martedì 8 luglio 2014

GLI SMEMORATI DI BERLINO / TUTTE LE NAZIONI D'EUROPA CANCELLARONO DEBITI PER DECINE DI MILIARDI AI TEDESCHI (INGRATI)

La Germania, che fa tanto la moralizzatrice con gli altri Paesi europei, è andata in default due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi. Fra i Paesi che le hanno condonato i debiti, la Grecia, prima di tutto, che pure era molto povera, e l'Italia.

Dopo la Grande Guerra, John Maynard Keynes sostenne che il conto salato chiesto dai Paesi vincitori agli sconfitti avrebbe reso impossibile alla Germania di avviare la rinascita. L'ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, al 100% del Pil tedesco. Fatalmemte, nel 1923 si arrivò al grande default tedesco, con l'iperinflazione che distrusse la repubblica di Weimar. Adolf Hitler si rifiutò di onorare i debiti, i marchi risparmiati furono investiti per la rinascita economica e il riarmo, concluso, come si sa, con una seconda guerra, ben peggiore, in seguito alla quale a Berlino si richiese un secondo, enorme quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi. L'ammontare complessivo aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora!)

La Germania sconfitta non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, peraltro da essa stessa provocate.

Mentre i sovietici pretesero e ottennero il pagamento della somma loro spettante, fino all'ultimo centesimo, ottenuta anche facendo lavorare a costo zero migliaia di civili e prigionieri, il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi, Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d'America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia, con un trattato firmato a Londra le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c'era di fatto. L'altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l'eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l'allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell'accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.

Nell'ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell'ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro.

Senza l'accordo di Londra che l'ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell'economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell'Organizzazione Mondiale del Commercio.

Quindi: che cos'ha da lamentare la Merkel, dal momento che il suo Paese ha subito e procurato difficoltà ben maggiori e che proprio dall'Italia e dalla Grecia ha ottenuto il dimezzamento delle somme dovute per i disastri provocati con la prima e la seconda guerra mondiale? La Grecia nel 1953 era molto povera, aveva un grande bisogno di quei soldi, e ne aveva sicuramente diritto, perché aggredita dalla Germania. Eppure... Perché nessun politico italiano ricorda ai tedeschi il debito non esigito?

di Roberto Schena


sabato 5 luglio 2014

PRONTA L'EMILIA DEL VOLO LIBERO PER IL CAMPIONATO ITALIANO DI PARAPENDIO

Tra pochi giorni, il 7 luglio, si aprirà il campionato italiano di parapendio a Sestola (Modena) e fino al 12 nugoli di vele multicolori ravviveranno il cielo sopra le montagne modenesi, bolognesi e reggiane.

Decollando dal monte Calvanella in zona Pian del Falco, un prato posto a quota 1525 metri ai piedi del monte Cimone (m 2165), il maggior rilievo dell'Appennino dell'Emilia Romagna, questi mezzi che volano senza motore, sfruttando le masse d'aria ascensionali, saranno impegnati su percorsi aerei che possono estendersi per decine di chilometri. Infatti saranno le condizioni meteo di ciascuna giornata di gara che determineranno la lunghezza dei tragitti, contrassegnati da punti salienti del territorio che i piloti dovranno toccare, confermando l'aggiramento tramite GPS. Un altro strumento in dotazione dei piloti, il live tracking, permetterà di seguire la gara su computer con aumento della sicurezza dei partecipanti perchè gli organizzatori avranno sotto controllo la loro posizione in ogni momento del volo.

Saranno sei gare di velocità dove vince chi impiega meno tempo a chiudere il
percorso. Dalla somma dei punti ottenuti dai piloti nelle varie prove scaturirà la classifica finale. Due i possibili atterraggi ufficiali posti nella zona del maneggio a Sestola, l'uno, e nel comune di Fanano vicino al bivio Trignano-Lezzano, l'altro. I decolli sono previsti a partire dalle ore 11,30 e gli arrivi attorno alle 16.

