venerdì 30 marzo 2012

ELETTRICITA’ E GAS : UN ALTRO COLPO MICIDIALE ALLE SCARSE RISORSE DELLE FAMIGLIE. DA DOMENICA 1°APRILE LA SPESA ANNUA AUMENTERA’ DI +27 EURO PER L’ELETTRICITA’ E DI +22 EURO PER IL METANO.

La Federconsumatori dice basta agli aumenti trainati dalla speculazione sulle materie prime e dall’inerzia del Governo.

Non è più tollerabile l’assenza di iniziative del Governo per bloccare il continuo aumento della spesa delle famiglie per rifornirsi di beni essenziali ed irrinunciabili come l’elettricità e il gas.

Aumenti a cui andranno aggiunti, da maggio, ulteriori +18 Euro a famiglia per l’elettricità.
Occorre fare una sana pulizia delle bollette depurandole di tutti gli oneri, contributi e tasse che hanno un discutibile legame con i beni acquistati.

Si deve ricominciare da subito riducendo l’ aliquota IVA al 10% per il metano ed al 5 % per l’elettricità cioè ai livelli con cui vengono tassati in Inghilterra che, come ci viene sempre ricordato, è il paese modello per le liberalizzazioni nel settore energetico.

Per il metano occorre accelerare l’introduzione del riferimento ai prezzi del gas sui mercati europei, rendere noti i prezzi di quello importato in Italia e imporre la riduzione del prezzo di commercializzazione di quello estratto in Italia visto che non è gravato dalle spese di trasporto e dalle royalties.

Per l’elettricità occorre rivedere il meccanismo dei finanziamenti alle fonti rinnovabili, attualmente caricati nelle bollette delle famiglie.

Bisognerà comunque continuare ad incentivare tali fonti, ma a carico della fiscalità generale.

La Federconsumatori per fronteggiare la crisi economica che imperversa sulle famiglie, richiede con urgenza un intervento del Governo per emanare le norme d’indirizzo  dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas per una rapida revisione delle norme e delle procedure che regolano l’erogazione dei Bonus (sconti) per la bolletta del gas e dell’elettricità alle famiglie in condizioni economiche disagiate. Occorre ampliare il numero dei beneficiari avvicinandolo a quello dei potenziali aventi diritto, operazione rapidamente fattibile perché il Bonus è finanziato dagli altri consumatori, senza alcun intervento dello Stato. 

OPERAZIONE “ENEL CLIMA KILLER”. IL VIDEO




Questo video contiene le immagini della prima operazione dei R.I.C., ilReparto Investigazioni Climatiche di Greenpeace, che ha iscritto Enel al registro degli indagati. Ieri mentre i R.I.C. consegnavano l’ “avviso di garanzia” presso la sede dell’azienda a Roma, più di 8 mila investigatori online lo mandavano via mail ai suoi dirigenti. Dobbiamo continuare a fare pressione.
Enel sta uccidendo il clima con i suoi piani di investimento nel carbone ed è il principale ostacolo alla rivoluzione energetica di cui l’Italia ha bisogno. La centrale Enel di Brindisi, che produce danni ambientali e sanitari stimati fino a 700 milioni di euro l’anno (fonte AEA), è solo una delle otto centrali a carbone che il colosso dell’energia possiede in Italia. Non è tutto. Vuole realizzarne altre due.
Secondo l’ultimo dato presentato dall’azienda stessa, nel 2011 la sua produzione da carbone in Italia è salita dal 34,1% al 41%. Le nuove rinnovabili sono salite, invece, da un misero 7,1% a un poco meno misero 7,8%.
Con le sue pubblicità Enel fa di tutto per mostrarsi un’azienda che investe in energia pulita e, invece, è solo greenwashing: il modo con cui Enel produce energia è un’eredità dei nostri nonni.
Dobbiamo convincerla a cambiare. E lo faremo raccogliendo indizi e reclutando nuovi investigatori nel R.I.C. Dobbiamo essere migliaia per riuscire a fermare gli sporchi piani di Enel. Tu sei già nella nostra squadra? Compila il form alla tua destra e fai sapere a Enel che anche tu sei sulle sue tracce.

giovedì 29 marzo 2012

SAHEL: UNICEF, UN MILIONE DI BAMBINI A RISCHIO FAME (VIDEO)




Sono 8 gli Stati nella fascia africana del Sahel nei quali la siccità del 2011 si sta traducendo in una concreta minaccia per la sopravvivenza dei bambini.
L'UNICEF, che aveva già preannunciato l'imminente crisi a dicembre scorso, lancia l'allarme: circa un milione di bambini sono esposti al rischio della fame, e soltanto un'azione umanitaria ben coordinata potrà salvare loro la vita.


Informati e dona per questa emergenza su www.unicef.it/sahel

ENEL, GREENPEACE: "I VERI COSTI DEL CARBONE"

Usare il carbone per produrre energia elettrica: come socializzare le perdite (ambientali e sanitarie) e privatizzare i profitti.
 marzo 2012 
Nel mercato italiano dell’elettricità, la produzione da carbone, specie nei vecchi impianti, è particolarmente vantaggiosa per l’azienda proprietaria che trae “profitti a pioggia” dal differenziale tra i costi industriali e il prezzo di vendita. Se il prezzo di vendita dell’elettricità è determinato degli impianti a gas più puliti, l’elettricità prodotta con il carbone è quella che presenta i costi ambientali e sanitari più elevati. Un recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente stima tra i 536 e 707 milioni di euro i costi esterni (danni ambientali e sanitari scaricati sulla collettività, inclusa la mortalità in eccesso) prodotti nel 2009 dalla sola centrale Enel di Brindisi. É una cifra che è dello stesso ordine di grandezza di quella incamerata dall’azienda come ricavo lordo.
1. I costi dell’inquinamento industriale: i 20 peggiori impianti in Europa
Nel recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), “Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe”, si presenta una valutazione dei diversi costi associati elle emissioni di impianti industriali in Europa. Oltre alla CO2 si considerano gli inquinanti classici (ossidi di zolfo, di azoto, particolato etc.) e il loro impatto sia sull’agricoltura che sull’ambiente, sia gli effetti sanitari espressi in mortalità in eccesso, ricoveri ospedalieri, malattie croniche e così via, utilizzando la metodologia CAFE (Clean Air for Europe).
Queste valutazioni hanno un carattere statistico, con una stima dunque approssimata dei danni, contengono necessariamente delle semplificazioni e incorporano, relativamente ai risultati espressi in termini monetari, un certo grado di arbitrarietà. Tuttavia, l’approccio scelto dall’EEA consente di rappresentare in modo coerente l’impatto relativo di impianti tra loro diversi.
Nella classifica stilata nel rapporto, tra i peggiori 20 impianti industriali nell’Unione Europea, si colloca un solo impianto italiano, al diciottesimo posto: la centrale a carbone dell’Enel di Cerano (Brindisi sud). Nel 2009 la centrale di Brindisi (vedi tab. seguente) ha emesso: 
·         13 milioni di tonnellate di CO2
·         7.300 tonnellate di ossidi di azoto (NOx)
·         6.540 tonnellate di ossidi di zolfo (SOx)
·         473 tonnellate di particolato

