lunedì 30 novembre 2009

Quanto ci costano i giornali che non leggiamo?


Recentemente il Presidente dell'Antitrust ha proposto di introdurre un limite temporale al periodo di assegnazione dei contributi, cercando di incentivare gli editori, che vivono di sovvenzioni, a ricercare soluzioni organizzative più efficienti, come avviene in qualsiasi altro paese democratico.
Tra gli altri si è opposto il Presidente dell' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), così motivando: “Non si può fare a meno di distinguere fra la cosiddetta stampa d'informazione e quella di semplice intrattenimento”.

Il debito pubblico ammonta a circa 2.000,000 miliardi di Euro e con la crisi attuale e perenne è in continuo aumento per il paese in via di sviluppo, al punto che gli italiani si sono visti fregare anche i conti correnti “cosiddetti dormienticon una legge ad hoc il “D.P.R. 22 giugno 2007 n. 116 – Regolamento di attuazione dell’art. 1, c. 345, della legge 23 dicembre 2005 n. 266 in materia di depositi dormienti”.
“Decreto Legislativo 28 agosto 2008 n. 134, convertito con la legge n. 166/2008 disciplinante gli adempimenti inerenti gli assegni circolari prescritti
”.

Con le casse completamente in rosso, l’unico rimedio che i governanti da anni adottano è apportare tagli indiscriminati; e con la mannaia sono stati apportati tagli: alla sanità, alla scuola, alla sicurezza, alle politiche sociali e potremmo continuare all’infinito….

Praticamente con tutti questi tagli, chiamati “sprechi”, percepiamo una sola cosa: il paese in via di sviluppo è alla banca rotta per i servizi minimi da erogare ai cittadini ma i governi che si sono succeduti dal 1981 con il bene placido delle opposizioni hanno elargito e continuano ad elargire contributi all’editoria, infatti, l’editoria nel 2008 nel suo complesso ci è costata circa 202milioni di Euro così suddivisa: € 179,317.969,07 per la carta stampata; €12.847.628,11 per le radio private; € 2.880.293,94, per le televisioni private; e 5.728.721.16 di Euro per le televisioni satellitari.

Praticamente contribuiamo a pagare anche i giornali che non leggiamo, questo sempre grazie alla legge n. 416/81 che si ispirava al principio costituzionale della libertà di pensiero e di diffusione delle idee e al sostegno di imprese editrici di particolare valore culturale.

Dopo quasi 30 anni in cui sono stati versati contributi per un valore di diversi miliardi di euro si può affermare, che tale legge, oltre che un costo notevole per le casse dello Stato, è stata un fallimento totale. Lo dimostrano i dati pubblicati recentemente dalla Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali) sul “Rapporto sulla stampa in Italia” sono perentori: ogni mille abitanti, in Italia, nel 2007 sono stati venduti 112 quotidiani, contro i 624 del Giappone, i 580 della Norvegia, 491 della Finlandia, 344 dell’Austria, 354 della Svizzera, i 338 del Regno Unito, 290 della Germania, 212 degli Usa, 153 della Francia.

Ma gli editori continuano a percepire lauti contributi, ecco alcuni esempi:
LIBERO € 7.794.367,53”; “L’UNITA’ € 6.377.209,80”; “AVVENIRE € 6.174.758,70”; “LA PADANIA€ 4.028.363,82”; “LIBERAZIONE € 3.947.796,54“; “EUROPA € 3.599.203,77“; “ITALIA OGGI € 5.263.728,72” "CONQUISTE DEL LAVORO € 3.346.922,70”.
Continuiamo con questa regalia di Contributi alle emettenti televisive:
VIDEONORD € 103.955,99”; TELE REPORTER € 128.380,02; TELENORBA NOTIZIE € 234.735,75.
E ancora contributi alle radio private: RADIO RADICALE 4.153.452,00; RADIO GALILEO 398.152,00.
E per concludere la lista dei regali della befana che in questo paese non finisce il 6 gennaio ma ha una durata di 365 l’anno per l’editoria anche le tivù satellitari dovevano avere il loro regalino da pantalone: NESSUNO TV € 3.594.846,30; INFORMAZIONE LIBERA € 2.133.874,86.

Queste sono le cifre, e con la crisi che attanaglia il paese in via di sviluppo, dove si legge pochissimo, si sperperano circa 202milioni di euro per la carta stampata, le radio e le TV. È un po’ esagerato! e non ci venissero a raccontare che questi contributi occorrono per salvare i posti di lavoro! posti di lavoro di chi? Che i giovani che vorrebbero intraprendere la strada del giornalismo sono tutti disoccupati? In questo paese in via di sviluppo non manca la libertà di stampa sancita anche dalla costituzione, ma l’indipendenza dei giornalisti è minacciata dal momento che devono rendere conto agli editori che percepiscono i contributi dai politici. Di tutto questo, la politica ha bisogno per non perdere mai il potere, anche se è all’opposizione.

Per avere un’informazione senza condizionamenti da lobby economiche e potere politico, nel rispetto delle leggi in vigore, non ci resta che fare informazione tramite internet su http://www.agoravox.it/, i blog e le altre realtà in rete che stanno nascendo.

Sempre con la speranza che qualche politico un giorno si ricordi che oltre ad elargire contributi inutili all’editoria, bisognerebbe investire anche sulla banda larga, il cosiddetto (internet Veloce) per avere finalmente una vera democrazia e una vera indipendenza della stampa.

domenica 29 novembre 2009

Germania cento per cento energia rinnovabile. Italia cento per cento carbone e nucleare.

Il titolo dell’articolo, non è fantascienza ma è la realtà della determinazione della classe politica tedesca che crede nelle fonti rinnovabili. Gli obiettivi che si sono posti sono veramente ambiziosi e i fondi per l’energia rinnovabile vengono investiti esclusivamente per lo scopo.
Peccato che la classe politica corrotta e truffaldina del paese in via di sviluppo investa i fondi destinati all’energia rinnovabile in energia sporca accontentando gli amici di sempre e continuare a truffare gli italiani.

L’azienda elettrica comunale “SWM” di Monaco ha scommesso sulle fonti rinnovabili con un progetto ambizioso su cui sta investendo mezzo miliardo di euro all’anno.

Le aziende elettriche italiane invece restano a guardare l’evolversi degli eventi.

Che differenza passa tra un paese evoluto e un paese in via di sviluppo?

Nel paese in via di sviluppo la classe politica vuole tornare al nucleare, convinta di prendere la strada della modernità! Sinceramente, con la classe politica vecchia e inconcludente che si ritrova il bel paese, questa soluzione sciagurata potrebbe essere una soluzione ottimale.

Loro, i politici, pensano molto agli interessi personali e potrebbe essere un motivo per cui vogliono tornare così prepotentemente al nucleare, per dare la possibilità ai privati di controllare il popolo, come sta accadendo con la privatizzazione dell’acqua e sperperando i finanziamenti per “l’energie rinnovabili” che vengono dirottati per le energie sporche. ll regalo di 30 miliardi di Euro che negli ultimi dieci anni i politici hanno fatto agli amici degli amici ne è la riprova del fallimento della politica ecologica del paese in via di sviluppo.

Ma in un paese democratico ed evoluto come la Germania questi problemi sono superati da tempo, grazie anche al tocco femminile del Cancelliere, si punta con determinazione alle fonti rinnovabili e i fondi per le fonti rinnovabili vengono investite scrupolosamente per lo scopo.
La prova degli investimenti è tangibile, possiamo partire dall’impianto eolico più grande del mondo che si trova al confine con la Danimarca realizzata dalla REpower una delle maggiori industrie che si occupa di energie rinnovabili.
E proseguire con il progetto avveniristico realizzato dalla Fondazione Liebenau che utilizza ogni anno oltre cinquemila tonnellate di pannolini usati, ritirati negli ospizi e ospedali, che grazie alla centrale riducono le spese di smaltimento per circa 350mila euro e produce energia elettrica per 50 case, contribuendo alla riduzione di anidride carbonica.

Ma il progetto più ambizioso si sta materializzando a Monaco di Baviera, una metropoli di un milione e mezzo di abitanti con 800.000 nuclei familiari che richiedono 2,5 miliardi di kilowattora all’anno. Dal 2015 sarà la prima città al mondo a funzionare completamente con l’energia rinnovabile.

Per realizzare il progetto, la SWM investe nell’energia rinnovabile mezzo miliardo di euro l’anno che trae dagli attuali profitti, i quali, incredibilmente, sono dati in gran parte dalle centrali nucleare Isar1 e Isar2. che sorgono accanto al fiume Isar. Ma nel 2020, la centrale verrà chiusa. Questo provvedimento, infatti, fa parte del piano nazionale per l’uscita dal nucleare.

Essendo l’unica azienda di energia elettrica cittadina rimasta comunale, la SWM è al quinto posto tra i produttori di energia tedeschi. Grazie a questa grandezza entro il 2025 riuscirà anche ad ottenere dall’ energia rinnovabile i 7,5 miliardi di kilowattora all’anno necessari per l’industria.

Insomma la SWM vuole fare di Monaco di Baviera la prima grande città al mondo che produce energia elettrica da fonti rinnovabili e l’energia necessaria per la città verrà prodotta a Monaco di Baviera.

Per il paese in via di sviluppo questo progetto rimane fantascienza dal momento che la classe politica, obsoleta e retrograda, ancora insiste con le centrali nucleari e sottrarre gli incentivi Cip 6 per le rinnovabili investiti per le energie sporche

Patti nucleari segreti tra Tokyo e Washington. Il popolo giapponese ingannato

Per decenni si è negata la presenza di armi nucleari nel Paese, mentre si dava carta bianca agli Stati Uniti di immagazzinare e trasportare testate nucleari. Affonda la credibilità del partito liberale ora all’opposizione.

Tokyo (AsiaNews) - Il popolo giapponese è stato ingannato per decenni: è quanto emerge in queste settimane in cui stanno venendo alla luce documenti su patti segreti tra Washington e Tokyo circa la presenza di armi nucleari sul territorio del Giappone. Eppure dal 1960 ad oggi il governo, diretto dal partito liberal democratico (Ldp), ha ripetutamente negato la presenza di queste armi o accordi relativi al loro passaggio.

