lunedì 17 giugno 2013

USURA/CONTRIBUENTI.IT: DILAGA IN TUTTA ITALIA +194,76% NEL 2013.

Allarme usura in tutta Italia. ''Nel 2013 sta dilagando l'usura in tutta Italia +194,76%, ed in particolare in Campania +217,3%, a seguito della grave situazione di difficoltà  economica in cui versano le famiglie e le piccole imprese. Il sovra indebitamento delle famiglie in Italia, a maggio 2013, e' cresciuto del 289,5%, rispetto allo stesso mese del 2012 e l'usura e' aumentata del 194,76%''.

Lo rilevano i dati del Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics, elaborati per Contribuenti.it Magazine dell'Associazione Contribuenti Italiani, diffusi oggi a Roma nel corso dell'Assemblea Annuale Ordinaria della Consulta Nazionale Antiusura dal Presidente di Contribuenti.it Vittorio Carlomagno, alla presenza del Presidente Padre Rastrelli, del Segretario generale Mons. D'Urso, del Viceministro dell'Interno Bubbico, del Commissario Antiracket e Usura Bel giorno e del dirigente del Tesoro Maresca.

''In Italia nel 2013 sono a rischio d'usura 3.730.000 famiglie e 3.270.000 piccoli imprenditori - afferma Vittorio Carlomagno - A maggio 2013 il debito medio delle famiglie italiane ha raggiunto la cifra di 51.600 euro, mentre quello dei piccoli imprenditori ha raggiunto il tetto dei 66.800 euro''.

''Al primo posto delle regioni esposte all'usura – afferma Vittorio Carlomagno presidente dell'Associazione Contribuenti Italiani - troviamo la Campania +217,3%, Puglia +213,2%, Calabria + 211,9%, Liguria +207,4%, Valle d'Aosta +200,4%, Toscana +198,8%, Sicilia +198,0%, Lombardia +194,2%, Piemonte +194,1%, Abruzzo +193,9%, Emilia Romagna +192,1%, Veneto +189,1%, Lazio +188,2%, Liguria +187,8%, Friuli V-Giulia +186,3%, Umbria +186,1%, Trentino-A.Adige +185,2%, Sardegna +184,4%, Basilicata +185,2%, Marche +184,8% e Molise +181,5%.

''L'aggressione al patrimonio familiare da parte del fisco, delle esattorie, dei compra oro e delle sale da bingo e giochi d'azzardo - continua Carlomagno – stanno trascinando migliaia di famiglie e piccole imprese nelle mani di spregiudicati usurai''.

Contribuenti.it chiede ai partiti politici di inserire nel programma di governo la possibilità di sospendere la riscossione delle imposte nei confronti di tutti coloro che sono assistiti dalle benemerite Fondazioni Antiusura e, soprattutto, l’impegno di riformare il fisco, i giochi d'azzardo e i compra oro. per mettere al centro dell'azione del governo la trasparenza,equita' ed imparzialita', abbandonando per sempre la logica del profitto.

Associazione Contribuenti Italiani
L’Ufficio Stampa – Infopress 


domenica 9 giugno 2013

I 1000 MILIARDI RUBATI DALLE MULTINAZIONALI

Tra pochi giorni i governi decideranno se colpire la gigantesca evasione fiscale delle multinazionali, del valore di mille miliardi di dollari all'anno, permettendo di raccogliere denaro sufficiente a mettere fine alla povertà, consentire a ogni bambino di andare a scuola e raddoppiare gli investimenti ecologici! Molti governi vogliono che anche le potenti multinazionali paghino le tasse, ma gli USA e il Canada non hanno ancora preso posizione. Per arrivare a un accordo abbiamo bisogno di metterli sotto pressione.

Mille miliardi di dollari è una cifra che supera le spese militari di tutti i paesi del pianeta messi assieme. E’ una cifra che supera il bilancio di 176 nazioni! Si tratta di 1000 dollari per ogni famiglia del pianeta. E, crediateci o meno, è l'ammontare di tasse che le grandi multinazionali e i ricchi magnati del pianeta evadono ogni anno. 