Queste emissioni, assieme ad altri microinquinanti, hanno prodotto un danno sanitario complessivo stimato dall’EEA tra i 99 e i 270 milioni di euro (valutati secondo due diverse procedure di calcolo) e un danno associato alla CO2 di 437 milioni di euro (calcolato secondo una procedura utilizzata dal governo inglese). Il complesso dei costi esterni stimati con questa metodologia, per la sola centrale a carbone di Cerano, oscilla dunque tra 536 e 707 milioni di euro per la produzione del 2009 che è stata di circa 15 miliardi di kilowattora (15 TWh).
L’impatto complessivo della produzione da carbone Enel, in Italia, è di una grandezza di ordine quasi triplo rispetto a questa cifra.
 2. Costi e ricavi della vendita di elettricità da carbone
L’impianto di Cerano ha una capacità di 2.640 MW ed è entrato in funzione nel 1990. Essendo stato abbondantemente ammortizzato, i suoi costi operativi hanno come voce prevalente quella del combustibile, cui si aggiungono i costi del personale, della manutenzione dell’impianto e del funzionamento dei sistemi di controllo degli inquinanti.
Nel 2009 i costi per la produzione di 1 MWh (megawattora) da carbone oscillavano tra 17,9 e 21,4 €/MWh , secondo le stime dell’Osservatorio dell’Energia pubblicate nel numero di maggio 2009 su “Energia ed Economia”, il Bollettino dell’Associazione italiana degli economisti dell’energia.  Una stima approssimativa dei costi per produrre i 15 TWh è dunque  di 300 milioni di euro.
Il prezzo di cessione medio dell’elettricità (in gran parte all’Acquirente unico) nel 2009 è stato dell’ordine dei 62 €/MWh, come si rileva dal Bilancio di esercizio del 2009 della società, e ha dunque generato un ricavo stimabile in oltre 900 milioni di euro che, al netto dei costi per il combustibile, scende a oltre 600 milioni di euro. Per quanto questa cifra costituisca un ricavo lordo cui vanno sottratte altre voci minori, si tratta di una cifra che si colloca nello stesso intervallo di valori dei costi ambientali e sanitari esternalizzati come calcolati dall’Agenzia Europea dell’ambiente.
Possiamo dunque affermare che la produzione di elettricità da carbone causa un beneficio economico per l’azienda che è dello stesso ordine dei costi scaricati sulla collettività: citando Ernesto Rossi, “si privatizzano i profitti e si socializzano i costi”.
 3. Produzione da carbone in aumento
É comprensibile che, in un sistema dei prezzi dell’elettricità come quello attuale, un’azienda elettrica voglia aumentare la produzione da carbone. Lo stesso Ad dell’Enel, Conti, lo ha dichiarato più volte e questa è la realtà effettiva nella produzione di Enel come risulta dalla figura accanto (Presentazione Enel, Results 2011, 2012-2016 Plan, Rome March 2012).
Infatti, anche a fronte di una riduzione della produzione di elettricità del gruppo Enel in Italia tra il 2010 e il 2011, da 81,6 a 79 TWh, la quota da carbone aumenta dal 34,1% al 41%.
La produzione da carbone è dunque salita dai 27,8 TWh del 2010 ai 32,4 del 2011 (un aumento relativo del 16,5%). Peraltro, questa tendenza all’aumento dell’uso del carbone da parte di Enel si riscontra anche globalmente per il gruppo.
Va notato come la quota attuale di rinnovabili non idroelettriche (che rappresentano un’eredità del passato) costituisce una quota molto bassa sulla produzione totale - solo il 7,8% - nel 2011.
 4. Enel: un piano industriale da rifare
 La prospettiva di una decarbonizzazione della produzione di energia è tecnicamente fattibile, ambientalmente desiderabile, socialmente utile ed economicamente convincente. Su questa strada si è del resto incamminata anche l’Unione Europea e diversi studi mostrano che uno scenario a emissioni zero nel settore elettrico è possibile senza ricorrere al nucleare.
 L’azienda Enel è un soggetto a tutti gli effetti privato, anche se l’azionista di maggioranza con circa il 30% delle quote è il governo italiano tramite il Ministero del tesoro. Anche il recente governo ha ribadito l’intenzione di mantenere la golden share nelle aziende strategiche come Enel.
 Ma a che serve questo controllo pubblico se poi la logica prevalente è quella di privatizzare i benefici economici e scaricare i costi ambientali e sanitari sulla società?
 Le richieste di Greenpeace a Enel sono: 
·         ritiro immediato dei progetti di Porto Tolle e Rossano Calabro
·         progressiva eliminazione della produzione elettrica da carbone entro il 2030
·         contestuale sostituzione con le rinnovabili della produzione da carbone;

[VIDEO] AGCOM CONTESTATA IN RETE. REGOLAMENTO CENSURA TREND TOPIC SU TWITTER E INVIATE 53.000 EMAIL IN 48 ORE.




In Rete è ripartita la mobilitazione dei cittadini contro il regolamento censura sul diritto d'autore. Sono oltre 53.000 in poco più di 48 ore i messaggi inviati da cittadini tramite la pagina http://www.avaaz.org/it/italia_no_bavaglio_internet/  e rivolti ai membri della Commissioni cultura e industria del Senato e ai maggiori leader di partito per chiedere che all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non sia affidato il potere discrezionale di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d'autore.

Oggi una delegazione di Agorà Digitale, associazione per la libertà dell'informazione e i diritti digitali, e Avaaz, la più grande organizzazione internazionale per l'attivismo in Rete con 13 milioni di membri nel mondo, ha consegnato gli oltre 53.000 messaggi al Presidente dell'Autorità che pero' non ha voluto rispondere alle domande che gli venivano poste. Allo stesso tempo è stato consegnato un documento con tutte le posizioni contrarie al regolamento di Agcom, incluse le numerose critiche della Commissione Europea

Nonostante incredibilmente l'audizione non fosse pubblica, grazie a due senatori, Marco Perduca (Radicali) e Vincenzo Vita (PD) è stato possibile seguire il dibattito su Twitter, che si è riempita di messaggi di cittadini, giornalisti ed esperti contrari al regolamento, tanto che Agcom è diventata "twitter trend" (cioe' una delle parole più twittate) in pochi minuti.

Durante l'audizione, diversi senatori hanno ricordato la mobilitazione di Agorà Digitale e Avaaz e hanno contestato Calabrò per non aver presentato un vero e proprio testo in Commissione ma solo degli indirizzi generali, lasciando quindi il Parlamento all'oscuro dei dettagli del provvedimento. Se alla fine davvero Calabrò non ci ripenserà, si tratterà di una decisione molto grave, verso il Parlamento, le Istituzioni internazionali e i diritti fondamentali dei cittadini. 


mercoledì 28 marzo 2012

PASQUA: NONOSTANTE LA CRISI DEI CONSUMI I PRODOTTI TIPICI AUMENTANO DEL 2 – 3%.

La Pasqua è alle porte e, come ogni anno, l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato il monitoraggio dei prezzi relativi ai prodotti tipici di questa festività.

Nonostante i tempi di crisi, si registrano comunque degli aumenti, mediamente intorno al 2 - 3%.

