mercoledì 21 maggio 2014

La casta di Bruxelles

"Lo svuotamento dell'attività parlamentare che i partiti cercano di realizzare in Italia contro la strenua opposizione del Movimento Cinque Stelle, in Europa esiste già da tempo. Il Parlamento europeo, diciamolo pure, ha un significato ornamentale rispetto alla Commissione e al Consiglio. E nel nostro paese è servito più che altro a parcheggiare politici italiani trombati o figure dello spettacolo o dello sport acchiappa voti, più qualche intellettuale "indipendente" ben ammanigliato nelle segreterie dei partiti. Se si trattasse di rimborsare qualche viaggetto a Bruxelles e qualche Hotel di lusso dotato di escort, i costi potrebbero essere contenuti (anche se non giustificati). Il fatto però è che il Parlamento europeo ci costa più di quanto si possa pensare.
Il Parlamento Europeo è l’unica istituzione democraticamente eletta del mondo ad avere una sede in tre diverse città: Bruxelles, Strasburgo e, per quel che riguarda gli uffici amministrativi (il "Segretariato generale"), Lussemburgo. Il Parlamento ha a disposizione complessivamente 27 edifici: 14 sono di sua proprietà e 13 sono in affitto - ad esempio, in Lussemburgo, il Parlamento affitta 5 delle sei sedi al prezzo di quasi 40 milioni di euro l'anno. Nel 2006 il Parlamento europeo ha dato il via libera alla costruzione di un nuovo edificio a Lussemburgo (di 160.000 m2) per 3 000 impiegati. Costo stimato: 416 milioni di euro.
Avere lo staff amministrativo in Lussemburgo quando il cuore politico delle decisioni vengono prese a Bruxelles e Strasburgo pesano sulle tasche dei contribuenti per una cifra che è stata stimata da Lidia Geringer de Oedenberg, questore del Parlamento europeo, in un rapporto del 2012, in cui si evidenziava come ogni settimana ci sono centinaia di dirigenti che da Bruxelles devono fare la spola con il Lussemburgo. Ci sono in media, ogni anno, oltre 33.200 missioni ufficiali dello staff del Parlamento europeo nelle tre sedi, per una spesa complessiva di 29,1 milioni di euro. Circa il 30% di queste missioni (9 500 complessive) riguardano i collaboratori di parlamentari che fanno la spola tra Lussemburgo e Bruxelles. Il costo complessivo è di 2 milioni di euro (inclusi viaggio, pernottamenti e diarie varie). Nella "spola" si ha diritto ad un rimborso di 65 euro per i costi di viaggio, 140 euro per le spese di pernottamento e a una diaria giornaliera di 92 euro. Moltiplicate questi dati per il numero delle missioni ufficiali annuali e comprendete la follia e l'idiozia della sede in Lussemburgo.
Ma vi è di più. I dirigenti e lo staff si spostano da Bruxelles in Lussemburgo, ma i parlamentari si devono trasferire da Bruxelles a Strasburgo una volta al mese, come previsto dai Trattati. Per spostare i lavori parlamentari a Strasburgo entra in scena quello che è stato correttamente definito il "circo degli eurocrati": circa 5.000 persone fra deputati, assistenti e personale amministrativo - con un’emissione annuale di CO2 che supera le 19.000 tonnellate per gli spostamenti - compiono i 435 chilometri di distanza in aereo, macchina o treno (quest'ultimo è stato ribattezzato dalla stampa britannica come l'"Eurocrat Express") per restare 72 ore a Strasburgo - due giorni lavorativi – intascare le laute diarie per le trasferte, pernottare nei migliori alberghi della città e cenare nei ristoranti più cari. Poi, come nelle migliori sceneggiature di Mel Brooks, tutta la carovana ritorna a Bruxelles, seguiti da 8 tir carichi di faldoni e carte amministrative! Se non fossero soldi di tutti noi contribuenti europei, ci sarebbe da ridere per ore ad immaginare la scena di questa ridicola processione di tecnocrati. 
Ma le cifre ci riportano alla realtà. Secondo alcune stime elencate nel rapporto Fox-Hafner dello scorso 20 novembre presentato al Parlamento europeo, i costi annuali del "circo" sono compresi fra i 156 e i 204 milioni di euro, circa il 10% del bilancio annuale del Parlamento europeo. E il tutto per mantenere in piede una sede, quella di Strasburgo, che resta completamente vuota 320 giorni l'anno. La disfunzionalità dell'Unione Europea è tale che ogni iniziativa per eliminare questo ridicolo spreco di denaro pubblico viene bloccato dal veto della Francia che non vuole privarsi dei 20 milioni di euro che il "circo" porta nelle casse di Strasburgo.
Ogni deputato europeo, tra stipendio base, diarie, bonus, indennità giornaliere e di trasferta a fine mandato, costa al contribuente europeo un milione e 69 mila euro a legislatura. Per non parlare dei casi estremi, certificati dal giornalista Tom Staal di Open Europe, di europarlamentari – tra cui il ceco Miroslav Randsford e l'italiano Raffaele Baldassare – "pizzicati" ad entrare in Parlamento per un minuto solamente, il tempo di firmare la presenza che comporta la diaria giornaliera da 300 euro e poi dedicarsi ad altro. E per non parlare del caso della cosiddetta “indennità transitoria” o “incentivo al reinserimento lavorativo”, in altre parole la buonauscita per i parlamentari europei che non siederanno nella legislatura successiva. Una cifra che può raggiungere i 159 mila euro per Ciriaco De Mita, che è nella lista tra gli assenteisti cronici rispetto ai lavori parlamentari, e i 103 mila euro per Mario Borghezio.
