domenica 27 novembre 2011

CASTEL SAN PIETRO TERME, VIOLENZA SULLE DONNE. TORNA A CASA UBRIACO E AGGREDISCE LA CONIUGE CON DUE COLTELLI: OPERAIO MAROCCHINO ARRESTATO DAI CARABINIERI.

All'indomani della "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne", celebrata a Bologna in seduta congiunta del Consiglio Provinciale e Comunale, nel corso del quale i Carabinieri del Comando Provinciale di Bologna hanno proiettato due cortometraggi sul tema ("Dannato silenzio" e "Piccole cose di valore non quantificabile"), ecco già il primo caso di violenza su una donna, registrato nel Comune di Castel San Pietro Terme e - come spesso accade - consumato all'interno di un nucleo familiare. Intorno alle 19,30 di ieri, alcuni abitanti di un condominio di via Ugo Bassi di Castel San Pietro Terme hanno allertato la Centrale Operativa 112 riferendo di udire delle grida di aiuto provenire da un appartamento del palazzo. Nel giro di pochi minuti si è portata sul posto una pattuglia che, udite le urla, ha identificato l'appartamento (abitato da una coppia di coniugi marocchini, con un figlio di pochi anni) riuscendo ad accedervi. All'interno E.A.I. (45enne operaio incensurato), completamente ubriaco, brandiva ancora in mano due coltelli da cucina, mentre la consorte (una connazionale 42enne), presentava evidenti segni di percosse ed alcune lievi ferite da taglio agli arti superiori. Immediatamente l'uomo veniva bloccato e disarmato, mentre la donna veniva condotta dal 118 presso l'ospedale di Imola, dove le venivano diagnosticate policontusioni al volto e ferite multiple superficiali da arma da taglio agli avambracci, fortunatamente guaribili in pochi giorni. I militari hanno quindi appreso dalla vittima che il marito, giunto a casa completamente ubriaco, ha dapprima iniziato a litigare e successivamente, in preda ai fumi dell'alcol, la ha aggredita colpendola con dei pugni per poi avventarsi ulteriormente con due coltelli da cucina. Nonostante non risultino essere stati segnalati altri episodi simili in quella famiglia, la chiamata dei vicini ed il tempestivo arrivo dei Carabinieri ha fortunatamente evitato che la situazione potesse ulteriormente degenerare e trasformarsi in tragedia. Per l'uomo sono scattate le manette con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate, per la quale verrà giudicato con rito direttissimo.

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AL 70% SBARCA NELLE GRANDI CITTÀ

Torino, Napoli, Salerno e Palermo, alcune delle esperienze già attivate con successo“Prevenzione, raccolte differenziate di qualità e recupero: questa la strada maestra per ridurre lo smaltimento in discarica”.

Il Comune di Salerno ha raggiunto il 70% di raccolta differenziata in meno di due anni, grazie al sistema domiciliare esteso a tutta la città per i suoi 140mila abitanti, una percentuale impensabile fino a qualche tempo fa per un capoluogo di provincia, soprattutto in una regione difficile come la Campania. Stesso discorso per le raccolte domiciliari secco/umido attivate con ottimi risultati in una parte delle città di Napoli e Palermo.

Al nord, nella città di Torino la raccolta domiciliare integrata ha raggiunto la quota di oltre 400mila abitanti serviti, con una percentuale di differenziata compresa tra il 43% ed il 71%, e una media del 61%. Nelle Marche dove il consorzio Cosmari gestisce il ciclo dei rifiuti per 300mila abitanti in 57 comuni maceratesi, la percentuale di raccolta differenziata per tutto il bacino ha raggiunto il 70%.

