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sabato 24 marzo 2012
L’APPEAL DELL’INFERMIERE, PROFESSIONE UTILE AGLI ALTRI E CON OTTIME CHANCE OCCUPAZIONALI
9 laureati in Scienze infermieristiche su 10 trovano lavoro entro un anno dalla laurea. Per una sanità migliore il Paese avrà bisogno di 266mila infermieri in più entro il 2020.
Cresce l’appeal della professione di infermiere. L’84,2% degli italiani incoraggerebbe un figlio, parente o amico che volesse iscriversi al corso di laurea in Scienze infermieristiche, perché la ritiene una buona scelta. Il 76,6% per l’alto valore sociale della professione, perché dà aiuto agli altri. Il 47% perché garantisce un titolo di studio che consente di trovare facilmente lavoro. Vogliono fare l’infermiere sempre di più i liceali (tra le matricole di Scienze infermieristiche erano il 29% del totale nel 2003-2004, sono diventati il 46% nel 2009-2010), i maturati con un voto alto (nel 2003-2004 quelli con un voto alla maturità superiore a 90 erano l’11,8% delle matricole, sono diventati quasi il 13% nel 2009-2010), i giovani per i quali il corso di studi in Scienze infermieristiche rappresenta la prima scelta (erano il 46% delle matricole nel 2003-2004, sono diventati il 59% nel 2009-2010).
L’infermiere: il lavoro che c’è e che ci sarà sempre di più. 9 laureati in Scienze infermieristiche su 10 trovano lavoro entro un anno dalla laurea. Nella sanità del futuro le opportunità occupazionali saranno ancora migliori. Si stimano in 266mila unità in più gli infermieri di cui l’Italia avrà bisogno nel 2020 rispetto agli attuali 391mila (ipotizzando un rapporto infermieri/popolazione pari al benchmark olandese di 1.051 ogni 100mila abitanti). Sulla necessità di aumentare il numero di infermieri c’è un ampio consenso sociale: il 68,5% dei cittadini ritiene che attualmente nel nostro Paese ce ne siano pochi e che bisogna aumentarne il numero.
Numero chiuso e test d’accesso, non è cosi che si prepara un buon infermiere. Il 61,3% degli italiani considera un errore il numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Scienze infermieristiche. Quasi il 32% perché c’è bisogno di avere più infermieri nel futuro e in questo modo l’Italia rischia di non averli. Per il 29,7% perché la selezione dovrebbe basarsi sulla capacità degli studenti di andare avanti nel percorso di studi. Meno del 40% degli italiani, invece, si dichiara favorevole al numero chiuso. Di questi, il 29,3% lo considera un buon modo per selezionare gli studenti e il 9,4% lo valuta positivamente anche se ritiene che occorrerebbe ampliare il numero dei posti disponibili. Gli italiani si dividono sul ricorso alla prova con test a risposta multipla (i quiz) per selezionare l’accesso al corso di laurea in Scienze infermieristiche: il 37,8% lo giudica un modo adeguato, il 37,5% lo ritiene un sistema errato (percentuale che cresce tra i laureati fino al 45,1%), mentre per il 24,7% forse non è adeguato, però non ci sono alternative. Il numero chiuso rende inevitabile il ricorso a infermieri stranieri: c’è già stato un boom nel periodo 2007-2010, con un incremento del 25% (+8mila unità).
Professionale e capace di relazionarsi, l’infermiere piace agli italiani. Il 75,2% degli italiani che hanno avuto rapporti diretti o indiretti, tramite i familiari, con gli infermieri valuta come ottima o buona l’attività da loro svolta. Molto apprezzate sono le capacità tecnico-professionali (dal 55,6%), la capacità di relazionarsi con i pazienti e i familiari (51,2%), la cortesia e la gentilezza (44,7%). Del resto, le cose più importanti che si aspettano da un infermiere, quando entrano in relazione con lui nei diversi contesti sanitari, sono la capacità di creare un buon clima relazionale e l’attenzione agli aspetti psicologici e umani (per il 66%), un ottimo livello tecnico-professionale (62,3%), la capacità di dare spiegazioni sulla diagnosi e la terapia (25,5%).