Non dovrebbe nemmeno servire discuterne. Per dare un'enorme spinta alle finanze pubbliche dei nostri paesi in un momento di tagli dolorosi e debiti, tutto quello di cui abbiamo bisogno è che ciascuno paghi le tasse in modo equo. Ma le grandi multinazionali americane stanno facendo enorme pressione per proteggere i loro collaudati sistemi di evasione. Una forte campagna pubblica contribuirebbe a mettere sotto i riflettori due leader, il presidente Obama e il primo ministro Harper, che rischiano di difendere questo fenomeno che corrompe la società impedendo al pianeta di fare questo enorme passo in avanti. Raggiungiamo un milione di persone e Avaaz consegnerà la nostra richiesta ai leader e ai media nel bel mezzo dei negoziati: 

http://www.avaaz.org/it/g8_tax_havens_p/?bqYkWab&v=25647 

Apple, una delle aziende più ricche, in pratica ha pagato 0 dollari di tasse sui 78 miliardi guadagnati in questi anni mettendo in piedi una serie di scatole cinesi in paesi a una bassa tassazione e mandando i profitti all’estero. Questo genere di evasione fiscale permette alle aziende multinazionali di avere un enorme vantaggio sulle aziende nazionali di minore dimensione. Si tratta di una pratica che ha un impatto negativo sul mercato, la democrazia e la stabilità economica. 

Ma tra pochi giorni i governi valuteranno un piano che renderebbe più difficile per le multinazionali e per gli individui evadere le tasse nascondendo i loro profitti all'estero e nei paradisi fiscali. Il piano obbligherebbe tutti i paesi a condividere le informazioni necessarie a capire dove si nascondono i capitali e richiederebbe di rivelare chi si cela dietro aziende “prestanome”. Se le trattative andranno in porto, il G8 potrebbe trovare un accordo su questi provvedimenti nel loro complesso già questo mese.

In tempi così difficili, mentre governi in tutto il mondo tagliano spese per beni e servizi fondamentali per tutti, è inaccettabile che i più ricchi abbiano un modo per evitare di pagare in modo equo la loro parte. (Ancora di più considerando che i tempi duri sono stati causati da enormi finanziamenti che i governi hanno dato alle banche sull'orlo del fallimento di proprietà di queste stesse persone). I governi stanno finalmente affrontando seriamente il problema di questi buchi nelle nostre finanze ma gli USA e il Canda rischiano di pendere dalla parte delle potenti multinazionali.

Una grande petizione pubblica con una forte copertura mediatica aiuterebbe a mettere sotto i riflettori i paesi che vogliono bloccare l’accordo, rendendo questo un tema politico che Obama e Harper sarebbero costretti ad affrontare pubblicamente. Inoltre, una richiesta così forte, in cui cittadini di tutto il mondo chiedono loro di dare un importante sostegno al pianeta invece di difendere queste corrotte scappatoie aiuterebbe questi leader a ritrovare le loro coscienze e il buon senso. Non possiamo permettere che le multinazionali al lavoro nell'ombra l’abbiano vinta, puntiamo il faro dell’attenzione pubblica su questa decisione fondamentale per il nostro pianeta: 

http://www.avaaz.org/it/g8_tax_havens_p/?bqYkWab&v=25647 

Ogni settimana, la nostra comunità lotta e spesso vince battaglie per i diritti umani, la democrazia, l’ambiente e molto altro ancora. Ma alcune decisioni hanno il potere di avere un impatto su migliaia di lotte allo stesso tempo, talvolta impedendo addirittura che certe situazioni di crisi si verifichino. Mille miliardi all'anno di fondi pubblici farebbero davvero la differenza nella vita dei bambini che potrebbero andare a scuola, per le vite che potrebbero essere salvate, per la pace che potrebbe essere costruita, per gli ecosistemi che potrebbero essere protetti e molto altro. Per il bene di tutte queste future lotte che potremmo non dover lottare, dobbiamo vincere ora. 