Non si tratta quindi solo di centri di piccole o medie dimensioni: le migliori gestioni dei rifiuti nel nostro Paese, basate sul riciclaggio da raccolta differenziata, arrivano anche nelle grandi realtà urbane in tutto lo Stivale, dal nord al sud. È questo uno dei temi al centro del convegno nazionale “Prevenzione, raccolta differenziata e riciclaggio: la sfida delle grandi città” organizzato oggi a Napoli da Legambiente e Federambiente, in collaborazione con il Comune di Napoli, a cui hanno partecipato tra gli altri Renato Grimaldi, Direttore generale del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Tommaso Sodano, vice sindaco di Napoli, Michele Buonomo della Segreteria nazionale di Legambiente, Marco Camoletto, presidente di Amiat Torino, Giuseppe Giampaoli, direttore del Cosmari, Vincenzo Cuomo, presidente di Anci Campania, Roberto De Santis, presidente del Consorzio nazionale imballaggi, e Leonardo Ghermandi, presidente del Consorzio italiano compostatori.

Il convegno organizzato durante la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, nel cui comitato promotore italiano sono presenti tra gli altri Legambiente e Federambiente, ha affrontato non solo il tema del riciclaggio da raccolta differenziata ma anche quello delle fondamentali politiche di prevenzione.

La diffusione delle buone pratiche sul riciclaggio da raccolta differenziata negli ultimi 15 anni ha prodotto degli importanti risultati in aree significative del Paese. Lo stesso purtroppo non è avvenuto sulla riduzione della produzione dei rifiuti, nonostante siano ormai numerose le esperienze locali sulla prevenzione, censite puntualmente nella banca dati di Federambiente. Gli esempi non mancano: si va dai piani regionali o provinciali che promuovono azioni concrete sulla riduzione alla tariffa puntuale di Comuni e Consorzi, dalle esperienze di vendita alla spina di prodotti detergenti o alimentari alle iniziative per promuovere il riuso dei beni, dalle campagne di promozione dell’uso dell’acqua “del Sindaco” agli acquisti verdi, dalla riduzione degli scarti di beni alimentari in scadenza nella Grande distribuzione organizzata da destinare alle mense per i più bisognosi all’organizzazione di feste o sagre sostenibili. Tante iniziative lodevoli che dovranno essere replicate il più possibile in tutta Italia, ma alle quali è necessario affiancare iniziative strutturali di carattere nazionale, che devono coinvolgere in primis il mondo della produzione e quello della distribuzione, come richiesto anche dalla nuova direttiva europea sui rifiuti che, tra gli impegni per ogni Stato membro, prevede entro i prossimi 24 mesi la redazione del Programma nazionale di prevenzione.

La strada per avviare il ciclo dei rifiuti di tutto il Paese verso gli standard europei è ormai tracciata - dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Gli obiettivi della nuova direttiva europea sui rifiuti e della legge italiana di recepimento sono chiari: entro il 2013 occorre varare un programma nazionale di prevenzione ed entro un anno si deve raggiungere il 65% di raccolta differenziata da avviare a riciclaggio. Per raggiungerli serve promuovere le politiche di prevenzione, la raccolta domiciliare e la tariffazione puntuale in tutte le città italiane, completare la rete impiantistica per il recupero, soprattutto della frazione organica, e il trattamento dei rifiuti per minimizzare lo smaltimento in discarica, i cui costi dovranno essere aumentati anche rivedendo lo strumento dell’ecotassa regionale. Solo così riusciremo a voltare pagina una volta per tutte rispetto all’immagine del Paese delle emergenze rifiuti che ci ha contraddistinto più volte negli ultimi anni anche a livello internazionale”.

È una riflessione importante quella che si è svolta qui, basata su una serie di esperienze concrete scelte ad esempio fra le tante che ci caratterizzano oggi nello sviluppo della raccolta differenziata e più complessivamente nella gestione dei rifiuti urbani - afferma Gianluca Cencia, direttore di Federambiente -. Queste positive esperienze non devono però rischiare di non trovare adeguata rispondenza nella normativa generale sui servizi pubblici locali e nella tariffazione, che ancora non hanno trovato un chiaro equilibrio e, soprattutto, regole certe”.