L'organizzazione è affidata all'AeC Emiliainvolo, un'associazione di piloti di parapendio e deltaplano che da oltre dieci anni promuove lo sport del volo libero nella regione e fu già l'organizzatrice dei campionati italiani del 2003. Alla manifestazione parteciperanno 100 piloti non solo italiani. Infatti la formula "open" permette la presenza anche di piloti stranieri; in questo caso sono già arrivate iscrizioni da Francia, Spagna, Russia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Gli attuali detentori dei titoli italiani sono il diciottenne Nicola Donini, di Molveno (Trento) e la milanese Silvia Buzzi Ferraris. La premiazione è fissata dopo l'ultima giornata di gara, sabato12 luglio. 

venerdì 4 luglio 2014

INCREDIBILE, ECCO DOVE FINISCONO LE AUTO INVENDUTE.

La nostra critica al gigantismo produttivo, lontano dai bisogni delle persone, è datata molti anni fa.

Adesso stiamo arrivando alla resa dei conti: se si vuole andare verso una società a Dimensione Uomo si deve iniziare a produrre quello che serve alla gente, è la sola strada di salvezza. Claudio Marconi

Probabilmente non è esattamente la domanda che ci si pone appena fuori dal letto e nulla comparabile ai grandi misteri della nostra esistenza… ma se non ti è mai passato per la testa di sapere che fine facciano le auto non vendute, quel che mostreremo ti lascerà incredulo!

Nella produzione di automobili in larga scala, le varie case cercano di immettere nel mercato ogni anno un nuovo modello in un numero elevato che puntualmente supera la domanda reale dei consumatori. Buona parte dei veicoli finiranno per un tempo negli autosaloni in attesa di un acquirente, ma che succede quando si è forzato il numero di produzione, la domanda è stagnante e decine di migliaia di autovetture rimangono invendute?
Te lo mostriamo con delle immagini impressionanti.

Nella foto sopra si vedono solo alcune migliaia su decina di migliaia di auto non vendute, a Sheerness, Regno Unito. Prova a cercare su Google Mappe Sheerness, Regno Unito. Guarda verso la costa orientale, tra il fiume Tamigi e il Medway, a sinistra della A249.
Esistono centinaia di posti come questo nel mondo e la pila di auto parcheggiate non fa che crescere di giorno in giorno.
Houston, abbiamo un problema! Nessuno sta comprando macchine nuove! Beh, qualcuno ancora sì, ma non nella stessa misura di un tempo. Milioni di auto nuove non vendute rimangono parcheggiate da qualche parte nel mondo. Lì, ferme, deteriorandosi lentamente senza ricevere alcuna manutenzione.
Sotto, l’immagine di un parcheggio immenso a Swindow, Regno unito, con migliaia di migliaia di macchine invendute e nessun acquirente in vista! I produttori sono costretti ad acquistare sempre più terreno per parcheggiare le auto fuori dalla linea di produzione.

Anche questo è uno degli effetti della recessione economica che continua ad asserragliare il mondo. Le file di auto si fanno sempre più vaste e ogni anno i produttori non fanno che comprare acri e acri di terreno dove parcheggiarle.
Nota: le immagini che stiamo mostrando rappresentano sola una piccola proporzione. La vastità del problema è impressionante, pensa a quante case automobilistiche esistano sul pianeta, e quanti parcheggi come questo ognuno di essa abbia. Difficile immaginarlo, eppure queste immagine non sono state editate al computer. La parte peggiore è che il numero di auto non vendute aumenta di giorno in giorno.
È come un’epidemia che si estende a macchia d’olio e a meno che non vegano acquirenti dallo spazio, questi immensi parcheggi si vedono pure da lì, la questione non verrà risolta nel futuro immediato.
Sotto è mostrato uno squarcio delle 57.000 (in crescita) auto che attendono di essere consegnate ad un acquirente a Port of Baltimore, Maryland, USA. Dai un’occhiata su Google Mappe, cerca un parcheggio infinito a sud della Broening Hwy. Non passa inosservato!