A crescere maggiormente sono i prezzi delle colombe e delle uova di cioccolata, che variano dal 2 al 5%.

Aumentano anche i prezzi della carne, soprattutto l’agnello +3%, così come il salame tipico di Pasqua, la corallina, +3%.

A fronte del fortissimo calo dei consumi, che ha intaccato persino il settore alimentare, determinando nel 2011 una caduta in questo comparto del -4,8%, ci saremmo aspettati piuttosto una diminuzione dei prezzi che, invece, continua a non avvenire.
Proprio per questo, l’elemento che caratterizzerà questa Pasqua sarà il contenimento dei consumi relativi ai prodotti tipici. Ad esempio l’uovo di cioccolata sarà riservato unicamente ai bambini e si riscopriranno i dolci fatti in casa.
In ogni caso ecco alcuni consigli di Federconsumatori e Adusbef per risparmiare:
-Prima di tutto non bisogna lasciarsi prendere dall’entusiasmo, carte colorate e confezioni accattivanti sono studiate appositamente per attirare l’attenzione, ma non sempre sono all’altezza del prezzo e del contenuto.  
-Nel compilare la lista dei prodotti da acquistare per il menu di Pasqua, predisponete un budget per la spesa. A tal fine risulta estremamente utile il servizio SMS Consumatori (iniziate ad utilizzare il nuovo numero: 47947), grazie al quale, attraverso un semplice messaggino gratuito sul cellulare, è possibile conoscere il prezzo medio dei principali prodotti alimentari;
-Non fatevi prendere la mano e non esagerate con gli acquisti. Sistematicamente, dopo ogni festività, molti prodotti finiscono nella spazzatura quasi integri.
-Non riducetevi ad acquistare tali prodotti all’ultimo momento: a ridosso delle feste i prezzi tendono a lievitare. Meglio, quindi, fare la spesa qualche giorno prima!
-Approfittate delle offerte applicate nei diversi punti vendita: si può risparmiare oltre il 20%;
-Prediligete i prodotti a “km 0”: si tratta di prodotti (frutta, verdura, carne, uova, ecc.) del territorio, che non hanno viaggiato per giorni sui camion o nei frigoriferi. Tali prodotti, infatti, non solo sono più freschi e hanno prezzi molto vantaggiosi (costano circa il 30% in meno), ma contribuiscono positivamente anche alla riduzione delle emissioni inquinanti liberate nell’ambiente dai mezzi pesanti addetti al trasporto di tali prodotti per migliaia di chilometri.

In particolare per le Uova di Pasqua
L’importante è tener presente alcuni criteri fondamentali:
-la data di scadenza;
-i valori nutrizionali e gli ingredienti (se il contenuto di cacao è elevato si troverà tra i primi ingredienti della lista);
-ma, una volta scartato l’uovo, non abbassate la guardia: controllate che le sorprese riportino sempre il marchio CE, che garantisce la sicurezza dei materiali utilizzati e verificate che l’età consigliata per il gioco sia adeguata a quella dei bambini a cui è destinato.

Carne
-rivolgetevi ai rivenditori di fiducia;
-fate attenzione alla provenienza;
-se acquistate la carne già confezionata presso la grande distribuzione è importante fare attenzione all’integrità della confezione, alla data (sia di confezionamento che di scadenza), all’aspetto ed al colore del prodotto.

RAPPORTO ANNUALE DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLA PENA DI MORTE: ALLARMANTE LIVELLO DI ESECUZIONI NEI POCHI PAESI CHE ANCORA UCCIDONO

I paesi che hanno eseguito condanne a morte nel 2011 lo hanno fatto a un livello allarmante, ma i paesi che usano ancora la pena capitale sono diminuiti di oltre un terzo rispetto a un decennio fa. 

È quanto dichiarato da Amnesty International nel suo rapporto annuale sullapena di morte, secondo il quale nel 2011 solo il 10 per cento dei paesi, 20 su 198, hanno eseguito condanne a morte.

Sentenze capitali sono state emesse o eseguite per tutta una serie di reati, tra cui adulterio e sodomia in Iran, blasfemia in Pakistan, stregoneria in Arabia Saudita, traffico di resti umani nella Repubblica del Congo e in oltre 10 paesi per reati di droga. 

I metodi d'esecuzione hanno compreso la decapitazione, l'impiccagione, l'iniezione letale e la fucilazione.

Nel corso del 2011 sono state messe a morte almeno 676 persone mentre erano almeno 18.750, alla fine dell'anno, i prigionieri in attesa dell'esecuzione.

Questi dati, tuttavia, non includono le migliaia di esecuzioni che Amnesty International ritiene abbiano avuto luogo in Cina, dove queste informazioni non sono rese pubbliche. I dati non tengono neanche conto della probabile effettiva dimensione della pena di morte in Iran, dove secondo Amnesty International un significativo numero di esecuzioni non è stato reso noto ufficialmente.

"La vasta maggioranza dei paesi ha deciso di non usare più la pena di morte. Il nostro messaggio ai leader di quella isolata minoranza di paesi che continua a ricorrervi è chiaro: non siete al passo col resto del mondo su questo argomento ed è tempo che prendiate iniziative per porre fine alla più crudele, disumana e degradante delle punizioni" - ha dichiarato Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International.

In Medio Oriente c'è stato un profondo aumento delle esecuzioni ufficiali, almeno il 50 per cento in più del 2010, determinato da quattro paesi: Arabia Saudita (almeno 82 esecuzioni), Iran (almeno 360), Iraq (almeno 68) e Yemen (almeno 41). L'aumento in Iran e Arabia Saudita giustifica, da solo, la differenza di 149 esecuzioni a livello mondiale rispetto ai dati del 2010

Migliaia di persone sono state messe a morte in Cina, più che nel resto del mondo. I dati sulla pena di morte sono un segreto di stato. Amnesty International ha cessato di fornire dati basati su fonti pubbliche cinesi, poiché è probabile che sottostimino enormemente il numero effettivo delle esecuzioni.

Amnesty International ha rinnovato la richiesta alle autorità cinesi di pubblicare i dati relativi alle condanne a morte e alle esecuzioni, per poter accertare se sia vero quanto da esse affermato, e cioè che una serie di modifiche alle leggi e alle procedure ha ridotto significativamente, negli ultimi quattro anni, l'uso della pena di morte.

Per quanto riguarda l'Iran, Amnesty International ha ricevuto informazioni affidabili secondo le quali vi è stato un gran numero di esecuzioni non confermate o persino segrete, che raddoppierebbe il dato di quelle ufficialmente riconosciute.

In violazione del diritto internazionale, in Iran sono stati messi a morte almeno tre prigionieri condannati per reati commessi quando avevano meno di 18 anni. Una quarta, non confermata, esecuzione di un minorenne al momento del reato sarebbe avvenuta sempre in Iran e ancora un'altra avrebbe avuto luogo in Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti d'America sono stati ancora una volta l'unico paese delle Americhe e, nel 2011, l'unico stato membro del G8, a eseguire condanne a morte, 43 in totale. L'Europa e lo spazio ex sovietico sono risultati liberi dalle esecuzioni con l'eccezione della Bielorussia, dove sono stati messi a morte due prigionieri. Il Pacifico è risultato una regione libera dalla pena di morte con l'eccezione di Papua Nuova Guinea, dove sono state emesse cinque condanne a morte.