RECUPERO ENERGETICO DEGLI EDIFICI (VIDEO)

Nei nostri edifici c'è un potenziale energetico inutilizzato e pronto da essere sfruttato. Il recupero energetico degli edifici può costituire la base della green economy italiana. 4 tavoli di lavoro studiano come fare.

L’Italia conta sul suo territorio 13 milioni e mezzo di fabbricati dei quali circa 12 milioni destinati ad abitazioni. Il 65% di questi edifici sono ville o case unifamiliari e il resto piccoli e grandi condomini.

Dalla fine della seconda guerra mondiale ai primi anni ’80 è stato costruito il 50% del patrimonio edilizio nazionale.


Tra questi, gli edifici costruiti tra gli anni ‘50 e gli anni ‘70 hanno prestazioni energetiche molto basse, consumano circa 160 chilowattora al metro quadro, contro i 75 di un edificio di nuova costruzione.

La loro riqualificazione energetica, con interventi radicali sull’involucro e sugli impianti, permetterebbe una riduzione dei consumi superiore al 50 %, aumentando il comfort.

Nei nostri edifici esiste quindi un enorme giacimento di energia pronto per essere sfruttato, e i mezzi per farlo già sono disponibili: il mercato propone materiali, componenti e servizi ad alta efficienza, e l’industria nazionale è all’avanguardia in questo settore.

Per dare impulso al mercato della riqualificazione e per conseguire effettivi vantaggi energetici ed economici, sono indispensabili meccanismi e strumenti per incentivare gli investimenti e garantire la qualità del risultato finale.

Da questa esigenza nascono i Tavoli di Lavoro per l’Efficienza Energetica degli Edifici Esistenti, un organismo di consultazione promosso e coordinato dall’ENEA nella sua funzione di Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica. Ai 4 tavoli, per elaborare proposte condivise, partecipano soggetti pubblici e privati che operano nel settore dell’edilizia.

Sviluppo di competenze per imprese e figure professionali orientate alla produzione e gestione di sistemi residenziali efficienti; abbattimento dei costi di produzione agendo principalmente su economie di scala; incremento delle attività di ricerca e industrializzazione connesse allo sviluppo del mercato; miglioramento della qualità della vita urbana con la creazione di quartieri energeticamente sostenibili.

Un impegno comune verso una green economy italiana a basso consumo energetico, più sicura, più competitiva e più sostenibile.


CRBM: LA BEI DEVE TRONCARE I LEGAMI CON LA SANGUINARIA GIUNTA MILITARE EGIZIANA

"The Friday of One Demand"
foto Al Jazeera English (flickr) - licenza CC
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Alla luce dei terribili atti di violenza compiuti nei confronti della popolazione in questi giorni in Egitto, la CRBM chiede ai vertici della Banca europea per gli Investimenti (BEI) di sospendere tutte le negoziazioni esistenti al momento con il governo del Cairo.

Finché la repressione non sarà cessata e il Consiglio Supremo delle Forze Armate non avrà ceduto il potere ai civili e messo fine alla sua gestione arbitraria del potere, la Banca di sviluppo dell’Unione europea non deve aver nessun tipo di coinvolgimento nel Paese nordafricano.

Nonostante i ripetuti inviti della società civile internazionale, tra cui quelli rivolti anche da CRBM, la Banca europea per gli investimenti si è affrettata a iniziare una stretta collaborazione con il governo provvisorio sostenuto dal Consiglio Supremo delle Forze Armate. Un esecutivo che, val la pena ricordare, non era stato eletto in maniera democratica dalla popolazione. In questo modo la Banca ha sostenuto un’istituzione che si è macchiata di crimini definiti in alcuni casi addirittura peggiori di quelli perpetrati nei decenni di presidenza di Hosni Mubarak.