Verso la metà di ottobre gli archivi della sicurezza nazionale di Washington, dove sono conservati documenti governativi declassificati, hanno pubblicato telegrammi, comunicati e minute top-secret riguardanti la politica statunitense circa gli armamenti nucleari in Okinawa e in Giappone dalla fine degli anni 1950 al 1972. Questa è una fonte da cui si è attinta la notizia dell’esistenza dei patti segreti, ma non è l’unica ne’ la principale.

Due settimane prima Katsuya Okada, ministro degli esteri, sospettando l’esistenza di tali patti ha ordinato con risolutezza al personale del suo ministero un’ ampia inchiesta su documenti riguardanti questo tema chiedendo meticolosa relazione entro la fine di novembre. Un team di 15 persone sotto la guida di un ufficiale governativo ha setacciato oltre 2600 volumi di files conservati negli archivi del ministero e altri 400 conservati nell’ambasciata giapponese a Washington.

Per l’attuale governo giapponese, inaugurato il 15 settembre e diretto dal partito democratico del Giappone (Dpj), la trasparenza e’ uno dei principi fondamentali del suo agire.
I tre principi anti-nucleari.

Dopo l’esperienza dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki il popolo giapponese si è fermamente opposto alla presenza di armi nucleari sul suolo giapponese. Le politiche nucleari promosse dai passati governi sono conformi al sentimento popolare.
La prima riguarda la revisione del trattato di mutua sicurezza tra Stati Uniti e Giappone firmata dai due governi nel 1960. In esso si stabilisce che navi o aerei statunitensi con armi nucleari non possono entrare in acque o spazio aereo giapponesi “senza previa consultazione” .

Nel 1967 l’allora primo ministro Eisaku Sato in un discorso alla Dieta (parlamento) ha annunciato i “tre principi antinucleari: non possedere, non costruire e non introdurre” armi nucleari, meritandosi il plauso dell’intera nazione. Ma le intenzioni di Sato non erano del tutto limpide.
Si sa che la più’ potente portaerei Usa nell’ oceano Pacifico non è una nave, ma un’isola: Okinawa. Presa ai giapponesi dopo la guerra, gli Usa ne hanno fatto una potente base strategica per il controllo dell’Asia orientale. Sato mirava a riaverne la sovranità, ma c’era l’ostacolo dei missili con testata nucleare stanziati sull’isola. I giapponesi non avrebbero mai accettato un territorio inquinato dal nucleare. Da qui i tre principi antinucleari.

Come compromesso per placare gli Stati Uniti, Sato ha fatto entrare il Giappone nel Trattato di Non-Proliferazione nucleare (NTP) in cambio di un’Okinawa libera da nucleare e controllata dal Giappone. Questo avvenne nel 1972.

Sato, il premier giapponese che ha governato più a lungo nel dopoguerra (1964-1972), ha ricevuto il premio Nobel per la pace proprio per questa politica pacifista.

L’ombra dei patti segreti

La luminosità di questa politica pacifista è offuscata dall’ombra di accordi fatti sotto banco a livello dei due governi. I patti sono stati talmente segreti che non tutti i primi ministri e i ministri degli esteri giapponesi, che si sono avvicendati nei governi, ne erano al corrente. Citiamo tre casi che riguardano il contenzioso sul nucleare.

Il 4 aprile 1963 Edwin O. Reischauer, ambasciatore americano a Tokyo, in un telegramma inviato a Washington circa un colloquio avuto con il ministro degli esteri giapponese Masayoshi Ohira, nota che Ohira era apparentemente d’accordo nel ritenere che l’introduzione di armi atomiche in Giappone “non include armi nucleari su navi U.S. in transito in acque giapponesi”. Nel 1967 Sato annunciando alla Dieta i “tre principi antinucleari” ha detto perfettamente il contrario. Quattro anni prima la ragione di stato ha richiesto la segreta acquiescenza di Ohira.

Il 19 gennaio 1972, pochi mesi prima della restituzione di Okinawa al Giappone, un alto funzionario del dipartimento di Stato americano, ha mandato un messaggio ai colleghi dello stesso dipartimento, dove, tra l’altro, si dice: “ Il governo giapponese, ora, in pubblico sostiene di non essere al corrente del transito di materiale nucleare e rifiuterebbe il permesso di transito qualora fosse richiesto. Perciò se l’attuale pratica di (tali) transiti venisse svelata in maniera autoritativa, le conseguenze includerebbero sicuramente: (1) la caduta del governo giapponese, (2) il miglioramento di credibilità di quei leader dell’opposizione che sono molto contrari alla cooperazione Stati Uniti-Giappone nel settore della difesa; (3) corrispondente perdita di credibilità degli ufficiali giapponesi che nel passato hanno difeso la cooperazione Stati Uniti-Giappone nel settore della sicurezza; (4) grandi dubbi circa il rispetto degli Stati Uniti per i principi basilari giapponesi”.

Un’altra testimonianza di grande peso è il memorandum di un accordo tra il presidente Richard Nixon e il primo ministro Eisaku Sato firmato il 21 novembre 1969. La minuta di questo accordo è stata inclusa nel 1994 in un libro di memorie scritto dall’ex diplomatico Kei Wakaizumi, due anni prima della sua morte. Kei ha preparato la minuta del patto segreto tra Nixon e Sato, in collaborazione con Henry Kissinger, allora consigliere di Nixon per la sicurezza nazionale.

Nel patto si dice che “gli Stati Uniti hanno intenzione di rimuovere tutte le armi nucleari da Okinawa”, ma aggiungendo che “ per adempiere effettivamente agli obblighi internazionali assunti dagli Stati Uniti per la difesa delle nazioni dell’Estremo Oriente, incluso il Giappone, in tempo di grande emergenza il governo degli Stati Uniti richiederà il rientro delle armi nucleari e il diritto di transito in Okinawa previa consultazione con il governo del Giappone .... Il governo del Giappone - continua il memorandum - apprezzando le richieste del governo degli Stati Uniti in caso di grande emergenza...le accoglierà senza ritardi quando ci sarà tale previa consultazione”
Per sottolineare la segretezza dell’accordo il documento conclude dicendo che “il presidente e il primo ministro hanno convenuto che questa minuta, in duplicato, sia conservata negli uffici del presidente e del primo ministro e sia trattata con la massima riservatezza tra il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro del Giappone” .

Sfiducia verso l’Ldp. Uniti sulla Corea del Nord

La divulgazione degli accordi clandestini ha messo i giapponesi in stato di shoc.
Le conseguenze sono facilmente intuibili. Sul piano della politica interna si avrà un’ulteriore caduta di popolarità del partito liberal democratico, mentre il partito di governo (Pdj) aumenterà il suo credito di fiducia. Sul piano della diplomazia si prevede un’accelerazione nel processo di riforma delle relazioni con gli Stati Uniti: la collaborazione pur continuando ad essere robusta sarà effettuata in relazioni di uguaglianza.

I leader delle due nazioni procedono comunque su linee parallele per quanto riguarda l’eliminazioni delle armi nucleari. Il 24 settembre, durante lo storico meeting sul nucleare al Consiglio di sicurezza dell’ONU, Barak Obama e Yukio Hatoyama hanno detto di sentire “particolare responsabilità morale” nell’impegno di costruire un mondo senza armi nucleari, il primo in quanto presidente dell’unica nazione che le ha usate, il secondo in quanto primo ministro dell’unica nazione che ne è stata vittima.

sabato 28 novembre 2009

Mediaset, Fininvest citeranno Repubblica su articolo mafia-note

Mediaset e la controllante Fininvest hanno annunciato oggi che agiranno giudizialmente contro il direttore di Repubblica e i giornalisti del quotidiano autori di un articolo apparso stamani in cui, secondo Mediaset, "si insinua che il 20%" della società "appartenga alla mafia".

Lo ha riferito oggi prima una nota di Mediaset e successivamente un'altra di Fininvest, in cui il presidente Marina Berlusconi, dice che "il 100% della Fininvest (...) appartiene alla nostra famiglia, a Silvio Berlusconi e ai suoi figli" e che "nell'azionariato Fininvest non sono mai entrati una lira o un euro dall'esterno, non esistono zone d'ombra".

"Con riferimento alle affermazioni gravemente diffamatorie contenute in un articolo odierno di Repubblica in cui si insinua che il 20% di Mediaset appartenga alla mafia, Mediaset agirà giudizialmente contro gli autori dell'articolo e il direttore responsabile di Repubblica", si legge nella nota di Mediaset.

Stamani Repubblica ha pubblicato la seconda parte di un'inchiesta, sui presunti rapporti tra alcuni esponenti mafiosi e il premier Silvio Berlusconi e il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, in cui si dice che "è ancora nell'aria la convinzione che non tutta la Fininvest sia sotto il controllo del capo del governo".

Gli autori dell'articolo poco dopo, scrivono che "Molte testimonianze di 'personaggi o consulenti che hanno lavorato come interni al gruppo', rilasciate a Paolo Madron (autore, nel 1994, della documentata biografia (...) 'Le gesta del Cavaliere') , riferiscono che 'sono (di Berlusconi) non meno dell'80% delle azioni delle (22) holding (che controllano Fininvest). Sull'altro 20% per la gioia di chi cerca ci si può ancora sbizzarrire'".

E ancora, scrive Repubblica, "sembra di poter dire che il peso del ricatto della 'famiglia' di Brancaccio (ovvero i mafiosi Giuseppe e Filippo Graviano, ndr) contro Berlusconi può esercitarsi proprio tra le nebbie di quel 20%".

"L'azione verrà effettuata a tutela dell'onore e della reputazione di una società quotata al cui capitale partecipano primari investitori istituzionali - nazionali e internazionali - e più di 200.000 risparmiatori italiani", conclude la nota Mediaset.

"Il 100% della Fininvest, come emerge incontrovertibilmente da tutti i documenti, appartiene alla nostra famiglia, a Silvio Berlusconi e ai suoi figli. Così è oggi e così è da sempre, non c'è mai stata una sola azione della Fininvest che non facesse capo alla famiglia Berlusconi", ha detto Marina Berlusconi nella nota.

"Anni e anni di indagini e perizie ordinate proprio dalla Procura di Palermo, durante i quali è stato rovistato in ogni angolo della nostra storia, si sono conclusi con l'unico possibile risultato, sottoscritto dal consulente della stessa Procura: nell'azionariato Fininvest non sono mai entrati una lira o un euro dall'esterno, non esistono zone d'ombra", ha aggiunto.
Fininvest, finanziaria della famiglia Berlusconi, è socio di maggioranza relativa di Mediaset con una quota di circa il 40% .