In Bielorussia e Vietnam, né i prigionieri né i loro familiari e avvocati sono stati informati delle imminenti esecuzioni. Esecuzioni pubbliche sono avvenute in Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran e Somalia.

Nella maggior parte dei paesi dove sono state emesse o eseguite condanne a morte, i procedimenti giudiziari non hanno rispettato gli standard internazionali sui processi equi. In alcuni casi, si sono basati su "confessioni" estorte con la tortura o altre forme di coercizione, come in Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Iran e Iraq.

Cittadini stranieri sono stati colpiti in modo sproporzionato dalla pena di morte, soprattutto in Arabia Saudita, Malesia, Singapore e Thailandia.

Il rapporto di Amnesty International sottolinea, tuttavia, come anche nei paesi che hanno continuato a usare massicciamente la pena di morte, siano stati fatti alcuni passi avanti.

In Cina, il governo ha eliminato la pena di morte per 13 reati, prevalentemente di natura economica, e sono state presentate al Congresso nazionale del popolo una serie di misure per ridurre il numero dei casi di tortura durante la detenzione, rafforzare il ruolo degli avvocati difensori e assicurare che gli imputati di reati capitali siano rappresentati da un legale.

Negli Stati Uniti d'America, il numero delle esecuzioni e delle nuove condanne a morte è notevolmente diminuito rispetto a 10 anni fa. L'Illinois è diventato il 16° stato abolizionista e l'Oregon ha annunciato una moratoria. Vittime della criminalità hanno preso posizione contro la pena capitale.

"Anche all'interno del piccolo gruppo di paesi che hanno eseguito condanne a morte nel 2011, assistiamo a progressi graduali. Sono piccoli passi avanti, ma misure di questo genere hanno ultimamente dimostrato di poter condurre alla fine della pena capitale. Non succederà improvvisamente, ma siamo convinti che arriverà il giorno in cui la pena di morte sarà stata consegnata alla storia" - ha concluso Shetty.

Amnesty International si oppone alla pena di morte in qualunque circostanza, a prescindere dalla natura del crimine commesso, dalle caratteristiche del suo autore o del metodo di esecuzione. La pena di morte viola il diritto alla vita ed è la punizione più crudele, disumana e degradante.

Sintesi regionali
Americhe

Gli Stati Uniti d'America sono stati ancora una volta l'unico paese a eseguire condanne a morte. Le esecuzioni sono state 43, in 13 dei 34 stati che mantengono la pena capitale. Rispetto al 2001, le esecuzioni sono diminuite di un terzo e le nuove condanne a morte (78 nel 2011), della metà.

Caraibi
Questa zona è risultata libera dalle esecuzioni, con una diminuzione del numero dei paesi che hanno emesso nuove condanne a morte: tre (Guyana, Saint Lucia e Trinidad e Tobago), per un totale di sei sentenze capitali.

Asia e Pacifico
Segnali positivi, che mettono in discussione la legittimità della pena capitale, sono emersi con evidenza in tutta la regione. Senza contare le migliaia di esecuzioni che si ritiene abbiano avuto luogo in Cina, sono state eseguite almeno 51 condanne a morte in sette paesi e sono state emesse almeno 833 nuove sentenze capitali in 18 paesi asiatici. La zona del Pacifico è risultata libera dalla pena di morte, con l'eccezione di cinque condanne a morte emesse in Papua Nuova Guinea. Non vi sono state esecuzioni a Singapore e, per la prima volta dopo 19 anni, in Giappone. Le autorità di questi due paesi avevano precedentemente espresso grande sostegno per la pena di morte.

Africa Subsahariana
Nel 2011 sono stati fatti significativi passi avanti: il Benin ha adottato la legislazione per ratificare il principale trattato delle Nazioni Unite che ha per scopo l'abolizione della pena di morte. Sierra Leone e Nigeria hanno, rispettivamente, annunciato e confermato una moratoria sulle esecuzioni. La Commissione per la revisione costituzionale del Ghana ha raccomandato l'abolizione della pena di morte. Vi sono state almeno 22 esecuzioni in tre paesi: Somalia, Sudan e Sud Sudan. Dei 49 paesi della regione, solo 14 sono classificati come mantenitori.

Medio Oriente e Africa del Nord
Almeno 558 esecuzioni potrebbero aver avuto luogo in otto paesi e almeno 750 nuove condanne a morte sarebbero state inflitte in 15 paesi. La continua violenza in corso in paesi quali Siria, Libia e Yemen ha reso particolarmente difficile la raccolta di informazioni adeguate sull'uso della pena capitale. Non sono state rese disponibili informazioni sulle esecuzioni in Libia, dove non si ha notizia di nuove condanne a morte, al posto delle quali è stato fatto ricorso a esecuzioni extragiudiziali, torture e detenzioni arbitrarie. Quattro paesi (Arabia Saudita, Iran, Iraq e Yemen) hanno totalizzato il 99 per cento di tutte le esecuzioni registrate da Amnesty International nella regione. In Algeria, Giordania, Kuwait, Libano, Marocco/Sahara occidentale e Qatar sono state emesse nuove sentenze capitali ma le autorità hanno continuato a non effettuare esecuzioni.

Europa e Asia Centrale
La Bielorussia è stata l'unica nazione dell'Europa e dello spazio ex sovietico e, a parte gli Stati Uniti d'America, l'unico paese membro dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, a eseguire condanne a morte, due nel 2011. 

martedì 27 marzo 2012

PARAPENDIO: RADUNO INTERREGIONALE A PALAZZAGO (BERGAMO)

Dopo il successo dello scorso anno con oltre 100 piloti e numeroso pubblico, il CILP (Campionato Interregionale Lombardia Piemonte Liguria Valle d'Aosta) di parapendio ritorna a Palazzago (Bergamo) domenica 1 aprile.

L'associazione Volo Libero Bergamo ha predisposto la complessa macchina organizzativa in vista di questa prova, la seconda, del circuito. Infatti, il CILP prevede più task durante il periodo estivo e primaverile: dopo l'inizio a Santa Elisabetta (Torino) e l'attuale a Palazzago, seguiranno Ivrea (Torino), Courmayeur (Aosta), Brescia, Suello (Lecco), Clusone (Bergamo) e Santa Maria Maggiore (Verbania). L'area interessata alla gara sarà principalmente la dorsale montana e la zona collinare antistante Roncola San Bernardo. Decollo dopo le 12 da un prato poco sotto la croce del monte Linzone (1397 m) con estensione del percorso di gara, secondo le condizioni meteo della giornata, al Resegone e la provincia di Lecco verso est, o al Canto Alto e la Val Seriana verso ovest. L'atterraggio ufficiale è posto a Palazzago (Bergamo).

Tre classifiche, determinate dall'esperienza dei piloti e performance delle vele, premieranno i migliori conduttori di questi mezzi tanto ecologici, quanto affascinanti, che si reggono in volo senza motore, sfruttano le correnti d'aria ascensionali provocate dall'azione del sole sul suolo. Al termine premiazioni e grande rinfresco in atterraggio.