L’Unione Europea all’indomani della primavera araba invece di preoccuparsi di monitorare 10 miliardi di euro con cui ha sostenuto i regimi di Mubarak e Ben Ali si è affrettata a stanziare 7 miliardi di Euro in tre anni per prestiti ad opera della BEI e della BERS. Mentre le istanze democratiche a Piazza Tahrir vengono represse con la violenza da una giunta militare illegittima, la BEI sta valutando prestiti all’Egitto per 680 milioni di euro. Il vero obiettivo delle banche europee è, qualunque sia il governo in carica, assicurarsi nuovi mercati sulle sponde nel Nord-Africa. Nulla a che vedere con il sbandierato sostegno alla transizione democratica, è solo pura retorica di propaganda” ha commentato Caterina Amicucci della CRBM.

sabato 26 novembre 2011

BORTOLUSSI: “NEGLI ULTIMI 12 ANNI ABBIAMO SUBÌTO MANOVRE PER 575,5 MILIARDI DI EURO”

Per migliorare la situazione dei nostri conti pubblici, negli ultimi 12 anni abbiamo subìto 19 manovre correttive. Se aggiungiamo anche quella che si appresta a fare nei prossimi giorni il Governo Monti, la dimensione economica complessiva di queste 20 finanziarie ammonta a 575,5 miliardi di euro. Se invece analizziamo gli effetti economici complessivi che gravano sulle tasche dei cittadini italiani, nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2014, anno quest’ultimo in cui dovrebbero terminare gli effetti delle misure economiche prese in quest’ultima legislatura, ciascun italiano, al fine di correggere il nostro deficit pubblico, si sarà sobbarcato un costo totale di 6.178 euro”.

Sono queste le primissime considerazioni fatte dal segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha ricostruito, a partire dal 2000, gli effetti economici delle manovre correttive approvate dai vari Governi che si sono succeduti in questi ultimi 12 anni.

E’ interessante notareprosegue Bortolussi che dal 2008 le manovre correttive sono pluriennali. In pratica, esplicano i loro effetti in più anni. Nel 2011, ad esempio,  si sovrappongono i risultati di 10 provvedimenti presi precedentemente  che producono degli effetti economici sui nostri conti pubblici per un importo totale pari a 77 miliardi di euro.”  Purtroppo le brutte notizie non terminano qui.

Nei prossimi anniconclude Bortolussile cose non miglioreranno di molto. Anzi, nel 2013, anno in cui è previsto il pareggio di bilancio, la dimensione delle misure prese in questi ultimi anni raggiungerà il livello record di 84 miliardi di euro, per un costo, finalizzato a migliorare la correzione del deficit, pari a 1.302 euro pro capite”.

Dalla CGIA di Mestre fanno notare che gli importi dei provvedimenti presi in esame in questi ultimi 12 anni sono stati rivalutati a prezzi costanti 2010. Inoltre, si è ipotizzato che la manovra economica da 25 mld che il nuovo Governo Monti presenterà nelle prossime settimane sia destinata interamente alla correzione del deficit pubblico.

PIÙ QUALITÀ DEL RESTAURO CON PRODOTTI ECOLOGICI. LEGAMBIENTE TRA I PROMOTORI DI “RESTAURO SOSTENIBILE”, IL CONVEGNO PER LA SALUTE DELL’ARTE E DEI RESTAURATORI

Obiettivo: ridurre i rischi legati all’uso delle sostanze chimiche.

Ridurre i fattori di rischio per la salute dei restauratori e scongiurare l’inquinamento ambientale: è questo l’appello lanciato durante il convegno sul Restauro sostenibile, svoltosi oggi presso l’Orto Botanico di Roma, promosso - in occasione dell’Anno Internazionale della Chimica - dal Centro di Ricerca per le Scienze Applicate alla Protezione dell’Ambiente e dei Beni Culturali e del Dipartimento di Igiene "G. Sanarelli"dell’Ateneo Sapienza, Chimica Verde, i sindacati del settore Feneal Uil - Filca Cisl - Fillea Cgil, IA-CS e Legambiente.

Il convegno ha affrontato i temi della conservazione responsabile dei beni culturali e fatto il punto sulle nuove metodologie per un restauro sostenibile, alla luce dei nuovi passi avanti fatti dalla ricerca su materiali e sostanze a basso impatto per la salute e per l’ambiente.

