Ho ricevuto e pubblico molto volentieri questa riflessione per il secondo anniversario del terremoto che ha colpito l’Aquila e gli aquilani.
"Caro amico,
sono passati due anni e quando penso a L'Aquila ho sempre la stessa immagine che ricorre nei miei occhi: una stanza d'ospedale, bianca, asettica, tubi dappertutto e silenzio... silenzio interrotto dai monitor che registrano le funzioni vitali.
E lei è là... ancora distesa nel suo letto, non ancora in piedi, nel suo sonno rimbombano gli echi del suo cuore quando pulsava di storia, cultura e gioventù, quella gioventù che la scaldava con i libri e la accendeva di notte...
E' così che la immagino... malata.
Quella notte terribile, di colpo il dolore al petto, terribile, assordante... un'ictus di 6.3 di magnitudo le squarcia il cuore...
Corse da pronto soccorso, grida e passi concitati... poi la rianimazione... la terapia intensiva mentre ancora le scosse le scuotono il petto....
Il sangue sembra interrotto, non arriva quasi più alla periferia anch'essa distrutta...
Il consulto dei medici sembra pronto ed efficace: bisogna salvarla, occorre un cuore nuovo, un trapianto...
La ricostruzione le permetterà di rialzarsi, il sangue tornerà a scorrere, il suo cuore tornerà a pulsare, i suoi polmoni respireranno aria nuova...
Un lento periodo di riabilitazione e presto le stampelle del governo verranno abbandonate, i primi passi da sola... lentamente la normalità si avvicinerà e un giorno allo specchio si guarderà, osserverà la cicatrice sul petto, è sbiadito ormai il suo rossore, è solo la traccia, il ricordo di ciò che è stato, un altro tassello che compone la sua storia... finalmente sentirà il suo cuore battere di nuovo, il sangue circolare dal centro alla periferia, l'aria fresca inspirata dai polmoni la farà sentire viva...
E poi un giorno torna con lo sguardo allo specchio, fiera volge gli occhi a guardare la sua cicatrice oramai rimarginata, può sorridere adesso... è il segno che è guarita.
Ma mi sveglio, caro amico... è solo un sogno.
Lei è ancora là... distesa nel suo letto, non ancora in piedi, nel suo torbido sonno rimbombano ancora gli echi del suo cuore, quando pulsava di storia, cultura e gioventù... quei giovani che con i loro libri e le loro voci l'accendevano in Abruzzo....
L'Aquila non è guarita..."
Barbara Monaco

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