Per giugno le sei associazioni e scuole della provincia di Bergamo, l'Aero Club Monte Farno di Gandino, l 'Alpifly di Clusone, l' Orobica Volo Libero di Caprino, il Volo Libero Bergamo di Palazzago, le Ali Orobiche di Albino e Volomania in Val Seriana, stanno preparando la partecipazione al Festival delle Alpi di Lombardia ed alla Notte Bianca dello Sport, due importanti eventi in calendario il 22, 23 e 24 presso tutte le località dell'arco alpino lombardo che aderiranno all'iniziativa, il primo, e il 9 nell'area urbana di Bergamo, l'altro.

lunedì 26 marzo 2012

Modello tedesco: un operaio della Volkswagen guadagna il doppio di un collega della Fiat | Vittorio Malagutti | Il Fatto Quotidiano

A confronto le buste paga erogate dai due grandi gruppi automobilistici: 2600 euro netti contro 1.400. Il lavoratore italiano prende di meno, paga più tasse e si ritrova welfare e servizi più scadenti. Eppure i bilanci della casa di Wolfsburg battono alla grande quelli del concorrente torinese. Intanto Marchionne chiede nuovi sacrifici e aiuti all'Europa.

Marta Cevasco e Jurgen Schmitt sono due operai metalmeccanici. Hanno quasi la stessa età: 52 anni la signora italiana e 50 il suo collega tedesco, un’anzianità di servizio simile, entrambi tengono famiglia (coniuge e un figlio) e fanno più o meno lo stesso lavoro non specializzato. Qual è la differenza tra i due colleghi? Semplice: lo stipendio. Jurgen guadagna molto di più. A fine mese l’operaia italiana arriva a 1.436 euro, quasi la metà rispetto al metalmeccanico tedesco, che porta a casa una retribuzione 2.685 euro. A conti fatti, Marta e Jurgen sono divisi da 1. 250 euro. Chiamatelo, se volete, lo spread del lavoro. E anche qui, come succede per la finanza pubblica, vince la Germania. O meglio vince Volkswagen e perde Fiat, perché i due operai che abbiamo scelto per questo confronto sono dipendenti delle due più importanti aziende automobilistiche dei rispettivi Paesi. Jurgen passa le sue giornate alla catena di montaggio dello stabilimento di Wolfsburg. Marta invece lavora in una fabbrica del gruppo del Lingotto. 


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ISTIGAZIONE AL SUICIDIO,TRUFFA, PECULATO,ABUSO D’UFFICIO,APPROPRIAZIONE ILLECITA: SONO I REATI IPOTIZZATI DALL’ADUSBEF, NEGLI ESPOSTI CONTRO LE BANCHE INVIATI ALLE PROCURE DELLA REPUBBLICA.

La stretta creditizia, nonostante un prestito triennale di 251 miliardi di euro della Bce alle banche italiane al tasso agevolato dell’1%, sta disseminando una catena di fallimenti, chiusure di floride attività, licenziamenti, suicidi degli imprenditori con il senso dell’onore, recessione economica ed aumento dei prezzi con l’inflazione misurata dall’Istat al 3,3%. La BCE il 23 dicembre 2011 ha  versato una quantità record di liquidità (489 miliardi) a 523 banche europee in un'asta con tassi di interesse all'1%, nell'ambito di un programma straordinario denominato "Long term refinancing operation". Un piano di finanziamento di uguali proporzioni è stato operato dalla Bce il 29 febbraio 2012, con un prestito di 530 miliardi a tre anni al tasso dell'1% alle banche europee, nell'intento di stimolare la ripresa economica col sostegno da parte degli istituti di credito a imprese e famiglie. Nelle due operazioni LTRO le banche italiane si sono aggiudicate ben 251 miliardi di euro, un quarto della massa di liquidità superiore a mille miliardi emessa dalla Bce anche con la causale di allentare la stretta creditizia (Credit Crunch)  e far ripartire l’economia.

Ma invece di immettere sul mercato almeno parte di tale enorme massa di liquidità, le banche italiane – secondo l' ultimo Bollettino di Banca d' Italia, hanno usato i due maxi-finanziamenti della Banca centrale europea non per aumentare la disponibilità di credito verso le aziende, ma per rimpinguare i propri attivi patrimoniali: tra fine dicembre 2011 e fine gennaio 2012 gli istituti di credito italiani hanno comprato Btp e altri titoli di Stato per 28 miliardi di euro, aumentando lo stock mensile da 209 a 237 miliardi. Nello stesso mese di gennaio hanno comprato bond bancari e riacquistato obbligazioni proprie per 41 miliardi per un totale di 69 miliardi, più o meno la stessa somma che le banche hanno prelevato, al netto di altri prestiti riconvertiti, dagli sportelli della Bce il 21 dicembre scorso, il giorno del primo "Ltro".

I banchieri hanno usato i fondi messi a disposizione dalla Bce per mettere in sicurezza il sistema bancario nei prossimi tre anni, non tanto per dare più ossigeno all' economia, ma per arricchire i propri portafogli, prendendo soldi dall' Eurotower all' 1% e reinvestendoli in Btp al 4,5/5%, o per riacquistare proprie obbligazioni, con l’avallo di Bankitalia, con guadagni di 530 milioni di euro per Unicredit,500 milioni per il Banco Popolare, ecc., strangolando imprese e famiglie a corto di liquidità, condannate a morire.

Per queste ragioni, Adusbef negli esposti-denunce inviati alle principali procure della Repubblica, ha chiesto di aprire una indagine volta ad accertare se la mancata utilizzazione della liquidità erogata dalla Bce alle banche italiane, per un controvalore di 251 miliardi di euro, che sarebbe stata utilizzata non per ridare liquidità alle famiglie ed alle piccole e medie imprese strozzate dal cappio al collo dei tassi al limite dell’usura, ma con l’esclusiva finalità di risolvere i problemi di bilancio, con il riacquisto dei propri titoli che hanno la garanzia statale di 7 anni, non configuri illeciti penali a danno delle famiglie, dei consumatori, delle piccole e medie imprese, con molti imprenditori con il senso dell’onore che arrivano a gesti estremi.

Siamo dinanzi ad un modus operandi – ha scritto Adusbef nei corposi esposti-denunce- che se da un lato integra l’ipotesi di una vera e propria truffa, dall’altra apre le porte ad ipotesi delittuose vicine alla distrazione di denaro pubblico per fini privatistici e riservato ai compari di merende. Le banche svolgono un pubblico servizio costituzionalmente garantito e, avendo per ragione del loro ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne sono di fatto appropriate, sottraendole alla loro finalità di aiuto alle famiglie. Comportamento molto vicino al peculato (314 c.p.). Ma non basta. L’incaricato di un pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto commette il reato di abuso di ufficio (323 cp). Ma non si può nascondere che detto comportamento costituisce un reato a danno dello Stato commesso da chi, avendo ottenuto contributi pubblici per finalità di interesse generale, li distrae o li usa indebitamente; estensivamente qualsiasi appropriazione illecita o uso illegittimo di denaro o beni amministrati per conto di altri (316 bis cp). Le S.V. potranno intravedere, nei gravi fatti esposti, ulteriori fattispecie criminose ed, ove occorra, ai fini procedurali si da querela ai soggetti che verranno identificati e per le fattispecie criminose delineate”.