Il contributo dell’infermiere alla buona sanità del futuro. Nella sanità del futuro, fatta più di prevenzione e di presidi sul territorio, secondo il 90% degli italiani quella dell’infermiere sarà una professione importante, che giocherà un ruolo rilevante. Già oggi gli infermieri possono dare un contributo al miglioramento della sanità. Il 48,5% degli italiani è d’accordo con la possibilità che i casi meno gravi che arrivano in Pronto soccorso, i cosiddetti «codici bianchi», vengano trattati dagli infermieri, nel rispetto delle linee guida indicate dai medici, in modo da smaltire le file di attesa senza abbassare la qualità del servizio.
Fonte:http://www.censis.it
BENZINA ALLE STELLE: FIAMME GIALLE INDAGANO SU “EVENTUALI MANOVRE SPECULATIVE”
Dopo un esposto del Codacons, la Procura di Varese ha delegato la Guardia di Finanza a recarsi nelle sedi delle principali compagnie petrolifere italiane, a Roma, Milano e Genova, e "acquisire varia documentazione"
“Accertare l’esistenza di eventuali manovre speculative” relative all’aumento dei prezzi della benzina”: questo l’obiettivo delle Fiamme gaille di Varese che, su delega della locale Procura della Repubblica, sono andate nelle sedi delle principali compagnie petrolifere italiane, a Roma, Milano e Genova,”per acquisire varia documentazione”.
A far scaturire l’azione di controllo dell’autorità giudiziaria lombarda è stato un esposto del Codacons, con i magistrati che hanno deciso di valutare se “le recenti dinamiche che comportano l’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi – è spiegato in una nota della Gdf – siano da porre in relazione al mero e fisiologico andamento del mercato, ovvero se tali dinamiche siano falsate da comportamenti penalmente illeciti tali da configurare il reato di ‘manovra speculativa su merci’”. Per questo motivo, i pm hanno disposto l’acquisizione da parte della Guardia di Finanza, presso le sedi legali od operative delle principali compagnie petrolifere italiane, “di tutta la documentazione attinente l’origine e l’andamento dei prezzi dei carburanti e dei motivi delle variazioni in aumento ed in diminuzione, per il periodo dal gennaio 2011 al marzo 2012″.
Quello dell’aumento dei carburanti, del resto, è un fenomeno in continua evoluzione, con la benzina e il diesel che mai come in questi mesi arrivano a costare cifre record, sfiorando addirittura i due euro a litro per quanto riguarda la verde. Anche per questo motivo, quella della Procura di Varese è un’indagine assai innovativa, nella quale le compagnie petrolifere vengono assimilate a soggetti incaricati di un pubblico servizio. In tal senso, il procuratore capo Maurizio Grigo ha incaricato il pm Massimo Politi di eseguire tutti gli accertamenti utili a verificare la sussistenza dell’ipotesi di reato segnalata dal Codacons. In un primo momento, le Fiamme gialle sono state delegate ad avviare un’attività di tipo conoscitivo al fine di delineare la filiera delle attività che concorrono all’attribuzione dei prezzi del carburante al momento della vendita al dettaglio (determinazione del prezzo internazionale del carburante, il margine lordo dell’industria petrolifera, la tassazione), la ricognizione delle norme e dei provvedimenti che contribuiscono alla formazione dei prezzi e l’individuazione delle sedi legali ed operative delle principali compagnie petrolifere.
CRACK DEIULEMAR: UNA TRAGEDIA CHE SI SAREBBE POTUTA EVITARE.
Adusbef e Federconsumatori intendono andare a fondo alla questione del crack della Deiulemar che ha coinvolto 13.000 risparmiatori.
Come è noto la Deiulemar è una grande società di Torre del Greco che gestisce oltre 60 navi e fattura centinaia di milioni di euro e allo stesso tempo ha emesso titoli per centinaia di milioni di euro con emissioni obbligazionarie regolari e irregolari.
È stata aperta un’indagine dalla Procura di Torre Annunziata sul crack della società a seguito delle denunce dei risparmiatori.
La Federconsumatori e l’Adusbef hanno potuto tuttavia accertare che l’emissioni obbligazionarie emesse dalla Deiulamar dovevano essere considerate emesse da “emittente diffuso” di cui al Regolamento Emittenti della Consob. Tale fatto comportava un penetrante potere di vigilanza e ispezione da parte della Consob ai sensi del Testo unico finanziario e del Regolamento Emittenti.
Si è potuto verificare altresì che l’emissioni obbligazionarie sono state due, una cosiddetta irregolare e una con prospetto del 2007, che aveva ottenuto, addirittura, il nulla osta dalla Consob in quanto non in esenzione.