SALVIAMOLEAPI.ORG

Perdono l'orientamento, non hanno più memoria olfattiva, crescono con malformazioni e muoiono. Sempre più minacciate dai pesticidi chimici utilizzati nell'agricoltura industriale, le api stanno scomparendo. Per salvarle, abbiamo lanciato il sito SalviamoLeApi.org


Su www.salviamoleapi.org puoi aderire alla petizione europea per chiedere il bando dei pesticidi killer delle api. 
In Italia la petizione è indirizzata al ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo, alla quale stiamo chiedendo:
  • di vietare l'uso dei pesticidi dannosi per api e impollinatori a cominciare dai sette più pericolosi (clothianidin, imidacloprid, thiametoxam, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina):
  • adottare piani d'azione per gli impollinatori al fine di sviluppare pratiche agricole non dipendenti da prodotti chimici;
  • incrementare la biodiversità in agricoltura.
Il sito per salvare le api contiene anche le video testimonianze degli apicoltori italiani ed europei che raccontano i fenomeni di morie delle api e il kit per entrare in azione e difenderle. Tutti, nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa. Dal volantino informativo, ai moduli raccolta firme per la petizione, al cartello per identificare le "aree salva api" da mettere nei giardini, orti e balconi di casa. 
Fino al 35% della produzione mondiale di cibo dipende dal servizio di impollinazione naturale offerto da questi insetti. Delle 100 colture da cui dipende il 90% della produzione globale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api. Solo in Europa, ben 4 mila varietà agricole dipendono da loro. Perderle sarebbe un disastro.
In occasione del lancio di SalviamoLeApi.org, in collaborazione con la casa di distribuzioneOfficine UBU, abbiamo presentato in esclusiva in Italia il trailer del film-documentario "Un mondo in pericolo" (More than honey) del regista svizzero Markus Imhoof che descrive, con riprese spettacolari, la vita delle api minacciate dai pesticidi che chiediamo di bandire. 


sabato 8 giugno 2013

LAVORIAMO 162 GIORNI ALL’ANNO PER PAGARE LE TASSE: UNA VERGOGNA INCREDIBILE!

Tasse, imposte, balzelli. E ancora: balzelli, imposte, tasse. È un cappio che, da quando si inizia a pagare l’obolo allo Stato, continua a stringersi sempre più forte.

Fino a lasciare senza fiato. Sono infatti lievitati a 162 i giorni di lavoro divorati dal fisco in un anno. Mentre il governo dei tecnici s’inventavano nuove tasse per accontentare le richieste di rigore avanzate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dai tecnocrati di Bruxelles, la pressione fiscale lievitava oltre la soglia drammatica del 55% spingendo migliaia di imprese a chiudere i battenti e centinaia di imprenditori a togliersi la vita.

“Comparando il nostro peso fiscale con gli altri Paesi emerge l’insostenibilità di quello italiano”, spiega lo studio della Confesercenti sulla situazione della pressione fiscale. L’abbassamento della pressione fiscale è più che mai una priorità che non può essere risolta con qualche misura tampone. Le risorse vanno trovate tagliando la spesa pubblica. A certificarlo è stato lo stesso governo nel recente Documento di economia e finanza. “Il nostro è il paese delle tasse, delle troppe tasse – sottolinea la Confesercenti – abbiamo appena segnato il record della pressione fiscale, con il 44% del 2012, e già siamo pronti a superarlo di slancio con l’ulteriore aumento atteso per il 2013 (44,4%)”. E il futuro, sempre stando alle valutazioni ufficiali, non promette nulla di buono: le previsioni “tendenziali”, quelle cioè che diventeranno realtà se non si farà nulla, ci dicono che la maledizione del 44% ci accompagnerà – decimo più, decimo meno – almeno fino al 2017.

Lo studio della Confesercenti ricorda che l’Italia è al primo posto in Europa nel total tax rate (somma delle imposte sul lavoro, sui redditi d’impresa e sui consumi), con un 68,3% che ci vede quasi doppiare i livelli di Spagna e Regno Unito e ci colloca bel oltre quello della Germania (46,8%); ai più alti livelli europei quanto a numero di ore necessarie per adempiere agli obblighi fiscali (269), 2,5 volte il Regno Unito, il doppio dei paesi nordici (Svezia, Olanda e Danimarca) e della Francia, un terzo in più rispetto al Germania. In coda, fra i paesi Ocse, nella graduatoria di efficienza della Pubblica Amministrazione, con un valore (0,4) pari a un quarto di quello misurato per la Germania e il Regno Unito. 

