venerdì 11 aprile 2014

LA BANCA CHE SMARRISCE I TITOLI DEL CORRENTISTA E’ COLPEVOLE E DEVE RISARCIRE!

Le clausole vessatorie secondo cui non rispondono di smarrimenti o furti di valori versati (titoli, assegni,cambiali) è illegale. la banca che smarrisce i titoli del correntista è colpevole e deve risarcire!

Bnl condannata dal Tribunale di Milano a rimborsare 67.000 Euro: ennesima vittoria Adusbef contro le banche

I contratti bancari (e postali) sono pieni di clausole vessatorie e patti leonini che danneggiano i correntisti, laddove recitano che la banca (art.9 contratto Bancoposta): ‘non risponde delle eventuali conseguenze dannose derivanti da cause a essa non imputabili, tra le quali vanno incluse, in via esemplificativa, quelle dipendenti da  smarrimento, sottrazione, furto o distruzione del titolo durante il trasporto’. Clausole contrattuali e norme inserite nei contratti di conto corrente per corrispondenza, così illegali da essere già stati sanzionati dai Tribunali e dalla Corte di Cassazione, ma le banche (e bancoposta) continuano a mantenerle in piedi, costringendo  i correntisti a lunghe rivalse giudiziarie, come nell'ultima sentenza 41399/2012, emessa dal giudice del Tribunale delle Imprese di Milano, dott.ssa Alessandra Dal Moro il 4 marzo 2014, che a  12 anni di distanza (31.10.2012), ha condannato Bnl a risarcire 67.205 euro, oltre interessi legali e 8.188 euro di spese di giudizio.

L’accredito sul conto corrente del cliente dell’importo di assegni o altri valori che deve ritenersi  effettuato salvo incasso (o salvo buon fine, o con riserva di verifica),riguarda il rischio di insolvenza del debitore, non già quello dello smarrimento del titolo, che grava invece sulla banca quale mandataria tenuta alla custodia che non può addossare furti, smarrimenti e perdete al correntista. L’avv.ssa Cristiana Rulli, delegata Adusbef Regione Abruzzo, è riuscita ad ottenere dal Giudice del Tribunale di Milano, la Sentenza n. 3465/2014 sul tema della responsabilità della banca in caso di smarrimento di cambiali alla stessa girati per l’incasso.

Nella fattispecie la società attrice, titolare di c/c presso un istituto di credito di Milano, dichiarava di aver versato sul conto corrente n.4 titoli cambiari  a sé intestati e che dall'estratto conto successivo apprendeva che la somma accreditata le era stata stornata con l’addebito di pari importo con la dicitura ”effetti smarriti” nell'iter dell’incasso e che non gli era stata mai presentata alcuna documentazione comprovante l’eventuale denuncia di smarrimento del titolo.  Malgrado i vari solleciti inoltre l’Istituto di Credito non solo non aveva provveduto a rimborsarle  l’importo delle cambiali, ma aveva intrapreso il ricorso per l’ammortamento dei titoli solo dopo circa due anni e mezzo dallo smarrimento. Il Giudice nell'affermare la responsabilità dell’Istituto di credito convenuto, ha ritenuto non condivisibile la tesi espressa dalla banca basata sulla legittimità del proprio operato conforme alla disciplina in materia di ammortamento dei titoli.

Conformemente agli orientamenti della Cassazione, il Tribunale di Milano  evidenzia  la grave negligenza con cui la banca ha agito, non solo smarrendo i titoli, ma avviando con colpevole ritardo la procedura di ammortamento, poiché se ciò avesse fatto dal momento in cui ha stornato la somma accreditata (alla fine di dicembre 2002 anzichè a maggio 2004) avrebbe potuto consegnare il decreto di ammortamento alla cliente verosimilmente un mese dopo (al più tardi a fine gennaio 2003) consentendo alla società di avviare iniziative a tutela della sua posizione creditori. Viene quindi accertata e dichiarata la responsabilità della convenuta Banca  per inadempimento colposo del contratto di mandato. La banca mandataria avrebbe dovuto fornire la prova che lo smarrimento sia stato determinato da causa ad essa non imputabile. Onere che, l’intermediaria, nel caso di specie, non ha assolto, limitandosi solamente a respingere qualsiasi addebito di responsabilità. Da qui, la condanna dell’Istituto di credito a risarcire l’incolpevole correntista. Ennesima sentenza importante contro un ‘sistema bancario’ protetto da Bankitalia, che ha addossato per decenni a consumatori e correntisti, le sue evidenti negligenze e responsabilità anche nel caso di furti dei valori, a volte ingenti nel caso di vincite al gioco, versati in banca.


giovedì 3 aprile 2014

INDAGINE ISPO CONFERMA CROLLO FIDUCIA VERSO BANCHE PERCEPITE COME ‘LADRE ED USURAIE’.

