giovedì 2 gennaio 2014
BUONI PROPOSITI PER IL 2014: SEPARARE I POTERI ECONOMICO, POLITICO E DEI MEDIA
Il 2014 si annuncia un
anno di grandi cambiamenti provocati dal ciclone Renzi. “Si annuncia”,
attenzione. I politici ci hanno abituato ad annunciare profonde trasformazioni
che poi non realizzano o addirittura a presentare come riforme epocali piccole
modifiche cosmetiche che non cambiano la struttura reale dei rapporti di forza
e di potere.
Si è discusso parecchio
sul conflitto di interessi, ma non mi sembra che sia stata indicata una stella
polare in grado di guidare la politica verso una reale riforma rivoluzionaria
per risolvere questo, ormai ultradecennale, problema. “Non esiste delitto,
inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.
Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli
agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola
divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il
quale falliscono tutti gli altri”. Joseph Pulitzer.
L’informazione deve dare
fastidio al potere. Non deve essere lo scodinzolante cane da compagnia dei
potentati, ma il feroce cane da guardia dei cittadini. Non deve avere alcun
riguardo per il potere, senza badare se il potere è di destra, di sinistra, di
centro, religioso, laico o di altro genere. Deve mordere ogni mano che vuol
tentare di guidarla. Parole che ricordiamo tutti e che fanno parte del bagaglio
di ogni buon reporter.
E’ chiaro che ogni
giornalista ha la sua sensibilità, la sua educazione e la sua cultura ed è
chiaro che filtra le informazioni che riceve attraverso di esse. Ma non è
eticamente corretto privilegiare – o addirittura costruire – notizie dirette a
confermare tesi precostituite. A un giornalista si deve richiedere di essere
intellettualmente onesto.
Già. I giornalisti. Ma gli editori? Lo ripetiamo tutti fino alla nausea. Gli editori che sono coinvolti in altri settori, industriali o politici, non fanno l’interesse dei lettori, ma il proprio.
L’intreccio di interessi è
quindi il nodo che si deve sciogliere per liberare la stampa dai bavagli che
oggi la condizionano. Occorre quindi muoversi per separare nettamente politica,
economia e informazione. Per legge. Diventa questa la madre di tutte le
battaglie e il punto di forza di chi opera in favore della democrazia. La
Rivoluzione Francese ha rovesciato uno dei punti cardinali dell’organizzazione
sociale di allora: il re assommava nella sua persona ogni potere: faceva le
leggi, le promulgava e le faceva eseguire. I sudditi sono diventati cittadini
quando è stata stabilita all’interno del potere politico una netta distinzione
tra legislativo, esecutivo e giudiziario. Un’idea rivoluzionaria, appunto, che
ha modificato sostanzialmente i rapporti sociali.
Ecco perché oggi noi dobbiamo chiedere, pretendere e puntare alla realizzazione di un programma preciso basato su questa distinzione. Un traguardo netto, difficile ma non impossibile da raggiungere.
La democrazia attuale non
basta più. Giornali e televisioni che tenacemente perseguono gli interessi dei
loro proprietari (di diritto, ma anche di fatto come i partiti politici alla
RAI) hanno intorbidito le acque della democrazia. Noi dobbiamo lottare per
farle tornare limpide, sostenendo con forza la necessità di impedire a
qualsivoglia persona di essere allo stesso tempo due di queste cose: capitano
d’industria, proprietario di giornali e titolare di una carica elettiva.
L’obiezione più comune che
mi viene fatta quando sostengo questa necessità è che non si può impedire a un
imprenditore di presentarsi alle elezioni o a un deputato di possedere un
giornale o a un editore di presentarsi alle elezioni. Si violerebbe la
democrazia. Confutazione capziosa e stravagante. Perché, invece, è vero
esattamente il contrario: la democrazia si difende impedendo ai più forti di
esercitare il potere senza controlli e senza vincoli.
La democrazia ha dei costi
(non solo economici) ed esigenze cui non si può sottrarre: è comunemente
accettato, per esempio, che gli interessi collettivi prevalgano su quelli
individuali e/o particolari. La convivenza democratica, inoltre, prevede dei
limiti all’esercizio dei diritti, uno dei quali è quello di impedire a chi è
titolare di un diritto di ledere un diritto degli altri. Chi concentra sulla
sua persona anche due di quei diritti (quello di essere imprenditore, di possedere
un media o di accedere a una carica pubblica) lede i diritti degli altri,
perché provoca un restringimento degli spazi di democrazia.