Il contatto diretto, in ambienti diversi, con polimateriali di differente grado di conservazione, sottopone l’operatore addetto alla tutela del bene, a rischi multipli: chimici, fisici e microbiologici. Ancora oggi, per la mancanza di un’adeguata informazione e per i vincoli delle leggi di mercato, gli operatori utilizzano reagenti e strumenti di vecchia generazione, che non garantiscono la salute del restauratore e la tutela dell’ambiente. Infatti nonostante la ricerca abbia fatto grandi passi avanti nell’innovazione di prodotti e tecniche, le nuove pratiche faticano a decollare.

Tra le prime cause la mancanza di una puntuale informazione agli operatori del settore e lungo tutta la filiera del restauro. Nel corso del convegno gli esperti hanno evidenziato una serie di criticità presentando le proposte per risolverle e ottenere un restauro ecosostenibile.

La prima è quella di stimolare tutti gli attori coinvolti nella filiera dei materiali da restauro, - produzione, utilizzo e smaltimento – a contribuire con l’informazione, la ricerca e la prassi alla diminuzione degli impatti sia ambientali sia quelli sulla salute. A cominciare proprio da un’attenta informazione e aggiornamento sui sistemi di lavoro alternativi più sostenibili.

La seconda proposta è quella di: risolvere la precarietà diffusa nel settore, un elemento che aggrava i rischi per la salute dei lavoratori. In Italia, ricordano gli esperti, sono circa 30.000 gli operatori coinvolti nell’attività di restauro, per l’80% donne, con un’età media di 33 anni. Il 52% lavora con contratti di tipo autonomo o parasubordinato, che spesso si scoprono essere veri e propri lavori dipendenti. Il restante 48% lavora prevalentemente con contratti a tempo determinato. La precarietà diffusa dunque è un elemento ulteriormente aggravante rispetto al sistema di tutela del lavoro e della salute, che dovrebbe essere garantita ad ogni operatore.

Ne consegue che nella gestione del rischio chimico diventa più difficile riuscire a riconoscerne gli effetti nel breve e lungo periodo. Inoltre, la progressiva diminuzione dei fondi alla cultura ha generato una riduzione costante del numero degli appalti in termini di quantità e d’importo medio, che mette in ginocchio le imprese specializzate nel settore, costrette a contrarre i costi e i tempi di esecuzione a discapito della qualità degli interventi e delle condizioni di lavoro.

Nel 2010 i bandi di gara sono stati aggiudicati per il 25% al prezzo più basso, con un ribasso medio intorno al 20% e per il 60% con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ma addirittura con un ribasso medio del 24,4%. Se si considera che quasi la totalità delle opere sono sotto soglia, cioè affidate direttamente senza gara o con trattativa privata, è evidente che la mancanza di trasparenza rende più difficile vigilare sull’applicazione delle regole che escluderebbero dal ribasso i costi della sicurezza.

La terza proposta intende definire le scelte coinvolgendo committenza, imprese, operatori e gli stessi produttori dei materiali, con l’obiettivo è orientare il settore all’utilizzo di prodotti meno pericolosi e a metodi ed organizzazione del lavoro adeguati. L’attività del restauro, dunque, deve sempre più guardare alla sostenibilità convertendo la gestione delle attività di tutela, così come quella del recupero e della ristrutturazione dei numerosi centri storici italiani, verso un sistema che rispetti l’uomo e l’ambiente. Una scelta attuale, economicamente vantaggiosa e soprattutto indispensabile.

Infine tra gli esperti è emersa la volontà di costituire un vero e proprio tavolo tecnico, che in modo stabile e da subito offra ai Ministeri preposti il proprio contributo e le proprie competenze.

venerdì 25 novembre 2011

CORTE DECIDERA' SU TREMONTI, IL COLLUSO E FEDELE MAGGIORDOMO DEI BANCHIERI, PER Il COLPO SPUGNA ANATOCISMO NEL MILLEPROROGHE

Ex ministro economia Tremonti, fedele maggiordomo banchieri con colpo spugna anatocismo milleproroghe e legge usura, “dimentica” direttiva ue su bonus banchieri e patrimonio banche, facendo scattare una sanzione da 97.000 euro al giorno.7.2.2012 consulta decide costituzionalità colpo spugna anatocismo nel milleproroghe.

