martedì 26 luglio 2011

MUORE DOPO ESSERE STATO RIFIUTATO DA QUATTRO OSPEDALI

E’ morto a 51 anni dopo aver peregrinato per quattro ospedali tra Subiaco, Tivoli e Roma. Codici invia un esposto alla Procura della Repubblica.

E’ morto a 51 anni dopo aver peregrinato per quattro ospedali tra Subiaco, Tivoli e Roma ma, nonostante presentasse difficoltà respiratorie e chiedesse di essere ricoverato, i sanitari dei Pronto Soccorso hanno sottovalutato la situazione rispedendolo a casa dopo ogni visita.

Vogliamo fare chiarezza sulla vicenda, sono vari i punti oscuri che necessitano di chiarimentidichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CodiciE’ doveroso infatti nei confronti della vittima e della famiglia individuare le singole responsabilità”.

Secondo la Commissione parlamentare errori, mediamente in Italia ogni settimana si registrano 4 casi di presunta malasanità. Da fine aprile 2009 al 7 aprile 2011, i casi all’esame della Commissione sono stati 409, 276 di questi riguardano la morte del paziente.

Nella classifica delle Regioni che hanno la maglia nera per malasanità, il Lazio è al terzo posto, dopo Calabria e Sicilia, con 37 casi. La Regione è al terzo posto anche per quanto riguarda i decessi legati a presunti casi di malasanità, con 24 morti, 21 sono invece i casi di presunti errori.. Infine, su 127 casi di presunta malasanità legata a inefficienze di vario tipo - carenze, strutture inadeguate - che potrebbero aver portato alla morte di 91 pazienti, 16 riguardano le strutture del Lazio.

Occorre mantenere alta la guardiaconclude Giacomellie soprattutto muovere tutti gli organi in grado di fare chiarezza su vicende di presunta malasanità. Il Lazio è al terzo posto per casi di malpractice e per i decessi legati a presunta malasanità. Non è un primato di cui andare fieri”.

In particolare, il Codici esige chiarezza sulla morte del 51enne romano, per questo ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica.

BONUS BEBÈ DA RESTITUIRE PER OTTOMILA FAMIGLIE E SANZIONE AMMINISTRATIVA DA 3000 EURO

Sono ben ottomila le famiglie italiane che dovranno restituire il bonus bebè da mille euro ottenuto in seguito alla Finanziaria 2006 – fa sapere l’Adico – proprio in questi giorni infatti stanno arrivando le lettere dell’amministrazione che contestano l’incasso dell’assegno per aver autocertificato in maniera sbagliata il proprio reddito: «Si contesta alla Signoria Vostra – si legge nella missiva – di avere riscosso illecitamente il bonus bebè per avere sottoscritto e utilizzato un’autocertificazione mendace al fine di percepire la suddetta somma (…). Si comunica che di quanto sopra esposto, sarà fatta apposita segnalazione alla Procura della Repubblica».

Si tratta di un bonus che era stato introdotto dalla Finanziaria 2006 (legge 266/2005, articolo 1, commi 331-334) per ogni figlio nato o adottato nel 2005 o per ogni secondo o ulteriore figlio nato o adottato nel 2006. Un bonus annunciato da una lettera del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, inviata ai nuovi nati del 2005, con l’indicazione dell’ufficio postale presso cui i genitori avrebbero potuto riscuotere la somma.

La contestazione arriva dopo le verifiche dell’agenzia delle Entrate sul reddito del nucleo familiare indicato al momento della richiesta dell’assegno, cinque anni fa: la norma prevedeva, infatti, che per beneficiare dell’agevolazione, la famiglia del nuovo nato dovesse avere «un reddito complessivo» non superiore a 50mila euro.

Molte famiglie hanno commesso errori nell’autocertificazione dei requisiti; alcuni hanno indicato il reddito “netto”; altri hanno segnalato il reddito da lavoro dipendente senza considerare l’abitazione principale; altri ancora hanno incluso fra i componenti del nucleo anche familiari non a carico, che non rientrano nella composizione del nucleo fiscale (composto da familiari a carico e coniuge – non separato – del dichiarante). Così, l’amministrazione chiede ora la restituzione entro 30 giorni del bonus da mille euro ingiustamente incassato, e, nei casi in cui il giudice penale accerterà che c’è stata falsa autocertificazione, il versamento di 3mila euro (il triplo del beneficio ottenuto) come sanzione amministrativa.