Si è avuta notizia, in sede assembleare, che già all’inizio del 2011 erano stati inviati numerosi esposti alla Consob, alla divisione “tutela Consumatori”. La Consob, tuttavia, non si ha notizia che abbia disposto, a seguito dei suddetti esposti, delle ispezioni o abbia richiesto informazioni e chiarimenti alla società emittente.
Da quanto sopra emergerebbe una possibile responsabilità da parte della Consob che non ha provveduto ad attivarsi tempestivamente al fine di tutelare gli interessi di migliaia di risparmiatori che sono rimasti intrappolati dal comportamento a dir poco non trasparente della società emittente i titoli.
La storia della Deiulemar è molto grave in quanto dimostra ancora una volta come gli organi di vigilanza non siano stati capaci di svolgere, in modo preciso ed efficace, le loro funzioni evitando così il prodursi di gravi danni a carico dei risparmiatori.
A seguito di attento esame delle questioni legali e tecniche relative al crack Deiulemar le associazioni Federconsumatori e Adusbef verificheranno la possibilità di chiamare in giudizio in via risarcitoria la Consob e terzi che saranno individuati al fine di rispondere di tutti i danni patiti dai risparmiatori.
Quanto prima verrà fatta un’assemblea a Torre del Greco con i risparmiatori sulla questione.
Fonte: http://www.adusbef.it
martedì 20 marzo 2012
MODELLO UNICO IRT 2012/CONTRIBUENTI.IT: 300MILA ISTANZE RIMBORSO IVA RIFIUTI
Sono circa 300.000 i Contribuenti Italiani che, ad oggi, hanno fatto richiesta del modello UNICO IRT 2012 per richiedere il rimborso dell’IVA pagata sulla Tariffa Rifiuti TIA1 e TIA2 inoltrando domanda a Lo Sportello del Contribuente via email a irt@contribuenti.it.
Il modello e le relative istruzioni per la compilazione, da oggi visibili sul sito www.contribuenti.it, è gratuito ed è stato realizzato dall’Associazione Contribuenti Italiani - Contribuenti.it per offrire la possibilità a tutti i contribuenti che hanno versato l’IVA sulla TIA di poterla recuperare.
Le richieste, da inoltrare entro la fine di marzo, verranno evase, via email in ordine cronologico, a partire da lunedì prossimo, dando priorità assoluta a coloro che sono in regola con il pagamento delle imposte e delle quote associative, senza la necessità di recarsi fisicamente presso Lo Sportello del Contribuente.
Possono presentare il modello Unico IRT 2012 le seguenti categorie di contribuenti:
- Persone fisiche non titolari di partita IVA
- Titolari di partita IVA che hanno un reddito di lavoro autonomo o d’impresa
- le società di persona
- Le società di capitale
- Gli enti non commerciali
La novità più significativa del modello UNICO IRT 2012 è che non necessita dell’assistenza di alcun consulente o associazione di categoria per la compilazione. Infatti, è conforme a quanto previsto dall’art.6 comma 3 dello Statuto dei diritti del contribuente in quanto reso comprensibile anche ai contribuenti sforniti di conoscenze in materia tributaria.
Il nuovo modello UNICO IRT 2012 è stato aggiornato con le novità introdotte con la sentenza della Corte di Cassazione n. 3756 del 9/03/2012 che ha censurato l’interpretazione data dalle Finanze qualificandola come “Frutto di una forzatura logica del tutto inaccettabile”.
Sono stati inseriti i nuovi quadri DE, PF SP, SC, ENC, IO, RI, RF, AC.
Prima della compilazione è importante verificare quale tipo di imposta sui rifiuti grava sull’immobile (TARSU, TIA1 e TIA2) e le eventuale IVA applicata dall’Ente gestore o dal Comune.
Qualora l’Ente gestore o il Comune non ha applicato l’IVA sulla tariffa rifiuti non può essere presentato il modulo UNICO IRT 2012.
Altra novità è che il modulo UNICO IRT 2012 può essere inoltrato anche tramite posta elettronica certificata (PEC).
Per tutti gli iscritti all’Associazione Contribuenti Italiani Contribuenti.it, nonche’ per tutti i poveri, le vittime di usura, i terremotati, i diversamente abili e gli anziani soli, over 70, ricoverati in ospedali, case di cura o di riposo è prevista l’assistenza gratuita per la compilazione del presente modulo da parte dei Professionisti di KRLS Network of Business Ethics.