Fonte:http://siamolagente.altervista.org 

giovedì 6 giugno 2013

TORTOSA (PSI REGIONE LAZIO): GARA D’APPALTO SENZA AUTORIZZAZIONE NELLA ASL ROMA G, PRESENTATA INTERROGAZIONE PER REVOCARE IL DIRETTORE GENERALE BRIZIOLI

“Nella ASL Roma G la spending review si applica a piacimento: se da un lato il Direttore Generale ha imposto, per motivi di risparmio, la soppressione di acqua, latte , snacks e succhi di frutta per i pazienti ricoverati, dall’altra a gennaio scorso ha indetto una gara da 49.500.000 euro per esternalizzare tutti i servizi di radiologia per un periodo di 84 mesi, senza alcuna autorizzazione regionale. In particolare, senza ricevere l’autorizzazione rilasciata dall’Area Centrale Acquisti e Crediti Sanitari Regionali (DCA), obbligatoria proprio in tema di controllo dei costi delle strutture sanitarie che operano sul territorio laziale.

Per questo motivo, oggi ho presentato un’interrogazione urgente a risposta scritta al Presidente Zingaretti, affinché valuti se procedere alla risoluzione del contratto del Direttore Generale della Asl Roma G, Nazareno Brizioli, così come previsto per decreto dalla Direzione Regionale Assetto Istituzionale. Senza contare, peraltro, che la suddetta gara d’appalto è stata motivo di ricorso presentato al TAR del Lazio da parte della F.S.I. (Federazione Sindacati Indipendenti), in conseguenza del quale l’ASL RM G ha proceduto all’annullamento in autotutela del bando prima della pronuncia definitiva. Una circostanza che rafforza alcune mie perplessità sull’opportunità di mantenere in carica un dirigente  che è tornato sui suoi passi solo a seguito di un’azione giudiziaria, senza considerare preliminarmente gli obblighi necessari per l’indizione di una gara così cospicua”. Così in una nota Oscar Tortosa, Capogruppo PSI al Consiglio della Regione Lazio.


di Vania Di Meo

LA POLITICA NON UNISCE PIÙ E L’EUROPA È UN NEMICO: LA SOCIETÀ IMPERSONALE ARRABBIATA E A RISCHIO DI POPULISMO

Italiani e politica, fine di un amore antico. Il 77% degli italiani considera «mediocri» le persone ai vertici della politica, il 18% le giudica appena sufficienti. Il 37% dei cittadini non ha alcuna fiducia nei politici e il 50% una fiducia molto bassa. Per il 77% degli italiani in politica si fa carriera con raccomandazioni e favoritismi, per il 15% grazie a progressioni automatiche, solo per l'8% in virtù del merito. Se un tempo la politica coinvolgeva, appassionava, era importante per gli italiani, nella «società impersonale» fare politica logora il prestigio di chi la fa. Sono stati più di 14 milioni gli astenuti elle elezioni politiche del febbraio scorso (il 27,8% degli aventi diritto, il più alto tasso di astensione nella storia della Repubblica), con un balzo del 28,2% rispetto alle precedenti elezioni (un incremento superato solo nel 1979, rispetto alle politiche del 1976, quando l'aumento fu del 48,2%). E il dato dell'astensionismo è salito ancora al 37,6% alle ultime elezioni amministrative. Il 56% degli italiani non è coinvolto in nemmeno una delle forme di partecipazione politica non elettorale (firma di petizioni, partecipazione a dibattiti pubblici nazionali o locali, espressione del proprio punto di vista agli eletti ai vari livelli, ecc.): la percentuale è più alta della media europea (42%), superiore a quella di Germania (47%), Grecia (49%), Svezia (36%) e Francia (28%).

Il volto svelato dell'elettore grillino. La Ue come maledizione, il web e i giovani per redimere la democrazia, tanta rabbia per la crisi e contro i politici: sono questi i connotati che distinguono gli elettori del Movimento 5 Stelle rispetto a quelli degli altri schieramenti. Per il 58% degli elettori grillini l'euro è la vera causa dei nostri problemi economici e sociali (la percentuale scende al 55,5% tra gli elettori del centro-destra, al 30,5% tra quelli del centro-sinistra, al 28% tra quelli del centro). Il 27% dei grillini ritiene che, se uscissimo dalla Ue e tornassimo alla lira, l'Italia sarebbe più forte (la pensa allo stesso modo il 37% nel centro-destra, ma solo l'11% nel centro e il 9% nel centro-sinistra). L'Europa è ostaggio dei Paesi forti, Germania in testa, per l'81% dei grillini (la pensa così l'84% nel centro-destra, il 75% tra gli elettori centristi, il 71% nel centro-sinistra). Il web über alles riassume il valore della rete per gli elettori del M5S: il 66% ritiene che Internet conti molto o abbastanza nella formazione delle loro opinioni politiche, dalle decisioni di voto al punto di vista sui vari temi (la percentuale scende al 42% tra gli elettori del centro-sinistra, al 34% tra quelli del centro-destra, al 24% tra quelli del centro). Al vertice delle cose da fare per migliorare la democrazia italiana, il 37% degli elettori grillini mette la partecipazione dei cittadini alle decisioni tramite il web. E, secondo loro, è ora di fare largo ai giovani per migliorare la democrazia (lo pensa il 52%).

