mercoledì 21 luglio 2010

Crisi: 1.600 imprenditori suicidi nel 2008. Ora c'è il Forum Antiusura Bancaria - AgoraVox Italia

Crisi: 1.600 imprenditori suicidi nel 2008. Ora c'è il Forum Antiusura Bancaria - AgoraVox Italia

MSF: Ridurre i fondi per la lotta all’HIV/AIDS significa giocare con la vita dei pazienti


I donatori internazionali stanno ignorando i risultati scientifici sui benefici derivanti dalla diffusione dei programmi di trattamento antiretrovirale, allo scopo di risparmiare soldi sulle spalle di 10 milioni di pazienti che necessitano di cure. In occasione della Conferenza Mondiale sull’HIV, in corso a Vienna in questi giorni, Medici Senza Frontiere manifesta la propria preoccupazione.

“Oggi i donatori internazionali si aspettano che i medici dicano ai pazienti che si trovano quasi in punto di morte di tornare più tardi per avere accesso al trattamento antiretrovirale”, dichiara Eric Goemare, responsabile medico di MSF in Sud Africa. "Questo è un modo sbagliato di curare. Da medico mi piacerebbe molto di più dare loro una pillola e mandarli a casa, piuttosto che vederli dopo 6 mesi in un letto di ospedale con le complicanze di una tubercolosi ”.

Con i dati dei progetti per la lotta all’HIV/AIDS condotti da MSF in Lesotho e che verranno presentati in questi giorni a Vienna, MSF dimostra come un trattamento somministrato precocemente possa ridurre di oltre il 60% la mortalità dei pazienti affetti da HIV/AIDS.

Ma questo tipo di risultati continuano ad essere ignorati dai donatori internazionali, in particolare dagli Stati Uniti (il primo paese al mondo tra i donatori istituzionali), che invece attualmente premono sui paesi poveri affinché riducano i trattamenti soltanto a quei pazienti che hanno uno stadio molto avanzato della malattia.

Oltre ai benefici medici e finanziari di una terapia iniziata precocemente, diversi studi mostrano che rendere il trattamento disponibile tra le comunità è uno dei modi più efficaci per prevenire e ridurre la trasmissione dell'HIV.

Nonostante ciò, a livello internazionale si riducono progressivamente gli impegni presi per combattere l’HIV/AIDS e si registra un calo dei finanziamenti che di conseguenza determinerà un ritardo nella somministrazione della terapia o ancora peggio una sospensione.

Il Fondo Globale, il principale meccanismo di finanziamento per l’acquisto di farmaci antiretrovirali, sta affrontando una grave crisi finanziaria. Gli Stati Uniti stanno proponendo di continuare il programma PEPFAR (U.S. President’s Emergency Plan for AIDS Relief) con un contributo che non prevede incrementi nel corso dei prossimi anni e contestualmente intendono diminuire il proprio supporto al Fondo Globale.

Proprio questa settimana i media tedeschi hanno riportato notizia del dibattito su come la Germania potesse ridurre il proprio contributo al Fondo Globale di tre volte. L’Austria, paese ospitante dell'International AIDS Conference, non contribuisce con un solo dollaro al Fondo dal 2001.

Questa involuzione arriva dopo un decennio di sforzi e di successi: più di 5,2 milioni di persone sono vive grazie ai trattamenti antiretrovirali, resi possibili dalla diffusione e distribuzione di farmaci generici economici e di qualità e dall’impegno dei paesi donatori.

Con 1,2 milioni di persone che hanno iniziato il trattamento nel 2009, i progressi sono stati rapidi. Tuttavia ci sono ancora 10 milioni di persone in attesa di iniziare il trattamento e per i quali il mutato clima lascia intravedere incertezza e scarse possibilità di avere accesso alla terapia.

"I donatori hanno ripetutamente promesso a milioni di persone la possibilità di accedere al trattamento salvavita", dichiara Eric Goemaere. "Ora è una questione di scelta: o si contribuisce al finanziamento delle terapie antiretrovirali o si lasceranno morire milioni di persone!"

Fonte: Medici Senza Frontiere

Roma accoglienza dei profughi afgani all’Ostiense: dalle istituzioni una prima risposta necessaria ma non sufficiente

Medici per i Diritti Umani (MEDU) e la Rete di tutela dei rifugiati afgani esprimono apprezzamento per la temporanea soluzione della crisi umanitaria e di accoglienza di almeno 150 profughi afgani obbligati a vivere in condizioni abitative ed igienico-sanitarie disastrose presso la stazione Ostiense (si veda il video dell'attuale situazione).