Tra i danni inferti ai consumatori,risparmiatori ed utenti dei servizi bancari da parte dell’ex Ministro dell’Economia Tremonti, il più fedele maggiordomo dei banchieri,avendo eseguito i loro desiderata sia nel decreto “mille proroghe” che cancellò con un colpo di spugna l’ultima sentenza a Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione del 2 dicembre 2010 sulla fiorente attività di capitalizzazione degli interessi praticati dalle banche per oltre mezzo secolo,che con il successivo smantellamento della legge 108/96 sull’usura, con un surrettizio aumento dei tassi soglia oltre i quali scatta il limite all’usura, bisogna aggiungere il mancato recepimento della direttiva europea 76/2010 adottata dal Parlamento Europeo il 24 novembre 2010.

Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ha deferito l’Italia per non aver recepito una direttiva comunitaria sui bonus delle banche e sui requisiti patrimoniali. La Commissione Ue ha infatti adito la Corte di Giustizia per chiedere che imponga all'Italia una multa da quasi 97.000 euro al giorno finché non si adeguerà alla direttiva sui requisiti patrimoniali e sulla politica di bonus delle banche. Secondo quanto precisato l'Italia è l'unico Paese che non ha ancora recepito alcun aspetto della direttiva. La Commissione nel marzo scorso aveva lanciato una serie di procedimenti contro i Paesi in ritardo nel recepimento della direttiva 2010/76 sui requisiti patrimoniali adottata il 24 novembre 2010. Tra i 27 solo la Polonia è stata valutata ancora parzialmente in ritardo ed è stata richiesta in questo caso una sanzione da poco più di 37.000 euro.

La direttiva in questione stabilisce i requisiti patrimoniali volti a garantire la solidità finanziaria di banche e imprese di investimento. Inoltre fissa "rigorose politiche" di remunerazione che "non incoraggino o ricompensino un'eccessiva esposizione al rischio". La multa, da 96.446,70 euro al giorno, dovrà essere pagata dal giorno in cui la Corte di giustizia si sarà pronunciata e fino a quando l'Italia non avrà adottato le misure di recepimento.

Adusbef,auspicando che il Governo possa recepire con urgenza tale direttiva per evitare che i cittadini e gli utenti bancari, che già pagano costi dei conti correnti i più cari dell’Europa a 27,pari a 295,66 euro in Italia, contro una media di 114 in Europa per appagare la sfrenata avidità dei signori banchieri, oltre al danno, debbano subire la beffa di farsi carico, mediante la fiscalità generale, di una sovrattassa pari a 97.000 euro al giorno, 970.000 euro in 10 giorni, 9,7 milioni di euro in 100 giorni di ritardo, per non aver recepito una sacrosanta direttiva comunitaria che mette un freno a bonus e stock option deliberati allegramente ai signori responsabili della crisi sistemica.

Il ministro uscente dell’Economia Giulio Tremonti, durante il suo ultimo mandato,non ha fatto altro che assecondare i desiderata dei banchieri, sia attaccando la legge sull’usura 108/96,con un aumento arbitrario dei tassi soglia, che cancellando,nel decreto mille proroghe la sentenza n. 24418 emessa dalle sezioni Unite di Cassazione il 2 dicembre 2010 sull’anatocismo,immediatamente impugnata nei Tribunali che avevano accolto l’eccezione di incostituzionalità davanti la Corte Costituzionale.

ADUSBEF infatti si è costituita davanti la Consulta nel procedimento n. 167/11 e n. 252/11. L'udienza è fissata il 07 febbraio 2012, ore 9,00 - Relatore Presidente Alessandro CRISCUOLO.

Elio Lannutti (Presidente Adusbef)

Fonte: Adusbef