lunedì 4 aprile 2011

UN RIGURGITO ANTIRAZZISTA

È risaputo. L’ufficio postale è frequentato da tante persone, senza selezione all’ingresso, e troppo spesso capita di dover sentire parole che l’udito ci impedisce di allontanare dai nostri pensieri.

Davanti all’ingresso un’auto della Polizia e una coppia in divisa. Un uomo e una donna che chiacchierano animatamente con un terzo arrivato, nascosto dietro un enorme paio di occhiali da sole.

“Io non sono razzista ma… – afferma il personaggio dalle lenti giganti – avete presente quegli undici che sono morti l’altro giorno alle coste di Lampedusa? Mi dispiace solo per il bambino”.

“Non devi dispiacerti neanche per il bambino – risponde convinta la donna in divisa. – Prima o poi anche quello sarebbe diventato adulto”. “Ah ah ah ah”, risponde il trio di risate.

“Risus abundat in ore stultorum”, diceva sempre il mio professore di latino al liceo. “Grasse risate abbondano nelle bocche degli stolti”, ogni volta ripeteva affinché tutti capissero.

Ci deve essere qualcosa di sbagliato in persone che trovano la capacità di ridere davanti alla morte di undici persone, tra cui un bambino. Viene quasi voglia di diventare violenti…

Ripiego su un ostentato sguardo di disapprovazione e un morso alla lingua per impedirle di dare voce alle insolenti offese che mi ingombrano la mente. Non sarebbe un bel modo di chiudere la settimana essere accusata di oltraggio a pubblico ufficiale.

Un altro respiro profondo per scaricare la rabbia e una pedalata verso casa, tentando di convincermi che in fondo ognuno è libero di avere le proprie idee e di esprimerle quando e dove vuole. Che in fondo Umberto Bossi ha il diritto di liquidare una questione complessa come gli sbarchi a Lampedusa con un colorito “fuera da i ball”. E che in fondo la maggioranza delle persone non riuscirebbero mai a ridere della triste battuta di quella strana donna con la divisa blu. Spero.


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