Il diritto a una libera
informazione è sacrosanto. Dovrebbe essere inviolabile e invece è violato in
continuazione. Insomma a proposito del dibattito sul conflitto di interesse,
occorre prendere il toro per le corna e far capire ai quarantenni della
politica (molti dei quali sono nati già vecchi, che comunque ci si giri,
l’informazione non è libera se è in mano a un capitano di industria o a un
ministro della repubblica. Dunque solo la strada che porta alla distinzione tra
i tre poteri anzidetti difende e implementa la democrazia, di cui la stampa è
uno dei cardini.
di Massimo
A. Alberizzi
NEL 2013 MORTI 129 REPORTER, 211 IN PRIGIONE, 6 RAPITI. IL TRISTE PRIMATO SPETTA ALLA SIRIA, SEGUITA DALL’IRAQ DOVE LA GUERRA DURA DA DIECI ANNI. UN MESTIERE SEMPRE PIÙ DIFFICILE
E’ doloroso talvolta fare
bilanci, ma ogni anno è uno spartiacque della storia ed è impossibile evitarli.
La strage dei reporter purtroppo continua, con una media ormai drammaticamente
confermata.
Nel 2013 sono state 129 le
vittime fra gli operatori dell’informazione: un tributo di sangue pagato alla
voglia di testimoniare il mondo difficile. Un impegno che le nuove tecnologie
hanno trasformato in conflitti mediatici dove i tanti regimi del pianeta hanno
interesse a manipolare, se non addirittura a cancellare, anche fisicamente. I
numeri talvolta sono discordanti. Personalmente ho scelto di seguire il
rapporto molto documentato, spesso in tempo reale, dal PEC (Press Emblem
Campaign). Non solo cifre, ma nomi e circostanze che raccolgo in un blog
dedicato ai colleghi meno fortunati, dove non conta la nazionalità e neppure il
ruolo (http://acidcamera.wordpress.com/).
Il Paese più pericoloso
anche quest’anno è la Siria, con 17 morti (ai quali ci sono da aggiungere 19
bloggers), seguito da Iraq, Pakistan e Filippine. Prima di fornire la lista
completa, una considerazione va fatta. E’ abbastanza normale che il maggior
numero di vittime appartenga a un territorio in piena guerra, ma che quasi lo
stesso numero bagni un Paese dove la guerra dura da dieci anni è assurdo. In
Iraq, infatti, si continua a morire: 16 quest’anno, 40 negli ultimi cinque
anni, addirittura 290 dall’inizio del conflitto. Segno del fallimento di
un intervento militare sbagliato, nato da una serie di bugie. Non meno
sintomatica, anche se in apparenza meno grave, è la situazione in Afghanistan
dove comunque quest’anno sono stati uccisi tre giornalisti (35 dal 2001). Il
sangue scorre ormai da molto tempo in Somalia e un po’ in tutta l’Africa. Ma ci
sono anche soprese, scorrendo i nomi di Brasile, Filippine, Russia, Kenya
considerati luoghi vacanzieri. Nessuna meraviglia invece per Egitto e Libia
dove infuriano ancora le rivolte. Ecco l’elenco completo.
17: Siria. 16: Iraq. 14. Pakistan. 11: Filippine. 9: India. 8: Somalia. 7: Egitto. 6: Brasile. 5: Messico. 4: Guatemala. 3: Colombia, Libia, Honduras, Russia, Afghanistan. 2: Haiti, Kenya, Mali, Paraguay. 1: Nigeria, Repubblica Centrafricana, Perù, Yemen, Ecuador, Congo, Uganda, Costa d’Avorio, Tanzania.
Per avere un quadro più
completo, vale tuttavia allargare il quadro agli ultimi cinque anni, cioè dal
2009 al 2013 compresi (in totale 609 vittime). E qui sorprende sicuramente il
primo posto delle Filippine, con 67 morti, dove da tempo è in corso una guerra
sanguinosa fra il governo molto autoritario e gruppi di guerriglieri
separatisti, attivi nelle isole dell’arcipelago. Seguono Pakistan 59, Siria 56,
Messico 55, Somalia 43, Iraq 40, Honduras 29, India 20 e Russia 19.
Fin qui le perdite umane. Poi ci sono i rapiti, mai come quest’anno che sta per concludersi (sei soltanto in Siria, quattro francesi e due spagnoli, senza dimenticare gli italiani Quirico e Ricucci liberati). E gli scomparsi (a decine). Infine ci sono quelli in prigione. Un esercito: attualmente sono in 211 in carcere. Spicca ancora la Turchia, con 40 prigionieri, che supera anche Paesi ritenuti più restrittivi della libertà individuale come Iran (35) e Cina (32). Subito dietro Eritrea (22) e Vietnam (18), dove il mestiere di raccontare è sempre più difficile.