Il Telegraph, citando l'EU Official Journal and European Parliament’s Budget, ha aggiunto proprio questa settimana un nuovo capitolo alla telenevola "sprechi del Parlamento europeo". Il capitolo delle 160 missioni "d'inchiesta" svolte negli ultimi due anni, con un costo per i contribuenti di quasi 10 milioni di euro (8.15 milioni di sterline). Le mete preferite dei burocrati di Bruxelles? Cipro al primo posto – con addirittura 12 missioni di delegazioni di Parlamentari nel 2012 - poi Africa, Caraibi e paesi del Pacifico. I dati, prosegue il giornale inglese, del solo 2012 mostrano come ci siano stati 94 viaggi di delegazioni al costo di 4,7 milioni di euro, incluso una missione di tre giorni nel gennaio 2012 a Santiago del Cile di Eurolat, per la modica cifra di 420,868 euro, con una delegazione di 41 parlamentari, 25 persone dello staff e 20 interpreti. Nel diario di bordo di alcune delle missioni, prosegue ironicamente il Telegraph, non emergono estenuanti giornate lavorative, tutt'altro: ad esempio, nel giugno del 2012, la Commissione cultura ha visitato Guimaraes in Portogallo e gli otto euro-deputati hanno trovato il tempo per visitare le attrazioni culturali, mangiare nei ristoranti più costosi e seguire anche i concerti che offriva la città. Alcuni eurodeputati non nascondono di scegliere di partecipare alle missioni per piacere personale e per poter vedere il maggior numero di posti al mondo. E così, nel febbraio del 2014, 15 eurodeputati della delegazione ACP è partita in missione per le Mauritius con 11 interpreti e sei dello staff. Il costo non è ancora stato divulgato e probabilmente si attenderà il 26 maggio...
L'autorevole quotidiano economico tedesco Handelsblatt riporta proprio oggi come il presidente del Parlamento europeo e candidato alla presidenza della prossima Commissione per il partito Socialista europeo, Martin Schulz, ha negli anni usufruito di una serie di indennità speciali da aggiungere ad i 200 mila euro annui tax free del suo stipendio. Il regime di indennità – che risale al 1991 e che non viene visionato dalla Commissione di controllo del Budget del Parlamento europeo – include, riporta Handelsblatt, un'indennità di 304 euro per ogni giorno dell'anno, non importa se il Parlamento sia in sessione o meno; un'"indennità di residenza" di 3.700 euro mensile e "un'indennità di rappresentanza" da 1,418 euro ogni mese dell'anno. Fate la somma e cosa aggiungere di altro?
Il 21% del budget del Parlamento europeo – 357 milioni di euro l'anno - viene poi impiegato nella sezione "comunicazione e tecnologia": per la maggior parte si tratta di costi di traduzione per produrre 24 copie di ogni atto, tante sono le lingue ufficiali di riferimento, oltre al sistema computerizzato interno ed esterno; ed una rete TV che permette ai parlamentari e al loro staff di seguire le discussioni delle commissioni e della seduta plenaria stando nel loro ufficio. Ma, in questa sezione, vanno aggiunti quest'anno, proprio in vista delle elezioni europee, i quasi due milioni di euro stanziati per propaganda. A usare il termine "propaganda" è il Daily Telegraph che ha citato un rapporto confidenziale del Parlamento europeo in cui emerge come la nuova strategia in vista del 25 maggio si basa sugli strumenti di monitoraggio nei social media e nei blog per comprendere gli interessi dei cittadini. Si legge nel documento come i comunicatori istituzionali del Parlamento devono avere l'abilità di monitorare le conversazioni pubbliche per comprendere i 'trending topics' e avere la capacità di reagire velocemente, in un modo rilevante e mirato, per unirsi e influenzare il dibattito. Questa operazione alla Goebbels, volta a legittimare i due partiti che fino ad oggi si sono spartiti il Parlamento europeo, ci costa due milioni di euro. 
Il budget del Parlamento europeo, 1,7 miliardi di euro, rappresenta comunque una piccola percentuale di quello complessivo dell'Unione europea, che è di 147 miliardi annuali. L'Ue costa all'Italia 5,5 miliardi di euro all’anno, cioè 15 milioni al giorno, 627.000 euro l’ora, 10.464 euro al minuto, o 174 euro al secondo. E gli sprechi del PE, in questo contesto, sono solo una piccola goccia di quelli totali, a cui dedicheremo una trattazione apposita futura. Entrando nel Parlamento italiano, il Movimento cinque stelle ha portato un'aria nuova, sconvolgendo il teatrino di due partiti, costretti a gettare quella maschera di finta opposizione che avevano indossato per vent'anni. Gli intrallazzi continui sono ora simboleggiati alla perfezione dalla recente tangentopoli delle larghe intese dell'Expo di Milano. 
Entrando nel Parlamento europeo a maggio, il Movimento troverà una situazione non dissimile: negli anni, infatti, la finta opposizione tra Ppe e Pse ha permesso il ripetersi dello scempio degli sprechi di soldi pubblici che vi abbiamo illustrato e dal 26 maggio saranno costretti dal voto popolare di dissenso a gettare la maschera anche loro per creare le "grandi intese europee". Se oggi il Parlamento europeo è un "simulacro" di democrazia e una residenza dorata per politici trombati dei rispettivi paesi, la responsabilità principale è di tutti quei partiti che hanno aderito al PPE e al PSE. Partiti che in Grecia, Germania, Austria e Italia già governano insieme alla luce del sole. Ma, da fine maggio, la storia cambierà in Europa e cambierà inevitabilmente anche in Italia...
#vinciamonoi"