Secondo Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presisdenza del Consiglio con delega alla famiglia, «su 550mila bambini nati nel 2005, le contestazioni sono 8mila». Intervistato da Radio 24, durante il programma «Salvadanaio», Giovanardi ha precisato che «chi ha ricevuto questa lettera con la richiesta di restituzione, ma pensa di aver avuto il diritto all’assegno, può farlo presente all’amministrazione. Se invece le condizioni di legge non ci sono, basterà restituire i mille euro ricevuti cinque anni fa, senza interessi». Quanto alla sanzione amministrativa da 3mila euro, Giovanardi precisa che «se la mancata restituzione e la contestazione sfociano a livello penale in una condanna, allora la sanzione dei 3mila euro può arrivare, ma sono casi limite».

«Dopo cinque anni dall’incasso del bonus bebè – fanno sapere i legali dell’Adico – gli utenti potrebbero invocare la prescrizione. In ogni caso, sarebbe necessaria una moratoria per avere il tempo di esaminare ogni contestazione, soprattutto nell’imminenza delle vacanze estive».

CARI POLITICI, DATEVI UNA RIDIMENSIONATA!

di Paola Mauri.
In relazione agli ultimi avvenimenti sul costo della politica e sull’uso di mezzi di trasporto vari di lorsignori, non si sa bene quale sia il percorso che un Cittadino deve intraprendere per conoscere le spese, volendo partecipare, in qualità di Elettore in riferimento agli sprechi, alla vita politica. Chiedere al politico, non giova perché dall’alto, alto, alto, alto, ci viene impartita l’unica lezione: non rompere, fatti più in là… Qui non è questione di politichese o di civilese, qui trattasi di arrogantese ma proprio da arroganza Doc. E si fa strada quell’epitaffio, perché di pietra tombale trattasi: “Io so’ io…e vvoi nun zete un cazzo”, che tradotto in italiano da un sonetto del Belli, poeta romanesco, sta a significare: “Io sono io e voi non siete niente”. Se comunque la politica è Polis, l’equazione non può essere appunto quell’ “Io sono IO…”, e lo sconvolgente è proprio il criterio dei pesi e delle misure mai uguali, mai uniformi, mai garantiste per tutti. Quell’ “IO” ridondante, straripante, eccessivo, eccedente, chiunque esso sia, è un grattacielo, un vertice che non vorrebbe essere raggiunto mai. Ma l’uguaglianza non è un optional. Chi ha visibilità, perché è in politica, deve spiegare, e spiegare, e spiegare, e spiegare. Se non si fosse capito chi è in politica deve abitare in una casa trasparente e se gli si chiede, deve, ma proprio deve, rispondere. Essere posizionati su un qualche “trespolo” non esonera dal rispetto per le Istituzioni e per gli altri e l’umiltà sarebbe d’obbligo; mentre impartire lezioncine appiccicaticce con parecchia ostentazione, e con contorno cavalleresco che se non te ne vai ti schiaffeggio, è veramente fuori da qualsiasi bon ton. Datevi, cari politici, una ridimensionata. E se vi si chiede di spiegare, motivare, d.o.v.e.t.e motivare e spiegare. Quindi “dicci cara nuora perché suocera intenda”, con riferimento ad un certo elicottero, come stanno le cose senza indignarti tanto. Voi, “cari, cari” politici, non potete rendere “dritto lo storto e storto il dritto”, sempre rifacendomi al Belli. Gli utenti della politica, perché tali sono i Cittadini, hanno voce in capitolo, e Voi dovete rispondere sempre, e pure con garbo! Dunque, se c’era una volta un Re che dal palazzo mandava fuori editti come quello di cui sopra, è tempo di rinnovarsi…



TUTTO PRONTO IN UMBRIA PER IL CAMPIONATO ITALIANO DI PARAPENDIO

Dopo i mondiali di deltaplano in corso a Sigillo, è ancora l'Umbria alla ribalta del volo libero con i Campionati Italiani di parapendio, organizzati dal club Ali Subasio.