Stamani il procuratore capo di Firenze ha smentito che Berlusconi e Dell'Utri siano indagati dalla procura della città nell'ambito dell'inchiesta sulle stragi di mafia del 1993.

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Fonte:reuters

venerdì 27 novembre 2009

Crisi: governi masochisti o complici di banchieri avidi?

I banchieri avidi, dopo aver creato denaro dal nulla, crack, fallimenti a catena e disoccupati, continuano a deliberarsi ingenti bonus e stock option proporzionati ai derivati truffa.

I Governi del G 20 (Italia compresa), che dovevano varare nuove regole e propagandati legal standard per impedire alle banche di continuare più di prima a creare montagne di carta straccia di swap,derivati vere e proprie scommesse azzardate di moneta falsa ed Otc (Overseas the counter) clonata, per un controvalore di 670.000 miliardi di dollari pari a dodici volte il Pil mondiale, scambiata al di fuori dei mercati regolamentati e che hanno salvato le banche a spese dei contribuenti, o sono masochisti, oppure complici di banchieri senza scrupoli che dopo aver ricevuto 7.000 miliardi di dollari di fondi pubblici per salvare il “sistema bancario”, continuano indisturbati a deliberarsi,ancor più di prima, stock option,bonus e prebende commisurati alle quantità elevate di vero e proprio spaccio di derivati truffaldini.

Non è più tempo di riflettere né di accettare veti, provenienti da primi ministri,Governi ed autorità di vigilanza legati a doppio filo ai banchieri di affari, dai quali ricevono dorate consulenze sia durante il loro mandato che dopo, e neanche da quell’oligarchia finanziaria neppure eletta dal suffragio popolare come lo sono i Governatori delle banche centrali, che continuano a spadroneggiare governando i destini del mondo e trattando i Governi come i loro più fedeli maggiordomi.

E’ arrivato il tempo di cambiare fissando regole ferree e pesanti sanzioni per le banche e le altre istituzioni finanziarie non aduse a riconoscere quelle corrette regole che devono presidiare i mercati e garantire i diritti dei cittadini,risparmiatori e consumatori,sia per impedire gli abusi di mercato che di scaricare gli effetti dei disastri provocati sulla collettività.

Se i ministri finanziari europei, che si riuniranno martedì prossimo 2 dicembre a Bruxelles, non affronteranno la riforma della vigilanza finanziaria e la costituzione di nuove regole pregnanti per un sistema bancario senza scrupoli che è tornato più di prima ad imbastire gigantesche speculazioni mediante gli strumenti derivati, ossia la clonazione genetica del denaro e della moneta da ingegneri strutturatori che tramite gli algoritmi assicurano guadagni certi ai banchieri e perdite sicure per la collettività, vuol dire che sono masochisti, oppure complici di un sistema che ha disseminato macerie per lo tsunami finanziario che ha travolto e travalicato la stessa sovranità statuale e dei governi.
Fonte: Adusbef

I consumatori rifiutano l’inganno dell’ag.Com che ha spacciato per ribasso il salasso di messaggini più cari d’Europa

Adusbef e Federconsumatori Chiedono All’antitrust Di Sanzionare L’ag.Com Per Pubblicità (E Relativi Messaggi -Ni) Ingannevole.

Il comunicato diramato ieri dall’ Autorità per la garanzia nelle comunicazioni,apprezzato dal solito “Mister Prezzi”,non a caso ribattezzato dalle associazioni dei ConsumatoriMister Rincari”,considera una grande conquista per gli utenti della telefonia mobile il fatto che il costo degli SMS abbia un tetto prefissato a13,2 centesimi di euro (11 cent. più IVA).

L’ Autorità sbandiera come una grande conquista il fatto che sia stabilito tale tetto al costo per l’ invio di SMS ; in realtà, se si guarda al resto d’ Europa, si può facilmente riscontrare un livello ben più basso del prezzo relativo a tale servizio,con un costo medio di 7,5 centesimi.

Paradossalmente, spedire un SMS da un’ altro paese europeo costa meno che inviarne uno all’ interno della stessa città. Non possono essere accettate le obiezioni e le considerazioni portate avanti sul tema dalle compagnie telefoniche, le quali spesso propongono offerte a prezzi stracciati per gli SMS (comunque temporanee e conosciute solo dai più attenti) mentre nel contempo fanno lievitare il costo relativo ad altri servizi.

Secondo un’ indagine dell’ Autorità per le telecomunicazioni finlandese (Ficora), condotta analizzando il prezzo dei servizi offerti dai 3 maggiori operatori di 19 paesi, in Italia i clienti delle compagnie telefoniche si trovano a pagare le tariffe più alte.

Adusbef e Federconsumatori ritengono che il tetto stabilito per il costo degli SMS a 13,2 centesimi di euro non possa essere considerato un fatto positivo per i consumatori che quando vanno in Europa pagano meno di 10 centesimi e che il comunicato emanato in data 26 novembre 2009 dall’ Autorità Garante delle Comunicazioni e conseguente delibera sia deludente, mistificatoria, controproducente e piena di inganni per i consumatori perché contiene l’ennesima regalia per i gestori e proprio per questo sarà denunciato all’Antitrust per pubblicità ingannevole.

Strage civili Afghanistan, si dimette ministro tedesco

Un importante alleato del Cancelliere tedesco Angela Merkel si è dimesso oggi dopo essere stato accusato di aver cercato di insabbiare un attacco aereo in cui sono stati uccisi dei civili in Afghanistan, quando rivestiva la carica di ministro della Difesa.


Le dimissioni di Franz Josef Jung, al centro di aspre polemiche per l'attacco del 4 settembre scorso in Afghanistan, rappresentano un duro colpo per la Merkel, il cui secondo mandato al governo è iniziato da appena un mese.

Jung ha annunciato le dimissioni da ministro del Lavoro - ruolo che ricopre nel nuovo governo Merkel - il giorno dopo l'abbandono del posto da parte del capo delle forze armate tedesche, nonché ex vice ministro della Difesa, a causa dello scandalo provocato dall'attacco in Afghanistan, che avrebbe provocato la morte di 69 talebani e di 30 civili.
"Non è un buon inizio per Merkel", ha commentato Gero Neugebauer, esperto di politica della Libera università di Berlino.

Le dimissioni di Jung giungono alla fine del primo mese del nuovo governo Merkel, che ha già dovuto affrontare la scottante decisione di General Motors di respingere il piano di Berlino per la Opel, ma anche altri problemi come i malumori all'interno dell'esecutivo sui rapporti tra Germania e Polonia e sui tagli alle tasse in programma.

Merkel ha detto che Jung sarà sostituito dal ministro della Famiglia, Ursula von der Leyen, 51 anni. Quest'ultimo dicastero verrà assegnato a Kristina Koehler, 32enne membro del Bundestag originaria di Hesse, lo Stato da cui proviene anche Jung.

A settembre l'esercito tedesco, il Bundeswehr, chiese l'aiuto di un aereo da guerra americano per effettuare un attacco a Kunduz, in quella che si è rivelata la più sanguinosa operazione che ha coinvolto le truppe tedesche dalla Seconda guerra mondiale.

Jung ha ripetutamente negato che fossero morti dei civili nell'attacco, che ha aumentato la contrarietà sulla presenza tedesca in Afghanistan mentre Merkel cerca di prolungare il mandato delle truppe tedesche nel Paese centroasiatico.

Ieri Jung, membro dei Cristiano democratici di Merkel, ha ammesso in Parlamento di essere stato a conoscenza per settimane di un rapporto dell'esercito sulle vittime tra i civili. Ma ha anche detto di non avere "una conoscenza certa" del contenuto perché il rapporto era stato passato alla Nato.

Jung è stato duramente criticato dai quotidiani, uno dei quali ha definito la vicenda la prima notevole crisi della nuova amministrazione di centrodestra sotto la guida di Merkel, un mese dopo il suo insediamento.

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Casa: la classe politica corrotta italiana offre baracche a coloro che chiedono dignità


Signori politici, la casa per l’uomo rappresenta: la famiglia, il suo rifugio e la sua sicurezza. In parole povere la dignità che ogni essere umano merita di avere.


La Costituzione Italiana dovrebbe essere un documento prezioso poiché contiene i principi sui quali si fonda la nostra Repubblica democratica; un documento del quale è importante che i politici, prima di pensare a modificarla, dovrebbero conoscerne appieno l’origine e la storia, e nel momento in cui arrivano agli scranni del potere, dovrebbero metterla in atto compiutamente basandosi semplicemente sui primi dodici articoli, ossia i Principi fondamentali della Costituzione.


Per riportare l’attenzione della classe politica nulla facente e corrotta del Paese in via di sviluppo su un argomento spinoso come la casa, cito il terzo articolo della Costituzione, visto che questa casta di privilegiati vorrebbe modificare la Costituzione che forse nemmeno conoscono. Speriamo che questo non accada altrimenti la fine del mondo, annunciata per il 2012 nel Paese in via di sviluppo, potrebbe arrivare in anticipo.

La classe politica del paese in via di sviluppo, alle baracche è abituata e purtroppo gli italiani devono patire certe scelte.

Infatti, dal 1945, subito dopo la seconda guerra mondiale, al 2009 questo Paese non può fare a meno delle baracche.




Nelle grandi città nascevano le baraccopoli, che ci ha illustrato minuziosamente il compianto Pasolini, che nella capitale sono rimaste in piedi fino agli inizi degli anni ’80, quando gli emarginati delle baracche passarono nei quartieri dormitorio, appositamente costruiti da una classe politica inetta, affaristica e corrotta, trascurando di proposito l’Art. 3 della Costituzione che recita testualmente: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".

"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

La dimostrazione che la classe politica non ha messo in atto l’Art. 3 della Costituzione è il simbolo dell’inefficienza politica e del degrado politico e ambientale: lo troviamo nella capitale, quartiere Corviale (più comunemente si riferisce a un massiccio blocco di edifici).

La gente del posto ha soprannominato questo enorme complesso “Il Serpentone” o “Grande Serpente”. Costruito nei primi anni ’70, doveva essere una comunità residenziale che avrebbe dovuto fornire ogni servizio possibile ai propri inquilini. Ma fin dal suo avvio questa visione utopistica è stato afflitto da problemi, e non è mai stata completata.