di Paolo Becchi

Fonte: Il blog di Beppe Grillo 

domenica 4 maggio 2014

CENSIS:CRESCONO LE DISEGUAGLIANZE SOCIALI, IL VERO MALE CHE CORRODE L’ITALIA

I 10 uomini più ricchi del Paese hanno un patrimonio pari a quello di 500mila famiglie operaie messe insieme. E il bonus di 80 euro? 3,1 miliardi destinati ai consumi se sarà permanente

Patrimoni sempre più squilibrati. I 10 uomini più ricchi d'Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500mila famiglie operaie messe insieme. Poco meno di 2mila italiani ricchissimi, membri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi di euro (senza contare il valore degli immobili): cioè lo 0,003% della popolazione italiana possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale. Ecco plasticamente rappresentate le disuguaglianze di oggi in Italia. Le distanze nella ricchezza sono cresciute nel tempo. Oggi, in piena crisi, il patrimonio di un dirigente è pari a 5,6 volte quello di un operaio, mentre era pari a circa 3 volte vent'anni fa. Il patrimonio di un libero professionista è pari a 4,5 volte quello di un operaio (4 volte vent'anni fa). Quello di un imprenditore è pari a oltre 3 volte quello di un operaio (2,9 volte vent'anni fa).

Le diseguaglianze dei redditi: chi più aveva, più ha avuto. I redditi familiari hanno avuto negli ultimi anni una dinamica molto differenziata tra le diverse categorie sociali. Rispetto a dodici anni fa, i redditi familiari annui degli operai sono diminuiti, in termini reali, del 17,9%, quelli degli impiegati del 12%, quelli degli imprenditori del 3,7%, mentre i redditi dei dirigenti sono aumentati dell'1,5%. L'1% dei «top earner» (circa 414mila contribuenti italiani) si è diviso nel 2012 un reddito netto annuo di oltre 42 miliardi di euro, con redditi netti individuali che volano mediamente sopra i 102mila euro, mentre il valore medio dei redditi netti dichiarati dai contribuenti italiani non raggiunge i 15mila euro. E la quota di reddito finita ai «top earner» è rimasta sostanzialmente stabile anche nella fase crisi.

L'austerity non è per tutti. Negli anni della crisi (tra il 2006 e il 2012), i consumi familiari annui degli operai si sono ridotti, in termini reali, del 10,5%, quelli degli imprenditori del 5,9%, quelli degli impiegati del 4,5%, mentre i consumi dei dirigenti hanno registrato solo un -2,4%. Distanze già ampie che si allargano, dunque, compattezza sociale che si sfarina, e alla corsa verso il ceto medio tipica degli anni '80 e '90 si è sostituita oggi una fuga in direzioni opposte, con tanti che vanno giù e solo pochi che riescono a salire. In questa situazione è alto il rischio di un ritorno al conflitto sociale, piuttosto che alla cultura dello sviluppo come presupposto per un maggiore benessere.