La manifestazione si terrà dal 2 al 7 agosto tra Assisi, Spoleto, Gubbio e Nocera Umbra (Perugia). Secondo la meteo della giornata, i piloti potranno usufruire dei decolli sul Monte Subasio (1.290 m), sopra Assisi, sul Monte Serano (1.429 m), vicino Trevi, sul Monte Cucco a Sigillo (1.000 m), oppure quello di Gubbio.

La collaborazione con le associazioni vicine permetterà agli organizzatori di disporre di un enorme comprensorio di volo esteso fino a Perugia. L'area è tra le più belle dell'Appennino umbro, apprezzata dai praticanti del volo senza motore, sulle ali del vento e delle masse d'aria ascensionali che permettono ai mezzi di salire ben oltre le vette delle montagne e percorrere decine di chilometri.

Massimo numero di piloti ammesso 140, compreso un 20% di stranieri che concorreranno al Memorial Mario Settimi, fondatore di Radio Subasio.

L'atterraggio ufficiale e il centro operativo sono posti a Rivotorto di Assisi e qui confluiranno i volatori al termine delle sei manches previste dal regolamento.

Per la prima volta in un campionato di parapendio sarà applicato il live treaking, ovvero un sistema di visione in diretta della gara con la posizione di ciascun pilota. Il software di gestione permette di seguire in diretta la gara tramite una connessione alla pagina live tv del sito di Ali Subasio. Le stesse immagini saranno proiettate su uno schermo gigante nei pressi del centro operativo.

In contemporanea ritorna Subasio Fly Festival, esposizione che promette la presenza dei maggiori produttori ed importatori di attrezzature per il volo libero.

Il campionato si disputa sotto il patrocinio della provincia di Perugia, del Comune di Assisi e della Proloco di Rivotorto.

lunedì 25 luglio 2011

L’ITALIA DELLA SANITÀ SPACCATA IN DUE: ARRANCANO SUD E LAZIO, BENE L’UMBRIA

Lo scenario non è nuovo, ma l’ennesimo studio che lo fa notare è purtroppo una conferma che ancora non si è definitivamente invertita la tendenza: l’Italia della sanità è spaccata in due, col Sud fanalino di coda.

Quasi due Paesi diversi piuttosto che due facce di uno stesso Paese. È questo il risultato di Saniregio2, il modello econometrico con cui il Cerm, centro studi indipendente su competitività, regole e mercati, confronta il grado di efficienza di spesa e di qualità dei sistemi sanitari delle Regioni italiane. Sono cinque – secondo il Cerm – le Regioni per le quali il gap di efficienza e di qualità risulta particolarmente forte: Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio.

Per raggiungere il “modello” rappresentato dalla regione Umbria, la Campania – dice il Cerm – dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 33% e aumentare la qualità di quasi il 90%. La Sicilia dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 24% e aumentare la qualità anch’essa di quasi il 90%. La Puglia dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 24% e aumentare la qualità di oltre il 96%. La Calabria dovrebbe ridurre la spesa di poco più del 15% e aumentare la qualità di oltre il 132% (un più che raddoppio). Il Lazio, infine, dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 13% e aumentare la qualità di oltre il 76%.

Nel complesso, le cinque Regioni più devianti – sottolinea la ricerca del Cerm – potrebbero liberare risorse per circa 9,4 miliardi all’anno, più del 77% delle risorse, oltre 12 miliardi equivalenti a circa lo 0,8% del Pil.

VIDEO SHOCK - LA DEFORESTAZIONE CHE UCCIDE

Greenpeace diffonde oggi un video shock che prova i crimini forestali commessi da APP (Asia Pulp and Paper).



La lenta morte di una tigre di Sumatra ferita e intrappolata. Con questo video shock denunciamo ancora una volta i crimini forestali commessi dalla multinazionale APP (Asia Pulp and Paper). Il video è stato realizzato da un membro dello staff di Greenpeace che ha seguito il tentativo di salvataggio della tigre ad opera delle guardie forestali.

A causa della distruzione delle loro foreste, le ultime tigri di Sumatra sono costrette ad avvicinarsi sempre di più agli insediamenti umani dove restano vittima delle trappole per la cattura dei cinghiali. Ogni anno, infatti, solo nella provincia di Riau 1.600 kmq di foresta, una superficie superiore all'intera area urbana di Roma, vengono distrutti a causa della produzione di polpa di cellulosa e olio di palma. 