ANCHE ULTIMA INDAGINE ISPO CONFERMA CROLLO FIDUCIA VERSO BANCHE PERCEPITE COME ‘LADRE ED USURAIE’. MA L’ABI SI INVENTA L’ENNESIMA FONDAZIONE PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA,PAGATA DA UTENTI,UN RESTYLING DI UN  BIDONE DI PARTE, PER RECUPERO DELLA FIDUCIA TRADITA. ADUSBEF INVITA GLI UTENTI A NON FIDARSI !

Nella classifica del grado di fiducia verso le istituzioni, le banche sono al terz’ultimo posto, dopo  Parlamento e partiti politici, essendo percepite dai cittadini come usurarie, ladre e truffatrici, come è accertato perfino negli ultimi sondaggi di Renato Mannheimer: le prime parole associate alle banche infatti secondo i risultati dell’indagine Ispo  sono: “ladri”, “truffatori” ed “usurai”.

La storia economica degli ultimi 20 anni è funestata dal risparmio tradito che ha messo sul lastrico 1 milione di famiglie, bruciando 50 miliardi di euro di sudati risparmi, le quali oltre al gravissimo danno inferto loro dalle banche, hanno subito la beffa di istituti e fondazioni  Abi,  che invece dell’aiuto concreto, sono caduti dalla padella nella brace.

Tutti ricordano, in modo particolare 450.000 investitori di tango bond, che dopo avere acquistato, tra gli anni 1998 e 2001, i famigerati titoli obbligazionari emessi dalla Repubblica Argentina e dopo avere perso i propri soldi, non hanno agito contro le banche perché ingannati dall’Abi, l’associazione che istituì la T.F.A. (Task Force Argentina), che promosse una inutile procedura di arbitrato internazionale avviata dinanzi ad un organismo insediatosi presso la sede di Washington della Banca Mondiale (ICSID) e che, a distanza di 13 anni dal crack, non ha prodotto alcun risultato concreto per gli utenti.

Furono proprio le banche italiane a spingere infatti maliziosamente gli obbligazionisti in direzione dell’adesione all’arbitrato ICSID ed all’iscrizione gratuita alla TFA Abi, facendo loro sottoscrivere una clausola con cui i risparmiatori, aderendo a tale procedura, si impegnavano a non fare causa alle banche, con il risultato della beffa oltre al gravissimo danno subito.

Tutti ricordano, in particolar modo le decine di migliaia di investitori in titoli Lehman Brothers, il bollino di garanzia ed i consigli per gli acquisti sicuri di oltre 35 titoli tossici, pubblicizzati sul sito dell’Abi ‘Patti Chiari’, a differenza dei BTP, titoli di Stato italiani definiti a rischio e le rilevanti perdite di quegli utenti che si fidarono dei consigli per gli acquisti dell’Abi.

Banche e banchieri non perdono il vizio e ci riprovano ancora una volta con la Fondazione per l'educazione finanziaria e al risparmio dell'Abi, che prende il via dall'esperienza formativa di Patti Chiari, dalla creazione di materiale didattico innovativo e dal linguaggio comprensibile per tutti fino all'organizzazione di eventi nelle scuole (e non solo) e alla gestione di un portale web, con la motivazione che: “in Italia mancano gravemente iniziative pubbliche per l'educazione civica e civile e per l'educazione finanziaria e al risparmio”.

Le pelose ed interessate iniziative dell’Abi, che appaiono un restyling analogo a quelle dell’ultimo ventennio pagato dagli utenti dei servizi bancari, servono solo ad edulcorare usi, abusi e quotidiani soprusi delle banche, nella gestione del risparmio ed a giustificare gli elevatissimi costi dei conti correnti, verso i quali Adusbef consiglia una sana diffidenza, per non cadere ancora una volta, dalla padella nella brace.