I profughi verranno ospitati da lunedì prossimo, e fino al 30 settembre, presso tre centri di accoglienza del Comune di Roma. Tale soluzione è stata prospettata dall’Assessore alle politiche sociali, Sveva Belviso, durante un incontro con i rappresentanti dei profughi afgani, della Rete di tutela dei rifugiati afgani, del Centro Astalli e di MEDU avvenuto ieri presso il V Dipartimento. L’incontro e le misure straordinarie di ieri arrivano dopo che, negli ultimi due mesi, la già precaria situazione umanitaria del campo profughi spontaneo dell’Ostiense si era deteriorata a livelli estremi di invivibilità a causa del caldo, del sovraffollamento,della chiusura dell’unica fontanella di acqua potabile e delle minacce di sgombero.
Duranti questi mesi sono state pressoché quotidiane le segnalazioni e le denuncie all’amministrazione comunale da parte di associazioni e singoli cittadini sulla gravità della situazione così come sono state numerose le iniziative di solidarietà messe in atto dalla società civile per assicurare un minimo approvvigionamento d’acqua ai profughi. E’ stata infine necessaria un’azione di protesta civile dei profughi e della Rete di tutela, con l’occupazione simbolica degli uffici del V Dipartimento del Comune, per arrivare ad un incontro con l’Assessore alle politiche sociali e alla soluzione di ieri.

Nell’esprimere soddisfazione per il risultato raggiunto MEDU e la Rete auspicano che all’intervento emergenziale seguano strategie strutturali e sostenibili nel tempo per garantire accoglienza e integrazione ai profughi afgani, senza le quali la problematica si riproporrà nei medesimi termini e con le stesse gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona tra alcuni mesi. Questa purtroppo è l’esperienza degli ultimi anni (si vedano le immagini in basso)!

In questo senso MEDU e la Rete hanno avanzato da tempo una serie di proposte concrete alle istituzioni tra cui quella della creazione presso la Stazione Ostiense di un punto di primo orientamento e di assistenza per i profughi afgani e l’avvio di un tavolo interistituzionale che metta in campo risorse e strategie di accoglienza condivise, e in cui a fianco del Comune di Roma e delle altre istituzioni competenti (Ministero dell’Interno,

Regione, Provincia, Municipio) vengano coinvolte la comunità afgana, le associazioni e le istanze della società civile. A questo proposito, durante l’incontro di ieri, è stato raggiunto un accordo per la convocazione, agli inizi di settembre, di un tavolo di concertazione tra l’Assessorato alle politiche sociali, la comunità dei rifugiati afgani e le associazioni.

Nell’attesa che vengano compiuti tutti i passi necessari per garantire un’accoglienza dignitosa e non effimera a chi fugge dalla violenza e dalla guerra, MEDU e la Rete proseguiranno le loro attività di assistenza e di solidarietà con i profughi afgani.

Fonte:Medici per i Diritti Umani

AIDS, l'epidemia silenziosa che consuma i giovani dell'Est


Secondo un nuovo rapporto lanciato dall’UNICEF in Europa orientale e in Asia centrale si sta espandendo a un ritmo allarmante un’epidemia sotterranea di HIV, alimentata dal consumo di droghe, da comportamenti sessuali a rischio e dall’alto livello di stigma sociale che circonda la malattia, scoraggiando le persone dal cercare informazioni su prevenzione e cure.

Il rapporto “Blame and Banishment: the Underground HIV Epidemic Affecting Children in Eastern Europe and Central Asia” sottolinea le difficoltà incontrate dai bambini affetti dall'HIV, dagli adolescenti che hanno comportamenti a rischio, dalle donne in gravidanza che utilizzano droghe e da più di un milione di bambini e adolescenti che vivono o lavorano sulle strade nella regione.

I giovani emarginati sono esposti ogni giorno a numerosi rischi, come il consumo di droga, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di abusi e violenze, che comportano un alto rischio di contrarre l'HIV.

Le tendenze sono particolarmente preoccupanti, poiché nella regione si registrano 3,7 milioni di consumatori di droga per via endovenosa - quasi un quarto della popolazione mondiale di tossicodipendenti.

Per molti, l’iniziazione al consumo di droga comincia già in età adolescenziale.

Gli attuali servizi sanitari e di protezione sociale sono inadeguati rispetto ai bisogni degli adolescenti più a rischio, che sono spesso esposti a pregiudizi, discriminazioni e anche ad azioni penali quando cercano informazioni e cure sull’HIV.

«I bambini e gli adolescenti che vivono ai margini della società hanno bisogno di avere accesso ai servizi sanitari e sociali, non di una marcata disapprovazione» ribadisce Anthony Lake, Direttore generale dell'UNICEF.