Elio Lannutti (Presidente Adusbef)

IVA SUI RIFIUTI: IL CODACONS DEPOSITA OGGI IL PRIMO RICORSO COLLETTIVO

ILLEGITTIMA LA TASSA SULLA TIA. LE PRIME 100 FAMIGLIE CHIEDONO LA RESTITUZIONE DELL’IVA PAGATA NEGLI ULTIMI ANNI

IL CODACONS ORGANIZZA NUOVI RICORSI IN TUTTA ITALIA E METTE IL MATERIALE A DISPOSIZIONE DI CHI INTENDA AGIRE PER RECUPERARE L’IVA SUI RIFIUTI

Il Codacons ha depositato questa mattina presso l’ufficio del Giudice di pace di Roma il primo ricorso collettivo contro l’applicazione dell’Iva sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti. Lo rende noto l’associazione, che da anni ha avviato una battaglia sul tema raccogliendo le denunce dei contribuenti italiani.

A seguito della recentissima sentenza della Corte di Cassazione, che ha sancito definitivamente come la tassa sui rifiuti non sia assoggettabile all’ IVA del 10% in quanto costituisce un entrata tributaria e non un corrispettivo per il servizio reso, il Codacons ha notificato questa mattina il primo di una serie di ricorsi collettivi in via di definizione in tutta Italia.

Con l’atto in questione, circa 100 famiglie residenti a Roma, rappresentate dall’associazione, chiamano in giudizio l’AMA s.p.a. e chiedono al giudice di condannare la società a rimborsare a ciascuna di esse il 10% di Iva sulla tassa per lo smaltimento rifiuti ingiustamente pagata dal 2003 al 2010, per somme che variano, a seconda dei consumi delle singole famiglie, da 66 a oltre 450 euro solo di imposta sul valore aggiunto, oltre ovviamente gli interessi legali su tali somme.

Forti delle sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione, invitiamo i cittadini di tutta Itala a ribellarsi contro la “tassa sulla tassa”, finalmente dichiarata illegittima – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Oggi pubblicheremo sul sito internet www.codacons.it un fac-simile di ricorso che i contribuenti possono utilizzare in modo totalmente GRATUITO per chiedere il rimborso dell’Iva sui rifiuti versata negli ultimi anni. Chi invece volesse aderire ai ricorsi promossi dall'associazione, può inviare una mail con i propri dati a info@codacons.it”. 

domenica 25 marzo 2012

ALI COLORATE DI DELTAPLANI E PARAPENDIO NEI CIELI DEL VENETO E DELLA LIGURIA

Ritorna il tradizionale appuntamento per deltaplano e parapendio a Borso del Grappa (Treviso), l'Expo Trofeo Montegrappa.

Dal 7 all' 8 
 aprile il consorzio turistico Vivere il Grappa e l'Aero Club Montegrappa ospiteranno, in un'area espositiva di circa 1000 mq, più di quaranta aziende da tutta Europa in rappresentanza dei più quotati produttori del settore del volo in deltaplano e parapendio, di operatori di attrezzatura tecnica del mondo dello sport e della montagna e dei prodotti
tipici locali.

Dal 5 al 9 Aprile il trofeo, competizione internazionale di volo libero tra le più importanti in Europa, con i più forti piloti al mondo ad affrontarsi nel il cielo della pedemontana veneta lungo percorsi che spesso superano i 100 km prima di raggiungere l'atterraggio presso la struttura del Garden Relais, sede della manifestazione e della Expo. Le gare saranno trasmesse in diretta su maxischermo, grazie al live tracking, uno strumento in dotazione a
ciascun pilota che permette di visualizzare in ogni momento la sua posizione. Si attendono più di 250 partecipanti tra deltaplano e parapendio da circa 35 nazioni e la consueta folla di visitatori.

Moltissime le attività collaterali: voli in biposto parapendio e deltaplano, prove di parapendio per bimbi, percorso mini mountain bike, percorso go-kart a pedali, parete arrampicata con guida alpina, passeggiate e pedalate eno-gastronomiche, tappa del Nordic Walking in Tour e prove gratuite con istruttore della camminata coi bastoncini, dimostrazioni dell'arte marziale Vovinam Viet Vo Dao, la Tabula per simulare la pratica degli sport come il surf e lo snowboard, laboratorio di aquiloni, trucco per bimbi, corretto approccio bambini-cani, dimostrazione di paracadutismo, competizione del gioco in miniatura Warhammer 40000, prove di rafting in piscina con mini gommoni, simulatore di volo, giri in elicottero.

Nel fine settimana 31 marzo 1 aprile a Spotorno (Savona), scocca l'ora del parapendio e del deltaplano, insieme a paramotore e paracadutismo.

Sarà l'Aero Club Albatros di Genova a farsi carico dell'evento inserito nel contesto del Festival del Vento, una manifestazione che occupa l'intero mese con esibizioni di aquiloni, aeromodelli, vela, bike, rally e contorno di mercatini, convegni ed appuntamenti culturali ed altro ancora.

Si tratta di un raduno interdisciplinare che prevede per il pubblico la possibilità di provare voli in biposto parapendio e lanci tandem in paracadute dall'elicottero con istruttori.

I parapendio decolleranno dal monte Mao; atterraggio in spiaggia di fronte a piazza della Vittoria dove è allestito il gazebo Albatros con DJ ed animazione, visto che il tema conduttore del Festival 2012 è la musica. Recupero il 7-8 aprile in caso di maltempo.

sabato 24 marzo 2012

ACQUA, L’ITALIA RISCHIA SICCITÀ E MULTE PER MALA GESTIONE. ESCE AMBIENTE ITALIA 2012

Scarichi inquinanti, depurazione e artificializzazione dei corsi d’acqua: problemi irrisolti del Belpaese. Massimi consumi in agricoltura: oltre il 50% dei prelievi totali. Legambiente: “Tariffazione progressiva contro gli sprechi e Green economy dell’acqua per sviluppo e nuova occupazione: 450 mila occupati in 10 anni”

Italia è tra i paesi più ricchi di risorse idriche: 2.800 metri cubi per abitante l’anno, pari ad una disponibilità teorica di circa 52 miliardi di metri cubi, distribuiti in tutta la penisola con disponibilità reale massima nell’area del Nord-Est (1.975 metri cubi per abitante l’anno) e minima in Puglia (220 mc/abitante/anno). La quota media disponibile in tutte le regioni è comunque di almeno 400 metri cubi per abitante, cioè dieci volte superiore alla quota disponibile nei paesi del sud del Mediterraneo. Nonostante ciò, abbiamo problemi di scarsità idrica nei mesi caldi, al Sud come anche al Nord. 

Il settore agricolo è di gran lunga il principale utilizzatore d’acqua (almeno 20 miliardi di metri cubi l’anno, valore che alcuni ritengono ampiamente sottostimato); seguono il settore civile con 9 miliardi/anno, l’industria con circa 8 miliardi/anno e la produzione di energia con circa 5 miliardi/anno. Il prelievo eccessivo (oltre 40 dei 52 miliardi di metri cubi disponibili) provoca problemi di qualità delle acque superficiali e sotterranee, perché questo sfruttamento non permette la circolazione idrica naturale necessaria a mantenere vivo l’ecosistema e a diluire gli inquinanti nei fiumi e nelle falde. Quantità e qualità in questo caso vanno di pari passo e per questo bisogna puntare ad aumentare le portate negli alvei e nelle falde, se vogliamo raggiungere entro il 2015 il “buono stato di qualità” dei corpi idrici, previsto dalla Direttiva quadro (2000/60/CE). 