Elio Lannutti (Presidente Adusbef)      


giovedì 13 marzo 2014

E’ CONFERMATO: IL DNA PUÒ TRASFERIRSI DALLE PIANTE OGM AGLI ESSERI UMANI CHE LE MANGIANO

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Public Library of Science (PLoS), i ricercatori sottolineano che ci sono prove sufficienti che i frammenti di DNA derivati dal cibo trasportano geni completi che possono entrare nel sistema circolatorio umano attraverso un meccanismo sconosciuto. (0) Mi chiedo se gli scienziati di queste aziende biotech abbiano già individuato questo metodo. In uno dei campioni di sangue analizzati la concentrazione relativa di DNA vegetale è risultata superiore al DNA umano. Lo studio è basato sull’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro studi indipendenti…


Quando si tratta di colture e alimenti geneticamente modificati, non abbiamo davvero alcuna idea su quali saranno gli effetti a lungo termine sul pubblico. La prima vendita commerciale di alimenti geneticamente modificati risale a solo 20 anni fa, nel 1994. Non c’è alcuna possibilità che le nostre autorità sanitarie possono testare tutte le possibili combinazioni su una popolazione abbastanza grande e per un periodo di tempo abbastanza lungo per poter dire con certezza che essi sono innocui. Il genetista David Suzuki ha recentemente espresso la sua preoccupazione, affermando che gli esseri umani sono parte di un “esperimento genetico massiccio” della durata di molti anni, dal momento che migliaia di persone continuano a consumare OGM, e ciò che dice è vero.

I progressi nella scienza del genoma nel corso degli ultimi anni hanno rivelato che gli organismi possono condividere i loro geni. Prima di questo, si pensava che i geni fossero condivisi solo tra gli individui membri di una stessa specie attraverso la riproduzione. I genetisti di solito seguivano l’eredità dei geni in quello che potremmo chiamare un modo “verticale”: si fa accoppiare un maschio con una femmina, si seguono i loro figli e si prosegue lungo la strada da lì. Oggi, gli scienziati riconoscono che i geni sono condivisi non solo tra i singoli membri di una specie, ma anche tra i membri di specie diverse.

“Il nostro sangue è considerato un ambiente ben separato dal mondo esterno e dal tratto digestivo. Secondo il paradigma standard grandi macromolecole consumate con il cibo non possono passare direttamente nel sistema circolatorio. Si pensa che, durante la digestione, le proteine e il DNA siano degradati rispettivamente in piccoli costituenti, aminoacidi e acidi nucleici, quindi assorbiti da un processo attivo complesso e distribuiti in varie parti del corpo attraverso il sistema circolatorio. Da questo studio, basato sull’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro studi indipendenti, emerge la prova che frammenti di DNA derivati dal cibo, abbastanza grandi da trasportare geni completi, possono evitare il degrado e, attraverso un meccanismo sconosciuto, entrare nel sistema di circolazione umano. In uno dei campioni di sangue la concentrazione relativa di DNA vegetale è superiore al DNA umano. La concentrazione di DNA della pianta mostra una distribuzione sorprendentemente precisa nei campioni di plasma, mentre il campione di controllo non-plasma (sangue cordonale), è risultato privo di DNA vegetale “. (0)
Non è come se un essere umano si accoppiasse con una mela, una banana o una pianta di carota e scambiasse geni. Ciò che le aziende biotecnologiche e biotech come la Monsanto hanno fatto è che hanno permesso il trasferimento di geni da uno all’altro senza alcun riguardo per le limitazioni o i vincoli biologici. Il problema è che questo si basa su una pessima scienza. Le condizioni e le ‘regole’ biologiche che si applicano al trasferimento genico verticale, almeno quelle di cui siamo consapevoli, non si applicano necessariamente al trasferimento genico orizzontale. La scienza biotech oggi si basa sull’ipotesi che i principi che regolano l’eredità dei geni siano gli stessi sia quando muoviamo i geni orizzontalmente che quando essi si spostano verticalmente.