Concludiamo con la
graduatoria della libertà di stampa dove i migliori Paesi da questo punto di
vista sono sempre quelli nord-europei (Finlandia, Olanda e Norvegia), mentre i
peggiori restano in assoluto Turkmenistan, Corea del nord ed Eritrea. L’Italia
ha guadagnato quattro posizioni rispetto all’anno precedente, ma il suo
57.esimo posto non è motivo di orgoglio anche se autentici colossi mondiali
come Cina, Russia, Israele e Brasile stanno peggio.
di Pino
Scaccia
UNA MELA AL GIORNO PER PREVENIRE ICTUS E INFARTI: I BENEFICI DI QUESTO FRUTTO
Ed
ecco che il detto 'Una mela al giorno toglie il medico di torno' viene
riconfermata dall'ennesimo studio che conferma che conferma come il consumo
continuo di questo frutto serva a proteggere dall'insorge di ictus e infarti.
Lo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Oxford e pubblicato sul
British Medical Journal sembrerebbe aver confermato che mangiare una mela al
giorno aiuterebbe a salvare molte vite ogni anno da malattie come infarto o
ictus.
A rendere la mela così speciale e salutare è la presenza di antiossidanti, che ritardano il processo di invecchiamento non soltanto della pelle, ma soprattutto dell’apparato cardiovascolare. Un’azione che secondo i ricercatori non avrebbe nulla da invidiare ai farmaci nella gestione del colesterolo cattivo Ldl e anzi, con un regime dietetico ottimale, questi medicinali potrebbero a tutti gli effetti superflui.
A rendere la mela così speciale e salutare è la presenza di antiossidanti, che ritardano il processo di invecchiamento non soltanto della pelle, ma soprattutto dell’apparato cardiovascolare. Un’azione che secondo i ricercatori non avrebbe nulla da invidiare ai farmaci nella gestione del colesterolo cattivo Ldl e anzi, con un regime dietetico ottimale, questi medicinali potrebbero a tutti gli effetti superflui.
Il
vantaggio assicurato dal consumo di una mela al giorno riguarderebbe in
particolare il colesterolo, che questo frutto contribuirebbe a mantenere entro
i livelli di guardia. Ipotizzando che a scegliere di seguire questo consiglio
siano 7 cinquantenni su 10, il numero dei decessi evitabili sarebbe, per
esempio, secondo quanto riferiscono i ricercatori, addirittura di 9400
qualora la scelta fosse compiuta da tutti i soggetti presi in esame.
Fonte: http://www.ecovideoblog.it
mercoledì 1 gennaio 2014
LE AURORE BOREALI PIÙ BELLE DEL 2013
Scienziati
e fotografi hanno registrato e raccontato in questi mesi i più bei cieli del
mondo. Ecco alcuni dei lavori migliori.
Scienziati e fotografi hanno registrato e
raccontato in questi mesi i più bei cieli del mondo. Ecco alcuni dei lavori
migliori.
Le montagne rocciose del Canada
Norvegia
Oregon, Stati Uniti
Michigan, Stati Uniti
Tasmania, Australia
Alberta, Canada
Artico
Dal finestrino di un aereo
Fonte: http://www.globalist.it
PERDE IL LAVORO E UCCIDE TUTTA LA FAMIGLIA
Ennesima
strage per colpa della crisi: nel torinese un uomo che da poco aveva perso il
lavoro ha aperto il fuoco in casa, uccidendo moglie, figlia e suocera.
Tragedia
della crisi a Collegno, in provincia di Torino, dove un agente di commercio di
56 anni, Daniele Grattini, ha ucciso a colpi di arma da fuoco la moglie Letizia
Maggio di 54 anni, la suocera Daria Maccari di 84, ha ferito in modo gravissimo
la figlia ventunenne, Giulia, morta poco dopo. Infine l'uomo ha rivolto la
pistola contro se stesso e si è tolto la vita.
A dare l'allarme ai carabinieri è stato lo stesso uomo, che prima di spararsi ha aperto la porta di casa per farli entrare. Sul posto è stato trovato anche un coltello insanguinato. Sul posto sono intervenuti il 118 e i carabinieri, che indagano sulle case del dramma che potrebbe essere stato scatenato dalla perdita del lavoro dell'omicida-suicida: un paio di mesi fa avrebbe perso il posto di lavoro e, per questo motivo, sarebbe caduto in depressione.