Per raggiungere e aiutare i giovani HIV-positivi o a rischio di infezione, le autorità mediche e civili devono realizzare servizi ‘amici’, che vadano incontro alle particolari esigenze degli adolescenti emarginati.

Lo stigma associato all’HIV non si limita ad adulti e adolescenti. I bambini sieropositivi si vedono sistematicamente negato l'accesso a scuole e asili, e quando la loro condizione diventa nota devono affrontare rifiuti e violenze.

«Questo rapporto è un appello per proteggere i diritti e la dignità di tutte le persone che vivono o che sono a rischio di contrarre l’HIV, soprattutto i bambini vulnerabili e i giovani» prosegue Lake.

«Abbiamo bisogno di costruire un contesto di fiducia e di cura, non di giudizio e di esclusione Soltanto annullando la discriminazione contro le persone che vivono con l'HIV, l'Europa orientale e Asia centrale può cominciare a invertire la diffusione dell'epidemia.»
AIDS, le videostorie dei giovani dell'Ucraina.4

Quindici ragazzi (12-18 anni) provenienti dall'Ucraina si sono riuniti – su invito dell’UNICEF e dell’organizzazione non governativa "Rete ucraina delle persone che vivono con l'HIV/AIDS" per partecipare al laboratorio video “OneMinute Jr", un'iniziativa che permette a giovani di tutto il mondo di imparare a realizzare videostorie della durata di un minuto.

I ragazzi che hanno preso parte al laboratorio sono sieropositivi oppure hanno amici o familiari affetti da HIV/AIDS. Ciascuno dei partecipanti ha raccontato in un video da 60’’ l'impatto che la malattia sta avendo sulla sua vita.




La sentenza del processo: niente acqua ai Boscimani!


Indignazione oggi presso l’aula dell’Alta Corte del Botswana dove ai Boscimani è stato negato il diritto all’acqua.

Il giudice ha negato ai Boscimani il diritto di accedere al pozzo esistente nelle loro terre e anche quello di scavarne uno nuovo all’interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle regioni più aride del mondo. Il caso era stato discusso il 9 giugno alla presenza di molti Boscimani che avevano affrontato un lungo viaggio per raggiungere il tribunale. Poi però il giudice si era riservato di decidere oggi.

La sentenza infligge un’enorme ferita ai Boscimani che lottano per sopravvivere senz’acqua già dal 2002, quando il Governo sigillò il pozzo per indurli ad abbandonare le terre ancestrali. Ma nel 2006, l’Alta Corte definì illegali e incostituzionali gli sfatti forzati operati dal Governo e da allora, a centinaia sono ritornati nella riserva.

Nonostante la sentenza, il governo proibì ai Boscimani di riaprire il pozzo condannandoli ad affrontare quelle che l’alto Commissario per i diritti indigeni dell’ONU James Anaya ha definito “condizioni di vita dure e pericolose a causa dell’impossibilità di accedere all’acqua”. Ma contemporaneamente ha autorizzato l’apertura di un complesso turistico di lusso della Wilderness Safaris dotato di bar e piscina per i turisti, e lo scavo di nuovi pozzi per abbeverare esclusivamente gli animali selvatici con i soldi della Fondazione Tiffany & Co; la Gem Diamonds ha addirittura ottenuto il nulla osta ambientale per aprire una miniera di diamanti nella riserva ma solo a condizione che non sia fornita acqua ai Boscimani.

Ai Boscimani è anche stato proibito di portare acqua dall’esterno ai parenti assetati dentro la CKGR.

Jumanda Gakelebone, portavoce dei Boscimani, ha commentato: “È terribile. Come possiamo sperare di sopravvivere senz’acqua? Il tribunale ci ha autorizzato a vivere nelle nostre terre ma senz’acqua è molto dura”.

“Negli ultimi anni, il Botswana è diventato uno dei luoghi più ostili del mondo per i popoli indigeni” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival. Se ai Boscimani viene negata l’acqua nelle loro terre mentre viene fornita liberamente ai turisti, agli animali e alle miniere di diamanti, beh, allora gli stranieri dovrebbero chiedersi seriamente se possono accettare di sostenere questo regime visitando il paese e acquistando nei suoi negozi di gioielli.”

Fonte:Survival

Greenpeace: nel Santuario delle balene divieto di balenazione


Greenpeace lancia oggi nuovi dati scandalosi sul Santuario dei Cetacei che indicano una forte contaminazione da batteri fecali in alto mare, con livelli che arrivano a superare quelli normalmente tollerati a riva per la balneazione. Proprio nell’area che dovrebbe garantire la tutela di balene e delfini oggi dovremmo mettere cartelli con la scritta “divieto di balenazione”!