“I primi che riceveranno il modulo Unico IRT saranno i pensionati ed i rappresentanti delle forze dell’ordine in regola con il pagamento delle imposte e delle quote associative - afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - Il rimborso, come sancito dalla Corte Cassazione, dovrà essere erogato, entro 30 giorni dal ricevimento della istanza di rimborso, in un’unica soluzione dal gestore del servizio pubblico che ha applicato la tariffa e addebitato l'Iva oppure dal Comune, nel solo caso in cui la tariffa sia stata applicata da quest’ultimo”
Lo Sportello del Contribuente stima che, tra famiglie e imprese, la P.A. dovrà rimborsare oltre 300 milioni l’anno. Per le famiglie il rimborso è medio è di circa 520 euro, mentre per le imprese ammonta a circa 4.250 euro.
Ulteriori informazioni saranno disponibili sul sito www.contribuenti.it, su Contribuenti.it Magazine, su Facebook e su Twitter.
giovedì 15 marzo 2012
SANITÀ. CENSIS, COSA RESTA DOPO I TAGLI
30,6 miliardi di euro la spesa di tasca propria dei cittadini per la salute (+8% nel periodo di crisi 2007-2010). Giù del 3,5% la spesa pubblica per i farmaci, su del 10,7% quella privata. Potrebbe arrivare una stangata dai ticket su farmaci, diagnostica, specialistica, pronto soccorso: 4 miliardi di euro. E per il 31,7% degli italiani è peggiorata la qualità del Servizio sanitario negli ultimi due anni. Partita la caccia alle offerte del «low cost» sanitario
Spesa pubblica sempre meno adeguata ai bisogni sanitari dei cittadini, spesa privata sempre più alta. È stimato in 17 miliardi di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse di cui ci sarebbe bisogno per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici che presumibilmente il Servizio sanitario nazionale avrà a disposizione. Poche risorse pubbliche rispetto ai bisogni reali, con tagli inevitabili ai servizi. È questo lo scenario della sanità in Italia, se i trend attuali troveranno conferma. Intanto, già oggi i cittadini spendono molto di tasca propria per la salute: 30,6 miliardi di euro, +8% nel periodo di crisi 2007-2010. Emblematico è il caso della spesa per i farmaci, con un taglio del 3,5% della spesa pubblica e un incremento della spesa privata del 10,7% nel triennio 2007-2010. Per le famiglie aumenta il peso dei ticket sui farmaci (a fine anno si supererà di molto il miliardo di euro) e, se non verranno aboliti, arriverà presto la stangata dai ticket su diagnostica, specialistica e pronto soccorso, che unita a quella sui farmaci sarà un nuovo salasso stimabile in 4 miliardi di euro.
Peggiora la qualità della sanità, soprattutto nelle Regioni dove i tagli sono maggiori. Per il 31,7% degli italiani il Servizio sanitario della propria Regione è peggiorato negli ultimi due anni (lo pensava il 21,7% nel 2009), per il 55,3% tutto è rimasto uguale a prima, e solo per il 13% c’è stato invece un miglioramento (ne era convinto il 20,3% nel 2009). I cittadini che parlano di un peggioramento sono il 18,7% in più di quelli che avvertono un miglioramento. Nel Mezzogiorno (38,5%) e al Centro (34,2%) sono più alte le percentuali di persone che lamentano un peggioramento della sanità. Nelle Regioni con Piano di rientro, più del 38% degli intervistati afferma che la sanità è peggiorata nei due anni precedenti e solo meno dell’8% dichiara che è migliorata (con un saldo tra miglioramento e peggioramento molto negativo, pari a -31%). Nelle Regioni senza Piani di rientro i cittadini che parlano di un peggioramento sono il 23,3%, mentre per il 19,4% c’è stato un miglioramento. La sanità peggiora dunque nelle Regioni in cui i Piani di rientro hanno imposto controlli rigidi della spesa e tagli a servizi e prestazioni: in queste Regioni si spende meno rispetto al passato, ma per ora non si spende meglio.