Una soluzione per liberarsene, hai certamente pensato, potrebbe essere svalutare il loro prezzo. Semplice, eppure le case automobilistiche non rinunceranno neppure al centesimo del loro prezzo iniziale.
Sotto è mostrata un’immagine di una pista di test della Nissan a Sunderland, Regno Unito. La pista non viene più usata per i test. La ragione? Nissan ha scelto di parcheggiarvi le sue auto non vendute.

E la pista non basta a contenerle tutte. Nissan ha di fatti acquisito i terreni adiacenti alla pista e alla sua fabbrica. Un enorme lotto di auto è ben visibile da Google Mappe, e non è il parcheggio riservato ai dipendenti!

Nessuna delle immagini che stiamo mostrando su questa pagina sono foto aeree di semplici parcheggi di centri commerciali, cinema multiplex, stadi, ecc.. ma solo spiane immense di automobili nuove fiammanti rimaste invendute.
L’industria automobilistica non può certo smettere di produrre nuovi modelli: centinaia di fabbriche verrebbero chiuse e decine di migliaia di loro dipendenti si ritroverebbero dall’oggi al domani senza lavoro e avrebbe terribili ripercussioni sul già fragile equilibrio economico mondiale. Ma oltre alle fabbriche dove le auto vengono assemblate, che succederebbe all’intera industria metallurgica che produce buona parte dei componenti delle auto? Gli effetti sarebbero catastrofici.
Sotto è mostrata una piccola area di un parcheggio gigantesco in Spagna, dove decina di migliaia di automobili sono immobili a prendere il sole tutto il giorno.

Altre migliaia sono accatastate al porto di Valencia, sempre in Spagna. Sono auto che aspettano di essere esportate e altre che sono state importate ma ancora senza acquirenti.

Decina di migliaia di veicoli vengono ancora prodotti ogni settimana ma appena una piccola parte viene venduta.
Qui sotto un’altra immagina di migliaia di macchine non vendute parcheggiate su una pista d’atterraggio vicino San Pietroburgo, Russia. Sono state importate dall’Europa e adesso parcheggiate e lasciate ad arrugginire. A causa di ciò, l’aeroporto non può più usare quella pista per il suo scopo originale.

Il ciclo “compro, uso, compro, uso” è stato ormai spezzato. Oggi il consumatore cerca di sfruttare il più a lungo possibile il suo acquisto. Sotto, altre migliaia di auto invendute parcheggiate in una pista d’atterraggio in disuso a Upper Heyford, Bicester, Oxfordshire. Hanno letteralmente esaurito lo spazio dove parcheggiarle.

Un’altra decina di macchine sono parcheggiate al Royal Portbury Docks, Avonmouth, vicino Bistrol, Regno Unito. Se si fa un zoom sulla zona con Google Maps, non si vedrà altro che macchine invendute per centinaia di metri. Praticamente ogni singolo spazio della zona è stato occupato da un’autovettura.

Fai un zoom indietro sotto la stessa area, in Avonmouth. Ogni spazio grigio che si vede sono lotti di macchine non vendute. Qualcuno vuol provare ad indovinare quante siano?

Viene stimato che nel mondo esistano circa 10 miliardi di auto, praticamente più della stessa popolazione mondiale.
Sotto un altro migliaio di auto parcheggiate, stavolta della Citroen a Corby, Northamptonshire, Inghilterra. E ogni giorno ne arrivano delle altre dalla Francia senza una successiva destinazione.

Ricordiamo che si tratta di macchine nuove di fabbrica, con i contatori che segnano forse appena il tratto di strada dalle fabbriche a queste rimesse. Questa immagine da Google Mappe è proprio del maggio 2014, nei pressi di Corby, Northamptonshire.

Fabbricare nuove macchine va contro ogni logica, logistica ed economia ma la produzione continua, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana…
Sotto è mostrata un’altra immagine recente (Aprile 2014) del porto di Civitavecchia. Ognuno di quei puntini è una Peugeot nuova di fabbrica che ogni giorno raccoglie polvere e magari un po’ di brezza marina.