Come possono le nostre autorità sanitarie approvarli come sicuri? E’ quasi come se ci avessero detto che erano sicuri, e noi ci abbiamo creduto, senza metterlo in discussione. A quanto pare siamo una razza molto ingenua, ma le cose stanno cambiando e sempre più persone stanno cominciando a mettere in discussione il mondo che li circonda.
Una piccola mutazione in un essere umano può determinare moltissimo, il punto è che quando si sposta un gene, un singolo, minuscolo gene, da un organismo ad un altro si cambia completamente il suo contesto. Non c’è alcuna possibilità di prevedere come andrà a comportarsi e quale sarà il risultato. Noi pensiamo di progettare queste forme di vita, ma è come prendere l’orchestra di Toronto pronta a suonare una sinfonia di Beethoven e poi prendere alcuni batteristi a caso da “qui” e inserirli nella sinfonia di Toronto. Quello che verrà fuori sarà qualcosa di molto, molto diverso. I pubblicisti dicono che c’è una buona intenzione dietro gli OGM ,ma il fatto è che la questione è guidata dal denaro“. David Suzuki
Personalmente credo che le intenzioni vadano oltre il denaro, ma questa è un’altra storia.

E’ anche abbastanza chiaro che il DNA del cibo può finire e, di fatto, finisce nei tessuti animali e nei prodotti lattiero-caseari che la gente mangia. (4) (5) Ci sono studi che dimostrano che, quando gli esseri umani o gli animali digeriscono gli alimenti geneticamente modificati, i geni creati artificialmente si trasferiscono nell’intestino e alterano il carattere dei batteri benefici nell’intestino. I ricercatori riferiscono che i microbi trovati nell’intestino tenue di persone sottoposte ad ilestomia sono in grado di acquisire e ospitare sequenze di DNA provenienti da piante geneticamente modificate. (1) Le colture geneticamente modificate si sono infiltrate nei mangimi dal 1996, gli animali hanno una dieta completamente OGM. Gli studi hanno collegato i mangimi OGM ad una grave infiammazione allo stomaco e ingrossamento dell’utero nei suini.

E’ anche importante notare che il trasferimento genico tra colture agricole geneticamente modificate e le specie autoctone presenti nei dintorni ha dato origine a specie molto resistenti chiamate supererbacce. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, “il trasferimento di geni e il movimento di geni da piante OGM a colture convenzionali o specie affini possono avere un effetto sulla sicurezza alimentare.” Questo rischio è reale, come è stato dimostrato negli Stati Uniti, quando tracce del tipo di mais approvato solo per l’uso nei mangimi sono state trovate anche nei prodotti di mais per consumo umano”. (3)

La verità è che gli ingegneri genetici che producono gli OGM e li introducono nell’ambiente non hanno mai preso in considerazione la realtà del trasferimento genico. Il risultato di questo è che ora stiamo iniziando a vedere le conseguenze dei geni ingegnerizzati, in particolare come si diffondono e alterano altri organismi in vari ambienti. Il ricercatore Watrud et al (2004) ha fornito le prove che il transgene della resistenza agli erbicidi si è diffuso attraverso il polline fino a 21 km oltre la zona di controllo perimetrale e ha impollinato una pianta selvatica (Agrostis palustris) della famiglia delle graminacee. (2)

Per approfondire l’argomento e conoscere tutti i danni che semi e cibi OGM, Roundup ed altre pericolose sostanze chimiche hanno causato e continuano a causare, all’ambiente ed all’uomo potete scaricare treeBooks gratuiti dai rispettivi links riportati qui sotto:


In questi importanti eBook vengono anche spiegate quali sono le giuste Soluzioni/Progetti che, se attuate, possono risolvere concretamente e definitivamente sia il problema degli OGM che tutti gli altri problemi che ci affliggono, permettendoci così di riacquisire Salute, Gioia, Serenità e Benessere per noi, per i nostri cari e per tutti coloro che lo vogliono.
Per approfondire e conoscere alcuni di questi vitali Progetti/Soluzioni visitate le seguenti pagine cliccando sui rispettivi link qui di seguito: “Progetto COMUNE SANO” e “REGIONI LIBERE DA O.G.M.“.

