sabato 29 giugno 2013

SIAMO UNA SOCIETÀ IMPERSONALE, FATTA DI INDIVIDUI CHE NON HANNO COSCIENZA DI SÉ E DEL PROPRIO RAPPORTO CON LA COLLETTIVITÀ

Una volta la sfida era l'esame, oggi è la vincita al gioco. Stime attendibili affermano che non più del 20% degli italiani possiede le competenze minime per orientare e risolvere, attraverso l'uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita quotidiana.

Questo svilimento del capitale culturale si riflette nella crisi endemica di cinema e teatri, accresciuta dalla crisi. Gli individui che compongono la società impersonale hanno un'identità volatile. Cercano prove iniziatiche e sfide per affermare la propria identità, ma anziché affrontare esami universitari, affrontano avvincenti sfide con i videogiochi o il gioco online. Il 31% dei genitori italiani gioca quotidianamente con i videogiochi anche per più di due ore. E oltre il 30% degli adolescenti dichiara di conoscere ragazzi che giocano al poker online.

Il corpo racconta quello che la persona non ha. L'identità delle persone poggia sempre più sull'aspetto estetico. Siamo terzi al mondo per numero di interventi di medicina e chirurgia estetica in rapporto alla popolazione. Nel 2012 in Italia gli interventi di medicina estetica sono aumentati del 24,5%. Quanti non si accontentano di avvicinarsi a canoni di bellezza, spesso omologati dallo star system, ma vogliono trasmettere attraverso il loro corpo qualche tipo di messaggio che li identifichi, hanno a disposizione 900 centri per il tatuaggio (costo variabile da 40 a 2.000 euro l'uno). Ogni settimana aprono in Italia 4 nuovi centri specializzati in tatuaggi.

Il fortino della prossimità (impaurita). A fonte di un reale aumento di estorsioni, minacce, omicidi e tentati omicidi (da 462.000 a 588.000 in 6 anni), crescono le paure collettive. Guidano la classifica quelle per il futuro dei figli e per la disoccupazione, aumenta di 10 punti percentuali quella di essere rapinati in casa. Su tutte svetta la paura del degrado ambientale e la distruzione dell'equilibrio naturale. Per quanto riguarda i figli, si temono incontri pericolosi in rete (pedofili) e bullismo. Cresce il pessimismo sul futuro, anche perché la gran parte degli italiani prevede un ulteriore slittamento etico: per il 55% aumenteranno le tangenti, come l'evasione fiscale (58,6%) e la pratica di accettare affari di dubbia committenza (59,8%).

Veloci e distratti. I ritmi della vita sono sempre più caotici, anche il turn over dei negozi si è fatto rapidissimo e agli stessi ritmi bruciano i nuovi movimenti politici. Il 68% degli italiani pensa che tra 5-10 anni saremo fortemente condizionati dai ritmi accelerati. Intanto, aumenta il consumo di psicofarmaci: +16,2% di antidepressivi in 6 anni.

SE LA SICUREZZA ALIMENTARE DIVENTA UNA PRIORITÀ PER IL PAESE

Il 71% delle famiglie italiane è preoccupato della scarsa sicurezza dei prodotti alimentari, il 70% dichiara di leggere le etichette, il 40% si informa perché sente spesso parlare di alimenti contraffatti e poco sicuri. Per l'85% sono molto importanti le garanzie igienico-sanitarie, il 50% presta molta importanza ai marchi agroalimentari di qualità (Dop, Igp e Stg). Il sistema dei controlli: Accredia ha accreditato oltre 1.000 laboratori, che nel 2012 hanno svolto circa 10 milioni di analisi, di cui oltre 2,3 milioni su prodotti alimentari, e 49 organismi di certificazione che controllano circa 130mila aziende nel settore biologico e dei prodotti di qualità

Gli episodi sempre più frequenti di alterazioni, falsificazioni e contraffazioni di prodotti alimentari mettono in allerta quasi 18 milioni di famiglie italiane, pari al 71% del totale, mentre il 70% dichiara di leggere frequentemente le etichette e di prestare attenzione ai marchi di qualità dei prodotti alimentari che sta per acquistare. Questi, in sintesi, i principali dati che emergono da una indagine realizzata da Censis e Accredia - l'Ente Unico Nazionale di Accreditamento - sul tema della sicurezza e della certificazione dei prodotti alimentari, su un campione di 1.300 consumatori intervistati sull'intero territorio nazionale, di varie fasce d'età e tipologie familiari.