Sotto ancora, tutte carine e sbrilluccicose, rosse, bianche, nere, argento, viola, blu, insomma auto nuove fiammanti di tutti i colori dell’arcobaleno. Fanno un bel mosaico. Magari è questa la fine che faranno: arte urbana surreale dell’era della produzione meccanizzata.

L’economia avverte chiaramente che queste auto rimarranno invendute. Ma per quanto durerà questo ciclo? Dove verranno parcheggiate se a momenti non abbiamo più spazio neppure in strada per guidarle?
Sotto, ancora il porto di Valencia, in una suggestiva composizione di colori.

I tempi in cui una famiglia avrebbe potuto acquistare una nuova auto ogni paio di anni, adesso sono andati.
Il risultato sono immagini come quelle proposte.


Potremmo dire che queste macchine sono lasciate ad arrugginire. E più passano i giorni trascorsi in delle rimesse meno saranno le chance che verranno acquistate. Dopo mesi e mesi sotto qualsiasi condizioni climatica queste auto andranno in detrimento.
Nell’immagine sotto le automobili coprono l’intero orizzonte. Che svenderle sia l’unica soluzione radicale? Chissà se presto non inizino a regalarle con le confezioni dei cereali.

Quando un’automobile è lasciata inattiva, l’olio presente nelle parti interne del motore si deposita lentamente sul fondo della coppa dell’olio, iniziando un processo corrosivo che potrebbe danneggiare il motore stesso.
La corrosione a freddo, per esempio, avviene quando la condensazione fa estendere i cilindri e si inizia a formare la ruggine al loro interno. Il motore a quel punto s’ingolferà e avrà bisogna di assistenza meccanica per ripartire. Anche i pneumatici inizieranno a perdere aria e la batteria si sarà scaricata. La lista potrebbe continuare ancora.

Maggiore è il tempo trascorso in rimessa peggiori saranno le conseguenze. Ma allora qual è la soluzione al problema?
Le case automobilistiche continuano a produrre nuovi modelli con le ultime tecnologie a bordo. Accade quindi che il consumatore finale preferisca comprare l’ultimo modello e non quello dell’anno precedente. Per i vecchi modelli a questo punto le alternative restano poche: essere smantellate e rottamate, riciclando le sue parti meccaniche.

Alcuni marchi hanno già spostato la produzione in Cina, General Motors e Cadillac né sono un esempio tra i tanti. Le macchine qui prodotte vengono poi caricate in containers e scaricati nei porti di tutto il mondo. Gli USA, per favorire la produzione interna, ne ha limitato l’importazione. La conseguenza immediata è che centinaia di migliaia di automobili americane nuove di fabbrica si trovano ora parcheggiate in China. Nessuno in Cina può permettersi di acquistarle e bisognerà attendere che l’economia mondiale migliori perché queste automobili vengano vendute… e potrebbe richiedere diverse generazioni.

giovedì 3 luglio 2014

Salvo D’Acquisto, il cuore grande di un Carabiniere

“Affrontava così da solo, impavido, la morte imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici”


Quando una scarica di fucileria lo investe ha solo 23 anni: è l’eroe che la Patria ancora piange

"Esempio luminoso di altruismo, spinto fino alla suprema rinunzia della vita … non esitava a dichiararsi unico responsabile d'un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così da solo, impavido, la morte imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell'Arma".

Con queste parole al brigadiere dei Carabinieri Salvo D’Acquisto viene conferita la Medaglia d’Oro al Valore Militare.

È il 23 settembre 1943, D’Acquisto deve ancora compiere 23 anni quando una scarica di piombo lo investe e ne spezza la gioventù.
Salvo D’Acquisto era nato il 15 ottobre 1920 a Napoli. Aveva due sorelle e due fratelli, una vita normale, spesa tra lo studio e la famiglia. Sul sito web dedicato a lui si legge che “i professori lo definiscono riservato, prudente e di poche parole, i compagni lo ricordano altruista, sincero e difensore dei più deboli”.