Traduzione a cura di www.laviadiuscita.net


martedì 11 marzo 2014

Roma, abortisce da sola in bagno: i medici erano tutti obiettori - CRONACA

Lasciata sola ad abortire in bagno. In un ospedale pubblico. Senza un medico disposto ad aiutarla, perché tutti obiettori.
La denuncia è arrivata da Valentina e Fabrizio, i due giovani romani protagonisti della vicenda presentata dall'Associazione Coscioni durante una conferenza stampa.

La coppia romana ha scoperto nel 2010 che la bimba che attendeva era affetta da una grave malattia genetica, di cui la madre era portatrice, per cui non c'è una prognosi di sopravvivenza, e ha deciso quindi di interrompere la gravidanza al quinto mese.


Continua: Roma, abortisce da sola in bagno: i medici erano tutti obiettori - CRONACA

martedì 4 marzo 2014

Sfide impossibili: la disoccupazione

Gli economisti bocconiani con master a Chicago e i renzini dai sorrisi smaglianti ci assicurano che sburocratizzando, alleviando le imprese dalle tasse sul lavoro e organizzando corsi di formazione lo sviluppo dispiegherà le sue ali radiose nel cielo della Ripresa della Crescita.
Diamoci una calmata e ragioniamo.
Magari gli intoppi che impediscono l’uscita dalla crisi occupazionale fossero tutti qui.
Magari bastasse qualche pratica in meno e qualche corso in più per saldatori o tornitori.
Nel mercato globale sopravvive chi è competitivo.
Nella competizione ci sono vincenti e perdenti.
Per essere vincenti occorre aumentare la produttività. Si è più produttivi in tre modi: abbassando salari e stipendi; aumentando l’orario di lavoro a parità di salario o stipendio; producendo come o più di prima ma con minore personale dipendente, vale a dire puntando sullo sviluppo tecnologico a scapito dell’occupazione.
Semplice, chiaro, sotto gli occhi di tutti.
I bocconiani masterizzati a Chicago e i renzini non lo possono ammettere perché dovrebbero concludere che impoverimento e disoccupazione sono strutturali, connaturati al sistema e non congiunturali. Dovrebbero riconoscere che Marx, almeno in queste analisi del capitalismo, aveva ragione.
Nel periodo 1945-75, quello del capitalismo dal volto umano, fu possibile aumentare salari e stipendi, diminuire le ore di lavoro, ricollocare prima nell’industria la manodopera espulsa da un’agricoltura meccanizzata, poi nei servizi la manodopera espulsa dall’industria in seguito allo sviluppo tecnologico, grazie a condizioni oggi irripetibili: la ricostruzione dopo le distruzioni belliche, il basso costo delle materie prime, la grande disponibilità di capitali in un clima di fiducia e in mancanza di una sensibilità ambientalista. Anche il welfare si estese. Furono gli anni migliori per la classe lavoratrice di Occidente.
Quelle condizioni sono venute a mancare ed è venuta a mancare l’URSS.
Liberatosi dell’obbligo di vincere la sfida col comunismo novecentesco, il capitalismo ha potuto riprendere la sua logica ferrea, quella del mercato, della competizione che obbliga ad aumentare la produttività a spese dell’occupazione.
I lavoratori espulsi dal processo produttivo sempre più automatizzato non trovano più posto nei servizi perché il debito pubblico, divenuto ovunque colossale, obbliga a tagliare i servizi anziché incrementarli.
Questi sono i fatti, per la cui comprensione non necessitano lauree alla Bocconi né master a Chicago né un posto nella segreteria renziana, perché sono sotto gli occhi di tutti.
Allora ci vuole ben altro che la sburocratizzazione o i corsi di formazione.
Un orario di lavoro ridotto, un salario decente, un alto tasso di occupazione, possono essere consentiti solo da un sistema che si sottragga alla concorrenza internazionale e all’obbligo dell’aumento continuo della produttività del lavoro.
In altre parole, occorrerebbe una politica economica rigidamente protezionistica.
Il protezionismo praticato dall’Italia, a livello nazionale, ci condannerebbe alla fame. Il protezionismo è concepibile solo  a livello europeo: una vasta area di libero scambio ma chiusa verso l’esterno, con regole precise che fissino minimo di stipendio e orario di lavoro in tutta l’Unione.
Per giungere a tanto occorrerebbe una rivoluzione che abbattesse l’attuale UE e costruisse qualcosa di radicalmente diverso. Nulla di tutto ciò si intravede all’orizzonte. Bisogna mettersi in testa che la stagione delle libertà, della forza del sindacato, degli stipendi in crescita e dell’occupazione stabile, è stata qualcosa di eccezionale e di irripetibile. Continuiamo a comportarci secondo le modalità di allora soltanto per forza di inerzia e accrescendo il debito. Il risveglio per gli illusi sarà molto brusco.
 Allora bisogna rassegnarsi ad accettare le linee di tendenza di un sistema in cui una minoranza della popolazione potenzialmente attiva lavorerà, producendo tutti i beni necessari all’intera società e godendo di compensi elevati, mentre alla maggioranza della popolazione, condannata alla disoccupazione, dovrà essere corrisposto un reddito di cittadinanza.
Per trovare le risorse necessarie a garantire il reddito di cittadinanza, bisognerà rivedere il welfare, riducendo ulteriormente le spese pubbliche per asili, scuole, servizi sanitari e per anziani, pensioni.
Occorrerà ragionare secondo altri parametri, entrare in un’altra logica. Per supplire alle lacune di un welfare sempre più misero, bisognerà potenziare il volontariato, lo scambio nell’ottica del dono, la solidarietà di paese, di quartiere, di caseggiato.
Dalla crisi occupazionale si esce pensando in grande.
Non sembra che i renzini ne siano capaci.