Fonte: http://www.globalist.it
#9DICEMBRE: ULTIMATUM AL GOVERNO DEL COORDINAMENTO! ECCO I DETTAGLI
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Ultimatum al Governo: ecco i dettagli delle operazioni del 9 e 10 gennaio.
Ultimatum al Parlamento entro il 9 gennaio, poi grosse operazioni. I presidi e i coordinamenti locali sono liberi di scegliere se protestare dinanzi alle regioni il giorno dell'ultimatum, mentre per il 10 gennaio sono previste ufficialmente sit-in/cortei sul territorio nazionale, presso le sedi delle prefetture di tutte le province. Grande manifestazione il 18 gennaio.
Ultimatum al Parlamento entro il 9 gennaio, poi grosse operazioni. I presidi e i coordinamenti locali sono liberi di scegliere se protestare dinanzi alle regioni il giorno dell'ultimatum, mentre per il 10 gennaio sono previste ufficialmente sit-in/cortei sul territorio nazionale, presso le sedi delle prefetture di tutte le province. Grande manifestazione il 18 gennaio.
ROMA 30 DICEMBRE - Danilo Calvani ha annunciato due giorni fa l'ultimatum al governo deciso con la maggioranza dei voti durante l'assemblea nazionale del Coordinamento 9 dicembre, tenutasi presso la sua azienda agricola. All'assemblea hanno preso parte 107 coordinatori, provenienti da tutto il territorio nazionale.
Se il Governo non si dimette il 9 gennaio, il 10 ci saranno mobilitazioni di protesta dinanzi alle prefetture in tutta Italia. Il giorno dell'ultimatum i coordinamenti potranno scegliere autonomamente se manifestare dinanzi alle regioni, mentre è stata decisa ufficialmente una grande mobilitazione nazionale per il 18 gennaio.
L'ultimatum per le dimissioni indica che siamo sull'orlo del baratro ed è una necessità che si è fatta più forte dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che delegittima di fatto il governo e i trattati internazionali varati fino ad oggi. Il governo è consapevole e avrebbe dovuto già elaborare da tempo una legge elettorale nel rispetto dei principi Costituzionali.
Il portavoce del Coordinamento 9 dicembre dichiara: «I cittadini liberi che alzano la bandiera del tricolore pretendono democrazia. Il porcellum, oggi bocciato dalla Consulta, ha però consentito che fosse universalmente accettato un "golpe bianco" che ha fatto entrare in Parlamento molti "abusivi". Dopo la sentenza, tutti dovrebbero dimettersi e tornare alle elezioni: ma la nuova legge elettorale l'hanno fatta? No, per niente. Forse la faranno a fine gennaio e, nel frattempo, c'è chi preme per un rimpasto, chi invece vuole contare di più e così, col solito tira e molla delle poltrone, l'Italia resta senza una valida amministrazione. Si sono nominati da soli e noi abbiamo sopportato già abbastanza. Adesso non ne possiamo più, abbiamo la nausea pur avendo le pance vuote. La legge non l'hanno ancora varata, quindi prima o poi presenteranno una nuova legge truffa e la Corte Costituzionale dovrà esprimersi nuovamente. E' una strategia per perdere tempo?».
E sul "rimpasto di governo" caldeggiato dal segretario del PD, Danilo Calvani risponde: «Sembra una ricetta da fare per capodanno e invece è solo una scusa per evitare una crisi governativa che già esiste. Per cortesia, ma lo volete capire che non c'è niente da impastare? I parlamentari dovranno dimettersi! Se solo aveste badato alle ingerenze del popolo, noi non avremmo tutta questa insofferenza!
Invece siamo oberati dalle tasse, dalla crisi che sta ghigliottinando ogni settore della produzione e c'è chi può mangiare solo una volta al giorno pur di poter arrivare a fine mese! C'è chi si indebita per andare alle manifestazioni o per pagare i presidi al Comune, la povertà ci ha tolto anche il diritto di protesta! E' per questo che noi pretendiamo le dimissioni di tutti i parlamentari. Dimissioni in massa entro il 9 gennaio! Se vi è rimasta la coscienza andate a casa!»
Ufficio stampa Coordinamento 9 dicembre
danilocalvani.ufficiostampa@gmail.com
373/5257984
373/5257984
Tratto da: http://www.nocensura.com
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