A tutela della sicurezza dei consumatori, vengono effettuate mediamente ogni anno più di 2,3 milioni di analisi sugli alimenti dai laboratori accreditati da Accredia, così come vengono svolte oltre 600mila ispezioni e analizzati più di 200mila campioni di prodotti dagli organismi del controllo ufficiale coordinati dal Ministero della Salute, mentre gli organismi coordinati dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali eseguono più di 30mila controlli sulla qualità dei prodotti alimentari.

Le notizie che si sono susseguite dall'inizio dell'anno, come la carne di cavallo contenuta impropriamente in prodotti confezionati di una nota marca o le indagini sul commercio di falsi prodotti biologici, indicano che il problema delle adulterazioni e delle frodi alimentari è tutt'altro che secondario e molto sentito dalle famiglie. Infatti, il 40% si informa perché sente parlare sempre più spesso di prodotti alimentari contraffatti e poco sicuri, e il 24% fa la spesa con la consapevolezza di voler acquistare prodotti più sicuri. Nella scelta dei principali prodotti della spesa alimentare, per l'85% degli intervistati sono molto importanti le garanzie igienico-sanitarie, ovvero sapere che gli alimenti sono stati lavorati a norma e in condizioni igieniche adeguate, e quasi il 50% del campione presta molta importanza alle denominazioni di origine come i marchi Dop, Igp e Stg.

Il sistema dei controlli, tuttavia, funziona e su di esso occorrerà continuare a investire. Infatti, oltre a una efficace attività di vigilanza sul mercato da parte delle autorità pubbliche competenti, sul territorio opera anche una fitta rete di laboratori di prova e di organismi di certificazione controllati da Accredia. L'ente di accreditamento, attraverso i suoi 400 ispettori, ad oggi ha valutato positivamente la competenza di più di 1.000 laboratori, distribuiti su tutto il territorio nazionale, e 49 organismi di certificazione, i quali garantiscono che vengano commercializzati prodotti sicuri e di qualità. Nel corso del 2012, i laboratori accreditati hanno effettuato circa 10 milioni di analisi in ambiti diversi, delle quali più di 2,3 milioni su prodotti alimentari. Gli organismi di certificazione, invece, hanno controllato oltre 80mila aziende di prodotti a marchio Dop, Igp e Stg, e 50mila operatori del biologico. Si tratta di un'azione di controllo per la tutela del consumatore che fa capire come nel Paese le frodi, per quanto in crescita, difficilmente hanno la possibilità di toccare l'anello finale del mercato, ovvero le famiglie.

«I risultati di questa indagine confermano quanto sia diffusa nell'opinione pubblica la preoccupazione di portare in tavola cibi non sicuri - ha detto Federico Grazioli, Presidente di Accredia -, tuttavia ritengo che grazie al sistema nazionale di controllo in cui si inserisce anche Accredia, con milioni di prove sugli alimenti svolte dai laboratori accreditati e migliaia di aziende controllate dagli organismi di certificazione, le famiglie italiane possono sentirsi sufficientemente garantite. L'attività di accreditamento - ha continuato Grazioli - va incontro alle crescenti aspettative di sicurezza da parte dei consumatori e la stessa normativa europea ne ribadisce l'importanza. Le recenti proposte della Commissione europea in materia, infatti, rafforzano il ruolo dell'accreditamento a garanzia della competenza dei laboratori di prova e degli organismi di certificazione nel settore alimentare, sempre in collaborazione con le autorità responsabili della vigilanza del mercato, con l'obiettivo comune di assicurare la qualità dei prodotti e di tutelare la salute dei consumatori». 

venerdì 28 giugno 2013

GLI AZZURRI DEL PARAPENDIO PROSSIMI AI MONDIALI E FESTA DEL VOLO NEL MATESE

La squadra nazionale italiana di parapendio partirà entro breve per Sopot (Bulgaria) dove dal 15 al 26 luglio si disputeranno i campionati mondiali.

La formazione azzurra è composta da Nicole Fedele di Gemona (Udine), campionessa europea in carica e vincitrice della Coppa del Mondo 2012, dai trentini Christian Biasi e Luca Donini, quest'ultimo vice campione del mondo, dai torinesi Davide Cassetta e Marco Littamé e dal bolognese Alberto Vitale. Team leader Alberto Castagna di Cologno Monzese (Milano).