di Luciano Fuschini


martedì 18 febbraio 2014

FINANCIAL TIMES: A RENZI NON BASTERANNO LE RIFORME PER RESUSCITARE L’ITALIA

Anche il Financial Times, con W. Münchau, dice in chiaro che il problema principale dell’Italia è proprio l’euro. Le tanto invocate riforme strutturali potranno ben poco senza i necessari cambiamenti nella governance della moneta unica – cambiamenti che Renzi non può controllare e che appaiono politicamente improponibili.


Come riporta il FT, Matteo Renzi sta per realizzare la sua grande ambizione. Ma il difficile viene proprio ora. Ecco come viene descritta la situazione che troverà:

"Il nuovo Primo Ministro Italiano avrà il compito più difficile di tutta l’Europa. Una volta confermato, governerà un paese con tre fondamentali problemi economici: un debito molto grande; nessuna crescita; e l’appartenenza a un'unione monetaria disfunzionale.

La situazione è economicamente insostenibile. A meno che l'Italia non ritorni a crescere, il suo debito diventerà sempre più paralizzante, rendendo in definitiva impossibile la sua posizione nell'eurozona. Il lavoro del premier è difficile, ma può essere descritto semplicemente: cambiare una o più di quelle tre variabili – senza lasciarsi alle spalle un disastro."

Münchau giudica che l'atteggiamento del predecessore Letta fosse davvero troppo attendista, ma ora la domanda da porsi è: Renzi ha una comprensione sufficientemente chiara di ciò che deve essere fatto, e  dispone di una maggioranza parlamentare abbastanza grande da sostenerlo attraverso la palude delle riforme? 

"La risposta standard su ciò che l'Italia ha bisogno di fare prevede una qualche combinazione di riforme economiche e consolidamento fiscale.

E la risposta non è completamente sbagliata. In Italia c’è un gran bisogno di riforme strutturali, ma dubito che esse sarebbero sufficienti. Per rendersene conto, giova ricordare quanto deludente sia l’andamento economico dell'Italia. Secondo i miei calcoli, il Prodotto Interno Lordo dell'Italia è ora del 15% sotto il trend che l'economia aveva durante gli anni novanta. Non è la crisi finanziaria che ha fatto danni in Italia. È l'euro stesso.

Se si perde il 15 per cento di qualcosa, bisogna crescere di circa il 18 per cento per ritornare al punto di partenza. E' un po' come prendere un treno in corsa. Questo numero è una misura approssimativa della dimensione del compito del signor Renzi. 