Italiani arrabbiati, impauriti e rancorosi: pronti per derive populiste. Negli ultimi tre anni gli italiani sono diventati più preoccupati (52%) e più arrabbiati (50,5%), il 45% ha iniziato a provare rabbia verso politici e istituzioni, il 40% a nutrire una minore fiducia nel futuro (tra i giovani di 18-29 anni questa percentuale sale al 57%) e il 35% ad avere paura. La nostra è una società seduta che non ha grandi speranze per il futuro, che anzi prova timore e reagisce con rabbia e rancore verso la politica. La «società impersonale» vive con la tendenza a fare da spettatrice di quello che accade e poi inveisce contro tutto e tutti: una miscela potenzialmente infiammabile, come accaduto altrove, da populismi abili.

Per quanto dura, la crisi non innescherà la lotta di classe. Se un tempo tutto si coagulava intorno all'appartenenza di classe e all'identità politica, oggi i fattori di tensione sociale sono individuati nel conflitto tra chi paga le tasse e chi non le paga (fattore indicato dal 28,5% degli italiani), tra autoctoni e immigrati (27%), tra ricchi e poveri (18%). Solo il 6% degli italiani avverte tensioni derivanti dalla diversità delle opinioni politiche.


Ci tengono insieme gli stili di vita simili. A tenerci insieme, a farci sentire vicini agli altri, è la comunanza degli stili di vita. Il 26% degli italiani dichiara che le persone alle quali si sentono più vicini sono quelle che hanno stili di vita simili ai loro, cioè che fanno le stesse cose nel tempo libero e hanno un rapporto simile con i consumi. Il 16,5% indica quelle con cui si condividono valori fondamentali, dal patriottismo alla tolleranza. Per il 16% ciò che unisce è l'appartenenza alla stessa generazione, per il 10% vivere in prossimità, per l'8% fare lo stesso lavoro, per il 7% avere lo stesso reddito, e solo quote residuali riconducono il concetto di vicinanza alla dimensione politica (3%) o religiosa (2%). 

Fonte: Censis 

venerdì 10 maggio 2013

I giovani precari di oggi saranno i vecchi poveri di domani


Si dice spesso, di questi tempi, che è molto alta la probabilità che chi è giovane e precario oggi sarà un vecchio povero domani.[1] Questa affermazione necessita ad ogni buon conto di un riscontro. In linea generale si arriva a questa conclusione attraverso un ragionamento molto semplice, a dir poco banale: per avere una pensione bisogna lavorare un certo numero di anni e versare una certa quantità di contributi previdenziali. C’è quindi un legame strettissimo tra la qualità della vita lavorativa e ciò che si andrà a prendere di pensione, se una pensione si prenderà.
L’attuale condizione lavorativa dei giovani, segnata dal ritardo con cui si entra nel mondo del lavoro e dalla sua discontinuità, dà la garanzia di una pensione sicura e dignitosa? Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto comprendere quali sono le regole in materia di previdenza oggi vigenti in Italia[2].
Com’è noto, l’ultimo intervento sul nostro regime pensionistico è stato fatto dal governo dei tecnici, presieduto dal professor Monti. In estrema sintesi la riforma ha previsto un’accelerazione del passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. Se prima l’importo della pensione veniva calcolato in percentuale alle ultime buste paga percepite dal lavoratore, d’ora in avanti esso sarà calcolato soltanto sulla base dei contributi effettivamente versati. Scomparirà inoltre la pensione di anzianità, quella che si maturava combinando un certo numero di anni contributivi con l’età anagrafica. Adesso, per andare in pensione, a valere saranno solo gli anni di contribuzione: 41 anni e un mese di contributi per le donne e 42 anni e un mese per gli uomini. Continua su Economia e Politica