A questo quartiere se ne aggiungono altri: Tor Bella Monaca, residence Roma nel quartiere Bravetta, ecc. Questi sono solo tre dei tanti quartieri dormitorio della Città Eterna, che potrebbero suscitare l’ira dei grandi imperatori della Roma Antica che vorrebbero tornare in vita per salvare Roma e l’Italia intera, mandando ai lavori forzati coloro che hanno ridotto la Città Eterna e l’Italia in un Paese in via di sviluppo.

I politici, sempre con la spada di Damocle dell’emergenza casa, oggi ci raccontano che nelle baracche vivono nomadi stranieri e diseredati, ma secondo il mio modesto parere queste bugie politiche non sono più ammissibili, la realtà è che in Italia manca la certezza del lavoro e una politica seria della casa per tutti. Si preferisce privilegiare la speculazione edilizia e favorire sempre i soliti amici e trascurare le esigenze della collettività.


La crisi economica non influisce in quanto il Paese in via di sviluppo è perennemente in crisi economica (vedasi debito pubblico).

Ci avevano raccontato che con l’entrata in vigore della moneta unica, l’Euro, i problemi del Paese in via di sviluppo sarebbero stati superati, utopia politica e basta. La realtà è completamente diversa. Ci sono persone che non possono permettersi il lusso di pagare una rata di mutuo per acquistare un piccolo appartamento in quanto hanno un lavoro saltuario o precario anche se l’Art. 1 della costituzione recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

E sempre per restare sui Principi fondamentali della Costituzione, sempre per rinfrescare la memoria alla classe politica smemorata, cito l’Art. 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".

E visto che anche questo articolo è stato disatteso dalla casta politica, italiani e stranieri vivono nelle stesse condizioni di degrado, in auto abbandonate con bambini piccoli o nelle baracche costruite con materiali recuperati nella pattumiera italiana.

Ma il problema non riguarda soltanto la Città Eterna, e se parlo della capitale è perché conosco una parte dei tantissimi problemi che affliggono gli essere umani ma, purtroppo, il problema è riferito a tutto il Paese.

A Messina gli amministratori locali hanno permesso di costruire in zone pericolose e tutti sappiamo i danni che hanno provocato due ore di pioggia. Solo per chi volutamente ignora, a Messina ci sono 3.336 baracche (censite da Legambiente) dove ci vivono più di 3.100 famiglie.





Costruite cent’anni fa, dopo il sisma del 1908 che rase al suolo la città dello Stretto, queste favelas si trovano nei quartieri di Giostra, Camaro e Fondo Fucile. Ma non rappresentano l’emergenza di un’ondata migratoria di rom o extracomunitari; sono solo spettrali residenze italiane.

A Palermo, invece, ci sono circa 400 famiglie iscritte alle liste d’emergenza abitativa del comune, e 23 famiglie vivono nella baraccopoli, dove le condizioni igienico sanitarie dei container che ospitano circa 90 persone, sono cattivissime, dove le fogne sono a cielo aperto e gli abitanti sono costretti a convivere con i topi che gironzolano tranquillamente per le strade sterrate.




Per par condicio, inserisco anche Milano, per evitare di sentire una parte politica dire “queste cose accadono solo a Roma Ladrona o dai Terroni del sud!”, ma anche il nord nonostante la Lega, vive l’emergenza casa come il quartiere Gallaratese.





Non mi dilungo altrimenti l’articolo diventerebbe pesante e molto lungo, ma consentitemi di ricordare alla classe politica inefficiente, corrotta e affaristica, di studiare la attentamente la Costituzione e metterla in atto per ridare la dignità che agli esseri umani Uomini, Donne e Bambini meritano.

Arriva lo “snida - autovelox”, ed è conforme alla legge


Il Coyote "avvista e provvede a segnalarti l’autovelox ". Si acquista l'apparecchiatura comprensivo di "7 mesi di abbonamento": € 199.00 (IVA inclusa), 1 anno di abbonamento costa 144.00 € (IVA inclusa) e il gioco è fatto.

Da questo momento l’ " informatore" installato nell'auto avviserà con un segnale acustico sulla presenza di ogni tipo di sistemi di controllo della velocità installati sul tratto di strada che stiamo percorrendo.

È il primo sistema in grado di informarti in tempo reale sulla presenza ed il posizionamento di tutti i tipi di autovelox fissi, telecamere ai semafori e tutor. Inoltre, ti segnala la presenza degli autovelox mobili grazie alla sua innovativa tecnologia, si basa sul principio di community: il contributo dell’utilizzatore aiuta l’intera comunità, rendendo ancora più efficace il suo servizio. Grazie alle segnalazioni, Coyote è costantemente aggiornato: la continua comunicazione con i server Coyote attraverso la rete GSM/GPRS permette uno scambio interattivo di informazioni su tutor, autovelox fissi e mobili, telecamere semaforiche e zone a rischio.

Si viaggia tranquilli e in completa sicurezza: Coyote, per le sue caratteristiche tecniche, non è un dispositivo anti autovelox il cui utilizzo è espressamente vietato dal Codice della Strada (ex art. 45, comma 9 bis, CdS).
I rilevatori illegali, infatti, intercettano i segnali emessi dagli autovelox anche se la loro posizione non è inclusa nelle mappe rese pubbliche su Internet dalla Polizia Stradale.

Coyote presenta invece la funzione di registrazione delle localizzazioni dei siti di controllo della velocità, e tramite tecnologia GPS, restituisce queste informazioni in caso di transito nei pressi delle località memorizzate.
Coyote non modifica la natura delle informazioni ricevute e presenti nel database del sistema informatico, ma opera in maniera legale fornendoti un servizio informativo costante e sempre aggiornato.

Secondo i produttori, il Coyote aumenterebbe la sicurezza degli automobilisti. Il sistema è infatti dotato di uno schermo che avvisa se si sta superando la velocità massima consentita, informando anche di quali sono i limiti in vigore sul tratto di strada percorso: "il livello di attenzione di chi è al volante cresce considerevolmente"..










Fonte www.mycoyote.net/coyote

giovedì 26 novembre 2009

ACQUA: BISOGNO FONDAMENTALE DELL'UOMO. UN CRIMINE LA PRIVATIZZAZIONE


Ricevo e pubblico volentieri questa lettera di Stefano Ferrario contro i recenti provvedimenti legislativi che hanno sancito la privatizzazione dell'acqua pubblica in Italia.

San. Francesco d'Assisi Patrono d'Italia la chiamava " Sorella acqua" i politici del paese in via di sviluppo la chiamano ACQUA Business
La privatizzazione dell'acqua pubblica in Italia è un fatto molto molto grave. Il disegno di legge Ronchi, sul quale era imposta la fiducia alla Camera dei Deputati, è divenuto legge giovedì pomeriggio.

E' bene ricordare alcune considerazioni:

- l'acqua non è neanche un diritto, ma uno dei due bisogni fondamentali dell'uomo. Fa parte dell'alimentazione (primo bisogno). Il secondo è la relazione con il suo prossimo. L'uomo, senza uno o senza l'altro bisogno, si ammala, muore.... o se c'è un deterioramento dell'uno e/o dell'altro l'uomo sta male e soffre. Questa settimana si è chiuso anche il vertice FAO a Roma, con un nulla di fatto. Ci viene ricordato che ogni sei secondi, una persona al mondo muore di fame. Come vediamo quando il bisogno alimentazione non funziona, ci sono squilibri forti, sino alla morte. E come bisogno, non può essere acquistato da nessuno. Non è in vendita. Il "bisogno" è più forte e chiaro del "diritto". Il diritto lo possiamo concertare, ma il bisogno è bene non 'trattabile' e immutabile nel tempo. E' chiaro che privatizzare un bisogno non è solo una questione di aumenti delle bollette dell'acqua del 40% nel migliore dei casi, ma lede anzitutto la nostra umanità, dunque nei suoi bisogni fondamentali. So che l'aspetto etico poco potrebbe importare (per rispondere ai fautori della privatizzazione). Allora spostiamoci sull'aspetto economico.

- aspetto economico. Dare in mano ai privati o alle grandi multinazionali dell'acqua (le prime sono francesi) il 'mercato' dell'acqua in Italia è un grandissimo affare per queste holding. La bolletta non salirà, come afferma il "codacons", del 40%, bensì di più. Poichè il "privato" farà lavori di ristrutturazione della rete idrica, di miglioramento della raccolta alla fonte e dell'erogazione. Cosa che può benissimo fare anche il "pubblico". E il "privato" è una azienda che ha lo scopo di massimizzare i suoi profitti, minimizzando i costi. Lo scenario è facilmente ricostruibile: bollette elevate, sulle quali nessuna amminsitrazione comunale potrà dire "è troppo" (perchè la gestione dell'acqua non è più sua), per garantire alti profitti alla dirigenza e tagli di personale o comunque lavori di ristrutturazione (quelli di cui vi ho parlato prima) che avverrebbero sì, ma al minore dei costi... per cui non fatti bene come potrebbe farli il "pubblico". A fronte di quanto detto e delle poche, sinora, esperienze italiane di privatizzazione dell'acqua, l'aumento di solo il 40% è da ritenersi una chimera, poiché gli esempi italiani di Latina e Arezzo già fanno vedere aumenti a tre cifre.

- si ha perdita di democrazia. Vendendo il bisogno (è sempre bene ricordarlo), vendiamo noi stessi alle holding dell'acqua... il che significa anche una perdita di democrazia in Italia, giacché il controllo decisionale sull'acqua non spetta più all'ente pubblico, ma alla holding, che sottrae quindi, qui possiamo dirlo (parlando di democrazia), diritti primari. Anche questo aspetto va considerato nel processo che ha voluto questo Governo.

- esiste una proposta di legge di iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dell'acqua in Parlamento, che lì giace, dopo lo sforzo di tanti (è bene dire che l'attuale opposizione in Italia, PD, UDC, Di Pietro non hanno fatto nulla per portare avanti questa legge e per il lavoro di raccolta firme), che ha permesso di arrivare a circa 400 mila firme raccolte. Con l'approvazione della privatizzazione dell'acqua, anche questa proposta di legge sarà da ritenere giacente in qualche scaffale. Però lo sforzo degli innumerevoli comitati spontanei, associazioni cattoliche e no, partiti di sinistra che si sono mossi per questa proposta di legge non è da cancellare. Con altrettanta forza mi auguro che questi gruppi e gruppuscoli si rimettano in moto per informare la gente di cosa sta accadendo intorno alla privatizzazione dell'acqua e, nelle modalità e tempi che si prospetteranno, attivarsi per arrivare ad un referendum abrogativo dell'attuale legge
Ronchi sulla privatizzazione dell'acqua pubblica.