Quando viene chiamato alla leva, sceglie di arruolarsi nell’Arma dei carabinieri. Così come aveva scelto suo nonno materno, il Maresciallo Biagio Marignetti, e tre suoi zii. Il giovanissimo Salvo viene assegnato alla Legione Allievi Carabinieri di Roma e il 15 gennaio 1940 è promosso carabiniere e destinato alla Legione Territoriale di Roma. Con lo scoppio della guerra viene inviato in Africa: nel suo cuore non c’è odio, neppure verso il “nemico”, anzi scrive alla sua famiglia che spera che in futuro “i rapporti internazionali possano essere dominati e guidati da spirito di collaborazione tra i popoli e dalla giustizia sociale”. Nonostante questo, Salvo non manca di fare il suo dovere di soldato e nel febbraio del 1941 viene ferito ad una gamba. Torna in Italia nel settembre del ’42, ed è ammesso al Corso Sottufficiali presso la Scuola centrale di Firenze. A dicembre viene promosso vice brigadiere e inviato a Torrimpietra, vicino Roma.

È la sua ultima destinazione. Settembre 1943: un reparto di SS si insedia in una caserma abbandonata della Guardia di Finanza a Torre di Palidoro, la sera del 22, molto probabilmente per un incidente, una bomba esplode uccidendo un soldato tedesco e ferendone due. La rappresaglia dei tedeschi è automatica e rapida. Il mattino successivo un drappello si presenta a Torrimpietra: vogliono parlare con il Comandante, Alfonso Monteforte, che però è assente. I tedeschi parlano con Salvo D’Acquisto, cercano i responsabili di quello che loro ritengono un attentato, il brigadiere prova a far capire loro che potrebbe essersi trattato di un incidente ma non viene ascoltato. Gli intimano di seguirli. Non riescono a trovare altri carabinieri, così caricano ventidue civili e tutti vengono condotti a Torre di Palidoro.

Le ore che seguono sono terrificanti. Bene le descrive Rodolfo Putignani nel suo volume “Caccia ai vinti”: “Nel breve tragitto (da Torrimpietra a Torre di Palidoro, ndr) la paura degli ostaggi diventa terrore. Tutti conoscono D’Acquisto e ora egli, benché apparentemente calmo, mostra sul volto e nel disordine della divisa, la prova delle percosse e dei vari maltrattamenti. Come animali da macello diretti al mattatoio, gli ostaggi vengono fatti scendere dall’autocarro. Alcuni di questi vedono per la prima volta le case di Torre di Palidoro, dove secondo i Tedeschi avrebbero ordito l’attentato”.

In realtà i tedeschi, molto probabilmente, sanno bene che quei ventidue civili sono innocenti, ma la legge della rappresaglia è una sola, e non prevede una valutazione di responsabilità oggettive. “E mentre questi – continua Putignani – dichiarano la loro innocenza, domandando con le mani giunte la grazia della vita, che vedono di minuto in minuto terribilmente compromessa, i tedeschi con un urlo impongono il silenzio”.

D’Acquisto tenta di parlare con i tedeschi, di convincerli che ciò che è avvenuto è stato solo un incidente, che gli ostaggi sono innocenti, ma è tutto inutile. A ciascun ostaggio viene consegnata una vanga: devono scavare la fossa dove saranno seppelliti dopo la loro fucilazione.

Il brigadiere si avvicina all’interprete, parla brevemente con lui, l’uomo va a riferire al comando tedesco le parole del giovane carabiniere. Un militare germanico si avvicina agli ostaggi e comunica che sono rimessi in libertà per ordine superiore. I civili si guardano increduli, avevano smesso persino di sperare. Neppure il tempo di rendersi conto di quanto è avvenuto che una scarica di piombo spezza l’aria. Il giovane brigadiere Salvo D’Acquisto cade sotto i fucili tedeschi: ha pagato lui per tutti, sui suoi 23 anni innocenti  è gravata la salvezza della vita di ventidue persone.