Se potessi avere 80 euro al mese. Come impiegheranno il bonus Irpef di 80 euro al mese i 10 milioni di italiani che ne beneficeranno per i prossimi otto mesi, da maggio a dicembre? I comportamenti saranno molto diversi se l'introduzione del bonus sarà strutturale o se invece non avrà continuità nel tempo. Nel caso in cui gli 80 euro costituiranno un incremento una tantum del reddito, il Censis stima che 2,7 miliardi di euro (dei 6,7 miliardi totali previsti dal decreto del governo) andranno ad alimentare la domanda interna. Per la precisione, 2,2 milioni di beneficiari del provvedimento impiegheranno tutti gli 80 euro mensili in consumi, per una spesa pari a 1,5 miliardi di euro negli otto mesi. Altri 2,7 milioni di beneficiari li spenderanno solo in parte per consumi, per un valore di 1,2 miliardi di euro (e destineranno 700 milioni di euro ad altro). Invece, 5 milioni di beneficiari useranno il bonus esclusivamente per impieghi diversi dai consumi (risparmieranno, pagheranno debiti, ecc.), per un ammontare di 3,3 miliardi di euro. Nel caso in cui il bonus di 80 euro costituirà una modifica fiscale permanente, e quindi comporterà un incremento stabile e sicuro dei redditi dei beneficiari, il Censis stima che l'incremento della spesa per consumi nei prossimi otto mesi sarà superiore a 3,1 miliardi di euro, cioè circa il 15% in più rispetto al caso in cui il bonus non venga rinnovato nel prossimo anno. In questo caso sarebbero circa un milione in più le persone che destinerebbero tutti o in parte gli 80 euro ai consumi.

Le tante facce della diseguaglianza. Le iniquità sociali non riguardano solo patrimoni e redditi. Ci sono eventi della vita che sempre più generano diversità che diventano distanze sociali. Avere o non avere figli: ecco una causa di diseguaglianza. La nascita del primo figlio fa aumentare di poco, rispetto alle coppie senza figli, il rischio di finire in povertà. Nel primo caso il rischio riguarda l'11,6%, nel secondo caso riguarda il 13,1%. Ma la nascita del secondo figlio fa quasi raddoppiare il rischio di finire in povertà (20,6%) e la nascita del terzo figlio triplica questo rischio (32,3%). Inoltre, avere figli raddoppia il rischio di finire indebitati per mutuo, affitti, bollette o altro rispetto alle coppie senza figli: il rischio riguarda il 15,7% nel primo caso, il 6,2% nel secondo caso. Anche ritrovarsi a fare da solo/a il genitore aumenta di un terzo, rispetto alle coppie con figli, il rischio di finire in povertà e/o indebitati: 26,2% nel primo caso, 19,3% nel secondo.

Dimmi dove vivi e ti dirò quanta diseguaglianza c'è. Il rischio di finire in povertà è, per i residenti nel Sud (33,3%), triplo rispetto a quelli del Nord (10,7%) e doppio rispetto a quelli del Centro (15,5%). Nel Sud (18%) i residenti hanno anche un rischio quasi doppio di finire indebitati rispetto al Nord (10,4%) e di 5 punti percentuali più alto rispetto a quelli del Centro (13%).


Fonte: CENSIS

venerdì 11 aprile 2014

LA BANCA CHE SMARRISCE I TITOLI DEL CORRENTISTA E’ COLPEVOLE E DEVE RISARCIRE!

Le clausole vessatorie secondo cui non rispondono di smarrimenti o furti di valori versati (titoli, assegni,cambiali) è illegale. la banca che smarrisce i titoli del correntista è colpevole e deve risarcire!

Bnl condannata dal Tribunale di Milano a rimborsare 67.000 Euro: ennesima vittoria Adusbef contro le banche

I contratti bancari (e postali) sono pieni di clausole vessatorie e patti leonini che danneggiano i correntisti, laddove recitano che la banca (art.9 contratto Bancoposta): ‘non risponde delle eventuali conseguenze dannose derivanti da cause a essa non imputabili, tra le quali vanno incluse, in via esemplificativa, quelle dipendenti da  smarrimento, sottrazione, furto o distruzione del titolo durante il trasporto’. Clausole contrattuali e norme inserite nei contratti di conto corrente per corrispondenza, così illegali da essere già stati sanzionati dai Tribunali e dalla Corte di Cassazione, ma le banche (e bancoposta) continuano a mantenerle in piedi, costringendo  i correntisti a lunghe rivalse giudiziarie, come nell'ultima sentenza 41399/2012, emessa dal giudice del Tribunale delle Imprese di Milano, dott.ssa Alessandra Dal Moro il 4 marzo 2014, che a  12 anni di distanza (31.10.2012), ha condannato Bnl a risarcire 67.205 euro, oltre interessi legali e 8.188 euro di spese di giudizio.

L’accredito sul conto corrente del cliente dell’importo di assegni o altri valori che deve ritenersi  effettuato salvo incasso (o salvo buon fine, o con riserva di verifica),riguarda il rischio di insolvenza del debitore, non già quello dello smarrimento del titolo, che grava invece sulla banca quale mandataria tenuta alla custodia che non può addossare furti, smarrimenti e perdete al correntista. L’avv.ssa Cristiana Rulli, delegata Adusbef Regione Abruzzo, è riuscita ad ottenere dal Giudice del Tribunale di Milano, la Sentenza n. 3465/2014 sul tema della responsabilità della banca in caso di smarrimento di cambiali alla stessa girati per l’incasso.