Ci sono anche altri aspetti, secondari, che non ho considerato. Sono sufficienti questi per comprendere e fare comprendere alla gente la gravità di ciò che è accaduto con la privatizzazione dell'acqua.


Forza e coraggio!!!
Stefano Ferrario

Se siete interessati a firmare la petizione contro questo scempio della privatizzazione dell’acqua cliccate su petizionionline

mercoledì 25 novembre 2009

Il riscaldamento globale devasta i popoli indigeni







Una casa guarani rasa al suolo durante gli ultimi violenti sfratti. Laddove prima c’erano immense foreste ora sorgono piantagioni di canna da zucchero e allevamenti di bestiame.

Qual è “la verità più scomoda di tutte”?

Quella che i popoli indigeni del mondo, che pur essendo coloro che hanno contribuito di meno ad alimentare i cambiamenti climatici ne sono tuttavia i popoli più colpiti, oggi si vedono anche violare i loro diritti e devastare le loro terre nel nome della lotta per fermarli.

Secondo il rapporto diffuso da Survival International, le misure di mitigazione adottate per combattere il riscaldamento globale stanno danneggiando i popoli indigeni al pari dei cambiamenti climatici stessi.

Il Dossier intitolato la verità più scomoda di tutte. Cambiamenti climatici e popoli indigeni, il rapporto di Survival punta il dito contro quattro misure di mitigazione che minacciano i popoli indigeni in tutto il mondo:

Biocarburanti: promossi come una fonte “ecologica” di energia alternativa ai combustibili fossili, la maggior parte delle terre destinate alla loro coltivazione è terra ancestrale dei popoli indigeni. Se l’espansione dei biocarburanti continuerà come previsto, milioni di indigeni rischieranno di perdere la loro terra e i loro mezzi di sostentamento, in tutto il mondo.
Una nuova Diga in costruzione nella foresta Amazzonica Brasiliana
Energia idroelettrica: il boom delle grandi dighe costruite nel nome della lotta ai cambiamenti climatici sta sfrattando migliaia di indigeni dalle loro case.
Conservazione delle foreste: per “compensare” i danni indotti dal riscaldamento globale, i cacciatori-raccoglitori Ogiek del Kenia vengono sfrattati dalle foreste in cui hanno vissuto per migliaia di anni.

Compensazione delle emissioni di carbonio: sul crescente mercato del carbonio, le foreste dei popoli indigeni stanno acquisendo un crescente valore economico. I popoli indigeni sostengono che la compra-vendita delle quote del carbonio provocherà sfratti forzati e li deruberà delle loro terre.

Nel dossier, Survival chiede che i popoli indigeni siano pienamente coinvolti nei processi decisionali destinati a interferire nelle loro vite ed esorta al pieno rispetto dei loro diritti territoriali.

“Il dossier svela ‘la verità più scomoda di tutte’ ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. “Quella che i popoli indigeni del mondo, che pur essendo coloro che hanno contribuito di meno ad alimentare i cambiamenti climatici ne sono tuttavia i popoli più colpiti, oggi si vedono anche violare i loro diritti nel nome della lotta per fermarli. Ben occultate dietro alcune misure di mitigazione dei cambiamenti climatici, governi e società stanno mettendo in atto un gigantesco furto di terre. E come sempre accade quando in gioco ci sono denaro e grandi profitti, i popoli indigeni del mondo vengono vergognosamente messi da parte.”










Una foresta recentemente disboscata a favore delle piantagioni di palma da olio. Provincia di Loreto, Per settentrionale.

martedì 24 novembre 2009

Italiani sempre più indebitati e le tredicesime scompaiono per le tasse.

Sarà un Natale durissimo, dopo l’onda lunga di sub-prime; le convulsioni finanziarie derivanti dallo scoppio della bolla dei derivati; il fallimento di oltre 100 banche ed il salvataggio di altre; di gravissimi disagi sociali derivanti dalla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e di fabbriche chiuse od occupate; dei rincari speculativi di beni alimentari del prezzo dei carburanti, ricorso allegro agli stessi prodotti tossici di banche di affari per elargire consistenti bonus e prebende ad avidi banchieri in assenza di nuove regole e di annunciati legal standard contro le speculazioni

Mò vene Natale, nun tengo denare, me leggio o giurnale e me vado 'a cucca'», cantava l’indimenticabile Renato Carosone. Mai ritornello pare più appropriato ad un momento economico come quello che le famiglie italiane stanno vivendo in questi mesi. Con l’ottimismo della classe politica e la realtà degli italiani, anche quest’anno le tredicesime spariranno per le tasse e i debiti contratti e se proprio il portafoglio lo consente e rimangono soldi per i regali a gioire saranno i più piccoli per fortuna.

Secondo uno studio di Adusbef e Federconsumatori, le tredicesime, che ammontano quest’anno a 35,2 miliardi di euro (+ 0,9 miliardi,con un incremento del 2,6% rispetto al 2008), sono così ripartite: 10,2 miliardi ai pensionati; 9,10 miliardi ai lavoratori pubblici; 15,90 ai dipendenti privati (agricoltura,industria e terziario). Ma dopo un anno durissimo di rincari ed aumenti speculativi che hanno falcidiato i redditi delle famiglie costrette ad indebitarsi per sopravvivere,con una perdita ulteriore del potere di acquisto, resterà poco per festeggiare.

Tredicesima più che falcidiata quindi sotto l’albero di Natale, per far fronte ad aumenti infiniti iniziati a gennaio 2009 con le tariffe autostradali, benzina, bolli, tasse, tarsu, tariffe aeroportuali allegramente concessi dal Governo ai soliti capitani coraggiosi per finanziare investimenti pubblici a spese della collettività che daranno profitti privati, ed altri ordinari balzelli. A fine anno, oltre alla busta paga più pesante, arrivano infatti anche le consuete scadenze fiscali, quali tasse, bolli, rate e canoni, che durante il mese di dicembre i contribuenti sono chiamati a versare. Con il risultato di ridurre del 75,7 per cento l’attesa gratifica natalizia. Nel rincorrersi dei pagamenti da effettuare entro il 31 dicembre, dei 35,2 miliardi di euro di tredicesime che verranno pagate quest’anno, soltanto il 24,3 per cento, ossia 8,9 miliardi di euro, per la prima volta meno di un quarto del monte tredicesime, resterà realmente nelle tasche di lavoratori e pensionati.

Il 53,4 % del totale (18,3 mld di euro) verrà infatti speso per pagare tasse, imposte, bolli, mutui e assicurazioni. Nel consueto appuntamento che fa i conti (da 18 anni) nelle tasche degli italiani, Adusbef prevede un Natale durissimo sul fronte dei consumi,destinati a calare del 7,9% perché almeno 3 famiglie su quattro taglieranno le spese per l’incerta situazione economica.
A “bruciare” un’ ampia fetta delle tredicesime saranno bollette, ratei e prestiti per un valore di 9,8 miliardi (ben il 28,4% del monte totale). La RC Auto, le cui promesse riduzioni tariffarie dell’Ania, a fronte di una riduzione dei sinistri, è rimasta lettera morta, mangerà 4,9 miliardi di euro, il 14% delle tredicesime, mentre 6,1 miliardi di euro, serviranno per pagare rate dei mutui più leggeri a causa dei tassi di interesse più contenuti.
Il salasso non è però ancora finito qui: 3,8 miliardi di euro (11,00%) se ne andranno per pagare le tasse di auto e moto,mentre 1,7 miliardi (4,6 %) spariranno per il canone Rai.

La tredicesima per la maggior parte delle famiglie è già stata pesantemente ipotecata non solo per pagare tasse, ratei e bollette delle utenze domestiche (Enel,Telecom,Gas,ecc.), ma un ulteriore 28,4 per cento, pari a 9,8 miliardi di euro (800 milioni in più del 2008), servirà per pagare i prestiti contratti con banche, finanziarie, parenti, amici e/o conoscenti per sopravvivere,dato che stipendi, salari e pensioni non bastano più per far quadrare i bilanci famigliari.
Per scopi più piacevoli restano 8,9 miliardi di euro, il 24,3 % del monte tredicesime, che potranno essere utilizzati per cenone, regali (spesso ai più piccoli),qualche viaggio, qualcosa da mettere da parte per future esigenze: una miseria, che non servirà a rilanciare i consumi, né ad alleviare le preoccupazioni di famiglie sempre più impoverite da rincari speculativi che si profilano anche nei servizi idrici liberalizzati e da un futuro sempre più incerto.

L'allarme indebitamento di Bankitalia non riguarda solo il bilancio statale, ma anche l'economia domestica. La propensione delle famiglie italiane a ricorrere all'indebitamento, è quasi raddoppiata in dieci anni. "Nell'ultimo decennio - scrive Bankitalia - i debiti delle famiglie italiane sono cresciuti a un ritmo elevato, superando il 30% del Pil nel primo trimestre 2009 (erano il 18% nel 1996)".

Le attività delle famiglie sono diminuite dai 3.764,632 miliardi del secondo trimestre 2007 ai 3.500,542 dello stesso periodo del 2008, con un decremento di 264 miliardi e del 7,02 per cento. In particolare, il valore di azioni, partecipazioni e fondi comuni è passato dai 1.394,965 miliardi del 2° trimestre 2007 ai 1.005,455 dello stesso periodo del 2008, con un decremento del 28 per cento. Le passività delle famiglie italiane ammontavano nello stesso trimestre 2008 a 622,910.
L’aumento è del 3,37 per cento. Parallelamente, nel 2008 il risparmio finanziario delle famiglie è diminuito rispetto all’anno precedente del 23,7 per cento.

Adusbef e Federconsumatori stigmatizzano le politiche economiche del Governo che, oltre al vero e proprio flop della “social card” (umiliante tessera di povertà da 40 euro mensili originariamente propagandata per dare sollievo ad 1,3 milioni di famiglie ed utilizzata neppure da 450.000) che non ha prodotto alcun provvedimento tangibile di politica economica e neppure un urgente decreto “salva famiglie”, tornano a chiedere un bonus fiscale di 1.500 euro per quei redditi sotto i 25.000 euro.
Data la crisi profonda dei consumi legata sia ai riflessi ancora lunghi di derivati, avidità e rinnovate speculazioni dei banchieri, sub-prime, restrizione del credito che alle minori disponibilità finanziarie di nuclei familiari costretti ad indebitarsi anche per acquistare beni essenziali come pane e pasta e perfino i libri a rate, per mandare i figli a scuola.

lunedì 23 novembre 2009

Le carceri uccidono in modo silenzioso i disgraziati reclusi, nell’indifferenza totale della classe politica.

