CRBM critica la linea di condotta della Banca mondiale, che da un lato vorrebbe divenire protagonista nella gestione della finanza per il clima, poi contribuisce all’inquinamento e al surriscaldamento globale finanziando sempre più i progetti estrattivi. Basti pensare che in cinque anni il sostegno all’estrazione di carbone è aumentato di 40 volte, toccando i 4,4 miliardi di dollari nel 2010. Non a caso in questi giorni una delegazione di diverse organizzazioni del Sud del mondo ha incontrato i direttori esecutivi della Banca Mondiale per proporre un modello di sviluppo energetico alternativo a quello incentrato sui combustibili fossili, che non porta alcun beneficio alle popolazioni più povere, nonostante la Banca si ostini a sostenere il contrario. Secondo uno studio pubblicato alla vigilia del meeting dall'organizzazione statunitense Oil Change International, nessuno dei progetti estrattivi finanziati dalla Banca Mondiale negli ultimi due anni ha avuto come obiettivo prioritario quello di garantire l'accesso all'energia. Eppure è proprio questa la motivazione che i banchieri di Washington continuano a utilizzare per giustificare il continuo sostegno a petrolio, carbone e gas, che nel 2009 e 2010 avrebbe superato del 225% gli investimenti in progetti energetici mirati a garantire accesso all'energia ai più poveri.
“Purtroppo non ci sono da registrare novità nell'approccio dei banchieri di Washington, che continuano a promuovere il sostegno al settore privato senza alcuno strumento per dimostrarne una qualche ricaduta positiva sui poveri. Ricaduta che non c'è stata negli anni passati e che risulta ancora più difficile nel contesto della crisi” ha dichiarato dagli Stati Uniti Elena Gerebizza della CRBM. “I risultati non ci sono, e la Banca risulta sempre meno adatta ad affrontare le questioni globali, in primis la crisi climatica e la necessità di garantire l'accesso all'energia a 1,4 miliardi di indigenti nel Sud del mondo” ha continuato la Gerebizza. “Se non ci saranno cambiamenti a breve, i Paesi donatori, tra cui il nostro, dovrebbero valutare con attenzione se assicurare o meno i fondi per la ricostituzione di capitale dell’IDA, il ramo della Banca che presta agli Stati applicando tassi agevolati” ha concluso la Gerebizza.
Fonte: CRBM
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