Non voglio dire che il PIL dovrebbe aumentare di quell'ammontare nei prossimi quattro anni. Questo è impossibile. Ma bisognerebbe riportare il Paese su una traiettoria che alla fine chiuderà il gap - o almeno la maggior parte. Eppure, anche questa è un'ardua impresa. Si tratta di un aggiustamento più grande di quello messo in atto dalla Germania, o di quello che sta iniziando la Francia proprio ora.

Quanto possono incidere le riforme strutturali? Un ottimista citerebbe studi come quelli di Lusine Lusinyan e Dirk Muir del Fondo Monetario Internazionale. Immaginiamo un universo parallelo in cui l’Italia implementi una vasta gamma di riforme strutturali e del mercato del lavoro in questo preciso istante. Secondo gli autori, questo alla fine aumenterebbe il PIL del 13 per cento rispetto a quello che sarebbe stato in assenza di riforme. È interessante, e contrario alla percezione comune, constatare che le riforme del mercato del lavoro contano meno delle misure sul mercato dei prodotti, come la liberalizzazione dei servizi. Se si aggiungono le riforme fiscali, l'impatto potrebbe arrivare fino al 20 per cento. Missione compiuta.

Ma dubito che questi numeri siano realizzabili. Per cominciare, le riforme non vengono mai totalmente implementate – certamente non da un governo di coalizione italiano. Anche in Germania 10 anni fa le riforme non sono state attuate nel modo in cui erano state proposte.

Inoltre, le previsioni a lungo termine sono sempre ipotetiche. Non sappiamo se l'economia si comporterà allo stesso modo che nel passato, ora che i tassi di interesse sono prossimi allo zero e il settore bancario è disfunzionale. Correlazioni consolidate tra le variabili economiche potrebbero cominciare a non essere più valide.

Le riforme, per quanto possano essere necessarie, non possono fare tutto il duro lavoro da sole. Per mantenere l'Italia nell’eurozona, il signor Renzi dovrà anche ottenere aiuto dalla Banca Centrale Europea. E questo significa che avrà bisogno di incidere sul dibattito macroeconomico all'interno dell'UE.

Devono verificarsi quattro fatti, e non tutti sono sotto il controllo di Renzi.

In primo luogo, l'inflazione dell'Eurozona non deve più rimanere costantemente al di sotto del valore obiettivo, come è stata negli ultimi tempi. In secondo luogo, l'Italia ha bisogno di tassi d'interesse più bassi, il che richiederebbe ulteriori misure non convenzionali. Terzo, le banche traballanti devono essere ristrutturate e quelle che vanno a pezzi devono essere chiuse, e va istituita una "bad bank". Quarto, le massicce eccedenze commerciali in Germania e Olanda dovranno scendere. Questi surplus stanno rendendo estremamente difficile e doloroso il riaggiustamento per la periferia dell’eurozona. Mr. Renzi dovrebbe incanalare meglio il suo spirito ribelle e rivolgerlo verso i suoi vicini del Nord."

Per Munchau, di fatto, tutte queste circostanze non dipendono da Renzi, se non in minima parte, anzi la fattibilità politica di molte tra queste è praticamente nulla. Basti pensare all'atteggiamento tedesco nei confronti delle misure per alzare l'inflazione, o alla probabilità che i paesi "core" rinuncino alle loro eccedenze commerciali conquistate a caro prezzo. La conclusione, dunque, è che Renzi per avere successo avrebbe bisogno di una grande dose di fortuna:


"Perché l'economia italiana torni su un percorso sostenibile nell'eurozona, Mr. Renzi dovrà mettere ordine nelle banche e affrontare i suoi partner europei. I suoi predecessori potrebbero aver atteso troppo. Il compito potrebbe ora essere semplicemente impossibile. Per avere successo, Mr. Renzi avrà bisogno di abilità, lucidità, determinazione e, soprattutto, di un sacco di fortuna.