Nelle carceri italiane muoiono in media 150 detenuti l’anno, dei quali un terzo circa per suicidio (1.005 casi accertati, dal 1990 ad oggi), un terzo per cause immediatamente riconosciute come “naturali”, e il restante terzo per “cause da accertare”, che indicano tutti i casi nei quali viene aperta un’inchiesta giudiziaria.
La morte di Stefano Cucchi, con l’emozione e l’indignazione seguita alla pubblicazione delle fotografie del suo corpo martoriato, ha avuto l’effetto di scoperchiare il “calderone infernale” delle morti in carcere, di far conoscere all’opinione pubblica un dramma solitamente relegato alla ristretta cerchia degli “addetti ai lavori”.
Con il Dossier “Morire di carcere” sono stati ricostruiti centinaia e centinaia di vicende di detenuti morti, citando fonti, luoghi, nomi e circostanze.


Guardando i reati per i quali la maggior parte delle persone è detenuta, ci rendiamo conto che le nostre galere non sono piene di rapinatori sanguinari o di pericolosi assassini., ma di disgraziati.

La stragrande maggioranza di loro sconta una pena per reati minori come furti, spaccio di stupefacenti tutti reati legati alla loro condizione di tossicodipendenti. Queste persone dovrebbero scontare la pena adeguata ed essere seguiti e rieducati, invece, nel paese in via di sviluppo, vengono rinchiuse nelle carceri e abbandonati a loro stessi, nonostante i proclami e i soldi investiti inutilmente dalla classe politica improduttiva e incompetente.

Ricordate i proclami per i braccialetti elettronici? Sembrava la panacea di tutti i problemi dei “criminali” disgraziati rinchiusi nelle carceri che avrebbero potuto tranquillamente vivere una vita normale ed essere controllati. Il fallimento di questo progetto dei braccialetti elettronici, che avrebbero dovuto "svuotare le carceri" rendendo "più agile" il nostro sistema penitenziario, risale al 2001 e porta la firma di due illustri membri dell’ allora governo Amato: l’ex ministro dell’Interno e l’ex Guardasigilli.

Furono loro infatti a firmare con la Telecom un’ "esclusiva" che ancora oggi, a otto anni di distanza, costa agli italiani 11 milioni di euro all’anno.

I numeri sono da presa in giro: i braccialetti elettronici anti evasione attualmente operativi sono infatti solo 10 e ci costano più di un milione di euro ciascuno. I conti li ha fatti Milano Finanza, il quotidiano dei mercati finanziari, secondo il quale "lo Stato spende 11 milioni di euro all’anno per applicare i braccialetti a una decina di detenuti agli arresti domiciliari".
Ed ecco allora la classe politica incompetente e affaristica, torna a progettare e realizzare altre case di detenzione per continuare a riempirli dagli invisibili disgraziati.

E in un paese in via di sviluppo dobbiamo prendere coscienza che il sistema carcerario, grazie alla classe politica affaristica e corrotta, non funziona e non ha mai funzionato. Questo lo dimostra il rapporto “Morire di carcere”, redatto da Ristretti Orizzonti, il giornale della Casa di Reclusione di Padova e dell’Istituto di Pena Femminile della Giudecca che dal 1998 cerca di dare voce ai detenuti e ai loro problemi. Il giornale mette in evidenza il fallimento totale delle carceri italiane: dal 2000 ad oggi sono morti in carcere 1.537 reclusi, di questi ben 547 si sarebbero tolti la vita. Secondo gli ultimi dati nel 2009 sono deceduti 154 prigionieri, di cui 63 per suicidio.

Non tutti i suicidi, però, sono stati catalogati come tali. Sempre secondo Ristretti Orizzonti, che ha raccolto le denunce e le testimonianze di molti familiari, dal 2002 fino ad oggi ci sono almeno trenta casi di morti sospette sulle quali sarebbe necessario indagare in maniera più approfondita.

Stefano Guidotti, 32 anni, che si sarebbe ucciso nel carcere di Rebibbia, a Roma, il primo marzo del 2002. Guidotti è stato trovato impiccato alle sbarre del bagno, ma le escoriazioni presenti sul viso, le macchie di sangue rinvenute sul pavimento e il materiale utilizzato per realizzare il cappio hanno insospettito i familiari e i carabinieri che si sono occupati delle indagini.

Sempre nel 2002 nel carcere di Bari ad “uccidersi” è Gianluca Frani, 31 anni, paraplegico. “Come può una persona su una carrozzina - si chiedono i parenti – riuscire ad impiccarsi al tubo dello scarico del water senza che nessuno si accorga di nulla?”.

Così come alla morte di F.M., 29 anni, affetto da problemi mentali, muore nella sua cella durante la notte. Era entrato in carcere due giorni prima, dopo essere stato fermato da una pattuglia di carabinieri perché evaso dalla struttura in cui era agli arresti domiciliari. Il direttore del carcere dichiara alla stampa che si è trattato di un malore, determinato dal fatto che il ragazzo era dedito all’uso di sostanze stupefacenti, ma le sue parole sono smentite con forza dai parenti e dal tutore del giovane carcerato. “Non era un drogato - afferma l’avvocato Pasquali - era solo un ragazzo con problemi comportamentali e mentali, che non sapeva distinguere il bene e il male, le situazioni di pericolo e le azioni malvagie”.
F.M. da bambino aveva subito un grave incidente stradale che gli aveva procurato una perdita di parte del lobo frontale del cervello, la sede della “capacità decisionale”. Un ragazzo, comunque, sano fisicamente, giovane, non dedito a droghe, la cui morte per malore “suona” in modo davvero strano.

Oppure la morte di Marcello Lonzi avvenuta il primo ottobre del 2003 nel penitenziario di Livorno. Il giovane, di soli 29 anni, sarebbe deceduto a causa di un infarto, dopo aver battuto la testa. La madre non crede a questa ricostruzione e sospetta si sia trattato di un omicidio, anche perché il corpo del figlio era coperto di lividi. Chiede al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, un aiuto per impedire che “venga nascosta la verità”. Marcello Lonzi stava scontando una pena di otto mesi, per un tentato furto, ed era in attesa di usufruire dell’indulto.

Domenico Del Duca, 26 anni, fine pena nel 2007, muore il 23 dicembre presso l’ospedale Cotugno, dove era arrivato, in coma, il giorno prima, proveniente dal secondo istituto di pena della città. Sulla sua morte è sino ad oggi regnato il completo silenzio. Del Duca, sieropositivo, era ricoverato nel centro clinico del carcere da settembre. Proveniva da un anno di internamento nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Napoli, perché soffriva di disturbi mentali. La notte del 21 dicembre si è barricato in cella, per un motivo apparentemente banale, una sigaretta negata. Gli agenti di polizia penitenziaria decidono di fare irruzione e utilizzano gli idranti per riportare l’ordine. La cella viene inondata di acqua e ruggine, così come il suo occupante. Il ragazzo viene trasferito nella cella liscia, priva di ogni suppellettile, di un altro reparto. La mattina del 22 viene trovato in coma di primo grado dal medico di turno che ne dispone l’immediato ricovero in una struttura ospedaliera. Del Duca viene trasferito, sembra solo dopo alcune ore, presso l’ospedale Cotugno, specializzato per le patologie da Hiv, dove muore, il giorno successivo senza riprendere conoscenza. Il suo referto parla di morte causata da crisi cardio-respiratoria (polmonite fulminante?), ma sul corpo non è stata disposta alcuna autopsia, indispensabile per chiarire i fatti. Non risulta che la Procura di Napoli abbia aperto un’inchiesta, né che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ne abbia disposto una interna per verificare le modalità dell’intervento degli agenti ed eventuali responsabilità.

Mohamed El Mansouri, 30 anni, marocchino, si impicca nella sua cella della casa circondariale di Piacenza il 12 gennaio 2005 con l’elastico dei boxer. Si è suicidato nel giorno della ripresa del processo, per corruzione tra detenuti e guardie penitenziarie al carcere di Monza per introdurre alcol e droga, che lui stesso aveva in parte innescato con la sua denuncia. Il pm del processo monzese Flaminio Forieri, amareggiato per la tragica notizia, non collega necessariamente il suicidio alla vicenda di Monza. Ma, se di coincidenza si tratta, è senz’altro una coincidenza angosciante. Di certo c’è che l’extracomunitario si era fatto terra bruciata tra i detenuti dopo avere sporto la sua denuncia tanto che da Monza era stato trasferito prima ad Alessandria, poi a Cremona e poi ancora a Piacenza, perché tacciato di essere un “infame”.

Emanuela Fozzi, 26 anni, muore di varicella nel carcere di Rebibbia Femminile a Roma il 16 aprile 2005. La donna, malata di Aids, avrebbe contratto il virus della varicella e, proprio a causa del fisico debilitato e privo di protezioni, le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate a tal punto da richiedere il ricovero urgente in ospedale. Tre mesi prima era stata dichiarata incompatibile con il carcere per le sue condizioni ma alla fine di aprile è morta. Nel carcere romano infatti sarebbe scoppiata una vera e propria epidemia: la malattia esantematica ha colpito 13 detenute, di cui tre ricoverate in tre ospedali di Roma, e due agenti penitenziari. “Quella donna non doveva essere in carcere - dice il Garante del Lazio per i diritti dei detenuti Angiolo Marroni - era stata dichiarata incompatibile con la detenzione, ma nulla è stato fatto. La responsabilità è di chi non ha ottemperato alla dichiarazione di incompatibilità con il regime carcerario”.

venerdì 20 novembre 2009

Corruzione. Italia altro primato negativo.

Le bustarelle, tangenti, cartelli e altre pratiche di corruzione minano la concorrenza e provocano una massiccia perdita di risorse per lo sviluppo in tutti i paesi, in particolare i paesi in via di sviluppo….

Secondo quando emerge dal rapporto annuale sulla corruzione, presentato a Berlino dall’ organizzazione non Governativa Trasparency International (TI), i paesi più corrotti al mondo sono: Somalia, Afghanistan e la Birmania. L’ Italia, paese in via di sviluppo, non poteva non gareggiare con gli ultimi ed ecco allora che i “politici onesti” del paese, per essere solidali ai colleghi corrotti, non potevano fare brutta figura ed ecco allora che retrocedono dal 55mesimo posto del 2008, al 63esimo posto nel 2009.

