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martedì 23 novembre 2010

UNHCR: A RISCHIO LE PROSPETTIVE DI RIMPATRIO NEL NORD DELLO YEMEN

Negli ultimi 10 giorni almeno 20 persone sarebbero state uccise e altre rimaste ferite nel corso di alcuni tra i più violenti scontri verificatisi nello Yemen settentrionale da quando, a febbraio, è stato firmato il cessate il fuoco.

Secondo le ONG locali, i civili e gli sfollati yemeniti, i nuovi conflitti tra le forze di Al Houti e le etnie favorevoli al governo sarebbero esplosi il 13 novembre scorso in una remota area nel nord-est della provincia di Sa’ada.

Alcuni yemeniti provenienti da queste isolate zone montuose e giunti a Sa’ada, hanno riferito che sarebbero ancora in corso pesanti conflitti, concentrati soprattutto nei distretti di Monabih e Qatabir lungo il confine con l’Arabia Saudita. Secondo quanto riferito, una clinica che aveva in cura i feriti sarebbe stata saccheggiata.

Le informazioni riguardo i movimenti forzati di popolazione sono frammentarie. Secondo i racconti dei testimoni oculari, le famiglie del villaggio di Jalhow, nel distretto di Monabih, sarebbero fuggite in Arabia Saudita. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è in procinto di inviare un team dall’ufficio regionale di Riyadh per verificare il numero e le necessità degli sfollati.

Si tratta di un’escalation allarmante. L’UNHCR si unisce all’appello del comitato locale per la mediazione che chiede di mantenere la calma e di proteggere la popolazione civile.

In Yemen l’instabilità e la lenta attuazione degli accordi di pace stanno protraendo la situazione degli sfollati interni. Oltre 300mila yemeniti sono ancora sfollati e hanno bisogno di assistenza.

Finora solo circa 20mila sfollati interni yemeniti hanno fatto ritorno nel governatorato di Sa’ada. Molti hanno paura per la mancanza di sicurezza, per le rappresaglie e i nuovi scontri. Inoltre l’estesa devastazione di case e infrastrutture rappresenta un ulteriore ostacolo al loro ritorno. Anche le mine e gli ordigni inesplosi costituiscono una grave minaccia. Le vittime sono spesso bambini, pastori o rimpatriati.

A causa della delicata situazione a Sa’ada, lo staff dell’UNHCR riesce a raggiungere gli sfollati e i rimpatriati solo nel raggio di 7 km intorno alla città. Di recente c’è stato qualche movimento di operatori umanitari all’esterno del cordone di sicurezza intorno alla città, ma rimane alta la preoccupazione per la mancanza di accesso e per la situazione umanitaria in altre aree del governatorato.

Lo Yemen ospita circa 170mila rifugiati, la maggior parte dei quali originari della Somalia e di altri paesi del Corno d’Africa.
 
Fonte: UNHCR

martedì 21 settembre 2010

UNHCR:LA SITUAZIONE DELL’ASILO IN GRECIA RAPPRESENTA CRISI UMANITARIA


L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha chiesto oggi alla Grecia di accelerare i tempi della prevista riforma del sistema di asilo. L’appello è stato lanciato alla luce del fatto che in Grecia continua a mancare un sistema di asilo funzionante, con importanti implicazioni per tutta l’Unione Europea.

La condizione dei richiedenti asilo in Grecia, che costituisce uno dei principali punti d’accesso all’Unione Europea, è notoriamente difficile. La maggior parte dei richiedenti asilo non riceve alcun tipo di assistenza. In molti vivono per strada, tra loro anche donne e bambini. Il sistema di determinazione dello status di rifugiato non funziona adeguatamente e di conseguenza le persone che hanno bisogno di protezione internazionale non vengono riconosciute come tali. Questa situazione costituisce una vera e propria crisi umanitaria che non dovrebbe assolutamente esistere nell’Unione Europea.

L’UNHCR accoglie con favore il progetto della Grecia di attuare un’ampia riforma del suo sistema di asilo, nonostante le sfide economiche che si trova ad affrontare. L’UNHCR chiede anche all’Unione Europea di potenziare il suo impegno per aiutare la Grecia a rispettare i suoi obblighi a livello europeo. Fintanto che la Grecia non avrà una procedura di asilo che incontri gli standard internazionali, l’UNHCR rinnova la sua raccomandazione agli altri Paesi europei di non rimandare in Grecia i richiedenti asilo come previsto dal Regolamento di Dublino II.

In una dichiarazione di ieri, Human Rights Watch ha chiesto all’UNHCR di intervenire e di assumersi la responsabilità per la determinazione dello status di rifugiato in Grecia alla luce di queste carenze del sistema. L’UNHCR prende nota di questa raccomandazione, ma ribadisce che la responsabilità dell’asilo è comunque appannaggio dello Stato e, come Paese membro dell’Unione Europea, la Grecia è obbligata dalla normativa europea ad applicare leggi e procedure relative ai richiedenti asilo.


Fonte:UNHCR