Un raduno di piloti di volo libero è in programma per i prossimi 13 e 14 luglio presso il Falode Village, in località Acqua di Santa Maria a Castello Matese (Caserta), nel cuore del Parco Regionale del Matese.

Il comprensorio di volo spazia tra Campania e Molise ed abbraccia monti come il Miletto (2050 m) e la Gallinola (1920 m), le due vette più alte della Campania. Dalle pendici di quest'ultima, a 1700 metri d'altitudine, decolleranno deltaplani e parapendio, mezzi che si librano in aria senza aiuto del motore e da qui il nome di volo libero dato a questa entusiasmante attività. L'atterraggio è previsto circa 700 metri più in basso lungo il lago del Matese, il lago carsico più alto d'Italia.

In deltaplano e parapendio è possibile sfruttare le correnti d'aria ascensionali, dette termiche, per raggiungere quote ben al di sopra delle vette più alte e da qui, sfruttando l'efficienza di queste semplici macchine, avventurarsi su percorsi di decine di chilometri, rimanendo in volo per ore. Basti pensare che l'attuale record mondiale di distanza in deltaplano conta ben 768 km e circa la metà quello in parapendio, velivolo più lento del primo.

La Festa del Volo di Castello Matese è un'occasione anche per gli accompagnatori dei piloti, i loro famigliari ed in generale per tutto il pubblico. Infatti, di contorno alla manifestazione c'è la possibilità di partecipare ad escursioni in mountain bike, a cavallo, in trekking, di provare un volo in biposto ed alla sera festa con musica, birra, arrosticini, carni alla brace e vino fino a notte fonda. 

giovedì 27 giugno 2013

CARBURANTI: CON AUMENTO IVA E IL RITOCCO DELLE ACCISE RINCARI FINO A 388 EURO

Dal 2011 ad oggi abbiamo subito ben 7 aumenti delle accise sui carburanti ed un incremento dell’Iva: se dal prossimo primo luglio non sarà scongiurato il ritocco all'insù di un punto dell’aliquota ordinaria attualmente al 21%, gli aumenti subiti dall'imposta sul valore aggiunto in questi ultimi 3 anni saranno 2.


Secondo l’elaborazione effettuata dall'Ufficio studi della CGIA di Mestre, tutto ciò ha avuto degli effetti pesantissimi sulle tasche degli automobilisti italiani: rispetto al 2010, una famiglia media italiana con un auto alimentata a benzina che, secondo i consumi medi rilevati dall’Istat, percorre circa 15.000 chilometri all'anno con un consumo di circa 900 litri di carburante, ha subito un rincaro di 217 euro. Se tra una decina di giorni l’aumento dell’Iva verrà confermato, per l’anno in corso l’aggravio salirà a 223 euro per toccare i 230 euro nel 2014.

Molto peggio sono andate le cose per chi dispone di un’autovettura di media cilindrata alimentata a gasolio. A fronte di una percorrenza media annua rilevata dall’Istat pari a 25.000 chilometri all’anno che dà luogo ad un consumo annuo di circa 1.300 litri di gasolio, il rincaro subito nelle aree di servizio a seguito degli aumenti delle accise e dell’Iva avvenuti negli ultimi 3 anni è stato di 379 euro. Se dal prossimo primo luglio l’aumento dell’Iva verrà confermato, per il 2013 l’aggravio salirà a 388 euro e nel 2014 toccherà i 397 euro. Una vera e propria stangata.

Per il Segretario della CGIA di Mestre corriamo dei grossi pericoli:

I risultati emersi da questa elaborazione ci devono servire da monito. Ricordo che l’80% circa delle merci in Italia viaggia su gomma. Se l’aumento dell’Iva non verrà bloccato, quasi sicuramente registreremo un rincaro generalizzato dei prezzi di tutti i beni che quotidianamente troviamo sugli scaffali dei negozi o dei supermercati. Non dobbiamo scordare che dall’inizio della crisi alla fine del 2012, il Pil nazionale è diminuito di 7 punti percentuali e la spesa delle famiglie di 5. Questa caduta di 5 punti corrisponde, in termini assoluti, ad una diminuzione media della spesa pari a circa 3.700 euro a famiglia. Se non scongiuriamo il ritocco dell’Iva corriamo il pericolo di penalizzare ulteriormente la domanda peggiorando la situazione economica delle famiglie e quella delle piccole imprese e dei       lavoratori autonomi che vivono quasi esclusivamente di consumi interni“.