La Corte dei Conti nel mese di giugno u.s. circa la corruzione, affermava che la tassa impropria che intascano i farabutti è di 50/60 miliardi di euro all'anno, ma visto che da giugno a novembre ci troviamo al 63esimo posto, la tassa immorale che siamo costretti a pagare è aumentata. Giudicata in voti l’Italia ha ottenuto appena 4.3 punti in scala che va da 10 per i paesi meno corrotti, come la Nuova Zelanda con 9,4, a 1.1 per i più corrotti come la Somalia, la Nuova Zelanda con 9,4 e non potevano mancare gli onesti politici del paese in via di sviluppo con il loro 4,3 e 63esimo.

“In un frangente nel quale l’economia mondiale incomincia a registrare una leggera ripresa e alcuni Paesi continuano a lottare con continui conflitti interni ed incertezze, è chiaro che nessuna regione del mondo è immune dal cancro della corruzione”, viene evidenziato nel rapporto presentato a Berlino dal Presidente di Trasparency International Huguette Labelle . L’Ong denuncia in molti stati un calo dell’attenzione e della concretezza di un fenomeno distruttivo per la buona governance e per la stessa democrazia.

"La lotta contro la corruzione richiede un forte controllo del parlamento, un sistema giudiziario efficace, gli organismi preposti per la lotta contro la corruzione, indipendente e dotata di risorse adeguate, una attuazione rigorosa del diritto, la trasparenza nei bilanci pubblici, una fornitura di aiuti e finanziamenti, così come la sala per una stampa indipendente e una società civile vivace ", ha detto Huguette Labelle. "La comunità internazionale deve elaborare soluzioni efficaci per aiutare i paesi dilaniati dalla guerra a crescere e sostenere le loro istituzioni. "

Se si introducessero istituzioni globali e nazionali di controllo e di quadri giuridici efficacemente applicate, in combinazione con norme più efficaci e significativi, si raggiungerebbero livelli più bassi di corruzione, si porterebbe ad un aumento di fiducia necessaria nelle istituzioni pubbliche, ad una crescita economica ed ad un’ assistenza allo sviluppo sostenibile più efficace. Ma in primo luogo, si ridurrebbe la grande scala della sofferenza umana.

martedì 17 novembre 2009

Poveri della terra tra OGM e Vertici ipocriti, la morte è garantita.



Ci avevano promesso che gli OGM erano stati ideati e sviluppati per far decollare l'agricoltura nei Paesi poveri, contribuire a ridurre l'inquinamento dei terreni e delle acque.
Il ricordo che ho di mio nonno, che era un contadino, rimarrà un ricordo o un sogno. A quei tempi non vivevano nelle ricchezze ma avevano la soddisfazione di essere liberi e non dipendere dalle multinazionali. Ricordo che durante la trebbiatura del grano o il raccolto di altre piante, il suo primo pensiero era recuperare i semi da seminare o piantare l’anno successivo in un altro appezzamento di terreno perché diceva: “la terra ha bisogno di cambiare semina altrimenti il terreno diventa arido e non rende il raccolto”. Per lui e per tutti i contadini dell’epoca era un rito e un momento particolare, si trattava del raccolto per l’anno successivo e se il raccolto era magro la fame era dietro la porta.

Secondo uno studio, dal 1997 al 2006 oltre 166 mila persone si sono tolte la vita a causa dei debiti per pagare i semi OGM e annessi prodotti chimici.




Contro la fame nel mondo servono azioni concrete e decisive. Con questo appello si è aperto a Roma il vertice della FAO sull’alimentazione.

Belle parole ma vuote di contenuti e di poca sostanza.

La FAO è nata nel 1945, e nel 1951 l’agenzia trovò la sede definitiva nella Capitale e la vicinanza e l’influenza del vaticano avrebbe dato una mano importantissima per il nobile scopo che si erano prefissi, "aiutare ad accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, migliorare la vita delle popolazioni rurali e contribuire alla crescita economica mondiale. La FAO lavora al servizio dei suoi paesi membri per ridurre la fame cronica e sviluppare in tutto il mondo i settori dell’alimentazione e dell’agricoltura".

Ma nella realtà La FAO è uno dei tanti carrozzoni delle Nazioni Unite, che sperpera soldi inutilmente per altri scopi tranne per coloro che hanno fame. Questa agenzia lavora, come le Nazioni Unite, con l’obbiettivo di togliere ai poveri per dare ai ricchi e per far fronte alle esigenze delle multinazionali si sono inventati gli organismi geneticamente modificati “OGM” .

Ci avevano promesso che gli OGM erano stati ideati e sviluppati per far decollare l'agricoltura nei Paesi cosiddetti arretrati, contribuire a ridurre l'inquinamento dei terreni e delle acque. “Le piante costruite in laboratorio”, affermavano, “saranno migliori di quelli naturali, più resistenti, avranno meno bisogno di irrigazioni, fertilizzanti e pesticidi; daranno raccolti più abbondanti e più velocemente, addirittura senza lavorare il terreno!”, ma l'annuncio del miracolo per sconfiggere la fame nel mondo è fallito, sono riusciti solamente ad impoverire ancora di più i contadini e renderli dipendenti delle multinazionali.

Il ricordo che ho di mio nonno, che era un contadino, rimarrà un ricordo o un sogno. A quei tempi non vivevano nelle ricchezze ma avevano la soddisfazione di essere liberi e non dipendere dalle multinazionali. Ricordo che durante la trebbiatura del grano o il raccolto di altre piante, il suo primo pensiero era recuperare i semi da seminare o piantare l’anno successivo in un altro appezzamento di terreno perché diceva: “la terra ha bisogno di cambiare semina altrimenti il terreno diventa arido e non rende il raccolto”. Per lui e per tutti i contadini dell’epoca era un rito e un momento particolare, si trattava del raccolto per l’anno successivo e se il raccolto era magro la fame era dietro la porta.

E tutte queste nobili cause hanno un volto ben preciso e molto meno magnanimo come pensava mio nonno. Oggi infatti, i semi geneticamente modificati, hanno il marchio con i diritti di proprietà intellettuale e genera dipendenza, trasformando i contadini in clienti obbligati. Dunque per seminare per l’anno successivo, bisogna riacquistare i semi ogni volta che se ne intende fare uso altrimenti, oltre a non poter lavorare e mangiare, si rischia una denuncia dal produttore con gravi sanzioni pecuniarie. Questo business punta su legumi, cereali, la base dell'alimentazione umana, grano, soia, mais, riso e tutte le altre piante indispensabili per vivere. Secondo uno studio, dal 1997 al 2006 oltre166 mila personesi sono tolte la vita a causa dei debiti per pagare i semi OGM e annessi prodotti chimici.

La nuova Arca di Noè di Semi, con tunnel e caveau blindatissimi capaci di conservare per millenni tutte le specie necessarie per la nostra vita, al riparo da cambiamenti climatici, guerre e catastrofi, sta a circa 1100 km dal Polo Nord ed è una specie di gigantesca cella frigorifera dove vengono selezionati, etichettati, impacchettati e custoditi sotto zero circa 4 milioni di differenti semi da tutto il mondo, con la partecipazione della Fao. L’arca moderna di Noè, è stata realizzata con i fondi del governo norvegese e, a differenza dell’arca originale, non naviga ma è stata costruita sottoterra, attraendo gli affamatori del mondo, e i monopolisti degli OGM, che si sono inseriti prepotentemente nel progetto, attraverso il Consultative Group on International Agricolture Research, nel progetto per conservare la diversità dei raccolti.

Tra tutti questi benefattori c’è anche la Banca Mondiale, quella benefattrice che ha ridotto alla miseria vari Paesi del mondo costringendoli a svendere e privatizzare le risorse idriche in cambio di finanziamenti.


domenica 15 novembre 2009

Sogno ricorrente di mamma con figlio diversamente abile abbandonata dalle istituzioni.

Voglio parlarvi di un sogno che ricorre spesso e si affaccia nella mente di una madre con un ragazzo diversamente abile.
Non potendo far vivere una giornata da parlamentare alle persone in carrozzina mi piacerebbe che succedesse il contrario: una giornata in carrozzina per i parlamentari del bel paese in via di sviluppo.
Com'è giusto che sia, dovrebbero vivere in ogni minuto tutto ciò che riguarda la quotidianità per le persone che hanno avuto in sorte dalla vita la sfortuna di vivere su una carrozzina.

Torno a parlare delle discriminazioni, del disagio e del totale abbandono dei diversamente abili. Un argomento a me molto caro in quanto conosco ragazzi, giovani e meno giovani, costretti dalla nascita a vivere su una carrozzina o con disabilità invalidabili che li costringono a chiedere aiuto anche per poter assolvere alle più elementari operazioni.
Credo che solo perché gli invalidi debbano essere, loro malgrado, soggetti agli altri, anche per semplici operazioni quotidiane, meritano il rispetto e non la compassione della classe politica ipocrita.

Ma nel paese in via di sviluppo, dove la classe politica approva leggi, senza fondi, solo per mettere in atto le direttive della comunità europea o per dimostrare che rispetta i diversamente abili, è stata ratificata e attuata la convezione delle Nazioni Unite del 2007 sui diritti delle persone con disabilità, diritti che rimangono rispettati solo sulla carta!

Le amministrazioni locali, infatti, non riescono a mettere in atto le leggi a tutela dei disabili, o per problemi economici o, peggio, per l’incuranza e la poca attenzione alla problematica degli stessi politici locali. Quando, sporadicamente, vengono messe in atto, non rispettano mai le norme in vigore, come di recente è accaduto nella capitale. Non ditemi che negli articoli riporto sempre filmati di denuncia trasmesse dalle “Iene”. Personalmente credo che la trasmissione è dedicata alle problematiche dei più deboli.

Ma nel belpaese le contraddizioni sono tante e talvolta bizzarre.

Se da un lato il medico compiacente che rilascia la documentazione necessaria ad ottenere il permesso per i diversamente abili, e di conseguenza non solo il privilegio di transitare nei centri storici o il parcheggio riservato ma tutti gli altri benefici, dall’altra il governo che dà la caccia ai circa 200mila falsi disabili. La contraddizione è proprio qui: il governo dà la caccia ai falsi invalidi, combattendo i furbi senza cuore, e spesso tale caccia, indiscriminata, colpisce anche chi è veramente disabile da tanti anni, che si vede togliere la pensione e tutti i “privilegi”,sempre pochi, ed è costretto a recarsi negli uffici preposti per dimostrare che il destino avverso gli ha “davveroriservato la disabilità permanete!.

