktail di vaccini senza alcuna informazione preventiva sui farmaci utilizzati e quindi senza adeguata valutazione dell’impatto che alcuni medicinali potrebbero avere sul singolo per storia individuale e anamnesi familiare. Nell’era del consenso informato e dei pazienti consapevoli è certamente una prassi errata e pericolosa, non soltanto lesiva del diritto alla salute, ma forse, sarà il caso di riconoscerlo con i numeri di questi malati in mano, affatto efficace.

Magari protocolli personalizzati eviterebbero questi casi di cancro precoce. Non mancano, questa la nota disarmante e insidiosa, rischi di accuse per insubordinazione per chi volesse essere informato e scegliere di conseguenza, come accaduto all’ex maresciallo dell’aeronautica, Luigi Sanna. 

I casi sono classificati e analizzati da tempo e a battersi per la causa c’è Domenico Leggiero, maresciallo in servizio presso l’Osservatorio, mentre l’indagine, che fa capo al procuratore di Rimini, Davide Ercolani, va avanti seppure in un clima generalizzato di ostracismo dei militari che hanno parlato e denunciato.

Sui casi dei morti per uranio impoverito c’era stata nel 2009 un’inchiesta giornalistica dal titolo “l’Italia chiamò”, a firma di Leonardo Brogioni, Angelo Miotto e Matteo Scanni. Il servizio documentava, tra le altre cose, il lavoro dei soldati a mani nude - Operazione Vulcano - mentre bonificano campi e territori del Kossovo. E poi storie. Teste rasate questa volta per le sedute di chemio, cartelle cliniche, giovani padri e mariti in guerra con le cellule impazzite del Linfoma di Hodkin o dell’adenocarcinoma polmonare.

Ex soldati che hanno faticato a trovare alleanza e solidarietà non appena
diventati testimoni scomodi. I casi sono innumerevoli e tutti preziosi nella faticosa ricostruzione delle responsabilità. Gianbattista Marica, ex parà simbolo numero uno della battaglia e malato di linfoma dopo una missione in Somalia, tre mesi prima di morire - nel 2009 - aveva ottenuto dal Tribunale di Firenze un maxi risarcimento, il primo in Italia per oltre mezzo milione di euro.
L’85% dei soldati ammalati di cancro non è mai andato all’estero e questo, senza dubbi, mette in luce anomalie da approfondire nel reclutamento più che nelle azioni di guerra e di pace delle nostre forze armate.

Finora i vertici hanno smarcato la responsabilità rivendicando di essersi sottoposti alle stesse prassi delle truppe. Pur nell’ovvia differenza di numeri si potrebbe passare in rassegna la casistica dei malati dagli ufficiali in su. Si potrebbero esaminare i malati post congedo e quanti, tra questi, non hanno ricondotto la loro patologia alla vita in divisa. Si dovrebbe, certamente, pretendere un’azione di controllo e studio perorata con maggior forza dalla politica sui vertici militari. Una commissione straordinaria di medici e ricercatori e uomini di scienza neutri.

Il Ministro della Difesa e il governo non possono demandare a bega militare un caso di vera e propria emergenza di salute nazionale che riguarda, paradossalmente, proprio quei ragazzi che sotto il tricolore venivano ringraziati e omaggiati - con tanto di spot televisivo - dalla Patria. Quella per cui molti hanno dato la vita senza bisogno di andare in guerra. 

di Rosa Ana De Santis