Nella fattispecie la società attrice, titolare di c/c presso un istituto di credito di Milano, dichiarava di aver versato sul conto corrente n.4 titoli cambiari  a sé intestati e che dall'estratto conto successivo apprendeva che la somma accreditata le era stata stornata con l’addebito di pari importo con la dicitura ”effetti smarriti” nell'iter dell’incasso e che non gli era stata mai presentata alcuna documentazione comprovante l’eventuale denuncia di smarrimento del titolo.  Malgrado i vari solleciti inoltre l’Istituto di Credito non solo non aveva provveduto a rimborsarle  l’importo delle cambiali, ma aveva intrapreso il ricorso per l’ammortamento dei titoli solo dopo circa due anni e mezzo dallo smarrimento. Il Giudice nell'affermare la responsabilità dell’Istituto di credito convenuto, ha ritenuto non condivisibile la tesi espressa dalla banca basata sulla legittimità del proprio operato conforme alla disciplina in materia di ammortamento dei titoli.

Conformemente agli orientamenti della Cassazione, il Tribunale di Milano  evidenzia  la grave negligenza con cui la banca ha agito, non solo smarrendo i titoli, ma avviando con colpevole ritardo la procedura di ammortamento, poiché se ciò avesse fatto dal momento in cui ha stornato la somma accreditata (alla fine di dicembre 2002 anzichè a maggio 2004) avrebbe potuto consegnare il decreto di ammortamento alla cliente verosimilmente un mese dopo (al più tardi a fine gennaio 2003) consentendo alla società di avviare iniziative a tutela della sua posizione creditori. Viene quindi accertata e dichiarata la responsabilità della convenuta Banca  per inadempimento colposo del contratto di mandato. La banca mandataria avrebbe dovuto fornire la prova che lo smarrimento sia stato determinato da causa ad essa non imputabile. Onere che, l’intermediaria, nel caso di specie, non ha assolto, limitandosi solamente a respingere qualsiasi addebito di responsabilità. Da qui, la condanna dell’Istituto di credito a risarcire l’incolpevole correntista. Ennesima sentenza importante contro un ‘sistema bancario’ protetto da Bankitalia, che ha addossato per decenni a consumatori e correntisti, le sue evidenti negligenze e responsabilità anche nel caso di furti dei valori, a volte ingenti nel caso di vincite al gioco, versati in banca.


giovedì 3 aprile 2014

INDAGINE ISPO CONFERMA CROLLO FIDUCIA VERSO BANCHE PERCEPITE COME ‘LADRE ED USURAIE’.

ANCHE ULTIMA INDAGINE ISPO CONFERMA CROLLO FIDUCIA VERSO BANCHE PERCEPITE COME ‘LADRE ED USURAIE’. MA L’ABI SI INVENTA L’ENNESIMA FONDAZIONE PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA,PAGATA DA UTENTI,UN RESTYLING DI UN  BIDONE DI PARTE, PER RECUPERO DELLA FIDUCIA TRADITA. ADUSBEF INVITA GLI UTENTI A NON FIDARSI !

Nella classifica del grado di fiducia verso le istituzioni, le banche sono al terz’ultimo posto, dopo  Parlamento e partiti politici, essendo percepite dai cittadini come usurarie, ladre e truffatrici, come è accertato perfino negli ultimi sondaggi di Renato Mannheimer: le prime parole associate alle banche infatti secondo i risultati dell’indagine Ispo  sono: “ladri”, “truffatori” ed “usurai”.

La storia economica degli ultimi 20 anni è funestata dal risparmio tradito che ha messo sul lastrico 1 milione di famiglie, bruciando 50 miliardi di euro di sudati risparmi, le quali oltre al gravissimo danno inferto loro dalle banche, hanno subito la beffa di istituti e fondazioni  Abi,  che invece dell’aiuto concreto, sono caduti dalla padella nella brace.

Tutti ricordano, in modo particolare 450.000 investitori di tango bond, che dopo avere acquistato, tra gli anni 1998 e 2001, i famigerati titoli obbligazionari emessi dalla Repubblica Argentina e dopo avere perso i propri soldi, non hanno agito contro le banche perché ingannati dall’Abi, l’associazione che istituì la T.F.A. (Task Force Argentina), che promosse una inutile procedura di arbitrato internazionale avviata dinanzi ad un organismo insediatosi presso la sede di Washington della Banca Mondiale (ICSID) e che, a distanza di 13 anni dal crack, non ha prodotto alcun risultato concreto per gli utenti.

Furono proprio le banche italiane a spingere infatti maliziosamente gli obbligazionisti in direzione dell’adesione all’arbitrato ICSID ed all’iscrizione gratuita alla TFA Abi, facendo loro sottoscrivere una clausola con cui i risparmiatori, aderendo a tale procedura, si impegnavano a non fare causa alle banche, con il risultato della beffa oltre al gravissimo danno subito.