SISTEMA SEPA: CAOS, DISFUNZIONI, DISAGI PER I CORRENTISTI, AI QUALI VENGONO ADDOSSATI NUOVE ED AGGIUNTIVE COMMISSIONI DI 1 EURO

SISTEMA SEPA: CAOS, DISFUNZIONI, DISAGI PER I CORRENTISTI, AI QUALI VENGONO ADDOSSATI NUOVE ED AGGIUNTIVE COMMISSIONI DI 1 EURO, MENTRE CONTIGUA BANKITALIA FA DA PALO ENNESIMO FURTO.  ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI AUSPICANDO RAPIDE SOLUZIONI,CHIEDONO PORTABILITA’ CONTI CORRENTI

Il nuovo sistema di pagamento Sepa (Single Euro Payments Area), entrato in vigore dal 1 febbraio 2013 spacciato per rendere più veloci e sicuri gli accrediti in banca o alla posta, in sostituzione dei vecchi Rid e dei superati bonifici vetusti, contrabbandato per abbattere gli elevatissimi costi di gestione di un conto corrente, pari a 348 euro in Italia contro 114 della media europea, ridurre gli sprechi e tagliare i costi generati dai diversi sistemi europei di pagamento, sta generando caos,  bollette domiciliate addebitate più volte oppure  impagate, disagi e rischi di taglio della fornitura per servizi essenziali come gas ed elettricità.

Con l’aggravante che alcune banche, (Credito Valtellinese,ecc), certe della contigua Bankitalia che fa da palo agli usuali scippi seriali con destrezza decisi a tavolino maggiorando massivamente costi e commissioni imposti alla clientela, approfittano di questa ‘opportunità’ per introdurre nuovi balzelli di 1 euro sull’addebito Sepa in sostituzione del vecchio Rid, che potrebbe comportare costi aggiuntivi di 40-50 euro l’anno. Il sistema Sepa (Bonifico Sepa e Addebito diretto Sepa), in vigore dal 1 febbraio 2014, doveva allineare i costi dei bonifici esteri a quelli nazionali, tagliare i costi addizionali per i sistemi di pagamento nei 33 paesi aderenti (spesso l’utente che riceveva il bonifico estero si trovava decurtato l’importo con una commissione di 10-15 euro o più dalla banca ricevente); garantire un solo giorno per effettuare o ricevere un pagamento;  abbassare i costi allineandoli agli standard europei.

Adusbef e Federconsumatori, auspicando rapide soluzioni ad un caos generato dalle forzature della Bce, che ha obbligato l’entrata in vigore di sistemi elettronici impreparati a recepire le novità, come dimostra la deroga al 1 agosto 2014 offerta alle imprese italiane per adeguarsi alla nuova fatturazione elettronica  Sepa, chiedono che l’introduzione forzata del nuovo meccanismo europeo di pagamento Sepa Direct Debit, che ha sostituito il Rid, l’antico sistema per l’addebito delle bollette in conto corrente, non venga addossato alle famiglie (specie agli anziani, che si potrebbero trovare con le forniture staccate di luce e gas),  a causa dei “soliti problemi meramente tecnici”, che coinvolgono quasi tutti gli istituti di credito e le Poste, che ha perfino scritto una lettera ai suoi correntisti invitandoli a tenere d’occhio il conto per eventuali addebiti multipli ed esercitare la facoltà di rimborso “entro otto settimane successive alla data di scadenza per le fatture emesse”.

Adusbef e Federconsumatori, chiedono inoltre al Governo (che si dovrà formare nei prossimi giorni) di solito molto distratto quando occorre applicare norme favorevoli a diritti ed interessi di consumatori ed utenti dei servizi bancari, di emanare i famigerati decreti attuativi previsti dalla Legge di Stabilità riguardanti la portabilità gratuita dei conti correnti bancari da una banca all’altra, che va garantita nel periodo massimo di 14 giorni lavorativi.

Secondo tale normativa, finalmente approvata dal parlamento nella legge di stabilità per combattere un consolidato cartello e far avviare la concorrenza, le banche sono obbligate a sottoscrivere un protocollo interbancario che stabilisce il diritto, per un cliente che vuole cambiare banca passando ad un nuovo Istituto di credito, di sottoscrivere un modulo di trasferimento conservando lo stesso conto ed analoghe domiciliazioni per i pagamenti, senza occuparsi personalmente della portabilità (come avviene per la portabilità telefonica). Auspichiamo una inversione di tendenza che ponga al centro i vessati utenti dei servizi bancari e le tartassate famiglie.

Elio Lannutti (Adusbef)  - Rosario Trefiletti (Federconsumatori) 

Fonte:http://www.adusbef.it