di Emma Moriconi


mercoledì 25 giugno 2014

MESOTELIOMA, I CARCIOFI LA NUOVA ARMA CONTRO IL TUMORE. ITALIA E CANADA GUIDANO IL PRIMO STUDIO CLINICO AL MONDO

Il dott. Blandino: “L’Istituto Regina Elena di Roma e la McMaster University dell’Ontario sono partiti con la sperimentazione su un estratto del vegetale, realizzato nel nostro Paese. I risultati, attesi tra 12 mesi, potrebbero rivoluzionare la lotta a questo cancro”. Ogni anno oltre 2mila casi

Al via la sperimentazione sull’estratto di carciofo contro il mesotelioma, terribile tumore causato dall’amianto. Il capofila del nuovo studio clinico è l’Istituto Regina Elena che, insieme alla canadese McMaster University, analizzerà le proprietà del vegetale per un anno su persone con forti fattori di rischio, come le placche polmonari da asbesto. Un progetto “made in Italy” quindi, perché il composto è stato messo completamente a punto da un’azienda del nostro Paese. “Ogni anno questa forma di cancro colpisce oltre 2mila persone in Italia, ma la sua incidenza è in continua crescita: è atteso un picco entro il 2020 – commenta il dott. Giovanni Blandino, Responsabile del Laboratorio di Oncogenomica Traslazionale del Regina Elena –. Nel nostro studio sperimentiamo, primi al mondo, la chemioprevenzione con una sostanza naturale e dal costo contenuto – aggiunge anche la dott.ssa Sabrina Strano, ricercatrice dell’Area di Medicina Molecolare –. Se le nostre intuizioni venissero confermate, apriremmo la strada a una rivoluzione”. Il mesotelioma è direttamente collegato all’esposizione da amianto, materiale bandito dall’Italia da vent’anni ma ancora diffusissimo: nell’ambiente ne restano circa 5 quintali per cittadino, 32 milioni di tonnellate. Un tema sempre più attuale quindi, soprattutto perché il processo contro i dirigenti dell’Eternit è ancora in corso: dopo la storica condanna d’appello del 2013 si è ora in attesa della Cassazione. Inoltre, per il mesotelioma non esistono terapie davvero efficaci. Il trial clinico viene presentato oggi a Roma, durante l’International Workshop on metabolism, diet and chronic disease, un appuntamento per fare il punto sulle evidenze scientifiche riguardanti stili di vita e neoplasie. “La chemioprevenzione è un’idea nata negli USA e in Italia ha trovato terreno fertile – ribadisce la prof.ssa Paola Muti, della McMaster University di Hamilton in Canada –. Si può attuare tutti i giorni anche tramite l’alimentazione. Ma non solo, un impiego differente di alcuni farmaci può rivelarsi fondamentale. Nel 2011 una collaborazione tra “Regina Elena” e Istituto dei Tumori di Milano ha dato il via allo studio TEVERE, il più importante lavoro al mondo per valutare come giocare d’anticipo sul cancro al seno. Stiamo analizzando gli effetti preventivi della metformina, una molecola comunemente utilizzata per il diabete, su 16mila donne sane. Questi due trial sono l’ulteriore conferma del valore dei link internazionali, portatori di innovazione”. La scienza medica riconosce ormai da tempo il ruolo protettivo offerto da frutta e verdura contro diverse patologie, compresi i tumori. “L’estratto di carciofo, messo a punto dai nostri laboratori, è riuscito a superare i rigidissimi standard di controllo nordamericani – sottolinea Valentino Mercati, Fondatore del Gruppo Aboca –. Crediamo tanto in questo progetto, una testimonianza dell’eccellenza italiana, anche perché il concetto di prevenzione per noi è prioritario. Le tecnologie moderne ci consentono sempre più di definire e caratterizzare complessi molecolari derivabili da sostanze naturali, sotto l’aspetto chimico fisico e predirne l’attività biologica sul campo umano. Fra i settori applicativi più importanti di questo filone di ricerca ci sono le malattie complesse, come quelle degenerative e oncologiche”. “Il Workshop di oggi ribadisce l’importanza di uno stile di vita corretto – afferma Vito De Filippo, Sottosegretario al Ministero della Salute –. La sostenibilità del Servizio sanitario verrà garantita solo se riusciremo a sensibilizzare in maniera efficace i cittadini su questi aspetti, altrimenti assisteremo al costante incremento delle malattie croniche”.