Perché gli italiani spendono di più per la salute. La spesa sanitaria privata è cresciuta del 25,5% in dieci anni. L’aumento non dipende solo dalle recenti manovre di bilancio. Ci sono settori dalla copertura pubblica da sempre giudicata inadeguata, come l’odontoiatria, con il 95% della spesa a carico dei privati, quasi 12 miliardi di euro l’anno. Al moltiplicarsi dei piccoli disturbi, le persone cercano risposte rapide, molto spesso a spese proprie, per continuare a svolgere le funzioni quotidiane in famiglia e al lavoro. Sono milioni gli italiani afflitti da piccole patologie: 19,3 milioni soffrono di ricorrenti dolori muscolari, articolari o di altro tipo (1,4 milioni di giovani, con meno di 30 anni, e 7,6 milioni di anziani), 18,7 milioni hanno problemi alla vista (dalla miopia alla presbiopia, all’astigmatismo: 2,4 milioni sono giovani), 10,7 milioni di persone soffrono di allergie (2,3 milioni sono giovani), 10,6 milioni tendono a ingrassare troppo, 9,1 milioni hanno emicranie frequenti, 9 milioni hanno difficoltà a prendere sonno o soffrono di insonnia. Di fronte ai tanti piccoli disturbi e a sintomi non gravi, il 39% degli italiani consulta subito il medico di base, il 31% tenta di curarsi stando a casa (con riposo, alimentazione corretta, ecc.) e il 15% assume qualche farmaco che in altre occasioni si è rivelato efficace. Un altro esempio di spesa privata è quella per i medicinali non convenzionali, pari a 1,7 miliardi di euro l’anno.
Decolla il «low cost» sanitario, con qualche preoccupazione. Anche nella sanità è partita la caccia alle offerte. Si cercano prestazioni a prezzi più bassi, di qualità accettabile, con buoni tempi di accesso. È stimato in 10 miliardi di euro il valore della sanità «low cost». Questo segmento di mercato crescerà del 25% l’anno. I tagli dei prezzi delle prestazioni sono di solito non inferiori al 30%, ma possono arrivare al 60% e sul web si moltiplicano le offerte (dall'odontoiatria ai servizi di prevenzione) con sconti fino all’85% rispetto ai comuni prezzi di mercato. Nella componente privata del mercato sanitario cresce dunque l’appeal del low cost, destando però qualche preoccupazione a causa della mancanza di controlli di qualità e per la possibile induzione di una domanda impropria con risposte inappropriate. Un esempio è la medicina e la chirurgia estetica, con un milione di italiani (di cui 800mila donne) che vi hanno fatto ricorso nel corso della loro vita, settore nel quale si registrano molte offerte promozionali low cost.
Fonte: http://www.censis.it
martedì 13 marzo 2012
LE FAMIGLIE ITALIANE SPENDONO A TAVOLA COME 30 ANNI FA
Sempre più povero il carrello della spesa delle famiglie italiane: secondo un rapporto sull'agroalimentare presentato da Intesa Sanpaolo, i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno segnato nel 2011 un calo dell’1,5% a prezzi costanti. Vale a dire, in termini di spesa pro-capite nel 2011 si è tornati indietro di “quasi trent’anni”.
Nel rapporto si legge infatti che «si deve tornare ai primi anni ’80 per scendere al di sotto dei 2.400 euro annui destinati al comparto agroalimentare», ossia alimentari, bevande, tabacco. In particolare, si legge nel rapporto, «si tratta in parte di un trend strutturale legato al minore consumo di alcune voci ma che segnala anche le evidenti difficoltà del consumatore italiano che, a fronte delle tensioni sul mercato del lavoro e sul reddito disponibile, riduce ulteriormente gli sprechi e modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili come l’agroalimentare».
In particolar modo, la spesa delle famiglie residenti è in calo dello 0,7% e quella della Pubblica amministrazione delle Istituzioni sociali private dello 0,6%. Secondo un rapporto Intesa Sanpaolo, infatti, le famiglie italiane sono in difficoltà con il carrello della spesa: “Sul mercato nazionale i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno mostrato un calo dell’1,5% a prezzi costanti”. In particolare, il rapporto ha fatto notare che si tratta in parte di un trend strutturale legato al minore consumo di alcune voci (come il tabacco).
Non solo. Si evidenziano anche evidenti difficoltà del consumatore italiano che, “a fronte delle tensioni sul mercato del lavoro e sul reddito disponibile, riduce ulteriormente gli sprechi e modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili come l’agroalimentare”.
«L’incremento della disoccupazione unito agli effetti delle manovre di correzione dei conti pubblici sulle famiglie fanno prevedere una nuova riduzione dei consumi». Consumi che «continueranno ad essere molto prudenti a fronte di risorse reddituali sempre più scarse».
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