Se APP non trattasse preziosi ecosistemi come carta straccia e per farne packaging, quel magnifico esemplare di tigre non si sarebbe mai avvicinato a un villaggio, restando intrappolato fino a morire dopo sette giorni di agonia.

Qualche mese fa abbiamo scoperto che parte del packaging usa e getta prodotto da APP viene utilizzato dalle grandi multinazionali dei giocattoli come Mattel, Disney e Hasbro. Per questo stiamo facendo pressione su queste aziende affinché interrompano completamente i loro legami commerciali con un campione della deforestazione.

Da anni ci battiamo per proteggere le foreste indonesiane e le ultime tigri del pianeta. Continueremo a farlo ma ora abbiamo bisogno di te. Aiutaci a fermare i criminali forestali. Sostieni Greenpeace.

Grazie!
Per un futuro più verde,










Chiara Campione
Responsabile Campagna Foreste
Greenpeace Italia

ETIOPIA: TERRE FERTILI AGLI STRANIERI (TRA CUI L’ITALIA) MENTRE IN MIGLIAIA MUOIONO DI FAME


Il ritorno delle grandi dighe devasterà
le vite dei popoli indigeni.
© E. Lafforgue/Survival

Un’indagine condotta da Survival International ha portato alla luce prove allarmanti del fatto che alcune tra le terre agricole più produttive dell’Etiopia sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende straniere.

Le società che si sono accaparrate la terra, l’utilizzeranno sia per la produzione di biocarburanti sia per coltivare ed esportare prodotti alimentari mentre, contemporaneamente, migliaia di Etiopi stanno morendo di fame a causa della terribile siccità in corso.

Ad essersi accaparrate ampi tratti di terra fertile situata nell’area del fiume Omo, nel sud-ovest dell’Etiopia, sono imprese malesi, coreane e anche italiane, tra cui la Fri-El Green Power. Nonostante i 90.000 indigeni che vi abitano dipendano dalla terra per la loro sopravvivenza, i terreni saranno sgombrati per fare spazio alle coltivazioni estensive destinate all’esportazione.

Il governo sta pianificando di aumentare la quantità di terra da destinare al progetto ad almeno 245.000 ettari, di cui almeno 150.000 saranno riservati alle piantagioni di canna da zucchero.

La regione è attualmente afflitta dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, che sta lasciando milioni di persone senza cibo. Le tribù della Valle dell’Omo, per il momento, sono relativamente al riparo da questo flagello. Ma il governo li considera “arretrati” ed è determinato a “modernizzarli”: li vuole trasformare da contadini, pastori e cacciatori autosufficienti quali sono oggi, a manovali da impiegare nelle coltivazioni estensive. In alternativa, potrebbero essere anche semplicemente sfrattati dalle loro terre. 

Il progetto agro-industriale varato dal governo nella regione include anche la costruzione di una serie di dighe sul fiume Omo, tra cui la controversa Gibe III ad opera dall’italiana Salini Costruttori, destinata a diventare una delle più grandi dell’Africa. Alla realizzazione della diga seguirà la costruzione di centinaia di chilometri di canali di irrigazione, che devieranno il corso di acque indispensabili agli indigeni. Queste operazioni priveranno le tribù delle esondazioni stagionali del fiume, che alimentano e rendono possibile le loro coltivazioni

La popolazione locale ha subito intimidazioni volte a impedire il passaggio di informazioni agli esterni o ai giornalisti, e non è mai stata adeguatamente consultata. Una persona che ha recentemente visitato la zona, ha raccontato a Survival che governo e polizia stanno usando la mano pesante con gli indigeni, arrestandoli, torturandoli e violentando le donne, in modo che non oppongano resistenza all’invasione della terra. Un indigeno ha detto a questo visitatore: “Le persone vivono nella paura, temono il governo. Per favore aiutate i pastori dell’Etiopia meridionale: su di loro incombe una grave minaccia”. 

“I popoli che vivono nella Valle dell’Omo non sono né ‘arretrati’ né hanno bisogno di essere ‘modernizzati’ ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. Essi appartengono al XXI secolo esattamente come le multinazionali che stanno cercando di accaparrarsi le loro terre. Costringendoli a diventare manovali, con ogni probabilità la qualità della loro vita peggiorerà drasticamente e saranno condannati alla fame e all’indigenza, esattamente come accade a molti dei loro connazionali.”