Ma questo prelievo è davvero necessario? Per uso civile utilizziamo 152 metri cubi per abitante l’anno, molto più di Spagna (127 m3), Regno Unito (113 m3) e Germania (62 m3).  Il settore agricolo poi, incide tantissimo perché l’irrigazione è in gran parte basata su tecniche vecchie e inefficienti: gli esperti che hanno collaborato ad Ambiente Italia 2012 ritengono che un miglioramento delle tecniche irrigue permetterebbe un risparmio dell’ordine del 30%. Ulteriori riduzioni sarebbero possibili scegliendo colture e varietà più resistenti alla siccità e soprattutto combattendo le produzioni eccedentarie e gli sprechi alimentari.

In occasione della prossima giornata mondiale dell’acqua (giovedì 22 marzo), Legambiente anticipa il tema con la presentazione di ‘Acqua bene comune, responsabilità di tutti’, edizione 2012 del rapporto annuale Ambiente Italia di Legambiente e Istituto Ambiente Italia, edito da Edizioni Ambiente, con una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, di Giulio Conte dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, di Stefano Ciafani vicepresidente nazionale di Legambiente e di Paolo Carsetti, del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.

"Il referendum del giugno scorso rappresenta un punto di svolta e di non ritorno, senza possibilità di equivoci – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza -. La maggioranza degli italiani ha dichiarato che l'acqua è un bene comune e come tale va gestita. Ma se il referendum dà una chiara indicazione sulla direzione da seguire, ancora non ci dice cosa bisogna fare per risanare e qualificare tutto il ciclo dell'acqua. Questo è il problema che il paese ha davanti e questa è anche una battaglia storica degli ambientalisti. Non basta preoccuparsi solo del segmento consumi potabili. Con Ambiente Italia 2012 abbiamo voluto offrire elementi di riflessione a trecentosessanta gradi che possano far fare dei passi avanti alle politiche di gestione della risorsa idrica, per capire dove sono i punti di maggior sofferenza e rischio del sistema".

Nel nostro Paese rimangono ancora irrisolti gli annosi problemi relativi agli scarichi inquinanti civili e industriali, ai depuratori mal funzionanti, all’artificializzazione dei corsi d’acqua. Delle 549 stazioni di monitoraggio censite nell’annuario 2010 dell’Ispra, solo il 52% raggiunge o supera il “buono stato” (e si tratta dei tratti montani dei corsi d’acqua), il 35% delle stazioni è appena sufficiente e quasi un quarto delle stazioni presenta uno stato scarso o addirittura pessimo. 

E questa situazione si verifica non solo nelle aree dove mancano fognature e depuratori  ma anche dove la rete è funzionante già da anni – sostiene Giulio Conte –. E’ evidente la necessità di intervenire nel settore idrico non solo completando l’infrastruttura di base dove ancora manca, ma anche diffondendo approcci e tecniche innovativi: sanitari a basso consumo, sistemi per la raccolta della pioggia e il riuso delle acque grigie. E occorre ripensare la pianificazione territoriale e urbanistica per ridurre l’artificializzazione e l’impermeabilizzazione dei suoli che fanno confluire nelle fogne le acque meteoriche che vanno a sovraccaricare inutilmente i depuratori”. 

Bisogna poi favorire il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura e nei cicli industriali, modificando il decreto del ministero dell’Ambiente che prevede limiti alla carica batterica eccessivamente restrittivi (1000 volte più dell’Oms). Per tutto ciò saranno necessari enormi investimenti e una rimodulazione delle tariffe per coniugare l’efficienza del servizio con la tutela della risorsa. Per Legambiente la nuova tariffa dovrà garantire gratuitamente 50 litri d’acqua pro capite al giorno, oltre i quali va definita una tariffazione progressiva che scoraggi i grandi consumi  e gli sprechi.

Gli interventi e gli investimenti necessari a migliorare la gestione dell’acqua nel nostro paese possono rappresentare oggi anche una risposta efficace e duratura alla crisi economica in corso, oltre che alle esigenze di crescita e sviluppo del paese. Ambiente Italia 2012 ha stimato gli effetti occupazionali di una politica volta ad accelerare gli investimenti nel settore idrico, con interventi che riguardano sia il settore il Servizio Idrico Integrato che il sostegno all’iniziativa privata, attraverso l’inclusione degli interventi idrici nel “bonus del 55% per le ristrutturazioni edilizie ed altre misure di sostegno. 

Attraverso investimenti che graverebbero in minima parte (meno del 10%) sul bilancio pubblico (visto che i costi sarebbero coperti dalle tariffe idriche e da investimenti che beneficiano solo in parte di sostegno pubblico), a fronte di un investimento totale di poco più di 27 miliardi di euro in 10 anni, dei quali 16 miliardi di euro addizionali rispetto a quelli di spesa tendenziale, si avrebbe la creazione di poco meno di mezzo milione di unità di lavoro in 10 anni, tra occupazione diretta e indiretta (in altri termini 45.000 posti di lavoro l’anno per 10 anni), senza considerare l’occupazione indotta dalla spesa dei redditi da lavoro e capitale generati dalla nuova occupazione. 

In conclusione, l’acqua in Italia costa troppo poco, negli usi civili come in agricoltura o nell’industria, e per questo se ne consuma troppa. Assicurato l’accesso universale al servizio e la fornitura minima per tutti, il prezzo dell’acqua va fissato tenendo conto che si tratta di un bene scarso, probabilmente destinato a scarseggiare sempre più anche a causa dei cambiamenti climatici, da consumarsi parsimoniosamente, attraverso un sistema tariffario che scoraggi gli sprechi e recuperi risorse per migliorare il servizio.

Il rapporto Ambiente Italia poi, come ogni anno, presenta numerosi dati relativi agli indicatori ambientali e socio economici capaci di fotografare il nostro paese: in negativo dobbiamo segnalare la mobilità, con tutte le sue conseguenze in termini di traffico, inquinamento, stress e qualità della vita. Quella delle persone è ancora basata sul mezzo automobilistico privato (80,6% degli spostamenti totali), seguito, ma a grande distanza, dall’autobus (12,1%), treno (5,2%) e aereo (1,7). Siamo anche il più grande paese europeo con la più elevata quantità procapite di mobilità motorizzata (quasi 12 mila passeggeri km/abitanti l’anno) e con un tasso di motorizzazione sempre decisamente superiore alla media: 605 auto ogni mille abitanti contro le 473 dell’Unione Europea, le 510 della Germania, le 500 della Francia e le 470 del Regno Unito. Il trasporto merci poi si continua ad effettuare per il 90% sulla strada (il dato europeo è pari al 46%).