Ed ecco allora che la mamma, di cui vi ho dato conto su agoravox di un ragazzo disabile ci vuole parlare di un sogno che ricorre spesso nella sua mente, voglio premettere che la Sig.ra non chiede pietà né tantomeno cerca compassione ma vuole semplicemente denunciare, come tanti altri genitori di ragazzi disabili e disabile, lo stato totale di abbandono da parte degli organi preposti alla loro tutela che sono costretti a patire quotidianamente.

Ed ecco allora il sogno provocatorio che secondo il mio modesto parere, potrebbe anche essere concretizzato non solo dai politici ma anche da tutti coloro che occupano abusivamente i posti riservati ai diversamente abili, ai medici compiacenti che dietro compenso rilasciano documenti che attestano la disabilità della persona senza scrupoli e tutti coloro che con inganno o raccomandazioni si fanno passare per diversamente abili.

Voglio parlarvi di un sogno che ricorre spesso e si affaccia nella mente di una madre con un ragazzo diversamente abile.

Non potendo far vivere una giornata da parlamentare alle persone in carrozzina mi piacerebbe che succedesse il contrario: una giornata in carrozzina per i parlamentari del bel paese in via di sviluppo.

Com'è giusto che sia, dovrebbero vivere in ogni minuto tutto ciò che riguarda la quotidianità per le persone che hanno avuto in sorte dalla vita la sfortuna di vivere su una carrozzina.
Ritengo che una giornata possa essere sufficiente, perché in carrozzina credetemi il tempo è interminabile, a provare sulla propria pelle l'esperienza di disagio, sofferenza e umiliazioni alla quale sono sottoposte queste persone e i loro familiari.

Provare il senso di inadeguatezza e di dipendenza dagli altri per poter espletare la più minima necessità giornaliera, dal lavarsi, nutrirsi, recarsi a scuola o, se si è fortunati, al lavoro, dall'incontrare ostacoli e barriere architettoniche ovunque, dallo scontro continuo con la burocrazia per ottenere certificazioni, trasporti e riabilitazione, invalidità, assistenza psicologica e materiale, insegnanti di sostegno, e la lista continuerebbe all'infinito, nonché la scarsa attenzione e considerazione per il disagio nell'inserimento sociale di queste persone dimenticate e abbandonate spesso a se stesse o alla cura esclusiva dei familiari, per chi avesse la fortuna di averli...

Se per uno stipendio di un parlamentare credo che come minimo si possa spendere almeno 20.000 euro mensili, non vedo perché per spendere per una carrozzina necessaria ad un disabile per spostarsi confortevolmente sia necessario navigare in meandri inimmaginabili di carte e uffici, nella speranza fantomatica che il Servizio Sanitario Nazionale possa risparmiare quelle benedette 1500 euro...

Vogliamo poi parlare di migliorie o di barriere architettoniche per favorire l'accesso di un disabile presso scuole, ospedali, uffici pubblici, abitazioni, musei o monumenti e siti artistici e culturali?
Alla richiesta di poter ottenere una pensilina o percorso al coperto per accedere con l'auto in giorni di pioggia a scuola, l'ennesima risposta, dopo un anno trascorso dalla presentazione della domanda, è stata negativa.

La motivazione sempre la stessa: mancanza di fondi, la Provincia, già duramente provata dagli eventi del sisma di aprile, non può dare priorità a questi lavori, si consiglia la madre o chi per lei di munirsi di ombrello e eventuale cerata per coprire il disabile....

Questo ci sentiamo rispondere e restiamo attoniti, ancora una volta inebetiti e amabilmente presi in giro, impotenti, anzi quasi dovendoci scusare per il disturbo arrecato.

Facciamo allora in modo che in questa ipotetica giornata i parlamentari vivano queste situazioni, che sappiano cosa si prova quando si entra sempre dalle porte posteriori, dagli ingressi di servizio, da ascensori che sono montacarichi e non per le persone; perché nel nostro ospedale gli ascensori sono piccolissimi e non accolgono carrozzine, allora si deve accedere da ascensori adibiti per i barellati e/o per i carichi del materiale ospedaliero, con attese a volte lunghissime a causa delle priorità per l'uso dell'ascensore stesso; che provino ad accedere ai nostri Palazzi di città, ai nostri Municipi, molti uffici comunali sono privi di ascensori o elevatori per disabili; che provino ad abitare in case sprovviste di ausili e percorsi agevolati, nonché di bagni accessibili, poiché i costi per le migliorie sono elevatissimi e spesso le famiglie hanno difficoltà ad affrontare anche queste ulteriori spese, anche perché la legge non è sempre chiara sulle sovvenzioni per l'abbattimento delle barriere architettoniche; che in questa giornata provino anche a salire su un mezzo pubblico o a poter fare una passeggiata in giro per la città, e si accorgeranno che le barriere architettoniche sono ovunque, attorno a loro, nelle strade, nei marciapiedi, nei parcheggi riservati, pochi e sempre selvaggiamente occupati dai non aventi diritto e senza controllo da parte delle Autorità preposte alla vigilanza; farei loro vedere che magnifici marciapiedi sono stati realizzati nel nostro paese, incredibilmente inadatti e inagibili per un disabile, senza parlare dello scempio realizzato proprio davanti la nostra abitazione e che impedisce di poter passare con la carrozzina sul marciapiedi stesso a causa di scandalose buche e avvallamenti ; che provino ad andare nelle scuole, dove spesso mancano ascensori, personale di sostegno, materiale didattico, e con la umiliante dislocazione di laboratori per materie artistiche, scientifiche, informatiche, nonché palestre e auditorium quasi sempre ai piani superiori o inferiori degli edifici non facilmente raggiungibili da persone disabili, specialmente se l'edificio scolastico risulta privo di ascensori; che provino a chiedere sostegni e/o servizi ai Comuni o Comunità montane, enti delegati ai servizi sociali, per ottenere aiuti, sostegno, assistenza domiciliare e materiale scolastico, trasporti scolastici o per effettuare la riabilitazione presso gli Istituti appositi e sentirsi, anno dopo anno, sempre le stesse risposte: sapete com'è... mancano i fondi bisogna avere pazienza, ora vedremo che cosa si può fare... e poi dopo attese che definirei avvilenti, sentirsi rifiutare i servizi e sentirsi di nuovo abbandonati con conseguenze anche sul tenore di vita delle famiglie di queste persone, che vedono spesso costretti uno dei due genitori a rinunciare al lavoro per poter occuparsi del proprio figlio; che provino anche cosa significa dover fare chilometri e chilometri per trovare centri specializzati per le malattie neurologiche, perché nel centro-sud d'Italia centri specializzati non se ne trovano quasi, a restare ricoverati per interventi chirurgici e ad affrontare con la famiglia spese a volte anche insostenibili, a sostenere le attese interminabili per le pratiche di rinnovo e di richiesta di ausili o protesi, o per le visite per la certificazione di invalidità; e se tutto questo, in questa giornata in carrozzina, può sembrar loro troppo triste, allora organizzeremo per i nostri parlamentari una bella gita di gruppo, magari in qualche bel sito archeologico, o in un museo o perché no? in un bel castello medioevale, per scoprire allegramente che... se tutti gli altri entrano quelli in carrozzina restano fuori, a immaginare soltanto, perché per loro l'accesso è negato...

Questo è il sogno della mia amica, e credo che se tutti noi per un giorno ci sedessimo su una carrozzina, sono sicuro che vedremmo tutto con occhi diversi e il mondo sarebbe migliore...

sabato 14 novembre 2009

Dice che il presidente del Botswana “assomiglia a un Boscimane” e finisce in carcere

“Assomiglia a un Boscimane” dichiara una donna sudafricana parlando del presidente del Botswana. Per questo, viene arrestata, tenuta in carcere per due giorni e infine multata per “insulti al Botswana”.

È accaduto a Dorsey Dube per aver commentato un ritratto del presidente Khama esposto presso una postazione di controllo al confine tra il Botswana e il Sud Africa. La donna avrebbe detto a voce alta che il presidente assomigliava al padre di una sua amica dai lineamenti boscimani…

Dimostrando quando l’atteggiamento razzista nei confronti dei Boscimani sia profondamente radicato in molti rappresentanti dell’autorità del Botswana, i funzionari della postazione hanno interpretato l’affermazione come un insulto. Survival International sta inviando un rapporto sull’incidente alla Commissione per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite.

La signora Dube dichiara di essere stata subito trattenuta nella stazione di polizia e di esser stata privata del diritto di chiamare chiunque in Sud Africa per avere assistenza, anche se, alla fine, alcuni amici sono comunque riusciti a raggiungerla per portarle aiuto.

Dopo aver trascorso una notte in cella e un ulteriore intera giornata in custodia, alla fine, è stata rilasciata con una multa.

Secondo il Presidente Khama (che è per metà britannico), lo stile di vita dei Boscimani sarebbe una “arcaica fantasia”. Nel tentativo di costringere i Boscimani ad abbandonare le loro terre e il loro stile di vita, il governo del Botswana ha proibito loro di cacciare per vivere e di accedere all’acqua disponibile nella loro stessa terra.

Nel deserto del Kalahari, terra ancestrale dei Boscimani, è stato costruito un complesso turistico autorizzato ad utilizzare tutta l’acqua che gli serve, a condizione che non ne dia neppure una goccia ai Boscimani!

Il Presidente Ian Khama, che è stato rieletto in ottobre, è membro del direttivo dell’associazione ambientalista Conservation International.

“Quel che è accaduto costituisce una prova lampante del profondo razzismo esistente nei confronti dei Boscimani del Botswana” ha dichiarato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival International. “Per una persona sudafricana, l’assomigliare a un Boscimane è un complimento, ma per i funzionari del paese equivale a un grave insulto. Eppure, per tragica ironia, il padre di Ian Khama, che fu il primo Presidente del paese, aveva subito lui stesso un’ondata di abusi razzisti da parte delle autorità coloniali per aver sposato una donna britannica e, all’epoca, aveva promesso ai Boscimani del paese che i loro diritti sarebbero sempre stati difesi.”