Tutti ricordano, in particolar modo le decine di migliaia di investitori in titoli Lehman Brothers, il bollino di garanzia ed i consigli per gli acquisti sicuri di oltre 35 titoli tossici, pubblicizzati sul sito dell’Abi ‘Patti Chiari’, a differenza dei BTP, titoli di Stato italiani definiti a rischio e le rilevanti perdite di quegli utenti che si fidarono dei consigli per gli acquisti dell’Abi.

Banche e banchieri non perdono il vizio e ci riprovano ancora una volta con la Fondazione per l'educazione finanziaria e al risparmio dell'Abi, che prende il via dall'esperienza formativa di Patti Chiari, dalla creazione di materiale didattico innovativo e dal linguaggio comprensibile per tutti fino all'organizzazione di eventi nelle scuole (e non solo) e alla gestione di un portale web, con la motivazione che: “in Italia mancano gravemente iniziative pubbliche per l'educazione civica e civile e per l'educazione finanziaria e al risparmio”.

Le pelose ed interessate iniziative dell’Abi, che appaiono un restyling analogo a quelle dell’ultimo ventennio pagato dagli utenti dei servizi bancari, servono solo ad edulcorare usi, abusi e quotidiani soprusi delle banche, nella gestione del risparmio ed a giustificare gli elevatissimi costi dei conti correnti, verso i quali Adusbef consiglia una sana diffidenza, per non cadere ancora una volta, dalla padella nella brace.

Elio Lannutti (Presidente Adusbef)      


giovedì 13 marzo 2014

E’ CONFERMATO: IL DNA PUÒ TRASFERIRSI DALLE PIANTE OGM AGLI ESSERI UMANI CHE LE MANGIANO

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Public Library of Science (PLoS), i ricercatori sottolineano che ci sono prove sufficienti che i frammenti di DNA derivati dal cibo trasportano geni completi che possono entrare nel sistema circolatorio umano attraverso un meccanismo sconosciuto. (0) Mi chiedo se gli scienziati di queste aziende biotech abbiano già individuato questo metodo. In uno dei campioni di sangue analizzati la concentrazione relativa di DNA vegetale è risultata superiore al DNA umano. Lo studio è basato sull’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro studi indipendenti…


Quando si tratta di colture e alimenti geneticamente modificati, non abbiamo davvero alcuna idea su quali saranno gli effetti a lungo termine sul pubblico. La prima vendita commerciale di alimenti geneticamente modificati risale a solo 20 anni fa, nel 1994. Non c’è alcuna possibilità che le nostre autorità sanitarie possono testare tutte le possibili combinazioni su una popolazione abbastanza grande e per un periodo di tempo abbastanza lungo per poter dire con certezza che essi sono innocui. Il genetista David Suzuki ha recentemente espresso la sua preoccupazione, affermando che gli esseri umani sono parte di un “esperimento genetico massiccio” della durata di molti anni, dal momento che migliaia di persone continuano a consumare OGM, e ciò che dice è vero.

I progressi nella scienza del genoma nel corso degli ultimi anni hanno rivelato che gli organismi possono condividere i loro geni. Prima di questo, si pensava che i geni fossero condivisi solo tra gli individui membri di una stessa specie attraverso la riproduzione. I genetisti di solito seguivano l’eredità dei geni in quello che potremmo chiamare un modo “verticale”: si fa accoppiare un maschio con una femmina, si seguono i loro figli e si prosegue lungo la strada da lì. Oggi, gli scienziati riconoscono che i geni sono condivisi non solo tra i singoli membri di una specie, ma anche tra i membri di specie diverse.

“Il nostro sangue è considerato un ambiente ben separato dal mondo esterno e dal tratto digestivo. Secondo il paradigma standard grandi macromolecole consumate con il cibo non possono passare direttamente nel sistema circolatorio. Si pensa che, durante la digestione, le proteine e il DNA siano degradati rispettivamente in piccoli costituenti, aminoacidi e acidi nucleici, quindi assorbiti da un processo attivo complesso e distribuiti in varie parti del corpo attraverso il sistema circolatorio. Da questo studio, basato sull’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro studi indipendenti, emerge la prova che frammenti di DNA derivati dal cibo, abbastanza grandi da trasportare geni completi, possono evitare il degrado e, attraverso un meccanismo sconosciuto, entrare nel sistema di circolazione umano. In uno dei campioni di sangue la concentrazione relativa di DNA vegetale è superiore al DNA umano. La concentrazione di DNA della pianta mostra una distribuzione sorprendentemente precisa nei campioni di plasma, mentre il campione di controllo non-plasma (sangue cordonale), è risultato privo di DNA vegetale “. (0)
Non è come se un essere umano si accoppiasse con una mela, una banana o una pianta di carota e scambiasse geni. Ciò che le aziende biotecnologiche e biotech come la Monsanto hanno fatto è che hanno permesso il trasferimento di geni da uno all’altro senza alcun riguardo per le limitazioni o i vincoli biologici. Il problema è che questo si basa su una pessima scienza. Le condizioni e le ‘regole’ biologiche che si applicano al trasferimento genico verticale, almeno quelle di cui siamo consapevoli, non si applicano necessariamente al trasferimento genico orizzontale. La scienza biotech oggi si basa sull’ipotesi che i principi che regolano l’eredità dei geni siano gli stessi sia quando muoviamo i geni orizzontalmente che quando essi si spostano verticalmente.