L’inquinamento atmosferico delle città rimane problematico. Ossidi di azoto, ozono troposferico, ma soprattutto PM10 continuano a soffocare le nostre città. A fine febbraio 2012, già 27 capoluoghi della nostra Penisola avevano esaurito i 35 superamenti annuali del limite medio giornaliero di emissioni (50 µg/m3) per la protezione della salute umana previsti della normativa vigente (Dm 60/2002; Dlgs. 155/2010). Situazioni particolarmente critiche si registrano ancora nelle grandi città e in Pianura Padana.

Aumenta drammaticamente la produzione dei rifiuti (+6% dal 2000 al 2009), mentre cala nel resto d’Europa (media pari a -2%) con punte pari a -9% in Germania e Regno Unito, dove evidentemente la riduzione dei rifiuti è una sfida realmente affrontata dai Governi attraverso la leva economica, e non il pallino dei soli ambientalisti. Aumenta la povertà relativa (famiglie con spesa media inferiore alla soglia calcolata come media procapite): se nel 2005 le persone povere rispetto alla popolazione erano il 13,1%, nel 2010 sono il 13,8% (da 7.577 a 8.272) e il tasso di occupazione (nel 2010) è il più basso d’Europa (56,9%) a spese soprattutto delle donne (46,1%). Anche la spesa per la ricerca e lo sviluppo è bassissima: 1,27% del Pil (nel 2009), cioè superiore solo a quella della Polonia (0,68%) e ben lontana dal 3,96 della Finlandia, ma anche dal 2,21 della Francia, tanto per fare qualche esempio.

Rispetto alle attività produttive, calano le aree coltivate: erano 17.562.000 ettari nel 2005, sono 13.908.000 nel 2009.

Si confermano stabilmente sostanziose le licenze ecolabel rilasciate per prodotto: 25% del totale europeo mentre aumenta la superficie agricola biologica o in conversione, pari all’8,9% della superficie agricola utilizzata (Sau), e gli allevamenti biologici: erano 1.384.907 capi nel 2001, sono 3.628.713 nel 2010.

Aumenta anche l’estensione delle foreste (+21% dal 1990 al 2010) e si confermano in buona salute le aree protette di interesse ambientale, con 2.269 siti di interesse comunitario e 600 zone di protezione speciale (dato 2011).

Rispetto alle emissioni di CO2 in Europa, il miglioramento dell’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, insieme alle limitazioni imposte dalla crisi economica, hanno determinato per l’Italia una riduzione del 5,4%, rendendo facilmente raggiungibile l’obiettivo del -6,5% richiesto dal Protocollo di Kyoto. 

L'ACQUA BUONA È DI CASA (Video)




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L’APPEAL DELL’INFERMIERE, PROFESSIONE UTILE AGLI ALTRI E CON OTTIME CHANCE OCCUPAZIONALI

9 laureati in Scienze infermieristiche su 10 trovano lavoro entro un anno dalla laurea. Per una sanità migliore il Paese avrà bisogno di 266mila infermieri in più entro il 2020.

Cresce l’appeal della professione di infermiere. L’84,2% degli italiani incoraggerebbe un figlio, parente o amico che volesse iscriversi al corso di laurea in Scienze infermieristiche, perché la ritiene una buona scelta. Il 76,6% per l’alto valore sociale della professione, perché dà aiuto agli altri. Il 47% perché garantisce un titolo di studio che consente di trovare facilmente lavoro. Vogliono fare l’infermiere sempre di più i liceali (tra le matricole di Scienze infermieristiche erano il 29% del totale nel 2003-2004, sono diventati il 46% nel 2009-2010), i maturati con un voto alto (nel 2003-2004 quelli con un voto alla maturità superiore a 90 erano l’11,8% delle matricole, sono diventati quasi il 13% nel 2009-2010), i giovani per i quali il corso di studi in Scienze infermieristiche rappresenta la prima scelta (erano il 46% delle matricole nel 2003-2004, sono diventati il 59% nel 2009-2010).

L’infermiere: il lavoro che c’è e che ci sarà sempre di più. 9 laureati in Scienze infermieristiche su 10 trovano lavoro entro un anno dalla laurea. Nella sanità del futuro le opportunità occupazionali saranno ancora migliori. Si stimano in 266mila unità in più gli infermieri di cui l’Italia avrà bisogno nel 2020 rispetto agli attuali 391mila (ipotizzando un rapporto infermieri/popolazione pari al benchmark olandese di 1.051 ogni 100mila abitanti). Sulla necessità di aumentare il numero di infermieri c’è un ampio consenso sociale: il 68,5% dei cittadini ritiene che attualmente nel nostro Paese ce ne siano pochi e che bisogna aumentarne il numero.

Numero chiuso e test d’accesso, non è cosi che si prepara un buon infermiere. Il 61,3% degli italiani considera un errore il numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Scienze infermieristiche. Quasi il 32% perché c’è bisogno di avere più infermieri nel futuro e in questo modo l’Italia rischia di non averli. Per il 29,7% perché la selezione dovrebbe basarsi sulla capacità degli studenti di andare avanti nel percorso di studi. Meno del 40% degli italiani, invece, si dichiara favorevole al numero chiuso. Di questi, il 29,3% lo considera un buon modo per selezionare gli studenti e il 9,4% lo valuta positivamente anche se ritiene che occorrerebbe ampliare il numero dei posti disponibili. Gli italiani si dividono sul ricorso alla prova con test a risposta multipla (i quiz) per selezionare l’accesso al corso di laurea in Scienze infermieristiche: il 37,8% lo giudica un modo adeguato, il 37,5% lo ritiene un sistema errato (percentuale che cresce tra i laureati fino al 45,1%), mentre per il 24,7% forse non è adeguato, però non ci sono alternative. Il numero chiuso rende inevitabile il ricorso a infermieri stranieri: c’è già stato un boom nel periodo 2007-2010, con un incremento del 25% (+8mila unità).

Professionale e capace di relazionarsi, l’infermiere piace agli italiani. Il 75,2% degli italiani che hanno avuto rapporti diretti o indiretti, tramite i familiari, con gli infermieri valuta come ottima o buona l’attività da loro svolta. Molto apprezzate sono le capacità tecnico-professionali (dal 55,6%), la capacità di relazionarsi con i pazienti e i familiari (51,2%), la cortesia e la gentilezza (44,7%). Del resto, le cose più importanti che si aspettano da un infermiere, quando entrano in relazione con lui nei diversi contesti sanitari, sono la capacità di creare un buon clima relazionale e l’attenzione agli aspetti psicologici e umani (per il 66%), un ottimo livello tecnico-professionale (62,3%), la capacità di dare spiegazioni sulla diagnosi e la terapia (25,5%).

Il contributo dell’infermiere alla buona sanità del futuro. Nella sanità del futuro, fatta più di prevenzione e di presidi sul territorio, secondo il 90% degli italiani quella dell’infermiere sarà una professione importante, che giocherà un ruolo rilevante. Già oggi gli infermieri possono dare un contributo al miglioramento della sanità. Il 48,5% degli italiani è d’accordo con la possibilità che i casi meno gravi che arrivano in Pronto soccorso, i cosiddetti «codici bianchi», vengano trattati dagli infermieri, nel rispetto delle linee guida indicate dai medici, in modo da smaltire le file di attesa senza abbassare la qualità del servizio.