venerdì 8 ottobre 2010

GRANDI DIGHE. LA DICHIARAZIONE DI TEMACA

Si è chiuso con la Dichiarazione di Temaca il terzo meeting internazionale “Rivers for Life”, tenutosi nel villaggio di Temacapulin, in Messico. Nel documento finale i 320 rappresentanti di comunità impattate dalla grande dighe e associazioni della società civile globale hanno voluto ribadire la loro solidarietà agli abitanti della cittadina che li ha ospitati, minacciati dalla costruzione della diga di Zapotillo.

Nei 13 anni dal primo meeting, svoltosi a Curitiba, in Brasile, la lotta contro i mega sbarramenti ha prodotto risultati di assoluto rilievo: oltre ad aver rafforzato reti e coordinamenti internazionali, in più di un’occasione ha fatto sì che centrali idroelettriche che implicavano pesanti strascichi socio-ambientali non fossero realizzate. Molto meglio puntare su tecnologie innovative e rispettose delle esigenze delle comunità locali, come si evidenzia nella Dichiarazione.

Purtroppo, a dieci anni dalla pubblicazione dell’innovativo rapporto della World Commission on Dams, sono tante le sfide che rimangono insolute e le violazioni dei diritti umani che invece continuano a essere perpetrate in nome di un modello di sviluppo poco rispettoso dell’ambiente e delle persone. Troppo spesso, in totale spregio delle normative internazionali, sono le minoranze etniche e le popolazioni indigene a pagare il prezzo più alto. Le giuste compensazioni e la rilocazione sono non di rado ignorate, peggio ancora interi territori sono militarizzati e l’opposizione ai progetti soffocata in maniera brutale. Eppure istituzioni come la Banca mondiale continuano a garantire prestiti al settore privato per mettere in piedi mega dighe soprattutto nel Sud del mondo. Come se non bastasse, queste opere mastodontiche non servono a porre un argine ai cambiamenti climatici, anzi, i grandi invasi artificiali che creano provocano un aumento delle emissioni di gas serra e numerosi governi del Nord e potenti compagnie del settore promuovono la loro costruzione tramite l’ingannevole meccanismo del Clean Development Mechanism previsto dal Protocollo di Kyoto.

Tuttavia la soluzione al problema non è così complessa. Basterebbe seguire le raccomandazioni della World Commission on Dams, dare ascolto alle comunità locali, garantire somme giuste ed eque ai milioni di persone che hanno patito un danno a causa dei mega sbarramenti e ripristinare gli ecosistemi impattati.

Un ulteriore suggerimento contenuto nel documento finale del meeting di Temacapulin è lo stop ai processi di privatizzazione di un bene comune di fondamentale importanza come l’acqua.

Il prossimo appuntamento a livello globale è fissato per il 14 marzo 2011, in occasione della giornata contro le dighe e per i fiumi, l’acqua e la vita.

Per scaricare la dichiarazione: modules.php?name=download&f=visit&lid=266

Fonte: CRBM

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