Come possono le nostre autorità sanitarie approvarli come sicuri? E’ quasi come se ci avessero detto che erano sicuri, e noi ci abbiamo creduto, senza metterlo in discussione. A quanto pare siamo una razza molto ingenua, ma le cose stanno cambiando e sempre più persone stanno cominciando a mettere in discussione il mondo che li circonda.
Una piccola mutazione in un essere umano può determinare moltissimo, il punto è che quando si sposta un gene, un singolo, minuscolo gene, da un organismo ad un altro si cambia completamente il suo contesto. Non c’è alcuna possibilità di prevedere come andrà a comportarsi e quale sarà il risultato. Noi pensiamo di progettare queste forme di vita, ma è come prendere l’orchestra di Toronto pronta a suonare una sinfonia di Beethoven e poi prendere alcuni batteristi a caso da “qui” e inserirli nella sinfonia di Toronto. Quello che verrà fuori sarà qualcosa di molto, molto diverso. I pubblicisti dicono che c’è una buona intenzione dietro gli OGM ,ma il fatto è che la questione è guidata dal denaro“. David Suzuki
Personalmente credo che le intenzioni vadano oltre il denaro, ma questa è un’altra storia.

E’ anche abbastanza chiaro che il DNA del cibo può finire e, di fatto, finisce nei tessuti animali e nei prodotti lattiero-caseari che la gente mangia. (4) (5) Ci sono studi che dimostrano che, quando gli esseri umani o gli animali digeriscono gli alimenti geneticamente modificati, i geni creati artificialmente si trasferiscono nell’intestino e alterano il carattere dei batteri benefici nell’intestino. I ricercatori riferiscono che i microbi trovati nell’intestino tenue di persone sottoposte ad ilestomia sono in grado di acquisire e ospitare sequenze di DNA provenienti da piante geneticamente modificate. (1) Le colture geneticamente modificate si sono infiltrate nei mangimi dal 1996, gli animali hanno una dieta completamente OGM. Gli studi hanno collegato i mangimi OGM ad una grave infiammazione allo stomaco e ingrossamento dell’utero nei suini.

E’ anche importante notare che il trasferimento genico tra colture agricole geneticamente modificate e le specie autoctone presenti nei dintorni ha dato origine a specie molto resistenti chiamate supererbacce. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, “il trasferimento di geni e il movimento di geni da piante OGM a colture convenzionali o specie affini possono avere un effetto sulla sicurezza alimentare.” Questo rischio è reale, come è stato dimostrato negli Stati Uniti, quando tracce del tipo di mais approvato solo per l’uso nei mangimi sono state trovate anche nei prodotti di mais per consumo umano”. (3)

La verità è che gli ingegneri genetici che producono gli OGM e li introducono nell’ambiente non hanno mai preso in considerazione la realtà del trasferimento genico. Il risultato di questo è che ora stiamo iniziando a vedere le conseguenze dei geni ingegnerizzati, in particolare come si diffondono e alterano altri organismi in vari ambienti. Il ricercatore Watrud et al (2004) ha fornito le prove che il transgene della resistenza agli erbicidi si è diffuso attraverso il polline fino a 21 km oltre la zona di controllo perimetrale e ha impollinato una pianta selvatica (Agrostis palustris) della famiglia delle graminacee. (2)

Per approfondire l’argomento e conoscere tutti i danni che semi e cibi OGM, Roundup ed altre pericolose sostanze chimiche hanno causato e continuano a causare, all’ambiente ed all’uomo potete scaricare treeBooks gratuiti dai rispettivi links riportati qui sotto:


In questi importanti eBook vengono anche spiegate quali sono le giuste Soluzioni/Progetti che, se attuate, possono risolvere concretamente e definitivamente sia il problema degli OGM che tutti gli altri problemi che ci affliggono, permettendoci così di riacquisire Salute, Gioia, Serenità e Benessere per noi, per i nostri cari e per tutti coloro che lo vogliono.
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Traduzione a cura di www.laviadiuscita.net


martedì 11 marzo 2014

Roma, abortisce da sola in bagno: i medici erano tutti obiettori - CRONACA

Lasciata sola ad abortire in bagno. In un ospedale pubblico. Senza un medico disposto ad aiutarla, perché tutti obiettori.
La denuncia è arrivata da Valentina e Fabrizio, i due giovani romani protagonisti della vicenda presentata dall'Associazione Coscioni durante una conferenza stampa.

La coppia romana ha scoperto nel 2010 che la bimba che attendeva era affetta da una grave malattia genetica, di cui la madre era portatrice, per cui non c'è una prognosi di sopravvivenza, e ha deciso quindi di interrompere la gravidanza al quinto mese.