Gli incrementi subiti dalle accise sui carburanti cosa sono andati a finanziare? La cultura e lo spettacolo, gli interventi umanitari a favore degli immigrati arrivati nel nostro Paese dal nord Africa, la messa in sicurezza dei territori della Liguria e della Toscana colpiti dall’alluvione del 2011 e la ricostruzione delle zone terremotate dell’Emilia e dell’Abruzzo.

Infine, la CGIA ricorda che l’Iva è stata introdotta nel nostro ordinamento fiscale nel 1973: in questi 40 anni l’aliquota ordinaria è variata ben 8 volte, raggiungendo il valore massimo del 21% , quello attualmente in vigore. L’ultimo ritocco è avvenuto il 17 settembre 2011: nonostante l’aliquota ordinaria sia salita dal 20 al 21%, nel 2012 il gettito Iva è diminuito di 3,5 miliardi di euro. Certo, la situazione economica generale ha condizionato moltissimo questo risultato, tuttavia anche l’incremento dell’aliquota ha sicuramente contribuito a penalizzarne il gettito. 

Fonte: http://www.cgiamestre.com

domenica 23 giugno 2013

ENDOMETRIOSI, NEL LAZIO COLPISCE QUASI 300MILA DONNE. I GINECOLOGI: “SUBITO I REGISTRI REGIONALI PER MONITORARLA”

Una malattia in continua crescita, dall’allarmante peso sociale: per 8 pazienti su 10 ha serie influenze sul lavoro. Il prof. Vittori (SIGO): “Con l’adesione di 5 Governatori possiamo estendere automaticamente l’Osservatorio a tutto il Paese. Aiutando anche il welfare”


Nel Lazio, una donna su 10 soffre di endometriosi. Quasi 300mila pazienti, costrette in certi casi ad aspettare fino a dieci anni per ricevere una diagnosi corretta. Vivono una quotidianità segnata da dolori mestruali fortissimi e rapporti sessuali praticamente impossibili. Il 79% ha ripercussioni sul lavoro. Ma oggi la ricerca è in grado di offrire loro un aiuto importante: si chiama dienogest ed è la prima terapia orale specifica approvata per la malattia. “È una molecola caratterizzata da profili di tollerabilità e sicurezza che ne permettono l’impiego a lungo termine – spiega il prof. Giorgio Vittori, Past President della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) durante il Sanit, il 10° Forum internazionale della salute in chiusura oggi a Roma –. Un progestinico in grado di ridurre il dolore e la sintomatologia. Erano vent’anni che aspettavamo questa rivoluzione. Infatti, l’endometriosi è una patologia molto invalidante. Le Società Scientifiche e le Associazioni di pazienti già nel 2005 avevamo proposto al Parlamento italiano di includerla tra le malattie di interesse sociale, perché non riguarda solo la qualità della vita, ma tocca problematiche ben più ampie. È una delle più diffuse cause di infertilità: ne è colpito il 30% delle donne che non riesce a procreare. Una situazione che aggrava un dato già allarmante: nel nostro Paese registriamo ogni anno 250mila nascite in meno di quelle necessarie per mantenere la curva della previdenza sociale. In un momento nel quale il tasso di fecondità è così basso, è evidente come l’endometriosi diventi una questione nazionale. Per fortuna, nel 2012 la malattia è stata aggiunta nelle tabelle di invalidità. Secondo il nostro parere, il prossimo passo decisivo è l’istituzione di Registri regionali, presenti ad oggi solo in Friuli, il primo a disporre, dopo legge ad hoc (n.18/2012), un Osservatorio sulla patologia con il compito di promuoverne la diagnosi precoce e la sua conoscenza. Il vantaggio della creazione di questi strumenti è poco percepito: conoscere meglio il disturbo permette di organizzare strategie appropriate e minimizzare gli sprechi. Coglierlo nelle prime fasi significa ridurre di 25 volte la spesa sanitaria e previdenziale. Lanciamo quindi un appello agli Enti locali: realizziamo i Registri regionali. Se soltanto accettassero cinque Governatori, l’estensione scatterebbe in automatico a tutta l’Italia”. L’endometriosi è una patologia dovuta alla presenza di tessuto endometriale al di fuori della sua sede naturale, l’utero, che migra in altre sedi del corpo determinando lesioni locali. È in costante crescita e colpisce fin dalla giovane età: 7 su 10 presentano manifestazioni tipiche addirittura da adolescenti, ma il 47% deve consultare addirittura cinque specialisti prima di ricevere la diagnosi. “La terapia a base di dienogest riveste un’importanza assoluta per le pazienti in età riproduttiva – aggiunge il prof. Felice Petraglia, Direttore della Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Siena –. Induce uno stato di inibizione dell’ovulazione completo ma temporaneo, preservando così la salute delle ovaie. Come dimostrato dagli studi, dopo la sua sospensione l’attività fisiologica riprende in maniera regolare. L’efficacia della molecola permette di ridurre in modo drastico anche gli interventi chirurgici. Soluzioni comunque non definitive, che in un caso su 3 possono presentare recidive. Inoltre il dienogest non presenta conseguenze androgeniche di rilievo, come ad esempio l’irsutismo”. 