Nel 2013 in Italia si sono registrati circa 366mila nuovi casi di tumore, con 173mila decessi (erano 175mila nel 2012). Oggi nel nostro Paese vivono 2 milioni e 800mila persone con una precedente diagnosi di malattia oncologica: erano quasi 1.500.000 nel 1993 e 2.250.000 nel 2006. Il cancro del colon-retto è il più frequente, con quasi 55.000 nuove diagnosi, seguito da seno (48.000), polmone (38.000) e prostata (36.000). “Numeri in crescita, che evidenziano sia l’aumento d’incidenza che le maggiori prospettive di sopravvivenza dei pazienti – conclude il dott. Blandino –. Di conseguenza, si dovranno reperire sempre più risorse per curare questo esercito di persone. È fondamentale quindi intervenire prima, fin dalla giovane età, insegnando ai ragazzi un corretto stile di vita. Le statistiche parlano chiaro: le neoplasie più diffuse sono quelle che risentono in misura rilevante anche di un’alimentazione sbagliata, della sedentarietà e del fumo. Partiamo da qui per cambiare lo scenario futuro”.


EVASIONE E FRODE FISCALE: IL GOVERNO PREPARA UN’ALTRA SANATORIA A MISURA DI BANCHIERI ED EVASORI ?

Il disegno di legge sul rientro dei capitali, prevista da un accordo della maggioranza che dovrebbe ricalcare, con il "ravvedimento speciale", una norma ad hoc che utilizza lo schema del "ravvedimento operoso", già in vigore nell'ordinamento fiscale e in base al quale ci si può ravvedere con sanzioni ridotte entro un anno dall'evasione, per consentire di sanare le posizioni dei contribuenti infedeli che hanno esportato capitali all'estero, compresi gli evasori fiscali italiani e le grandi banche sotto processo per frode fiscale, assomiglia troppo all'ennesimo condono.

Adusbef e Federconsumatori, sconcertate dall’utilizzo di un veicolo legislativo come un emendabile disegno di legge dalle larghe maglie, anziché del decreto legge, perché come avrebbe detto il capo del Governo Matteo Renzi,  ‘più il pendolo tende verso un condono, più capitali rientrano’, ricordano che offrire ulteriori premi agli evasori fiscali che hanno esportato capitali all’estero, o benefici a grandi imprese che hanno approfittato delle frodi, sottraendo circa 120 miliardi di euro l’anno dall’imponibile, addossando in tal modo  il peso di una pressione fiscale pari al 44,3% su una platea di contribuenti onesti, spesso famiglie a reddito fisso, è analogamente delittuoso agli scudi fiscali criminali.

Nel settembre 2010, alcune banche, come Unicredit, Monte dei Paschi, Intesa e Banca Popolare di Milano,  e  gruppi stranieri come la britannica Barclays e le tedesche Deutsche Bank e Dresdner Bank (ora Commerzbank), vennero accusate di aver organizzato architetture finanziarie fraudolente, per un valore di oltre 3 miliardi di euro con il sistema ‘Brontos’.

Per quelle accuse è stato rinviato a giudizio, insieme ad altre diciannove persone, l'ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo (presidente Mps), imputato di una maxi-frode fiscale da 245 milioni di euro, realizzata attraverso un'operazione di finanza strutturata denominata Brontos, il cui processo inizierà il 1° ottobre 2014.

Adusbef e Federconsumatori, ricordano i processi per frode fiscale della famiglia Riva, accusati pi aver violato l'articolo 3 della legge 74/2000, che punisce (da 18 mesi a 6 anni) chi, al fine di evadere le imposte sui redditi, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei a ostacolarne l'accertamento, indica elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi «ponevano in essere una complessa operazione di finanza strutturata, all'unico scopo di consentire alla consolidata Ilva spa l'abbattimento del reddito mediante l'utilizzazione di elementi passivi fittizi per 158.979.433 euro e conseguentemente per la consolidante Riva Fire spa , una pari riduzione della base imponibile e un'evasione di imposta Ires pari a 52.463.213 euro», come riportato nel capo di imputazione.