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martedì 4 marzo 2014

Sfide impossibili: la disoccupazione

Gli economisti bocconiani con master a Chicago e i renzini dai sorrisi smaglianti ci assicurano che sburocratizzando, alleviando le imprese dalle tasse sul lavoro e organizzando corsi di formazione lo sviluppo dispiegherà le sue ali radiose nel cielo della Ripresa della Crescita.
Diamoci una calmata e ragioniamo.
Magari gli intoppi che impediscono l’uscita dalla crisi occupazionale fossero tutti qui.
Magari bastasse qualche pratica in meno e qualche corso in più per saldatori o tornitori.
Nel mercato globale sopravvive chi è competitivo.
Nella competizione ci sono vincenti e perdenti.
Per essere vincenti occorre aumentare la produttività. Si è più produttivi in tre modi: abbassando salari e stipendi; aumentando l’orario di lavoro a parità di salario o stipendio; producendo come o più di prima ma con minore personale dipendente, vale a dire puntando sullo sviluppo tecnologico a scapito dell’occupazione.
Semplice, chiaro, sotto gli occhi di tutti.
I bocconiani masterizzati a Chicago e i renzini non lo possono ammettere perché dovrebbero concludere che impoverimento e disoccupazione sono strutturali, connaturati al sistema e non congiunturali. Dovrebbero riconoscere che Marx, almeno in queste analisi del capitalismo, aveva ragione.
Nel periodo 1945-75, quello del capitalismo dal volto umano, fu possibile aumentare salari e stipendi, diminuire le ore di lavoro, ricollocare prima nell’industria la manodopera espulsa da un’agricoltura meccanizzata, poi nei servizi la manodopera espulsa dall’industria in seguito allo sviluppo tecnologico, grazie a condizioni oggi irripetibili: la ricostruzione dopo le distruzioni belliche, il basso costo delle materie prime, la grande disponibilità di capitali in un clima di fiducia e in mancanza di una sensibilità ambientalista. Anche il welfare si estese. Furono gli anni migliori per la classe lavoratrice di Occidente.
Quelle condizioni sono venute a mancare ed è venuta a mancare l’URSS.
Liberatosi dell’obbligo di vincere la sfida col comunismo novecentesco, il capitalismo ha potuto riprendere la sua logica ferrea, quella del mercato, della competizione che obbliga ad aumentare la produttività a spese dell’occupazione.
I lavoratori espulsi dal processo produttivo sempre più automatizzato non trovano più posto nei servizi perché il debito pubblico, divenuto ovunque colossale, obbliga a tagliare i servizi anziché incrementarli.
Questi sono i fatti, per la cui comprensione non necessitano lauree alla Bocconi né master a Chicago né un posto nella segreteria renziana, perché sono sotto gli occhi di tutti.
Allora ci vuole ben altro che la sburocratizzazione o i corsi di formazione.
Un orario di lavoro ridotto, un salario decente, un alto tasso di occupazione, possono essere consentiti solo da un sistema che si sottragga alla concorrenza internazionale e all’obbligo dell’aumento continuo della produttività del lavoro.
In altre parole, occorrerebbe una politica economica rigidamente protezionistica.
Il protezionismo praticato dall’Italia, a livello nazionale, ci condannerebbe alla fame. Il protezionismo è concepibile solo  a livello europeo: una vasta area di libero scambio ma chiusa verso l’esterno, con regole precise che fissino minimo di stipendio e orario di lavoro in tutta l’Unione.
Per giungere a tanto occorrerebbe una rivoluzione che abbattesse l’attuale UE e costruisse qualcosa di radicalmente diverso. Nulla di tutto ciò si intravede all’orizzonte. Bisogna mettersi in testa che la stagione delle libertà, della forza del sindacato, degli stipendi in crescita e dell’occupazione stabile, è stata qualcosa di eccezionale e di irripetibile. Continuiamo a comportarci secondo le modalità di allora soltanto per forza di inerzia e accrescendo il debito. Il risveglio per gli illusi sarà molto brusco.
 Allora bisogna rassegnarsi ad accettare le linee di tendenza di un sistema in cui una minoranza della popolazione potenzialmente attiva lavorerà, producendo tutti i beni necessari all’intera società e godendo di compensi elevati, mentre alla maggioranza della popolazione, condannata alla disoccupazione, dovrà essere corrisposto un reddito di cittadinanza.
Per trovare le risorse necessarie a garantire il reddito di cittadinanza, bisognerà rivedere il welfare, riducendo ulteriormente le spese pubbliche per asili, scuole, servizi sanitari e per anziani, pensioni.
Occorrerà ragionare secondo altri parametri, entrare in un’altra logica. Per supplire alle lacune di un welfare sempre più misero, bisognerà potenziare il volontariato, lo scambio nell’ottica del dono, la solidarietà di paese, di quartiere, di caseggiato.
Dalla crisi occupazionale si esce pensando in grande.
Non sembra che i renzini ne siano capaci.

di Luciano Fuschini