Nel Santuario Greenpeace ha potuto, inoltre, registrare - durante il suo ultimo tour nell’agosto 2009 - un notevole traffico navale che in estate può arrivare a una media di circa 200 imbarcazioni al giorno, tra cui navi passeggeri (con traghetti che corrono a ben a oltre 38 nodi!), tanker e cargo, spesso con sostanze pericolose. Questo traffico, per non parlare delle competizioni motonautiche come quella prevista tra l’Isola d’Elba e l’Argentario, rappresenta un fattore di disturbo molto intenso per i cetacei, non solo per il rumore e per le possibili collisioni, ma anche per problemi di contaminazione.

Le analisi delle acque superficiali condotte l’anno scorso nel Santuario confermano le nostre preoccupazioni: delle 28 stazioni campionate ben 6 hanno riscontrato una pesante contaminazione da coliformi e streptococchi fecali, più del 20% dei campioni, in aumento rispetto al 10% dell’anno precedente. Si tratta di batteri tipici degli scarichi fognari, che non dovrebbero essere presenti in alto mare. Eppure in ben 4 campioni i valori accertati sono talmente alti che se ci trovassimo a riva sarebbe vietato fare il bagno. Nessuna sorpresa, quindi, se le osservazioni raccolte durante il nostro ultimo tour sembrano confermare il preoccupante calo di cetacei nel Santuario registrato da Greenpeace, e confermato da altri, nel 2008.

«Questi batteri non possono provenire da scarichi fognari terrestri e la fonte di contaminazione più verosimile – sostiene Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - sono gli scarichi di grandi navi traghetto e da crociera, che usano il Santuario come vera e propria discarica».

Anche se questi sversamenti sono previsti dalla legislazione vigente, è scandaloso che siano permessi anche in un Santuario dei Cetacei: ancora una volta tutto ciò che vale fuori dal Santuario è valido anche dentro. Greenpeace da anni denuncia che il Santuario dei cetacei è una “scatola vuota”: il piano di gestione sviluppato nel 2004 non è mai stato attuato! Lo scorso novembre all’ultimo incontro delle Parti sembrava che finalmente fossero stati fatti dei passi avanti, con l’approvazione di dieci raccomandazioni per far fronte alle principali problematiche del Santuario. Purtroppo a ben otto mesi dall’incontro nulla è cambiato, anzi da gennaio non esiste più neanche un Segretariato, organo preposto ad amministrare il Santuario.

Considerata l’inerzia del Ministero dell’Ambiente, Greenpeace ha contattato gli Assessori all’Ambiente di Liguria, Toscana e Sardegna esponendo le problematiche legate al traffico navale e chiedendo loro un confronto in tempi rapidi sulla questione degli scarichi delle navi passeggeri e, in generale, dell’impatto ambientale del sistema trasporti nel Santuario.

«L’economia della fascia costiera di Liguria, Toscana e Sardegna dipende dal mare: è ora che le Regioni che si affacciano sul Santuario prendano l’iniziativa per tutelare un patrimonio in pericolo- conclude Monti -. Non possiamo aspettare che tutto il Santuario si trasformi in una fogna e balene e delfini scompaiano prima che si faccia qualcosa».

Il Ministro Prestigiacomo deve fare di più per le balene


«Ci congratuliamo con l’On. Prestigiacomo – commenta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - per aver negato l'autorizzazione alla gara di motonautica prevista per fine luglio nelle acque toscane del Santuario, ma per salvare le balene questo non basta È necessario che il Ministero si attivi subito per mettere in atto al più presto un piano di gestione dell’area che ne garantisca la reale tutela».

«Ci congratuliamo con l’On. Prestigiacomo – commenta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - per aver negato l'autorizzazione alla gara di motonautica prevista per fine luglio nelle acque toscane del Santuario, ma per salvare le balene questo non basta È necessario che il Ministero si attivi subito per mettere in atto al più presto un piano di gestione dell’area che ne garantisca la reale tutela».

Greenpeace da anni denuncia che il Santuario è un parco di carta: nessuna tutela specifica dell’area, nessun piano di gestione, nessun progetto coerente, nessun controllo mirato. L’area verte in uno stato di totale abbandono come dimostrano gli ultimi studi di Greenpeace nel Santuario: traffico incontrollato e grave contaminazione da batteri fecali!

«Non sorprende che balene e delfini se ne stiano andando dal Santuario. Finora nulla è stato fatto per proteggerli. Ci auguriamo – conclude Monti - che l’intervento di oggi non rimanga isolato, ma segni una chiara volontà del Ministero di proteggere questo patrimonio unico nel Mediterraneo».

Fonte:Greenpeace