O quelli della famiglia Aleotti, proprietaria della Menarini Farmaceutici, che aveva ha ridotto all'1% la sua partecipazione in Mps, la cui originaria operazione finanziaria  del marzo 2012,  per acquisire il 4% delle azioni, è sotto il vaglio della procura di Firenze, con l’ipotesi  che i 178 milioni spesi per acquistare il 4% di Banca Mps, provengano da 1,2 miliardi di euro  accumulati con la contestata  truffa sui principi attivi dei farmaci, con la corruzione di pubblici ufficiali e con numerosi reati di frode fiscale.

Infine l’accusa del fisco tedesco nei confronti di alcune banche e fondi di investimento, tra i quali spicca HypoVereinsbank (HVB), la controllata tedesca di Unicredit, che “insieme ai suoi” avrebbe sottratto “circa 200 milioni di euro allo Stato”.

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)



lunedì 23 giugno 2014

PARAPENDIO ACROBATICO AD OMEGNA (VERBANIA) E VOLI PER DIVERSAMENTE ABILI A CHIALAMBERTO (TORINO)

Dal 2 al 6 luglio circa cinquanta tra i migliori piloti al mondo,provenienti da una ventina di nazioni, si sfideranno nel cielo del lago d'Orta durante Acroaria, coppa del mondo di acrobazia in parapendio.

Dalla sponda del lungo lago di Omegna (Verbania) tutti i giorni, a partire dalle ore 11, il pubblico potrà seguire le evoluzioni spettacolari di questi mezzi che si reggono in volo senza motore. I decolli avverranno dal Mottarone a circa 1400 metri d'altezza. I partecipanti dovranno eseguire peripezie acrobatiche in singolo od a coppie, queste ultime dette "syncro", prima di atterrare su un'enorme zattera galleggiante. Una giuria assegnerà i punteggi per determinare la classifica finale.

Come le scorse edizioni, anche questo appuntamento è organizzato dalla locale associazione Voglia di Volo. Molte le iniziative di contorno alla manifestazione a partire da La Testa fra le Nuvole, mercoledì 2 luglio, una giornata di eventi dedicati ai ragazzi e legati al volo libero in deltaplano e parapendio ed agli aquiloni, con la collaborazione dell'oratorio Sacro Cuore.

Tutte le sere musica dal vivo alla Fly Fest presso il tendone dell'area ristoro sul lungo lago, mentre dalle 18 alle 22 al cinema dell'oratorio saranno proiettati filmati di volo libero ed avventure legate al cielo. Sempre sul lungo lago saranno esposte le foto partecipanti al concorso "Il Mondo visto dall'Alto", con possibilità per il pubblico di votare l'immagine migliore, ed al Salone Santa Marta gli aquiloni artistici,
una mostra di vere opere d'arte.

Nelle valli di Lanzo, a Chialamberto (Torino), il 5 e 6 luglio ritorna
Paravolando, un evento durante il quale diversamente abili e normodotati potranno provare insieme l'ebbrezza del volo in parapendio. Confidando nelle migliori condizioni meteo, il ritrovo è fissato in località Cossiglia per le ore 9. Da qui si provvederà al trasferimento in decollo ed i voli si succederanno lungo l'intera giornata fino alle ore 17.

La manifestazione, giunta all'ottava edizione, organizzata dalla scuola di parapendio Peter Pan e dall'associazione Baratonga Flyers, è dedicata a tutti coloro, piloti e no, che vorranno vivere la gioia del volo ed il piacere di stare insieme agli amici meno fortunati. La scuola Peter Pan persegue specificatamente l'obiettivo di far volare ed insegnare a volare alle persone con disabilità motoria.

Oltre ai voli in biposto, il programma prevede musica, giochi di luce, concerto, grigliata, proiezione delle partite di calcio dei mondiali e soprattutto due giornate di grande festa.