Le cause dell’endometriosi non sono ancora del tutto note, ma è probabile che un ruolo importante lo giochi il numero medio di mestruazioni nella vita. Infatti, queste corrispondono a veri e propri picchi infiammatori, che colpiscono ovviamente l’utero e i suoi tessuti. “Il numero di cicli è aumentato in maniera considerevole nelle occidentali e in particolar modo nelle italiane – conclude il prof. Vittori –, perché procreano sempre di meno. Il tasso di fecondità del nostro Paese è di 1,39 figli per donna, uno dei più bassi al mondo, con un’età media al primo parto elevata: 31,4 anni. Questo purtroppo non basta a spiegare l’evoluzione di una patologia così particolare. Di conseguenza, per assicurare alle pazienti la miglior qualità di vita possibile dobbiamo monitorare con costanza l’evoluzione della malattia. Questo ci permetterà di prevenire danni più ampi, come sul fronte della fertilità, e di risparmiare. Non dimentichiamo che si tratta di pazienti costrette a consumare farmaci antidolorifici e prestazioni diagnostiche e terapeutiche in gran quantità, sia prima che dopo la diagnosi. L’endometriosi costa all’Unione Europea, in termini sanitari e socio-economici, circa 30 miliardi di euro l’anno”.

venerdì 21 giugno 2013

megachip.globalist.it | MTS - la fabbrica dello spread

Glauco Benigni divulga uno dei meccanismi più opachi della tecnofinanza, il processo con cui si determina lo spread. E scopriamo che il congegno letale nasce in Italia...


di Glauco Benigni 
L'argomento appare ammantato da fitte nebbie. È difficile trattarlo in linguaggio corrente in quanto le scarse fonti sono costellate da definizioni tecnofinanziarie angloamericane. La sua storia inoltre è innervata da scelte e decisioni politiche spesso inspiegabili. Una questione da Iniziati veramente "esoterica", nella quale "pochissimi", come vedremo, hanno messo e mettono le mani. Una questione però da divulgare, in quanto ogni giorno, i suoi esiti generano pesanti ricadute sugli Stati (ex Sovrani) e sulle famiglie che abitano in Europa. Su milioni di individui che sono inconsapevolmente, ma al dunque, i "prestatori di ultima istanza" del Debito Sovrano e quindi i garanti di quei cambialoni, detti BOT e CCT, che gli Stati danno alle banche in cambio di denaro.

Questa è la mini-Storia di Sua Maestà lo SPREAD e del luogo virtuale dove i suoi valori oscillano incessantemente. Una Storia che, "stranamente", non è mai comparsa con la giusta evidenza nei mediamainstream. Una storia le cui origini risalgono ormai a 25 anni fa e i cui protagonisti rimangono grossolanamente "evocati". Li chiamano i Mercati. La definizione assicura un'impermeabile anonimità. in particolare a uno dei mercati: il famigerato
"secondario" di Londra, anche noto nei Pub della City come Jack lo Squartatore.

Se si effettuano delle ricerche però, affiorano nel web antiche tracce di gesti e decisioni rilevanti. 



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giovedì 20 giugno 2013

GLI SBORNIA BOND, ECCO SPIEGATA LA CRISI FINANZIARIA

Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.

Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.  Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.

Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.

A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.

Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada. Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%. La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.

Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare. Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.

Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce. Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.  Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.
Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio.

di Francesco Bindi


Tratto da: qualevita n.152